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martedì 18 settembre 2012

Le mie prime volte

La prima volta in assoluto si perde ormai parecchio all'indietro nel tempo. Ho solo poche immagini di quella mattina di settembre del '70, scene peraltro rinfrescate dall'ausilio di un vecchio filmino super8 in bianco e nero girato per l'occasione. Ricordo (rivedo) una bella giornata, con il sole che, ancora basso nel cielo, taglia i palazzi, le strade e noi con i suoi raggi quasi orizzontali. Ed eccomi lì, con il mio bel grembiule azzurro, impreziosito da un generoso fiocco di raso bianco che mi si apre sul petto, mentre cammino sul marciapiede vicino al cancello della mitica scuola elementare Don Filippo Rinaldi. Niente cestino, non più ormai: sfoggio la mia nuovissima cartella celeste saldamente ancorata sulle spalle grazie alle due bretelle laterali. La sua chiusura a scrigno con bottone automatico centrale custodisce gelosamente al suo interno i simboli del mio primo gradino scolastico: il diario, l'astuccio, il libro di lettura e il sussidiario. Probabilmente, anzi sicuramente, ci sarà stata anche una merenda, ma per quanto io possa sforzarmi non sono in grado di rammentare di cosa si trattasse. Mio fratello, un anno più piccolo, è qualche passo più in là, trattenuto per mano, forse per lasciare solo al sottoscritto l'onore della ribalta di quel giorno.

Il ricordo (e le immagini) si sposta poi all'interno della classe, dove per l'occasione era stato permesso ai genitori di accompagnare i figli. C'è parecchio movimento, molti sorrisi, qualche lacrima. Ci sono tanti bambini in grembiule come me, tante facce nuove: all'epoca non sapevo che uno di loro sarebbe diventato il mio migliore amico e che, a distanza di quarant'anni, della maggior parte sarei riuscito ancor oggi a rammentare nome e cognome... Ricordo poco altro: l'odore della classe, quel mix di cartelle, banchi, merende, lavagna, quaderni, matite e cancellino che rimane indissolubilmente nascosto fra le pieghe dei nostri neuroni, pronto a saltar fuori ogni volta che, ad esempio, torniamo in un'aula scolastica per svolgere il nostro diritto di elettori.

Cinque anni dopo è tempo di medie. Il viale è lo stesso, a cambiare sono soltanto il numero civico del cancello e il nome: Scuola media Appio Claudio, dal nome del popoloso quartiere romano che la ospita. E' una struttura prefabbricata, in legno e vetrate, immersa nel verde del Parco dell'Acquedotto romano che si staglia alle sue spalle. Noi del '64 siamo quelli del boom di natalità che tante pesanti ripercussioni ebbe sulla scuola di metà anni Settanta: eravamo troppi, così c'era bisogno di più aule e complessi scolastici. Anche prefabbricate.

Paradossalmente non ricordo nulla di quel primo giorno. Ho però memoria di due o tre cosette che ancora oggi mi fanno sorridere. La prima è "il Mucchio". Nato per caso all'uscita di un turno pomeridiano (come detto, eravamo troppi e quindi si andava a scuola tre giorni di mattina e tre di pomeriggio!), in poco tempo il Mucchio è diventato un marchio di fabbrica di "quelli della prima G": in sostanza si aspettava dietro un angolo della strada l'ex compagno delle elementari di turno, uno dei tanti che alle medie era finito in un'altra sezione, e poi lo si 'festeggiava' ricoprendolo letteralmente di scappellotti e schiaffetti sulla testa e sulle spalle. Il tutto al grido: "er mucchio, er mucchio!". Non una cosa violenta, assolutamente: semmai un pochino asfissiante per il malcapitato di turno, che si ritrovava travolto da venti, trenta mani che lo colpivano e si agitavano freneticamente sopra di lui. Tanto per intenderci: nessuno ha mai reagito male al Mucchio e dopo pochi minuti, eccoci lì a ridere tutti insieme.

