QUESTO BLOG È ESPRESSIONE DEL LIBERO PENSIERO, GARANTITO E TUTELATO DAGLI ARTICOLI 3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E NON INTENDE PROMUOVERE ALCUNA CAMPAGNA DI INCITAMENTO ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA. PERTANTO SI DIFFIDANO LE AUTORITÀ A INTRAPRENDERE AZIONI MIRANTI AL SUO OSCURAMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INGIUSTIFICATE E, PARIMENTI, I LETTORI A FORMULARE COMMENTI CONTRASTANTI CON IL SUO INTENDIMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INDESIDERATI.

venerdì 30 marzo 2012

Racconto breve: UNO SU MILLE CE LA FA - © di Marcus

All'improvviso, 375 si ritrovò a schiacciare pesantemente il compagno che lo precedeva, mentre al tempo stesso veniva a sua volta pressato con forza da 376. Erano tutti premuti l'uno contro l'altro, ordinatamente e accuratamente disposti. Non uno di loro si trovava fuori posto: nè uno spigolo nè un millimetro sporgevano dalla posizione perfettamente allineata secondo la quale erano stati inquadrati. 375 era lì in mezzo, fra tanti, tutti uguali: un disegnino colorato giallo e blu su sfondo bianco, un numero di telefono e, in basso, a caratteri ben più grandi, la scritta Enrico.

Tanta era la rigidezza di quello schema che se anche avesse voluto non avrebbe potuto far capolino all'esterno nè sottrarsi a quel posizionamento che era stato loro imposto o allontanarsi da quel flusso che si muoveva ormai da un po'. Correvano lungo un percorso predeterminato, fatto di saliscendi e improvvise svolte. Due argini metallici sempre di fianco impedivano loro di perdere l'allineamento perfetto, mentre una guida mobile scorreva alla base, trascinandoli velocemente lungo tutto il percorso.

Poi un salto improvviso e... oplà, si era ritrovato sbalzato all'esterno. Per la verità non si era trattato di un salto vero e proprio: aveva fatto in tempo a scorgere un paio di mani che alzavano un certo numero di loro e li sottraevano a quella corsa, trascinandoli tutti insieme in un piccolo spazio dalle pareti rigide. Fu in questa occasione che 375 e gli altri videro per la prima volta i cartoni, lontani parenti dall'aspetto marroncino che, quando si trattava di viaggiare, assolvevano più che egregamente alla loro funzione di accompagnatori. Si ritrovarono così ben presto completamente al buio, sempre fastidiosamente pressati l'uno addosso all'altro. Per la maggior parte del tempo fermi, a volte sballottati da piccoli sobbalzi, talvolta da improvvisi e ben più forti scossoni.

Finchè arrivarono a destinazione. Non lo comprese subito, 375. Anzi, per la verità non comprese bene alcunchè, terrorizzato e stravolto da quanto in pochi attimi avvenne sopra di lui, con il cartone nel quale avevano viaggiato che veniva improvvisamente fatto a pezzi: prima fu la parte superiore ad essere strappata via senza alcun riguardo; poi toccò alla parete laterale, lacerata con la stessa immotivata violenza, più e più volte. Lui e i suoi compagni erano ormai completamente esposti, alla mercè di due mani che non ci misero molto ad afferrare un paio di loro, sfilandoli con furia da quel perfetto inquadramento, scompaginando la cura e la tranquillità di cui avevano goduto fino a pochi attimi prima. Due occhi gonfi e persi si posarono su 375, squadrandolo in ogni sua parte, sopra e sotto, avanti e dietro. Tre dita sporche lo ghermivano minacciosamente: appiccicose e maleodoranti, continuavano a strofinarsi contro di lui, piegandolo e raddrizzandolo. Ancora e ancora una volta, prima di essere gettato con disprezzo sopra un tavolo, di fianco a quel che restava del cartone.

Fu così che 375 fece la conoscenza di Enrico. E fu così, senza averne consapevolezza, che Enrico fece la sua.

Passò del tempo e tutto o quasi rimase fermo ed immobile: 375 e il compagno che era stato estratto con lui adagiati sul tavolo, gli altri ancora nel cartone. L'aria puzzava del fetore che aveva sentito sulle mani di Enrico, a volte più intenso, a volte meno. I lunghissimi momenti di silenzio coincidevano con il sonno dell'uomo e solo il suo pesante russare scandiva il passare del tempo. E per fortuna, perchè quando si svegliava a volte con lui si destava tutta la violenza che aveva conosciuto in occasione del loro primo incontro e che spesso trovava sfogo sul primo oggetto che gli capitava fra le mani. In quei momenti, 375 aveva notato che l'aria tutt'attorno era più fetida del solito.

Poi, un giorno, Enrico si alzò dal letto. Senza sbraitare aprì la finestra, respirò a fondo più volte l'odore dell'erba che veniva da fuori e quindi andò a fare una doccia. Quando uscì non sembrava nemmeno più lui. Gli occhi erano più miti e i suoi lineamenti avevano riacquistato il fascino dei successi di un tempo. 375 se ne accorse quando Enrico si avvicinò al tavolo per trasferire tutti i suoi compagni dai resti del cartone in una busta: quando prese lui e il suo compagno per infilarli in una tasca, Enrico lo fissò nuovamente, stavolta con più attenzione. Alla fine sembrò soddisfatto e un sorriso si accese sul suo viso.

