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martedì 19 marzo 2013

Giustizia senza frontiere

 

Al mercato della giustizia civile è bene arrivare per tempo. Non perchè questo sia solito aprire presto: prima delle 9 gli uffici, sebbene già frequentati dagli impiegati, sono inaccessibili al pubblico. Tuttavia posizionarsi in anticipo dietro la porta dell'aula di udienza consente sulla carta di poter entrare fra i primi e di sfruttare un vantaggio che successivamente si rivelerà importante. Questo, bene inteso, sempre che quel giorno non decidano di fare udienza in un'altra stanza, magari quella esattamente dalla parte opposta del corridoio, dove nel frattempo si vanno ammassando avvocati e cittadini man mano che arrivano in tribunale. Con grande giubilo degli ultimi che, per un intervento assolutamente non divino, si ritrovano ad incarnare il detto evangelico.

Se quindi tutto è andato per il verso giusto, dovreste varcare per primi la porta del tempio: a quel punto, a patto di non addormentarsi come mammalucchi, verosimilmente sarete anche fra i primi a mettere le mani sulla montagna di fascicoli accatastati sopra il tavolo di fronte a voi. Un paio di miseri secondi e la ressa si è già scatenata: come in una manche di quei demenziali giochi giapponesi, decine e decine di mani impazzite iniziano a scartabellare fra le carte, ciascuno alla ricerca del proprio fascicolo, spostando mucchi che iniziano a confondersi, scansando fogli che escono dalla causa condominiale (dove avevano soggiornato per mesi) per infilarsi in una triste vicenda di spartizione di eredità, piegando, accartocciando, strappando pezzi di pagine di atti processuali prima che qualcuno te le strappi di mano per fare ancora di peggio...

Qualcun altro, posizionato nelle retrovie, chiede ad alta voce di iniziare a chiamare: "Allora, non comincia nessuno?". Scoprirete successivamente che quella frase altro non nasconde che un accorato appello alla collaborazione rivolto alle prime linee: non limitatevi a cercare il vostro fascicolo, dite ad alta voce il nome di quelli che scartate via via e distribuiteli agli avvocati dietro di voi... Ma chi lo fa? Quasi nessuno. Ed il motivo è ovvio: impossessarsi del proprio fascicolo consente di precipitarsi precipitevolissimevolmente al tavolo del giudice per iniziare a impilare nuovamente i fascicoli nell'ordine in cui saranno sottoposti all'attenzione di Vostro Onore. Capirete presto quindi, se siete davanti, che il silenzio è d'oro e che... ca' nisciuno è fess!

Ora che avete trovato il vostro fascicolo, mi raccomando, sistematelo subito nel Primo Mucchio (meglio ancora, createlo voi il Primo Mucchio!), ben al centro della scrivania del giudice e iniziate a fargli la guardia posizionandovi quanto più vicino a quella sacra catasta. Faranno così anche gli altri avvocati, ma voi non abbiate paura: difendete la posizione, se necessario piantando ben bene i gomiti sul tavolo e guardando in cagnesco chiunque osi fare il furbo mettendo mano ai fascicoli con la scusa di "cercare un foglio", "inserire solo una carta", "rimettere una attache che si è sfilata", eccetera eccetera. Siate rognosi e maleducati se occorre, perché chi vi precede nella catasta lo sarà con voi. Sappiate che basta un attimo e... zac! improvvisamente potreste ritrovarvi a discutere la causa al pomeriggio.

In attesa del giudice, che essendo onorario e venendo da altra sede normalmente non comparirà prima di un'ora abbondante rispetto all'orario di inizio udienza, avrete di che divertirvi con il secondo Gioco senza frontiere: la compilazione del verbale di udienza. Come, direte voi: prima dell'udienza??? Eh già! Dunque, la nuova prova di abilità per avvocati consiste nell'anticiparsi il lavoro che successivamente, al momento dell'udienza, il contesto e le circostanze renderebbero impossibile completare. E poichè si sta parlando di un atto formale del procedimento, il verbale della singola udienza appunto, è condizione necessaria che esso sia debitamente compilato con i nominativi delle parti interessate e redatto con racconto dello svolgimento dell'udienza. Non stavate mica pensando di trovare un segretario che prendesse nota delle cause man mano che vengono svolte, redigendo verbali e inserendo poi tutti i documenti nel giusto fascicolo? Eh, certo... Magari vi aspettavate pure la fatina del dentino! Al culmine del suo svolgimento, il mercato della giustizia è ben più caotico di quello del pesce e tutto sarebbe possibile immaginare di fare tranne che redigere un verbale di udienza. Ecco perchè lo si compila prima, inserendo fin da subito anche le proposte delle diverse parti e lasciando al giudice solo da scrivere la decisione su quanto già concordato in precedenza dagli avvocati.

