NON È MAI TROPPO TARDI! - © di Marcus

«Stella? Allora, sei pronta?»
«Ecco, ecco... Ho quasi fatto.»
Quasi fatto...
«Ma l'avevi detto anche prima e prima ancora. Ed è passata un'altra mezz'ora...»
«Un minuto, solo un minuto e finisco di sistemarmi.»
       Nel soggiorno al piano di sotto, una smorfia, l'ennesima, poi Alberto tolse la pausa al suo brain-screen e riprese la partita che aveva iniziato più di un'ora prima. Cioè quando avrebbero dovuto apprestarsi ad uscire. Ma lui conosceva sua moglie, sapeva che un minuto per lei voleva dirne almeno quindici... Almeno! Era fatta così: splendida padrona di casa, piena di attenzioni - anche troppo! - verso gli altri componenti della famiglia, suo marito e i due ragazzi. Mai una dimenticanza, mai una cosa fuori posto, nulla di nulla lasciato al caso. Anche verso i-Rina, la tech-tata al loro servizio ormai da vent'anni, mai un vuoto nella pianificazione delle istruzioni settimanali, nè una parola sopra le righe, tanto che Alberto iniziava a pensare che persino il super-efficiente 'dispositivo bio-digitale per i servizi domestici' facesse ormai la bella vita a casa Grimaldi.
       E tutto ciò per merito di Stella, della sua capacità di essere sempre presente e attenta, ventiquattr'ore su ventiquattro. Il suo punto debole? Indubbiamente uno soltanto: la puntualità. Non era mai stata puntuale in passato e non lo sarebbe stata neanche alla fine dei suoi giorni. Era più forte di lei. Stella aveva sempre qualcosa da sistemare o di cui occuparsi prima di iniziare a dedicarsi a se stessa. E quando poi era finalmente pronta a farlo, ecco andare in scena il solito film: quale vestito? con quali scarpe? e gli accessori? acconciatura colorata o cronocangiante? Insomma, tutto il tradizionale corollario tipicamente femminile - storicamente femminile! - in grado di bloccare qualsiasi processo decisionale e di travolgere la sventurata nel più terribile degli interrogativi: cosa mi metto?
       A nulla valeva in quei momenti anche l'apporto della beauty-room, con il suo ventaglio di proposte pressocchè infinite e diversificate. 'Per la cura della donna, senza lasciare nulla al caso', recitava lo slogan che aveva contribuito a far sì che di questo dispositivo ipertecnologico da camera con funzioni anche di Spa ce ne fosse ormai uno in ogni casa da anni.
        «Non per Stella...», borbottò rassegnato Alberto, mentre il suo avatar cercava di schivare una serie di raffiche antimateria della fanteria Sibs, riparandosi fra i resti di una nave spaziale precipitata. Poi un rumore inaspettato alla spalle: provò a voltarsi, ma il colpo di un cecchino ben piazzato sopra un'altura, e proveniente più o meno dal secondo ripiano della dispensa vicino al cool-booster in cucina (per chi in quel momento non si fosse trovato ad indossare un brain-screen) centrò il suo alter-ego in piena fronte, mettendo improvvisamente fine alla sua partita.
       Stizzito per l'inaspettato epilogo, Alberto fece un gesto con il capo e spense il dispositivo da gioco. Poi, non vedendola in soggiorno, tornò a chiamare la moglie al piano di sopra: «Stella? Stellaaa?»
«Eccomi, caro. Eccomi...»
«Cara, voglio ricordarti che avremmo dovuto uscire almeno un paio d'ore fa» la rimproverò lui. «Ayers Rock non è esattamente dietro l'angolo: l'hai visto il mese scorso, una ventina di minuti ci vogliono sempre...»
«Ti ho detto che stavo arrivando, no?» rispose Stella scendendo i primi gradini. «Non vedi che sono pronta? Rilassati, caro, non roviniamo questa serata... Siamo soli soletti, i ragazzi non torneranno prima di lunedì sera e abbiamo tutto il weekend per noi!»
       Bellissima, come sempre, Stella raggiunse il marito in soggiorno. Poi, come per dare ancora più slancio alle aspettative create dalle sue parole, schioccò un bacio sulle sue labbra. Alberto sorrise, riscaldato da una nuova energia, già pregustando le premesse di un weekend da favola. Come sono soliti fare gli uomini dalla notte dei tempi quando le loro mogli fanno le gatte...
       «Dai, andiamo» le disse prendendole la mano. «Sai quanto ci tengano gli Hughes... Figurati che quel pignolo di James voleva che anticipassimo l'uscita: "Potreste faticare a trovare una taxi-cabina libera per raggiungerci in tempo, qui al Pianoro sulla montagna... rischiereste di perdervi uno spettacolo davvero unico, è la serata delle stelle!"»
       Alberto guidò la moglie sulla soglia della loro cabina privata, aprì lo sportello e si fece da parte per lasciarla passare. La Deluxe dei Grimaldi, full optional, era uno spettacolo di tecnologia e confort, sebbene ormai da qualche mese non fosse più l'ultimo modello in circolazione. Andava che era una bellezza, ma soprattutto era tutta per loro. Altro che cabine pubbliche!
       Lo sportello si richiuse con un delicato ronzio alle loro spalle e la coppia si accomodò sulle comode poltroncine bianche. Alberto avvicinò a sè il piccolo quadro dei comandi e inserì le coordinate d'arrivo. Stella si sporse e lo sfiorò con la mano. Lui si volse cercando i suoi occhi e li trovò che sorridevano. Ma non erano posati sui suoi. Abbassò lo sguardo e incrociò la mano della moglie vicino alla sua: fra le dita, una piccola, luccicante time-card. Dorata, come lo sono tutte. Di un bel colore acceso e intenso, come lo sono soltanto quelle nuove di zecca.
       «Amore...» iniziò a dire, stupito e ammirato al tempo stesso. «Amore, non dovevi...» Le parole stentavano a farsi largo. Alberto sapeva di essere profondamente innamorato di quella donna sempre così presente e attenta. Sempre capace di prevedere e di risolvere, con efficienza e dolcezza.
       «Regola l'orologio, tesoro» lo invitò lei con un cenno sbarazzino del capo. «Mettilo tre ore indietro e vediamo che faccia fanno gli Hughes!».

Commenti

  1. Un racconto molto simpatico...
    Chissà che faccia... gli Hughes!

    RispondiElimina

Posta un commento