L'uomo uscì. Erano diversi giorni che non lo faceva, ma ora si sentiva bene e fuori si stava ancora meglio. Prese l'auto e si diresse tranquillamente verso la sua destinazione: dal finestrino aperto entrava il sole, una bella arietta e pure un pezzo di primavera! Accese la radio, cercò una musica soddisfacente e si godette la strada nonostante il traffico. Attraversò una bella zona della città e decise che poteva fare al caso suo: parcheggiò, prese la busta e scese dall'auto. Si soffermò davanti al primo portone, trafficando con le mani fra la busta e le cassette postali del cancello, ognuna destinataria del suo bel cartoncino. Poi proseguì fino al successivo. Continuò così per tutta la via. Passò qualche ora. Alla fine si era fatto tutto il quartiere, percorrendo le strade principali e soffermandosi in prossimità dei caseggiati residenziali e degli androni dei grandi palazzi che ospitavano gli uffici. Era stanco e soddisfatto, in egual proporzione, e risalendo in auto si sentì più sereno. E anche più convinto del solito che qualcuno lo avrebbe contattato.

Anche 375, come gli altri, finì in una buca. Lui e il suo compagno furono gli ultimi a giungere a destinazione: Enrico inizialmente aveva pensato di tenere per sè il paio che aveva messo in tasca, ma poi, davanti all'ultimo cancello e alle due cassette che giusto giusto rimanevano... Così vi rinunciò, senza neanche pensarci più di tanto.

Qualche giorno dopo arrivò la telefonata: fu Chiara a parlare con Enrico e, dopo avergli illustrato sommariamente l'esigenza, a fissare un appuntamento per il giorno successivo. Non glielo disse (perchè chiaramente non aveva motivo per farlo), ma era stata proprio lei a ritirare la posta quel giorno e a decidere di mettere da parte quel simpatico cartoncino colorato per farlo vedere al Dottore, nel caso interessasse... E il destino (o il caso, fate voi) volle che il Dottore ne fu interessato: non solo per le immediate necessità d'ufficio, ma anche per un suo secondo personalissimo fine, più un sogno per la verità, che da qualche tempo gli ronzava in mente e che quanto aveva visto reclamizzato lì sopra gli suggeriva di poter finalmente realizzare.

Enrico era contento: quella telefonata gli aveva dato speranza e rafforzato le buone sensazioni di qualche giorno prima. Andò a letto e dormì tranquillo. L'indomani arrivò con qualche minuto d'anticipo all'appuntamento. Fu proprio Chiara ad accoglierlo: gli spiegò rapidamente il problema e poi tornò efficientemente al suo lavoro, lasciando a lui l'incombenza di trovare una soluzione. "Teutonica, la ragazza...", pensò Enrico mettendosi subito al lavoro. Armeggiando sapientemente lì dove lo studio della materia e gli anni di esperienza sul campo gli suggerivano di intervenire, risolse in breve tempo l'inconveniente. Chiara controllò che effettivamente tutto funzionasse, riferì al Dottore sull'esito dell'intervento e poi compensò Enrico per il lavoro ben svolto.
- Se avessimo nuovamente bisogno, la troviamo al solito numero, no? - disse indicando con lo sguardo il disegnino giallo e blu che faceva bella mostra di sè sulla sua scrivania. L'uomo prese il cartoncino, vi scorse una ditata non proprio elegante in basso a destra e sorrise. Anche 375 pensò che era la seconda volta che lui ed Enrico si fissavano.

Qualche giorno più tardi nuova telefonata di Chiara e nuovo appuntamento, questa volta col Dottore.
- Le vorrebbe parlare di un lavoretto per lui... - accennò la ragazza col suo solito fare teutonico. "O c'era un pizzico di simpatia in più?". La sensazione Enrico l'ebbe quando, al momento chiudere, il suo arrivederci sembrò essere accompagnato da un sorriso. Fu solo una sensazione, che tuttavia ebbe modo di rivivere il giorno successivo, quando Chiara lo accolse nuovamente sulla porta dello studio: nel breve tratto dal corridoio alla stanza del Dottore lui sentì che qualcosa nell'atteggiamento di lei stava cambiando. E, forse, sciogliendo. Piano piano, ma si andava sciogliendo.

Il Dottore gli parlò della sua necessità, una sorta di sogno nel cassetto rimasto tale per tanti anni a causa degli impegni professionali e della mancanza di conoscenze per realizzarlo. Niente di trascendentale per le capacità di Enrico: si trattava di un lavoro di precisione, da svolgersi certamente con la massima cura, semmai un po' lungo, ma questo fatto avrebbe in fondo giocato a suo favore, consentendogli un sicuro guadagno per i successivi nove-dodici mesi. Aveva accettato subito, senza neanche contrattare sul compenso: d'altronde la proposta del Dottore era stata più che soddisfacente, forse addirittura più di quanto egli si sarebbe aspettato...

- Credo che ci vedremo spesso nei prossimi mesi, Chiara - disse sorridendo Enrico alla ragazza mentre lei lo accompagnava verso la porta dello studio.
- Ah, sì? Proverò a farmene una ragione allora ... - rispose lei atteggiando seriamente il viso, ma affrettandosi subito dopo a rilasciare una sonora risata liberatoria. Lui le strizzò l'occhio e lei fece altrettanto: d'istinto, d'impulso, a causa di un tic...? Ad Enrico non importava. A lui importava solo che l'avesse fatto e quell'immagine gli tenne compagnia fino al giorno dopo.

Il mese successivo, quando Enrico torna allo studio per illustrare al Dottore come ha deciso di impostare il lavoro, lui e Chiara sono già usciti insieme diverse volte. Hanno avuto modo di conoscersi, di sorridere, di scherzare, di piacersi l'un l'altro e di apprezzare i benefici effetti che quella frequentazione ha iniziato a produrre nelle loro vite. Normale infatuazione o forse qualcosa di più, però... bene così! Entrambi sono felici. Qualcosa è cambiato per loro. Perfino ritrovarsi in quello stesso studio ha ora un sapore diverso, anche gli sguardi e i gesti sono diversi: Enrico rilassatamente appoggiato alla sua scrivania; lei seduta alla sua postazione, l'aria teutonica decisamente relegata in soffitta.