La cosa divertente di questa seconda manche è che i fogli sui quali scrivere il verbale vengono distribuiti a richiesta in cancelleria, cosicchè ogni avvocato ne chiede uno e, senza conoscersi l'uno con l'altro, ciascuno inizia a compilare il suo. Fino alla nuova chiama: gli avvocati iniziano a cercare la propria controparte, se la trovano hanno modo di concordare lo svolgimento dell'udienza che verrà, altrimenti il giudice si ritroverà con due verbali precompilati, dovrà rileggerli e scegliere quale firmare.

Ma ecco arrivato il momento dell'ingresso del giudice in aula. Questi si avvicina alla scrivania dove giacciono quattro-cinque cataste di fascicoli, non meno pericolanti della Torre di Pisa, si siede, poi subito si rialza e, ignorando il microfono che non funziona da sempre, inizia a gridare: "Possiamo fare un po' di silenzio visto anche che ci troveremmo in un'aula di tribunale?". A quel punto il brusio si affievolisce (ma di poco) e gli avvocati iniziano a stringersi dietro a voi e agli altri che hanno depositato per primi i fascicoli e che non hanno mollato di un centimetro la propria posizione. La calca regna sovrana ed è esattamente quella che potete osservare nella foto che accompagna questo post.

Il bello è, ovviamente, che tutto quello che ho descritto è realtà ed io ne sono stato questa mattina testimone (e fotografo) in un tribunale di un paese in provincia di Roma. Le cause sono state affrontate nella confusione più totale, senza alcuna discrezionalità nè rispetto della privacy. Mi risulta che la maggior parte di esse siano state rinviate a date molto avanti nel tempo, tuttavia credo che sia andata peggio a chi ha avuto la sventura di veder affrontato il merito della propria questione ritrovandosi con una decisione piovuta dall'alto, senza vera cognizione di causa nè approfondimento delle contrapposte tesi.

Era la prima volta che mi occupavo di giustizia civile dal di dentro: non sarà l'ultima, temo...
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UPDATE - Il mio amico Gianluigi, commentando il post su Facebook, mi ha scritto: "scena fantozziana di amara realtà...". Questo mi fa pensare ad una considerazione conclusiva che tutto sommato non era chiara neanche a me prima dell'esperienza di questa mattina. Perchè se è vero che lo stato in cui versa la giustizia nel nostro Paese è drammatico (e da anni!), se è vero che i problemi della giustizia non sono i problemi di cui si legge sui giornali o si vede nei tg (vicende giudiziarie dei soliti noti, lodi, leggi ad personam ecc ecc), è anche vero che le "scene fantozziane" che costituiscono l'"amara realtà" quotidiana dei nostri uffici giudiziari sono SPESSO E VOLENTIERI tali a causa di cattiva organizzazione, malavolontà, pigrizia e menefreghismo di chi dovrebbe dirigere e, appunto, organizzare quegli uffici: dal presidente del tribunale al responsabile della cancelleria. Credetemi, a volte basta davvero solo 'un poco di zucchero'... E non solo perchè è facile parlare o scrivere.

giovedì 14 marzo 2013

Daje France'...!

Il nome umile, il sorriso, il tono pacato, la semplicità, "buonasera" e "buon riposo", il Padre Nostro con tutta la piazza, il capo chino nel silenzio, il saluto con la mano aperta piuttosto che con le iconografiche due dita benedicenti, il primo pensiero per la Madonna... La speranza, si sa, è l'ultima a morire, ma in questo caso c'è qualche indizio che lascia pensare a qualcosa di diverso. E, forse, di buono. 

Me lo auguro, soprattutto pensando ai milioni di fedeli che riporranno le proprie speranze e, in qualche caso, le loro vite nelle mani di quest'uomo.

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