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lunedì 31 dicembre 2012

2012... te c'hanno mai mannato a quer paese?

 
Ed eccoci arrivati finalmente all'ultimo giorno di questa 'tragicomica drammedia' che è stato il 2012, un anno che decisamente va ad inserirsi a pieno titolo ai primi posti della hit dei peggiori dei nostri tempi. Certo, come utenti del mondo che pagano puntualmente il già esoso canone della vita avremmo voglia di reclamare un servizio migliore da parte del nostro Gestore. Almeno ogni tanto...

Tuttavia, grazie anche ai rigori degli ultimi tempi (specialmente qui in Italia), abbiamo sviluppato un sano senso di fatalismo che ci fa star bene con noi stessi accontentandoci di poco. Anche di molto poco... Più che altro, accontentandoci e basta... Ragion per cui, a differenza degli anni passati, in questa notte...

...di lunedì
perché non dormi perché sei qui
perché non parti per un week-end
che ti riporti dentro di te

cosa ti manca cosa non hai
cos'é che insegui se non lo sai...
[piccola digressione musicale che ci stava tutta, ndr]

...di San Silvestro ci limiteremo a festeggiare il cadavere del 2012 mentre transita sul fiume delle cose da dimenticare, senza proferire parola alcuna circa auspici ed aspettative varie relative al nuovo che avanza.

Ok? Mi raccomando, eh...!

domenica 30 dicembre 2012

2013: Grasso, Ingroia e l'esempio Falcone

Le cronache mediatiche, da oggi al giorno delle elezioni, ci racconteranno delle contrapposizioni, dei fastidi e delle polemiche incrociate che riguardano due magistrati che hanno deciso di candidarsi. Non due qualsiasi, due punte di diamante della lotta antimafia: Pietro Grasso e Antonio Ingroia. Hanno già iniziato, in realtà: "scendono in campo i vecchi veleni della procura di Palermo" (Corriere della Sera); "attacco al Pd e al Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso" (La Repubblica); addirittura Il Giornale, nella sua spregiudicata difesa degli interessi di Casa Arcore, parlando del secondo va oltre: "è di sinistra, ma contro il Pd e soprattutto contro quel Pietro Grasso che rischia di rubare la scena a Ingroia nel suo stesso campo".

Non so quale esito avrà la loro candidatura: Grasso viene indicato come probabile ministro della giustizia in caso di vittoria del Pd, Ingroia si propone fin da subito come concorrente per la poltrona più alta, quella di Palazzo Chigi. So che entrambi hanno alle spalle una coerente storia da magistrati siciliani: palermitani, orgogliosi, entrambi a capo di procure che hanno saputo contrapporsi con ottimi risultati alla strategia del terrore e della forza messa in campo da Cosa Nostra, tutti e due consapevoli di giocarsi la vita ogni giorno per quegli alti ideali come il senso di giustizia e il rispetto delle regole che dovrebbero contraddistinguere le civiltà mature.

Di Pietro Grasso posso dire qualcosa, avendolo conosciuto personalmente per motivi di lavoro ed avendo avuto modo di rinnovargli più e più volte, negli ultimi venti anni, la mia stima, umana e professionale. E' persona seria, equilibrata, che mi ha sempre ispirato fiducia. Anche quando, a corto di sigarette nel tentativo di smettere di fumare, entrava nella stanza dove lavoravo con i miei colleghi a chiederne una, non mancando mai, sorridendo, di promettere di restituirla. Era il 1991 o giù di lì e quel sorriso, lo stesso di oggi, mi è sempre rimasto simpatico.

Di Antonio Ingroia non ho invece conoscenza diretta. Con il suo aspetto da acuto inquisitore, appare più ruvido del collega. Di lui mi impressionarono le parole in difesa della Costituzione, della legalità e della giustizia alla manifestazione di Roma del marzo 2011: erano forti, dirette, sentite. Le ho ricordate in un post, a futura memoria...

Auguro ad entrambi il meglio, ma soprattutto di trovare una poltrona ancora più importante di quella da parlamentare. Nella consapevolezza, suffragata dai fatti, che ciascuno dei due potrà riuscire a far valere le proprie capacità solo se sarà messo nella condizione e al posto giusto per farlo. Abbiamo tanti esempi di magistrati che hanno appeso la toga per dedicarsi all'impegno politico e che, seppur animati dalle più buone intenzioni, hanno potuto poco o niente col loro unico voto nelle aule di Camera e Senato. E abbiamo, dal canto opposto, l'esempio di quanto un altro magistrato riuscì a fare per innalzare il livello e la qualità della lotta dello Stato nella battaglia contro l'Antistato: quell'uomo, quel magistrato si chiamava Giovanni Falcone e alla sua lucida mente di procuratore si deve la creazione della superprocura antimafia (poi divenuta Direzione Nazionale Antimafia), risultato straordinario che egli seppe ottenere non come ministro della giustizia, ma come semplice direttore generale del ministero.