Enrico sorride quando Chiara gli racconta l'ennesima disavventura al pc.
- Guarda, ti faccio vedere... - Fa per piegarsi verso la tastiera e il suo sguardo incontra il cartoncino colorato appoggiato alla base del monitor. "Guarda guarda chi c'è qui". Sorride, Enrico, mentre lo solleva con la mano destra. Sorride mentre rivede l'impronta del suo pollice campeggiare da una parte, ora un po' annerita. Sorride pensando a quel cartoncino, allo scopo per cui era stato pensato, ideato, realizzato, stampato e distribuito insieme agli altri 999 che facevano parte dell'ordine. Sorride pensando fin dove quel piccolo cartoncino sia riuscito ad arrivare. E fin dove sia riuscito a portare lui.

Anche 375 incrocia i suoi occhi: li fissa da più vicino, ora che è nella sua mano. E' la terza volta che lui ed Enrico si guardano: non è passato molto tempo dalla prima, ma quante cose sono cambiate... Finalmente non è più pressato, trascinato e sballottato qua e là, nessuna minaccia incombe più intorno a sè. Anche Enrico, l'oggetto della sua stessa esistenza, pare osservarlo ora con occhi diversi. "Spero ce l'abbia fatta anche lui", pensa 375.

martedì 27 marzo 2012

Penso che un giorno così non ritorni mai più...

Pensiamoci: dal 16 novembre 2011, giorno in cui Monti ha prestato giuramento al Quirinale, non sono passati neanche sei mesi; e in neanche sei mesi questo governo di tecnici sta riuscendo là dove nessun esecutivo politico era riuscito prima.

Pensiamoci: liberalizzazioni e semplificazioni, riforma del mercato del lavoro e dell'art. 18, riforma delle pensioni, tetto ai compensi dei manager di Stato, trasparenza totale dei redditi dei ministri; e poi ripristino ed aumento della tassa sulla prima casa, revisione degli estimi catastali, norme in materia di tariffe professionali, contro i privilegi corporativi, per lo svuotamento delle carceri... Cose belle e meno belle, brutte e meno brutte. Alcune di esse veri e propri tabù.

Ma ve le ricordate le polemiche e le bufere mediatiche quando il primo governo Berlusconi si azzardò a toccare il tema della riforma delle pensioni? Ricordate i fiumi di parole, le manifestazioni, l'asprezza del dibattito non solo parlamentare intorno al concetto di 'scalone' pensionistico proposto dall'allora ministro del Lavoro Maroni? E quando fu il governo Prodi a riprovarci successivamente? E le rivolte dei taxisti ogniqualvolta che anche solo un sindaco proponeva di intervenire sulla concessione delle licenze? E le sommosse di ordini professionali e corporazioni di fronte alle cosiddette 'lenzuolate' proposte dall'allora ministro Bersani? E il terremoto provocato dalla proposta, prima, e dall'approvazione, poi, dell'indulto che svuotò le carceri sovraffollate rimettendo in libertà migliaia di detenuti?

Ci sono riforme varate in questi sei mesi dal governo Monti che in anni e anni di governi politici, diretta espressione del voto elettorale e quindi - almeno teoricamente - appoggiati dalla maggior parte della pubblica opinione votante, nessuno si era mai sognato di ipotizzare. Nemmeno lontanamente. La possibilità di licenziare un lavoratore per motivi di sofferenza economica... Ma vogliamo scherzare?!? Ripristinare l'ex Ici, appesantendola con nuovi e più salati valori catastali, per poi sottrarre la fetta più grande di introito alle casse dei Comuni cui prima era destinata quasi integralmente... Ma siamo matti?!?

Eppure così è andata in questi ultimi sei mesi di storia italiana. E chissà quante altre novità di qui ad un anno, quando saremo finalmente chiamati a votare il nuovo Parlamento...

Io credo che i partiti e la politica in generale abbiano di che riflettere su quanto sta accadendo. Soprattutto su un fatto: che gli italiani hanno preferito accettare nuove tasse, imposizioni varie e addirittura la svendita alle banche piuttosto che continuare a farsi prendere in giro e rappresentare dalle solite facce e voci che negli ultimi anni, da destra, sinistra e centro, li hanno governati. Stufi di tante non-risposte, di sorrisetti ironici, di strepiti televisivi quando non di offese gratuite; stufi di vedere i 'soliti noti' gozzovigliare sulle loro belle poltrone, arraffando a destra e a manca, operosi all'unico fine di consolidare la propria posizione, il loro status e quello degli amici; stufi di tangentopoli nazionali, regionali, provinciali, municipali e condominiali; stufi di malasanità, malagiustizia, malaffare di varia natura; stufi di sentirsi raccontare balle su crisi inesistenti e domani prosperi, di essere rappresentati da premier che vanno in giro a fare le corna, di guardare una seduta  del Parlamento e vedere all'opera bambini dell'asilo.

Gli italiani sono stufi, questo è chiaro. Sono stufi di tante cose: fra l'altro, sono stufi di aver perso la passione politica. Qualcuno gliel'ha sottratta, carpita con sotterfugi od operando dietro le quinte. Comunque sia, non c'è più. Per questo, abbiamo mollato la presa e lasciato che un'oligarchia di poteri forti prendesse le redini del Paese.

