Ciao Gì!
NON RICORDO UN GIORNO in cui, arrivati in ufficio, non venivamo accolti da una tua battuta sarcastica. Non avevi nemmeno bisogno di parole, bastava quel tuo sopraciglio alzato e il sorriso beffardo con il quale stendevi chi di noi capitava a tiro.
E non ricordo un solo giorno in cui la risposta a mille richieste, domande o necessità non proveniva dal tuo pc, dal rapido e saggio muoversi delle tue dita sulla tastiera che raramente riuscivano a stare dietro ai comandi della tua testa.
Non eri solo un collega, eri un amico. Il nostro amico palermitano, che fra detti, racconti e ricette siciliane quella tua terra ce l'hai fatta vivere in qualche modo.
Troppi i ricordi legati a un'amicizia di oltre vent'anni: li terrò per me, anche perché sono quelli che fanno più male. Tantissimi anche quelli lavorativi e professionali. Due dei quali indelebili: la tua presenza in ufficio fino a tardissimo la sera in cui morì papa Giovanni Paolo II e poi quando, credendoci fermamente, iscrivesti la nostra idea di pubblicare le sentenze su Giustizia newsonline al concorso voluto dall'allora ministro Brunetta per premiare le buone pratiche della PA. E quando, dopo giorni, ci comunicarono che il nostro progetto era risultato fra i vincitori, ecco di nuovo il tuo sopraciglio e il tuo sorriso risponderci beffardo: "Visto???".
Ci mancheranno tante cose di te, caro Gigio. Ma soprattutto ci mancherai tu, ogni volta che varcheremo la porta dell'ufficio. Tu che, seduto alla tua scrivania in fondo alla stanza, sotto la finestra, ci cazziavi di prima mattina dicendo ad alta voce: "Allora? Io ho fame !".
Ciao Gì. Da parte mia, da parte di Fiore e da parte di Giò un abbraccio forte, fortissimo. Ovunque tu sia.

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