Ora il caso vuole che proprio all'inizio della primavera 2013 si completerà il quinquennio di questa XVI legislatura e scadrà il mandato al governo Berlusconi: gli italiani dovranno andare alle urne per eleggere il nuovo Parlamento e, conseguentemente, decidere quindi chi dovrà governare il Paese. Basteranno 24 ore per interpretare, voti alla mano, la volontà dell'elettorato. Ma una volta sciolta questa incognita, il nuovo governo e le nuove Camere si troveranno subito a dover affrontare, fra i primissimi urgenti impegni, la pesantezza di una manovra economica ereditata, stringente ed antipopolare, che a quel punto non potrà più essere rimandata per aver già impegnato l'Italia di fronte allo scenario economico internazionale.
Si tratta evidentemente di una scelta che punta a posticipare nel tempo una grave situazione che non si vuole affrontare nei due anni che mancano alla fine del mandato e, quindi, in tempo di precampagna elettorale. Una strategia miope e superficiale da parte del governo in carica che evita e rimanda in questo modo l'assunzione di una responsabilità così importante davanti a tutto il Paese. C'è chi ipotizza addirittura che si tratti dell'ennesima polpetta avvelenata lasciata cadere da Berlusconi e soci, convinti che sia meglio sacrificare l'esito delle prossime elezioni e lasciare che sia il centrosinistra a doversi occupare di una simile patata bollente, per poi cavalcare l'inevitabile ira e il malcontento degli italiani.
Fatto sta che, chi sarà chiamato a guidare il Paese dovrà farvi i conti, indipendentemente dalle promesse fin lì fatte agli italiani in campagna elettorale, che dovranno essere ridimensionate un bel po' (per non dire rimangiate del tutto) considerata l'entità della stretta economica che è stata programmata per quel primo biennio di governo. Auguri!

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