Questa non è più la logica del 'meno peggio': siamo passati direttamente a quella del 'fate vobis'...

mercoledì 14 marzo 2012

Alfanate...

Alfano, ricordi quando, da guardasigilli, dicevi che la riforma della giustizia era una "priorità"? Quando parlavi di un "nesso inscindibile tra la competitività del sistema Paese e la funzionalità e l'efficienza della giustizia civile"? E quando sostenevi la necessità di adeguare la normativa sulla corruzione "agli standard internazionali, in funzione del mantenimento della credibilità del Paese"?

Lo chiedo perchè pochi giorni fa leggevo sulle agenzie di stampa alcune tue dichiarazioni secondo le quali non avresti partecipato al vertice fra Monti e i leader che sostengono il suo governo perchè "Mi pare di capire che si voglia parlare di Rai e giustizia. Ci eravamo sbagliati a credere che i problemi degli italiani riguardassero l'economia. Se li mi devo incontrare per soddisfare la sete di poltrone Rai o per far restare unito Bersani e Vendola e Di Pietro parlando di giustizia mi pare che sarebbe il teatrino della politica. A questo mi sottraggo". E poi ancora: "C'è un governo votato dal parlamento chiamato ad occuparsi della vera emergenza, che è l'economia. E Casini e Bersani di cosa vogliono parlare? Di Rai e giustizia". Mentre io ricordavo che quando facevi il ministro non parlavi della giustizia come di un tema da "teatrino della politica" e anzi la consideravi un'emergenza che, se adeguatamente affrontata, poteva addirittura contribuire a risollevare l'economia del Paese.

Così ho fatto una ricerca, per vedere chi di noi due avesse la memoria più corta. Un lavoraccio, certo, con chissà quante citazioni dimenticate: ma credo ne sia valsa la pena... Buona lettura!

22 maggio 2008 - "I cittadini devono avere certezza dei tempi di risposta della giustizia e hanno il diritto di meritare una giustizia civile piu' efficiente. Noi - ha sottolineato - pensiamo che vi sia un nesso assoluto tra la competitivita' del sistema Italia e l'efficienza della giustizia civile''.

4 giugno 2008 - "La priorita', ha concluso Alfano, e' proprio la giustizia civile "ed il suo nesso con la competitivita' del Paese. Porteremo un tocco di managerialita' in piu'".

19 giugno 2008 - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, partecipa oggi alla conferenza stampa convocata dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, per presentare i contenuti della manovra economica varata ieri dal Governo. In particolare, il guardasigilli illustrerà le misure messe a punto che serviranno ad accelerare lo svolgimento dei processi civili e a contribuire allo smaltimento dei quasi 5 milioni di procedimenti pendenti del settore. Una mole di arretrato che è alla base del senso di incertezza nel diritto dei cittadini e che causa, spesso, la mancanza di investimenti stranieri in Italia.

22 luglio 2008 - Alfano ha ricordato l'intenzione di ''riformare la giustizia civile e intendiamo farlo con grande efficacia perche' riteniamo che vi sia un nesso inscindibile tra la competitivita' del sistema Paese e la funzionalita' e l'efficienza della giustizia civile. Pensiamo di riformare il processo penale perche' riteniamo che esso abbia tempi irragionevoli e che il conto lo paghi il cittadino. Come porremo al centro la questione delle carceri che in questo Paese si sta facendo urgente. Pensiamo di poter assicurare al sistema giustizia anche misure di efficienza quotidiana''. Politicamente, ha aggiunto il ministro ''oggi, alle condizioni date, nel tempo politico che stiamo vivendo, la linea di confine tra conservatori e riformatori, tra coloro i quali vogliono conservare lo status quo e coloro i quali vogliono cambiarlo e migliorarlo e' la giustizia".

24 luglio 2008 - Forte accelerazione sul fronte della giustizia civile. Con l’approvazione, oggi alla Camera, della manovra, si dà il via anche alla razionalizzazione e alla velocizzazione del processo civile che rientra a pieno titolo fra le priorità del Governo. (...) “Siamo certi che il mondo economico apprezzerà la riforma – conclude Alfano – in quanto, com’è noto, la lentezza del processo civile determina gravi conseguenze sulla stessa competitività, anche internazionale, delle imprese italiane, diventando una variabile incontrollata nella gestione dei costi d’impresa”.

26 agosto 2008 - "Cosi' com'e' a noi la giustizia non piace: la vogliamo cambiare e lo faremo dialogando". Arriva dal meeting di Comunione e Liberazione di Rimini l'aut aut del Guardasigilli Angelino Alfano sulla riforma della giustizia. Il ministro apre alla collaborazione con l'opposizione ma, dice, alle parole dovranno seguire decisioni. "Decidere senza dialogare somiglia troppo a una dichiarazione di guerra unilaterale", ma "parlare, senza decidere, e' l'esatto contrario di una cultura di governo che vuole dare risposte al nostro paese". Il governo e' gia' al lavoro per affrontare la ripresa dell'attivita' parlamentare. La riforma "si fara'" a tutti i costi, "e' fra le priorita' dell'attivita' politica". Rappresenta una "sfida, un banco di prova tra chi vuole cambiare e chi vuole conservare".

2 settembre 2008 - La durata dei processi "e' l'elemento centrale della nostra riforma". Lo dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano, intervenendo a margine di un seminario organizzato dall'Udc. Alfano sottolinea che la lunghezza eccessiva dei processi "penalizza i cittadini e le imprese", infatti "il nostro paese e' giudicato debole perche' la giustizia civile non funziona".