L'altra nitida immagine fissata nella memoria è legata al primo giorno di seconda media. Ricordo di essermi attardato per qualche minuto fuori dal cancello per gli ultimi saluti di rito e così sono arrivato all'ingresso che gli altri erano già spariti nelle classi. Ho chiesto al bidello dove fosse stata sistemata la seconda G e ho raggiunto l'aula. La porta era già chiusa: ho bussato, aperto con discrezione (non sono mai stato molto irruento, tanto meno da piccolo) e con mia somma sorpresa mi sono ritrovato in una sezione... femminile. Almeno, in quel momento fu quella la mia prima impressione scrutando, delle tre colonne di banchi, quella più lontana e la centrale. Poi una voce chiamò forte il mio nome: proveniva dall'angolo sinistro dell'aula, quello che dalla mia posizione (ancora un po' fuori dalla porta) non riuscivo a vedere. Mi sono affacciato un po' di più e c'erano i miei compagni di prima media: almeno, altri otto di loro, dal momento che la nuova sezione G ora contava 21 ragazze e 9 ragazzi. Era la prima volta che l'Appio Claudio aveva una sezione mista e io ero fra i fortunati beneficiari!

E siamo alle superiori. Il primo dei 1.400 giorni circa che avrei passato nel liceo scientifico Villa Sora a Frascati diede un po' a tutti noi matricole il senso del diverso tipo di impegno che ci sarebbe stato richiesto. Ad accogliere me e il centinaio di studenti che avrebbero composto le sole due sezioni di scientifico e altrettanti di ginnasio è un istituto salesiano dall'aspetto austero, esclusivamente maschile, nel quale ci saremmo trovati di fronte a severi insegnanti in toga nera e crocifisso sul petto. Per il saluto introduttivo del preside e del direttore tutti noi e le nostre famiglie veniamo fatti accomodare nel teatro dell'istituto: poltroncine di stoffa rossa, ribalta, palcoscenico e quell'aria solenne che si respira alla prima di uno spettacolo. Veniamo edotti di un bel po' di storia dell'istituto e ci vengono snocciolati i nomi di personaggi più o meno famosi che nel tempo hanno frequentato quelle aule. Noi avremmo dovuto raccogliere il loro testimone e, come tedofori del sapere, percorrere a nostra volta il tratto di strada verso il traguardo della cultura. Minchia! E che avevamo mai fatto di male?

L'impatto del primo anno si fece sentire, eccome. L'impegno e i ritmi della scuola media non potevano essere più distanti e prima li avessimo dimenticati meglio sarebbe stato. Anche logisticamente quel primo anno non fu semplice: ancora non era stata ultimata la linea A della metropolitana (sarebbe stata inaugurata l'anno successivo) e per raggiungere il più vicino dei Castelli Romani occorreva 'assaltare' ogni mattina il pulmann dell'Acotral che partiva da San Giovanni e arrivava a Cinecittà già stracolmo di studenti. In realtà, ancora non lo sapevo, ma avrei vissuto cinque bellissimi anni lì dentro. Studiando duramente, certo; ma anche trovando nuovi compagni, amici carissimi e insegnanti umani e comprensivi; facendo mio un valido metodo di studio e affinando il modo di pensare e ragionare; trovando di fronte a me tante occasioni speciali che, a ripensarci oggi, riconosco come importanti tappe di quel cammino che mi ha portato ad essere l'uomo che sono. Compresa (non scherziamo!) la qualità di saper comandare la difesa della nostra squadra di calcio: una soddisfazione non di poco conto, quando alle carenze atletiche e tecniche devi sopperire con la volontà e la disciplina tattica. In cinque campionati, quattro volte al secondo posto, ma va bene così...!

E siamo all'ultima delle mie prime volte: quella universitaria. Ebbe il suo antefatto il giorno dell'iscrizione, all'alba di una mattina di settembre del 1983. La Seconda università degli studi di Roma - Tor Vergata è appena nata: l'edificio si affaccia sul Grande Raccordo Anulare all'altezza del nuovissimo quartiere di Cinecittà Est e ha più l'aspetto di un mega-hotel che quello dell'istituto accademico. Inizialmente non viane prevista la possibilità di arrivarci a piedi, per cui una volta sceso al capolinea della metropolitana in quel di Anagnina, sono costretto ad attraversare un'enorme distesa di cespugli e rovi, arrampicarmi sulla collinetta sterrata che sorregge il G.R.A., scavalcarne il guard-rail ed infine percorrere a piedi l'ultimo tratto del Raccordo che conduce al cancello della struttura. Abbastanza pazzesco, concordo! Solo quattro le facoltà: giurisprudenza, matematica, medicina e ingegneria, tuttavia, per questioni di spazio, l'accesso viene limitato ai primi 300 iscritti. E così eccoci qua, mio padre ed io a bivaccare da prima delle cinque all'esterno dell'edificio, come due ultras in attesa di acquistare il biglietto della finale di Champions League.

