Pd: non è un partito per liberi

E VENNE IL GIORNO della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio. Come da tradizione, Gentiloni illustra il bilancio del suo anno alla guida del governo. Sottolinea i successi, sbandiera grandi numeri, parla di un Paese in salute, abbiamo fatto questo e quello e ci rammarichiamo di non aver potuto fare quest'altro... Insomma il solito copione propagandistico, rispettato e sciorinato da tutti gli inquilini di Palazzo Chigi. D'altronde nessuno si aspetterebbe nulla di diverso.

Poi però si passa alle domande dei giornalisti. E lì la musica cambia. Soprattutto perchè le prime vanno a sfrucugliare il premier sulla campagna elettorale che si apre e il suo ruolo all'interno del partito: di fianco, di fronte, di sotto o di sopra al segretario del Pd Renzi...? Boh! E Gentiloni cambia. La sua tradizionale flemma raddoppia e inizia a rispondere alle domande con la stessa paura di chi è costretto ad attraversare un campo minato. Si sofferma sulle singole parole, le spezzetta, le allunga. Fra una sillaba e l'altra proietta nella sua mente quella mezza dozzina di scenari che ogni sua parola, in un senso o nell'altro, potrebbe aprire. Sembra un giocatore di scacchi che rifiuta di togliere la punta del dito dal pezzo appena mosso per poter avere la possibilità di un ripensamento fino all'ultimo istante, fino a che un lembo di epidermide si trova a contatto con una fibra di legno della statuina...

Quanta sofferenza, quanta strategia, quante ansie, quante pressioni, quanta preoccupazione per il partito, per le sue correnti, le aggregazioni, le maggioranze... e sì, anche le poltrone che la nuova tornata elettorale di marzo porterà...

Che il Pd non sia attualmente un partito libero si vede anche da questo.

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