25 settembre 2008 - Il ministro ha spiegato che la decisione di inserire la riforma nel ddl sulla competitivita' dipende dal fatto che ''c'e' un nesso inscindibile tra funzionamento della giustizia civile e competitivita' del sistema paese''. ''In ogni caso - ha sottolineato - il Parlamento non e' stato per niente espropriato, perche' ha avuto tempo e modo di esaminare la riforma. Se ora l'opposizione decidera' di dare un voto negativo, non sara' un torto fatto al governo ma un torto alla giustizia e ai cittadini che aspettano questa importante riforma''.

11 novembre 2008 - ''Vi e' un nesso, un rapporto causa-effetto tra la competitivita' del sistema-paese l'efficienza della giustizia civile''. Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano intervenendo alla Conferenza annuale dei commercialisti. ''Chi ha interesse a investire nel Paese - ha detto - se poi deve mettere in conto le incertezze giuridiche?''.

25 novembre 2008 - Il collegamento tra funzionamento della giustizia civile e competitivita', ha ribadito Alfano, e' stretto: "Quale appeal puo' avere per l'imprenditore estero il nostro Paese -si e' chiesto il ministro- se la giustizia civile e' cosi' ritardata? Cinque milioni di procedimenti civili pendenti, dieci anni di attesa, 40 mesi per un decreto ingiuntivo. Una giustizia cosi' ritardata -ha concluso Alfano- e' sostanzialmente una giustizia negata. E questo si ripercuote anche sul mondo dell'impresa".

11 dicembre 2008 - "Rispetto a inizio legislatura - quando c'era chi pensava che la riforma della giustizia fosse un vezzo, quasi un capriccio - oggi c'è la consapevolezza da più parti che è giunto il momento di intervenire".

30 gennaio 2009 - Ciononostante, abbiamo ritenuto di cominciare la nostra agenda giustizia dal processo civile in quanto esso è lo scrigno che custodisce e protegge tanto i diritti della persona, quanto le libertà economiche, quei diritti e quelle libertà così ben garantite dalla prima parte della nostra Costituzione ed il cui effettivo dispiegarsi spesso trova la necessità di un intervento giurisdizionale. D’altra parte la giustizia civile medesima è uno degli elementi del ranking, dell’affidabilità internazionale, dell’attrattività internazionale degli investimenti per un Paese. Per tali ragioni il Governo ha varato un importante progetto di riforma della giustizia civile con l’obiettivo di accelerare i processi e semplificare i riti. La riforma è già stata approvata dalla Camera ed è all’esame del Senato.

11 marzo 2009 - ''Questa - ha aggiunto Alfano - e' una risposta concreta anche al sistema delle imprese, perche' riteniamo che non possa esistere un paese competitivo senza un sistema efficiente della giustizia civile''.

12 marzo 2009 - "Questo mettera' nelle condizioni di accelerare molto i tempi dei giudizi in ambito civile, quello che e' stato un freno per la nostra economia confidiamo davvero che possa non esserlo piu'".

27 marzo 2009 - In un breve messaggio di saluto inviato al presidente dell'Associazione Avvocati d'Impresa Rosario Manzo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha sottolineato che "l'inefficienza del sistema giustizia genera costi che non è più possibile tollerare nell'attuale congiuntura economica".

27 maggio 2009 - ''La riforma del processo civile smentisce clamorosamente chi diceva che all'inizio della legislatura avremmo cambiato i processi penali in una sostanziale lite con la magistratura''. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. oggi a Palermo. ''Noi abbiamo cominciato - ha aggiunto - da quella che ritenevamo la principale delle urgenze del nostro Paese e cioe' la lentezza dei processi civili''.

13 ottobre 2009 - La riforma, ha detto Alfano ai microfoni dell'emittente tv 'Europa news', "e' una priorita' per il Paese, tutto e' tranne che e' uno sfizio di questa maggioranza e del governo. Abbiamo presentato lo scorso anno, quindi non 30 anni fa, la memoria e' fresca, un programma che prevedeva la riforma della giustizia, che mette al centro i cittadini, accellerare i processi e renderli giusti.

29 gennaio 2010 - Riformare la giustizia è un dovere verso i cittadini-utenti, verso il sistema economico, ma anche verso i nostri figli cui dobbiamo garantire una giustizia equilibrata, efficiente e serena. Riformare la giustizia serve all’Italia intera e serve farlo adesso, senza indugi e senza tentennamenti. Il Governo non intende sottrarsi a questo dovere e a questa responsabilità.

23 marzo 2010 - "La riforma della Giustizia e' una priorita' del Paese perche' una giustizia che non funziona danneggia il Paese". Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, oggi a Venezia assieme al Ministro della P.a., Renato Brunetta, parlando della riforma della Giustizia.

29 marzo 2010 - "La lotta alla corruzione non si fa soltanto innalzando le pene, ma attraverso una visione globale che non può prescindere da un maggiore controllo sugli enti locali. Con questi intendimenti, è stato definito un disegno di legge organico e ben articolato che si basa sulla percezione che il disvalore sociale della corruzione è più grave rispetto alle sanzioni previste dal codice penale. È questo il quadro al cui interno vengono varate iniziative a medio e lungo termine che rispondono alla domanda di trasparenza e controllo proveniente dai cittadini e alla necessità di adeguare l’ordinamento giuridico agli standard internazionali, in funzione del mantenimento della credibilità del Paese".

15 aprile 2010 - Per il ministro questa [degli ordini professionali, ndr.] e' ''una riforma attesa da decenni e sono fiducioso che il lavoro iniziato oggi incentivera' la ripresa economica del Paese''. Alfano ha infine ricordato che i professionisti aderenti agli Ordini sono oltre 2 milioni, il 3,3% della popolazione, e che producono il 12,5% del Pil.