La mia prima lezione, una quindicina di giorni più tardi, al corso di Storia del diritto romano: non siamo più di una quarantina in aula (finalmente, dopo un quinquennio, tornano ad esserci le ragazze!) e in più ritrovo diversi ex compagni di liceo che come me hanno optato per gli studi di legge. Alla fine l'impressione è di ritrovarsi a frequentare una sorta di prolungamento del liceo e tale è rimasta anche negli anni successivi. All'ora di pranzo sperimentiamo la mensa universitaria: molto ampia, luminosissima, moderna, per 500 lire ti consente un pasto più che decente e completo. Sembra di essere in un college d'oltreoceano...!

Anche del percorso universitario, nonostante le pause, le riprese, le crisi e l'abbandono finale conservo un ricordo più che positivo. In fondo, credo sia più che normale ripensare col sorriso sulle labbra ai tempi andati e ai momenti vissuti. Ancor più se, come accaduto qualche giorno fa, capita di farlo dopo essere stato con mia moglie ad accompagnare David al suo primo giorno di liceo scientifico. Nel teatro dell'istituto Vian a Bracciano... Con tante altre famiglie e ragazzi trepidanti... Come quel giorno di 34 anni fa...

Sull'argomento, puoi leggere anche qui:
http://relativismi.blogspot.it/2009/09/roma-cinecitta-frascati-13-anni-di.html
 

6 commenti:

  1. Che bel racconto Marcus, bello, a tratti veramente esilarante, carico di nostalgia, ma una nostalgia buona, che fa risvegliare i ricordi dei tempi scolastici anche nostri...
    Com'é già grande David... Sembra ieri che ne parlavi in quei post in cui lui ha scritto i suoi racconti..
    Sono belle emozioni anche accompagnare i propri figli in queste piccole grandi esperienze, e aspetta quando sarà il turno della maturità, a te sembrerà ieri che l'hai accompagnato al primo giorno di scuola del liceo, era solo uno sbarbatello, e ti ritroverai a guardare il tuo piccolo grande uomo!!

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    1. Mi sa che fra cinque anni mi toccherà scrivere un post analogo sui miei esami scolastici: quello di quinta elementare (ancora si faceva), quello di terza media, la maturità e un paio di quelli universitari...

      Magari per festeggiare l'avvenuta maturità di David!

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  2. ...
    una memoria infallibile nel ricordare ciò che rimane dentro
    ...
    il tocco della medusa che pietrifica l'istante
    ...

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    1. Non sai quanti ricordi ho dovuto tagliare per questioni di spazio. Tu sai che se mi ci metto...

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    2. ecco, allora forse è il caso che ti ci metti sul serio, visto il risultato.

      comunque, in qualità di suo agente, ho ricevuto una mail da tuo fratello, sai quello che era "qualche passo più in là" il primo giorno delle elementari, il quale mi chiede di precisare due cose:
      1) quel giorno era trattenuto per mano non per lasciarti l'onore della ribalta ma perché i tuoi genitori avevano ritenuto che 4 anni erano troppo pochi per scavalcare l'inferriata che delimitava il perimetro della scuola;
      2) il secondo posto del campionato del IV anno del liceo lo hai raggiunto grazie anche ai goal(s) da lui realizzati (è stato il primo caso di prestito con diritto di riscatto).
      tutto questo, ovviamente, a beneficio del diritto di cronaca e del dovere alla verità

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    3. 1) Vero, mi ero completamente dimenticato di quell'inferriata...

      2) Vero anche questo: innestammo tre (o quattro?) di voi nella squadra della nostra sezione, con risultati notevoli! A ripensarci, strano che ci fu permessa tale operazione di 'mercato'...

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