Il mio auspicio è comune per entrambi: abbiamo bisogno di voi, di Pietro Grasso + Antonio Ingroia, non dell'uno contrapposto all'altro. E, soprattutto, abbiamo bisogno che il vostro valore aggiunto non si disperda fra le oscure stanze della politica e i torbidi giochi di Palazzo, ma che altrettanto non si sprechi nelle stupide diatribe del botta e risposta. Altrimenti sì, sarebbe stato tutto vano e qualcuno sotto la coppola e qualcun altro in qualche villa se la riderebbero a ragione.

giovedì 20 dicembre 2012

Profezia Maya: hai visto mai...

A tutti i miei amici di blog e del web:

Non sarà, ma tante volte fra poche ore quei furboni dei Maya ci prendessero per davvero, sappiate che è stato bellissimo conoscervi, commentarvi, condividervi, linkarvi e - financo - piacervi!

Adiòs...

martedì 4 dicembre 2012

Racconto breve: A 10 SECONDI DALLA FINE - © di Marcus

Uno non lo sa quand'è che sta per arrivare la sua ora. Voglio dire, almeno non lo sa in condizioni normali. Non è certo qualcosa che non possa venire in mente se ci si ritrova sdraiati sull'asfalto duro e grigio mentre le ruote di un camion stanno disegnando una nuova fantasia di quadrettoni e fango sul davanti del nostro giaccone. Per non dire di chi, pur seduto al suo posto con tanto di cintura ben allacciata, col vento gelido che gli sferza il volto, gli occhi ridotti a una fessura sottile sottile e il fischio del reattore che gli spappola i timpani, osserva incredulo lo squarcio nella fusoliera e, di là da quello, l'inarrestabile corsa di tutta la Terra verso di lui... Sì, direi che è molto probabile che in situazioni del genere si possa avere la lungimiranza necessaria a supporre che... "Beh, forse è finita".

Ma quando nulla ce lo lascia pensare? Come immaginare che dal bussolotto sta per uscire la pallina col nostro nome?

Davvero è un pensiero che non vi capita mai di fare? Io ci penso spesso, anche adesso che sono in treno e sto tornando a casa dal lavoro. Un pensiero su quell'ultimo ma fondamentale pezzetto di informazione riguardo al mistero della Vita, che la Morte, sogghignando, spesso nega ai più. Quell'accadimento fatale che può coglierci assolutamente impreparati nonostante le mille ed una accortezze che fin da piccoli siamo stati abituati a mettere in campo e per le quali, agli occhi di amici e parenti, veniamo etichettati come... "ESAGERAAATOOO!!!". Non c'è un perchè nè un percome: quando quel momento arriva, questa cosa si limita ad accadere. Punto [dissolvenza] e... FINE.

E allora ogni tanto mi interrogo: chissà cosa pensa, cosa vede una persona che non sa che di lì a pochi momenti non sarà più in grado nè di vedere nè di pensare? Una domanda assurda e pure un po' banale. O forse soltanto la riflessione curiosamente amara di chi sa che, prima o poi, sarà lui a non poterlo più raccontare.

Come la storia di quel mio amico cacciatore... Quel Mario che lavora in banca, una moglie e due figli ancora piccoli, lui Mr. Biberon e lei Miss Modella-Dopodomani; che l'ultimo sabato del mese si alza all'alba e nel silenzio del prefestivo premattutino si ritrova con i suoi due amici, stesso zaino, stesso fucile, un'unica auto, direzione bosco fuori città. Quel Mario che con Gianni e Alberto si inoltra per lo sterrato che conduce all'interno della macchia e che, alla solita radura, fissata l'ora del rendez vouz, prende il proprio sentiero a passo deciso: in quella fredda mattina di settembre, umida e lattiginosa, sono solo loro tre e forse qualche solitario cercatore di funghi ad aggirarsi per gli alberi e le fronde, gli sguardi attenti nel silenzio, a penetrare la nebbia che li avvolge. Quel Mario che non vuole correre rischi, tanto meno quelli dovuti a stupide dimenticanze (come l'ultima volta, vero?) e che per fugare definitivamente il dubbio di aver silenziato la suoneria dello smartphone si ferma, si accovaccia, fruga nella tasca all'altezza del ginocchio e tira fuori la piccola tavoletta nera. Un tocco e quella subito gli illumina la faccia mostrando i due mostriciattoli arrampicati a Linda, in quel buffissimo abbraccio di ieri sera in pizzeria ("Fermi, FERMI!... Che così è stupenda!"). Mario non è ancora andato con il dito all'icona della modalità silenziosa: è rimasto a guardare quella foto che solo poche ore prima aveva impostato come schermata della home e che, proprio perchè nuova, è riuscita a sorprenderlo per qualche istante. Eheheh! Non è ancora abituato a ritrovarsela sul desktop... E quel clic Mario non lo farà più, perchè nei pochi istanti che il proiettile impiega a lasciare il fucile e a raggiungerlo per squarciargli l'addome i suoi occhi sono ancora fermi su quei tre sorrisi. Meno tre... due... uno... ... ... ... Punto [dissolvenza] e... FINE. Per l'appunto!