17 aprile 2010 - "Noi confidiamo che se il quadro d'insieme della coalizione tiene - e siamo convinti che con la guida del presidente Berlusconi terra' - la riforma della giustizia sara' la vera piorita', unitamente all'attuazione del federalismo, di questi mille giorni di legislatura che restano".

24 giugno 2010 - "In materia di giustizia vi è un fronte molto ampio a difesa dello status quo, la riforma della giustizia sarà una grande sfida tra chi vuole lasciare le cose così come stanno - e stanno messe male - e chi vuol cambiare. Nell'ambito del primo schieramento c'è anche la categoria di chi dice di volere cambiare e poi si oppone a qualsiasi ipotesi di innovazione. E' un modo per non apparire retroguardia culturale e invece esserlo sul piano reale".

7 luglio 2010 - "Abbiamo presentato un piano straordinario di smaltimento dell'arretrato civile, ricordando che oltre 5,6 milioni sono i procedimenti civili pendenti nel nostro Paese e che la vera emergenza e' l'accelerazione dei tempi del processo". Cosi' il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, spiega la sua presenza ai lavori della commissione Bilancio del Senato che sta esaminando la manovra economica e dove lo stesso ministro ha presentato un emendamento per accelerare i processi civili in modo da ottenere risparmi. "Se non si aggredisce l'arretrato civile - sottolinea il Guardasigilli - non si puo' ottenere l'effetto di accelerare i tempi dei processi. Questo arretrato pesa come uno zaino di piombo sulle spalle della giustizia. Il piano straordinario presentato rientra pienamente nella manovra perche' l'efficienza della giustizia civile e' un pezzo importante della competitivita' del sistema Paese".

22 luglio 2010 - "La giustizia civile e' uno degli elementi che rendono competitiva l'Italia, e, dunque, se non funziona, l'Italia e' meno competitiva".

7 agosto 2010 - "Ci sono alcuni pilastri che sono imprescindibili: giustizia, fisco, federalismo e Sud mi sembrano quattro pilastri su cui un governo si regge".

29 gennaio 2011 - "Davvero non è mancato l'impegno del governo in materia di giustizia". (...) "Se ci si allontana dal piano della facile polemica mi pare davvero difficile mediare questo impegno se non fanno velo i sospetti, le reticenze e le resistenze all'innovazione ed il soverchiante ruolo dei media che, scelta la notizia che interessa, è in grado magicamente di far sparire dal contesto quella parte importante di impegno quotidiano nella complessa gestione della macchina giudiziaria che è stato e continuerà ad essere il mio prioritario impegno a servizio dell'istituzione che rappresento".

8 febbraio 2011 - "Accelerare sul processo civile significa aiutare la competitivita' del sistema Paese che ha tra i suoi freni proprio la lentezza della giustizia", ha continuato il Guardasigilli, "se pensiamo ai sei milioni di processi civili pendenti e che al centro di ogni processo vi sono almeno due parti, si capisce che lo sblocco di contenziosi di natura economica e patrimoniale potrebbe riguardare fino a 12 milioni di cittadini".

10 marzo 2011 - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha accusato l'opposizione di "cinismo" per il rifiuto del dialogo in materia di riforma della giustizia. Intervenendo a un convegno del Pdl al Senato, Alfano ha parlato della categoria "del bene" e di quella "dell'utile: dialoghi perché pensi che si possa migliorare la giustizia in Italia o solo se ti serve per fare cadere il presidente del Consiglio?"

13 maggio 2011 - "Le riforme si fanno nell'interesse del Paese. Abbiamo il dovere di andare avanti: dopo la scuola toccherà alla giustizia, al fiscale e all'architettura dello Stato".

27 maggio 2011 - Alfano non vuole commentare le dichiarazioni di oggi di Berlusconi secondo le quali la riforma della giustizia e' una priorita' e lui non lascera' l'incarico fino a quando non verra' approvata, ma si limita ad affermare che la ''riforma costituzionale della giustizia e' sempre stata nel programma della maggioranza''.

9 giugno 2011 - ''Il presidente Berlusconi ha piu' volte sostenuto che l'inefficienza del processo civile ricade sull'efficienza del sistema Paese. Noi siamo l'unico governo che ha messo in atto una strategia organica, puntando a diminuire il numero delle cause che entrano, e accelerando le decisioni''. Lo ha detto il Guardasigilli Angelino Alfano, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del Cdm che ha approvato il decreto legislativo che semplifica i riti civili, riducendoli da 33 a 3.

In tempi più recenti, infine, i due ministri che si sono avvicendati sulla poltrona di guardasigilli dopo le tue dimissioni (Nitto Palma prima - tra l'altro, tuo collega di partito - e Paola Severino poi) hanno citato un dato "fornito nel 2011 dalla Banca d’Italia, secondo cui l’inefficienza della giustizia civile italiana può essere misurata in termini economici come pari all’1% del PIL". Non mi sembrano cifre da "teatrino della politica, no?

martedì 6 marzo 2012

Bersani e una certa idea di Pd: ma siam pazzi?

E così, dopo le disavventure di Genova, Milano e Napoli dei mesi scorsi, il quarto schiaffo alla gestione Bersani arriva da Palermo, dove il segretario patisce l'ennesima brutta figura con la sconfitta del suo 'uomo' nelle primarie per la candidatura alla poltrona di sindaco del capoluogo siciliano. E allora il nostro buon Bersani che fa? Fa l'ultimo dei qualunquemente: nega l'evidenza e contesta il metodo. Come avrebbe fatto un Berlusconi qualsiasi!

