Religionismi e ateobus

Cosa volete che sia qualche manifesto 70x100 montato su un bus che svolge il suo ordinario servizio pubblico urbano... Cosa volete che sia uno slogan fra i tanti che assalgono quotidianamente la nostra vista e l'udito...

Cosa volete che sia una manifestazione del pensiero pubblicizzata (a pagamento) in qualche città italiana a fronte di anni e anni, secoli, millenni (due, per la precisione) di evangelizzazioni, indottrinamenti, catechesi, pubblicazioni, iconografie, architetture, musiche e tutta una cultura come quella cattolica, propinata a gran voce in tutto il mondo, con l'ausilio di legioni di missionari, di ingenti investimenti e della più aggiornata tecnologia, con grande ricorso ad immagini forti e a contenuti spesso costruiti su concetti come la paura, il giudizio, il castigo e l'inferno, se non - addirittura - con l'uso e l'abuso della violenza?

Il caso degli ateobus, prima a Genova e ora a Pescara, ha creato e continua a creare molto scalpore. Quella scritta ("La notizia cattiva è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno"), iniziativa dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), proprio non va giù a chi ritiene e vuole a tutti i costi un'Italia cattolica e confessionale, come lo è stata per tante e tante pagine della nostra storia passata.

Al di là di come ognuno possa essere portato a pensarla sul tema religioso e sul valore (o disvalore, perchè no?) della religione in sè, ciò che rimane in questi casi è quel senso di libertà condizionata di cui da sempre il mondo soffre ogni qual volta è chiamato ad affrontare o ad esprimersi su questo argomento. E in Italia, poi, non ne parliamo...

Non ho alcuna intenzione di spendere altre parole sul tema. Questo blog, a partire dal suo nome, inneggia proprio alla libertà e all'onorabilità di pensiero, che deve essere sacra e che sacra spesso (troppo spesso) non è proprio per quanti - per scelta, vocazione o dedizione - hanno deciso di mettere la sacralità al primo posto. E non parlo, in questo, soltanto dei cattolici.

In fondo, se per libera scelta si professa il rispetto per un'entità invisibile e intangibile com'è quella che i sacerdoti e i fedeli di tutto il mondo e di tutte le religioni chiamano Dio, come si può non rispettare almeno con altrettanta forza e convinzione le idee e il pensiero degli uomini e delle donne che costituiscono il nostro prossimo?

PS: dal 13 febbraio è nelle sale cinematografiche Religiolus, dissacrante film-documentario sulla religione e sulle sue implicazioni nel mondo, firmato dall'autore di Borat, Larry Charles.

Commenti

  1. carino questo post, in effetti l'ingerenza della Chiesa è sempre molto forte nell'opinione pubblica e hai notato come nella puntata dei Simpsons dove tu mi hai commentato, c'era il riferimento alla situazione in America? Dove la gente si rivoltava? Qui in Italia non succede una cosa simile... E così ci teniamo stupratori e delinquenti per strada!!!

    RispondiElimina

Posta un commento