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sabato 4 aprile 2009

Trattare evasori e colletti bianchi ladri come i mafiosi. Si può!

A furia di cercare nell’immondizia, qualcosa di buono scappa fuori. Questo è uno di quei casi. Ho trovato qualcosa, tra le leggi varate dall’attuale governo Berlusconi, di cui non si può disconoscere la validità. Incredibile ma vero!

Nell’ambito del cosiddetto pacchetto sicurezza varato a più riprese dal governo, c’è una serie di norme, infatti, particolarmente incisive ed efficaci per combattere la mafia. Norme che sono state accolte con soddisfazione dai magistrati esperti in tema di lotta alla criminalità organizzata e che nel giro di pochi mesi hanno portato a più che buoni risultati anche da un punto di vista economico.

Già nel luglio dello scorso anno, parlando del “consistente pacchetto di misure antimafia” approvate, il ministro della giustizia Alfano (quello del lodo, per intenderci!) sottolineava che
“grazie alle nuove norme sarà possibile proseguire o avviare, nei confronti degli eredi o degli aventi causa, il procedimento per la confisca dei beni, provento di attività illecite, anche dopo la morte della persona condannata per reati di mafia e procedere alla confisca dei beni di cui tale soggetto risulti essere titolare tramite interposta persona, fisica o giuridica. Si potrà, inoltre, prevedere che la confisca possa essere disposta su somme di denaro o altri beni del valore equivalente ai beni sottratti alla procedura e presumere, salvo prova contraria, la natura fittizia del trasferimento dei beni, operato nei due anni precedenti alla confisca. Viene, infine, introdotta la presunzione di illecita provenienza per tutti i beni il cui valore sia sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati ai fini del pagamento delle imposte o comunque rispetto alla propria attività economica”.

Nei giorni scorsi, incontrando i ministri della giustizia di Usa e Canada, sempre Alfano ha dichiarato che
“l'amministrazione americana considera un buon esempio quello italiano di creare un fondo contenente tutti i beni derivanti dai patrimoni mafiosi, in modo tale che il tesoro criminale diventi il salvadanaio della legalità. Cioè un patrimonio dello Stato acquisito sequestrando e confiscando i beni della mafia e della criminalità organizzata da destinare alla legalità e a un buon uso al servizio dei cittadini. Il Fondo deriva da un'intuizione di Giovanni Falcone e si basa su questo assunto: i mafiosi temono più la confisca dei loro patrimoni che non l'arresto. Se si trovano meccanismi legali per confiscare loro i beni, ecco che l'azione di contrasto alle loro attività può avere effetti capaci davvero di fare male. La nuova legge offre questi meccanismi. Due su tutti: la confisca dei beni mafiosi prevede il sequestro anche agli eredi; può essere effettuata una confisca per equivalente. Significa che quando un criminale fa sparire beni di chiara provenienza illecita, il magistrato ha il potere di sequestrargli comunque beni per un valore equivalente, anche se sono legittimi”.

E i risultati non sono mancati, così come hanno riconosciuto più volte i magistrati impegnati sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e lo stesso procuratore nazionale antimafia Grasso. I dati forniti dallo stesso Alfano lo dimostrano: il nuovo programma “in pochi mesi ha già portato nel Fondo 350 milioni di euro”. Secondo il ministro,
“una valutazione verosimile dei beni mafiosi sequestrabili e confiscabili può arrivare in Italia intorno ai 2 miliardi di euro, ma può avere dimensioni ben superiori se il fondo venisse applicato a livello internazionale. Poiché i beni confiscati vanno a finanziare giustizia e sicurezza, in questo modo il tesoro criminale diventa il salvadanaio della legalità”.

Ora, al di là degli slogan e della facile retorica di cui, soprattutto in tema di lotta alla mafia, i nostri politici e governanti amano riempirsi la bocca, è evidente che il meccanismo può davvero portare i suoi frutti. E’ vero, infatti, che i mafiosi non temono la galera sopra ogni cosa: abbiamo visto che, nonostante le restrizioni del cosiddetto carcere duro, i boss riescono ad impartire i loro ordini anche dalle celle dei penitenziari e spesso continuano a gestire i loro affari per mano di un parente o di un successore. Addirittura è capitato che un arresto sia servito allo scopo di evitare al boss di essere ucciso dalla famiglia rivale e che quindi questo abbia fatto il gioco della stessa organizzazione criminale.