"Le primarie sono una risorsa ma non risolvono mai i problemi politici, anzi possono essere un moltiplicatore" (...) "Se correzioni vanno fatte al meccanismo delle primarie è per mettere la politica prima delle primarie, per decidere se e come" (...) "Si devono fare meglio e questo non è un compito tecnico ma della politica più matura, ma non ci siamo ancora". Così parlò Bersanhustra per mettere una pezza (a colori!) a risultato acquisito.

Che tristezza...!

E noi ancora qui, a pensare che le primarie potessero essere finalmente il segno di una politica nuova, di un ardore politico diverso, diverso da quello dei partiti ad personam, degli affaristi del voto, dei professionisti del consenso fine a se stesso (e alle casse del partito)...!

E noi ancora qui, a immaginare che con Bersani fosse finamente arrivato il momento della svolta: lui, proprio lui, l'uomo divenuto segretario del Partito Democratico proprio all'esito delle primarie...!

E noi ancora qui, a sperare di vedere uscire finalmente 'qualcosa di sinistra' da un fronte perennemente spaccato, multiforme, accomunato solo dal comune sentire anti-Berlusconi e schiavo delle più bieche logiche poltronistiche... E affaristiche!

Che tristezza, Bersani...!

Che segno avresti potuto dare, invece, dimettendoti dopo l'ennesima debacle.... Che scossa, ma anche che stimoli sarebbero corsi lungo le schiene del popolo di sinistra... Che voglia di rifondare e ripensare tutto, di voltare pagina e di rimettersi davvero al lavoro avresti potuto dare con un gesto tanto forte quanto nobile... E invece te ne sei stato lì, a contestare il metodo, il guardalinee, l'arbitro, il regolamento, a invocare il fuorigioco, il rigore, il gol-fantasma, reclamando a gran voce l'intervento della Lega, dell'Uefa, della Fifa... Di tutto e di più, pur di non prendere atto della realtà, pur di non rendersi conto che la gente, ora, inizia davvero ad aver voglia di qualcosa di diverso e che quando ha la possibilità di dire la sua lo fa senza volersi sentire vincolata alle scelte dei soliti noti, alle direttive e alle indicazioni di partito, al triste e trito balletto di nomi e poltrone, sempre i soliti, sempre gli stessi...

All'indomani del voto amministrativo nel maggio dello scorso anno, avevamo scritto di una opportunità che poteva finalmente materializzarsi a sinistra. Un'opportunità grande come una casa, solo a ricordare ciò che accadde con con il voto delle politiche del 2008, quando la Sinistra fu praticamente cancellata dai banchi del Parlamento. Evidentemente cogliere quella opportunità rimane una brama di tanta gente, ma non dei leader del Pd, troppo impegnati a stare alla finestra della vecchia politica, fin troppo impegnati a difendere poltrone e privilegi.

Bersani, prima che te lo dica Crozza, magari stasera a Ballarò: sei diventato l'ombra della tua caricatura. Dai, adesso sì che ci starebbe bene un bel "Ma siam pazzi?!?".

venerdì 2 marzo 2012

Il coraggio delle parole

Cosa lega una bambina degli anni Novanta ad un grande attore e regista della prima parte del Ventesimo secolo? Le parole che ci hanno detto. La paura nei confronti del futuro. La speranza che qualcosa possa cambiare in meglio. La voglia di fare il massimo delle proprie possibilità per dirlo. Il fatto di non spaventarsi di urlare in faccia al mondo la propria verità.

L'una era una ragazzina di appena 12 anni: prese la parola alla Conferenza Onu su ambiente e sviluppo svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 e per sei minuti schiaffeggiò le coscienze presenti in platea con le sue semplici verità. L'altro era un genio del cinema, quando il cinema erano soprattutto idee: e le sue parole di verità le gettò in faccia ad un mondo che stava per precipitare verso l'oscurità.

---------------------------
Severn Cullis-Suzuki - discorso all'Onu a 12 anni (1992)



[testo]
Buonasera. Sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization). Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me. Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5.000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.
Venendo qui non ho un'agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro. Perdere il mio futuro non è come perdere un'elezione o alcuni punti sul mercato azionario. Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo sul pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono dei buchi nell'ozono, ho paura di respirare l'aria perché non so quali sostanze chimiche contiene.
Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori. E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre. Nella mia vita ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle, e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età, vi preoccupavate di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciononostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far ritornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c'è un deserto. Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d'affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii, e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta cinque miliardi di persone, per la verità, una famiglia di trenta milioni di specie.
E nessuno governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà. Sono solo una bambina ma so e dovremmo tenerci per mano, e agire insieme, come un solo mondo che ha un solo scopo. La mia rabbia non mi acceca, e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.
Nel mio Paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi. Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un pò della nostra ricchezza. In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d'acqua, cibo, case, e abbiamo orologi, biciclette, computer, e televisioni.
La lista potrebbe andare avanti per due giorni. Due giorni fa, qui in Brasile, siamo rimasti scioccati mentre trascorrevamo un pò di tempo con i bambini di strada. Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: "Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore e affetto".
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disposto a condividere, perché noi che abbiamo tutto siamo così avidi? Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa età e che nascere in un paese o in un altro fa ancora una così grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra! A scuola, persino all'asilo, ci insegnate come ci si comporta nel mondo.
Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare? Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché lo state facendo?
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere. I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: "Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio". Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità? Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole. 