E che dire di Fabio, il pensionato... Quel Fabio che vive da solo da quando la sua Eva lo ha lasciato. Sono passati più di cinque anni ormai: "un male incurabile", sentenziò il medico scuotendo la testa e gettando un sospiro che chiuse a doppia mandata la porta alla speranza. Altro che male... Fabio non era un medico, ma neanche uno stupido. E sapeva come stavano le cose: erano state le troppe sigarette a 'fumarsi' sua moglie. Quelle e i quasi due anni di stenti e sevizie (di ogni tipo...) passati in un campo di concentramento tedesco quando lei era poco più che ventenne. Cosa che, forse più di ogni altra, rendeva verosimile quell'aggettivo 'incurabile'... Quel Fabio che, prima di incamminarsi verso l'ufficio postale vicino casa come ogni primo del mese, ha appena finito di parlare con sua figlia al telefono dalla Spagna, come ogni lunedì mattina; l'ha tranquillizzata, come ogni volta: "Non ti preoccupare. Sì, stai tranquilla: ritiro la pensione, compro due cosette e torno subito a casa". Quel Fabio che appena uscito dal portone non sente le urla cadenzate e poi gli slogan in lontananza, ma che, svoltato l'angolo, nota subito, poco distanti, due auto della polizia ferme di traverso a sbarrare la strada. Alle sue spalle, ora, grida e ululati li avverte pure il suo udito malandato e si avvicinano. La Posta, d'altronde, è nella direzione opposta, oltre quelle macchine davanti a sè, in fondo alla via, e lui deve andarci perchè è rimasto senza soldi. Così scende dal marciapiede e si avvicina alle vetture: i poliziotti sono al di là di quelle ma lì vicino, e lui vuole chiedere, vuole informarsi, vuole essere rassicurato... E' giunto in prossimità dello sportello anteriore di una delle due e sta per passare in mezzo ad esse, quando con la coda dell'occhio vede riflesse nel finestrino le sagome di tre persone incappucciate che corrono e lanciano qualcosa. Gli pare subito di notare un che di strano: uno sembra riflettersi più degli altri sul vetro... è più netto... luminoso... Poi l'esplosione della molotov travolge Fabio e lo accende. E lui si spegne per sempre. Punto [dissolvenza] e... FINE. Anche qui...

Seduta davanti a me, la ragazza solleva un attimo lo sguardo dal libro. Il nero dei suoi capelli incornicia due occhi color cobalto (o è forse quell'azzurro intenso ad impreziosire la morbida chioma corvina?), i tratti delicati e così poco truccati: non bellissima e tuttavia perfettamente a proprio agio con sé stessa. Consapevole, direi, del proprio posto in questo mondo. Non certamente cosa da poco di questi tempi... Volge per un po' lo sguardo fuori dal finestrino, poi riabbassa gli occhi e riprende il filo della storia. Non attira molta curiosità su di sé, come capita spesso su un treno di pendolari, dove per lo più si dorme, si legge o ci si allontana a bordo di un paio di cuffiette. E' il mio sguardo, invece, che sfruttando la vicinanza fra i sedili dello scompartimento rimane catturato da quel cobalto così intenso. Ora é lei ad alzare gli occhi su di me e ad inquadrare il mio viso. Sarà pure stupido da parte mia, ma sento il mio cuore battere più veloce... Chissà cosa avrà trovato di interessante per essersi soffermata un attimo di più, sostenendo la tensione dei miei occhi nei suoi un istante più dell'ordinario... THUMP-THUMP... superando la soglia invisibile (ma ben nota a tutti!) che separa l'indifferenza dal generico interesse. THUMP-THUMP... Non è certamente un volto che cattura gli sguardi il mio: e non sono io a dirlo, è lo specchio ad urlarmelo in faccia ogni mattina... THUMP-THUMP-THUMP-THUMP... ma anche la mia storia personale, il fatto di vivere ancora solo... Insomma... THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP...  Non posso certo negare che quegli occhi posati su di me non siano stati... THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP... più che gradit... AH, CAZ....OOO...! THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUM... NO, NOO...OOO...! THUMP-THUMP-THUMP-THUMP-THUMP... GH... HH... ... ... ...

[dissolvenza]

FINE

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