Allo stesso modo è vero che la sottrazione dei beni ai boss, ai loro eredi e alle loro famiglie – che si tratti di immobili, proprietà, terreni, stabilimenti, attività commerciali, denaro e gioielli – costituisca un duro colpo, sia all’immagine del mafioso, sia alla sua forza all’interno dell’organizzazione criminale, sia alla sua valenza nei rapporti con i politici del territorio. Considerato tutto questo, non stupisce assolutamente che le norme messe in campo dal governo abbiano portati a validi risultati e siano apprezzate all’estero da Paesi che hanno pesantemente a che fare con il crimine organizzato.

A questo punto, però, mi chiedo: perché non sfruttarne il meccanismo per incidere in maniera altrettanto efficace anche altri bubboni che, insieme alla mafia, infettano parimenti il nostro Paese e sottraggono ingenti risorse alla nostra economia? E ho in mente, soprattutto, il fenomeno dell’evasione fiscale e quello dei crimini commessi dai colletti bianchi della finanza nazionale e internazionale.

Perché non estendere anche a chi viene riconosciuto colpevole di aver sottratto alle casse dello Stato (e quindi a tutti noi!) ingenti somme di denaro derivante da redditi non dichiarati e beni accuratamente tenuti al riparo dei paradisi fiscali? Perché non trattare alla stessa stregua dei mafiosi anche quei banchieri, amministratori delegati e imprenditori che hanno portato al fallimento banche e imprese da loro guidate, che hanno frodato milioni di risparmiatori, che hanno svenduto e smontato pezzetto per pezzetto aziende enormi, intascando per se stessi i guadagni di tali operazioni e costringendo alla cassa integrazione e al licenziamento migliaia e migliaia di famiglie, che hanno intascato miliardi e miliardi di euro in sovvenzioni statali e aiuti dell’Unione Europea senza investirli nell’azienda?

Perché non confiscare anche a loro, una volta che sia dichiarata la colpevolezza, i beni “per un valore equivalente, anche se sono legittimi”, come Alfano e Berlusconi hanno deciso di fare con i boss mafiosi? Hai evaso? Hai rubato? Hai intascato finanziamenti illeciti o li hai usati per arricchirti? Allora io Stato ti costringo a restituirmi quanto mi hai sottratto. Non ce l’hai più? Allora ti confisco tutto quello che hai fino ad arrivare al valore equivalente di quanto mi devi, anche se si tratta di beni da te lecitamente posseduti. Non ci sei più? Faccio lo stesso ai tuoi eredi e tutto quello che mi riprendo, io Stato lo metto a disposizione della comunità: utilizzo i terreni per mettere su aziende agricole; utilizzo i palazzi per farne scuole, biblioteche, aule di giustizia, ospedali; utilizzo i tuoi soldi per un fondo di solidarietà a favore delle famiglie di chi ha perso il lavoro o di chi ha perso un proprio caro sul posto di lavoro.

Perché non privare lorsignori e le loro famiglie dei beni che hanno rubato a tutti noi e di cui noi tutti paghiamo tristemente il prezzo in termini di deficit pubblico e di tasse? Non sembra tanto difficile con gli strumenti giusti. Ci sono le norme che valgono per la delinquenza mafiosa: facciamole valere anche nei confronti della delinquenza in giacca e cravatta!

E non si tratta di vendetta sociale: è solo sana voglia di giustizia! Perché privarsi di uno strumento che funziona così bene? Basterebbe applicarlo anche a loro... A meno che…

1 commento:

  1. ...a meno che non lo facciano perchè poi ne rimarrebbero vittime loro stessi... strano già che sia passata 'sta cosa sulla mafia, non dimentichiamoci le amicizie siciliane del berlusca, a partire da dell'utri, no?

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