---------------------
Charlie Chaplin - scena finale dal film "Il grande dittatore" (1940)



[testo]
Mi dispiace. Ma io non voglio fare l'imperatore. No, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
In questo mondo c'è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.
Ma noi lo abbiamo dimenticato.
L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotto a passo d'oca a far le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati.
Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.
E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un'anima!
Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l'amore altrui.
Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà!
Ricordate,
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Etichette

2012 (1) abruzzo (8) adsl (1) aforismi (1) africa (3) agricoltura (1) al qaeda (1) al servizio del paese (2) alberi (2) alemanno (1) alfano (7) alieni (2) amato (1) ambiente (1) amici (1) amnistia (2) andreotti (1) anni '70 (2) anni 70 (1) annozero (3) ansa (1) antifascismo (1) anziani (1) aparthaid (1) apocalisse (1) ateobus (1) ballarò (1) bambini (2) banche (2) bce (1) benigni (1) benvenuto (1) beppe grillo (2) berlusconi (99) bersani (3) bertolaso (1) bier (1) blog (9) bondi (1) bongiorno (2) bonolis (6) borsa (5) borsellino (2) bracciano (2) brunetta (2) bullismo (1) bush (4) busi (1) caffarra (1) calcio (3) calcioscommesse (1) calendario (1) camorra (5) cancellieri (1) cane (1) canzoni (2) carcere (4) carosello (2) casalinga (1) cassazione (2) castelli (1) catricalà (2) cerchi nel grano (1) chiesa (4) cina (1) cinema (1) colonna (1) come ci prendono in giro (2) comici (1) commenti (1) comunicattivo (1) con pietro grasso (1) conpietrograsso (1) conso (1) contraccezione (1) coraggio (1) corruzione (6) corteo (1) costi (2) costituzione (7) crisi economica (42) cristina bozzi (1) crop circles (1) destra (1) di pietro (1) dio (3) dipendenza (1) diritti umani (1) discorso (1) dissenso (1) dittatura (1) dolore (1) donne (2) draghi (1) ecologia (2) economia (1) educazione (1) elezioni (4) elezioni europee (2) elezioni regionali (2) elisa (1) eluana englaro (2) emilia romagna (1) emozioni (1) equitalia (1) etichette (1) euro (2) europa (2) evasione fiscale (4) f35 (2) facebook (2) falcone (2) fantacronache (5) fantascienza (1) fascismo (2) febbre suina (2) festa del lavoro (1) festival (14) film (5) filmato (1) fine del mondo (1) fini (5) flick (1) follia (1) fonti energetiche (1) forza (1) fracking (1) g8 (4) gabanelli (2) gelmini (2) ghedini (1) giappone (1) giornalismo (2) giovani (1) giustizia (8) google (1) governabilità (1) governo (10) grasso (2) gratteri (1) grecia (2) grillo (2) guerra (9) il fatto quotidiano (1) immigrazione (3) immunità (1) impiegati statali (1) influenza (1) informazione (3) ingiustizie (2) ingovernabilità (1) ingroia (1) intercettazioni (4) internet (5) italia (28) iva (1) kamikaze (1) la russa (1) lega (4) letizia (1) letta (3) libertà (2) libri (1) limiti (1) liste elettorali (1) lodo alfano (7) maddalena (1) mafia (15) magistratura (6) maltempo (1) mancuso (1) mandela (1) manovra economica (7) maroni (2) massoneria (1) mastella (1) matheson (1) matrimonio (1) mccain (1) media (3) mediaset (2) mentana (1) meraviglioso (1) mercati (6) minzolini (1) misteri (3) momenti bui (3) mondo (2) monti (14) morte (3) morti (2) musica (4) napolitano (12) natale (4) nazisti (1) negro (1) nobel (1) nome (1) obama (8) odio (1) onu (1) orto (1) osama bin laden (1) pace (1) papa (4) parigi (1) partiti (1) partito democratico (1) pasqua (1) passato (1) paura (2) pc (1) pd (5) pensieri leggeri (1) pensiero unico (1) personale (85) petrolio (1) piano-casa (1) politica (137) poliziotti infiltrati (1) poveri (2) presidente (1) privacy (1) profezia maya (1) prostituzione (1) pubblica amministrazione (2) pubblici dipendenti (2) pulcino (1) queen (2) quiz (1) racconto breve (21) radio (1) rai (3) rapporto EIU (1) ratzinger (1) referendum (2) religione (2) renzi (5) report (2) resistenza (2) responsabilità (1) retata (1) rifiuti (1) righetti (1) rinascita (1) ringhio (1) roberto ruocco (1) roma (3) russia (1) saggi (1) sanremo (14) santoro (1) saviano (2) scandalo (2) schifani (2) scudo fiscale (1) scuola (4) scuse (1) se stessi (1) segreti di stato (3) senato (1) sesso (1) shore (1) sicurezza (4) signore degli anelli (1) simboli (1) sinfonia (1) sinistra (4) social card (1) società (1) soldi (4) sole (1) sondaggio (1) spread (5) squadra (1) stato (1) tangentopoli (5) tav (1) telecom italia (2) televisione (1) televoto (3) terra (4) terremoto (11) terrorismo (3) tevere (2) tifo (1) tornatore (1) travaglio (1) tremonti (6) treni (1) trenitalia (1) trilussa (1) tv (4) ufo (1) umanità (2) una scelta di vita (1) uomini (2) uomo (4) usa (10) valori (1) vaticano (2) vauro (1) veltroni (1) verità (1) vezzali (1) viareggio (1) vicenda umana (4) video (1) violenza (2) vita (17) vittoria (1) volontà (1) volontari (1) wall street (1) wikileaks (1) zawahiri (1)

DISCLAIMER

LE IMMAGINI QUI RIPRODOTTE SONO PER LO PIÙ PRESE DA INTERNET E NON FINALIZZATE A SCOPO DI LUCRO. SARANNO RIMOSSE IMMEDIATAMENTE IN CASO DI LAMENTELE DA PARTE DEGLI AUTORI.