Giocare col fato

Tornare indietro, riavvolgere il nastro. Chi mi conosce o ha avuto modo di leggere qualcosa di personale su queste pagine sa quanta importanza ricoprano per chi scrive i ricordi e quanto io possa amare l'idea di tornare indietro a rivivere il passato. Non ho mai negato né rinnegato questa mia debolezza.

Ma ora sarebbe diverso. Non sarebbe un rivivere momenti belli o brutti di un tempo. Non so neanche bene cosa sarebbe, ma di certo non la copia di un vissuto. Sarebbe qualcosa di cronologicamente nuovo, è indubbio, eppure di già visto. Di tristemente e dolorosamente e drammaticamente già visto.

Lo so. Lo avverto dall'odore e dal sapore che già solo all'idea mi nascono dentro. Lo sento dai campanelli che suonano, come impazziti, il loro allarme. Anche l'interrogativo che segue immediato all'idea di accettare – quel "e poi?" sempre presente quando non ti senti sicuro di ciò che stai scegliendo per fato – non lascia molto spazio a un bagliore di speranza.

Da solo, sull'altro piatto della bilancia, rimane il pensiero di alleviare la sofferenza di chi, allo stremo delle forze, sa di trovarsi davvero di fronte all'ultima possibilità. Ed è un pensiero (quello che poggia su quel piatto) tutt'altro che leggero, direttamente proporzionale all'amore che sento per quella persona. Che è tanto. Ed è a prescindere dalla pena per il suo disagio.

Tentare un'ultima volta (ma ultima, per definizione, non dovrebbe appunto essere declinata al singolare?) o chiuderla qui? Gli altri (ancora...) o se stessi (finalmente...)? Guadagnarsi la certezza assoluta che nessuno potrà chiedere né accennare più nulla in futuro, sacrificando per l'ennesima volta il proprio presente; oppure assicurarsi un personale-adesso certamente più leggero, mettendo in conto tuttavia altrui disperanti assenze e disperati rinfacciamenti domani?

Essere o non essere? E da che parte stanno l'uno e l'altro?

Commenti

  1. ho un presente molto duro grazie al mio passato ma allo stesso tempo non rinnego una virgola del passato ....tvb ciao

    RispondiElimina
  2. Dai tesoro....tutto passa.
    Un abbraccio grande....
    Se vuoi farti una risata, passa al più presto...

    RispondiElimina
  3. Autobiografico o no mi sconcerta questo post, eppure è così vero! Non sempre riavvolgere il nastro è una debolezza, semmai è un atto di coraggio verso se stessi perchè permette di fare un bel tuffo, andando in profondità dentro se stessi e riprendere per mano tante sfumature importanti che per miliardi di motivi si son persi strada facendo.
    Mah, che dire...percepisco da questo post un bel groviglio interiore, magari sbaglio!
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
  4. come stai ?
    un bisos e una buona notte

    RispondiElimina
  5. Tesoro, canto del mio canto...
    quanto ti capisco lo sa solo Dio...
    Intanto, passa di qua...
    www.between---the---lines.blogspot.com

    sono andata avanti con il post e di certo ti è sfuggito questo invito...

    Un abbraccio, ti voglio bene anche io!

    RispondiElimina
  6. "Ci pensa la vita, mi han detto così"...

    :)

    RispondiElimina
  7. Ehi....!!! buon gioooornooooo!
    Spero che lo sia oggi!
    recito un mantra....
    dunque....
    io mi comporto come se lo fosse...così, magari, sono talmente convincente che muto pure il negativo in positivo....
    ^___^
    e chissà se ci succede pure qualcosa di davvero bello!
    Un abbraccio, dunque.

    RispondiElimina
  8. Ti comprendo.Non so cosa aggiungere...segui il tuo cuore. Magari provaci un'ultima volta.
    Ma poi basta davvero.Poi pensa a te, non abbiamo una seconda vita.Abbiamo il dovere di amare soprattutto noi stessi.

    RispondiElimina

Posta un commento