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martedì 28 febbraio 2012

Dalla Casta all'Elite: l'Italia scodinzola

[Proverbio Usa: "Why does a dog wags its tail? Because a dog is smarter than its tail. If the tail was smarter, the tail would wag the dog". Traduzione: "Perché un cane agita la coda? Perché un cane è più intelligente della sua coda. Se la coda fosse più intelligente, la coda agiterebbe ('scodinzolerebbe', ndr) il cane". Ricordate il mitico film "Sesso e potere" (mai siamo caduti così in basso nello storpiare il titolo di un film, in questo caso "Wag the dog") con Robert De Niro e Dustin Hoffman?]
Ormai in Italia non si riesce a dar vita ad una democrazia che sia degna e rispettosa di questo nome. Anche lo spartiacque di tangentopoli, che vent'anni fa avrebbe dovuto segnare la fine di un sistema politico dei suoi errori e dei suoi peccati, si è rivelato alla fine un utilissimo strumento di cui l'intellighenzia partitocratica ha saputo avvalersi per regolare conti in sospeso, fare fuori alcuni big ormai sul viale del tramonto e dare vita ad un falso ricambio di nomi e volti. Non fatevi ingannare, infatti, da chi sostiene che Mani Pulite sia stato un fenomeno a detrimento di alcuni partiti e a vantaggio di altri. Niente di più falso. Sotto il fuoco degli arresti e degli scandali covavano le ceneri di una grande operazione di riciclaggio della classe politica: una grandissima occasione per i luogotenenti cresciuti all'ombra dei grandi vecchi di scalzare i loro mentori e assurgere al potere con metodi analoghi ma ben più raffinati.

Un'opportunità presa al balzo, sapientemente gestita e fatta abilmente passare sotto gli occhi di tutti noi con l'etichetta (e la scusa) del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Un concetto altisonante, non c'è che dire, assolutamente privo di significati per le necessità di gestione della res publica, ma non dal punto di vista del raggiungimento del vero obiettivo: il potere, non solo quello politico ed economico, ma ora anche quello finanziario.

Così è nata la Casta. Un vero e proprio risiko di amministratori pubblici che, pro quota, hanno approfittato delle rispettive cariche nazionali o locali per estendere i propri potentati, fortificarli attraverso il voto di scambio, la compravendita di favori, l'assunzione di posizioni dominanti con il sostegno e la protezione a volte dei cosiddetti poteri forti, a volte delle organizzazioni criminali operanti sul territorio. Per questi signori l'Italia è stata per ben un ventennio (di nuovo un ventennio...) terra di conquista spregiudicata. Senza vergogna e senza scrupoli. Immoralmente e impudicamente.

E il popolo? E noi? Noi siamo rimasti in silenzio. Talvolta complici a causa di un piccolo, piccolissimo boccone che ci veniva gettato sotto il tavolo, talvolta ammansiti con una raccomandazione che sistemava noi o un nostro caro, più spesso inconsapevolmente ignoranti a causa del frastuono mediatico o dei chiassosi strumenti di distrazione di massa con i quali venivamo travolti. Non sarà bello, ma è la verità.

Poi è venuto anche il tempo della Casta, travolta dall'onda lunga della crisi economica internazionale. O almeno questa è la scusa che ci è stata fatta digerire: la storia ha bisogno di un bel po' di anni per essere capita ed oggi è ancora presto per dare un giudizio definitivo sulle ragioni che hanno visto la Casta defilarsi, quanto meno temporaneamente, dalle posizioni di governo.

Fatto sta che la Casta (o la Cricca) oggi è stata rimpiazzata al vertice dai cosiddetti Tecnici: un'elite di ricchi professionisti e potenti accademici, cresciuta all'ombra e talvolta assistendo gli esponenti della Casta, ma a braccetto con il potere di banche, assicurazioni e speculatori finanziari, non bisognosa di stringere alleanze con essi (come fatto da 'quelli della Casta') perchè parte integrante dei loro consigli di amministrazione nonchè detentrice di consistenti quote societarie.

Siamo passati da una Casta di menefreghisti-fancazzisti-vouyeristi della politica che, con la scusa di un voto elettorale appositamente ritagliato a misura delle loro esigenze, si sono impossessati del Paese per inebriarsi di potere e ingrassare i portafogli, ad una Elite di ricchi-professionisti-speculatori, del tutto alieni alle vicende dell'economia reale, ai disagi della vita reale, ai problemi del lavoro che realmente non c'è, alle difficoltà di arrivare davvero alla fine del mese. E questo solo a voler considerare un fattore oggettivo (cioè la distanza siderale tra la loro condizione sociale e la nostra) che rende difficile se non impossibile governare con contezza (da lassù) un popolo che vive su ben altri pianeti sociali (quaggiù). Perchè se poco poco cominciamo a dar peso alle voci e ai sospetti circolanti ormai non più solo sul web e riguardanti una ben architettata combutta di costoro con i cosiddetti poteri forti dei mercati e della finanza internazionale, mirante a consegnare le risorse di un pianeta intero nelle mani di una piccola oligarchia mondiale...

["L'economia reale viene intossicata da un'economia finanziaria che galoppa senza redini, senza un fantino che possa governarla. (...) Bisognerebbe normativamente mettere in sicurezza le risorse pubbliche e non consegnarle ad avventure che possano avere conseguenze negative per le casse pubbliche". Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia.]

giovedì 23 febbraio 2012

Responsabilità civile in salsa leghista

Sostengono i leghisti, in coro unanime, che un magistrato che decide della sorte (penale) o del patrimonio (civile) di una persona - quando non di entrambi - proprio in virtù del suo status di funzionario dello Stato che esercita una sì grossa responsabilità in grado di incidere sulla vita delle persone, debba essere per ciò stesso chiamato a rispondere delle sue decisioni quando queste risultino poi frutto di un suo errore. Per la verità, anche i cittadini italiani, con il referendum abrogativo del 1987, dissero chiaramente che gli errori dei magistrati dovessero portare ad un risarcimento in sede civile: il Legislatore li accontentò l'anno successivo, prevedendo però che questo dovesse ricadere sullo Stato piuttosto che sul giudice, per non minare l'autonomia e l'indipendenza di questi.

La questione è tornata di moda di recente, esattamente dal 2 febbraio scorso, quando la Lega, per il tramite di un suo parlamentare, è riuscita ad infilare un emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati in mezzo al testo della cosiddetta 'legge comunitaria' e a farlo approvare in barba al parere contrario del governo e confidando nell'appoggio strumentale del Pdl, come sempre molto sensibile al tema da quando, nel 1994, è scattata la 'linea del Piave' in difesa del Capo. Ecco come il deputato Pini, in sede di dibattito parlamentare, esponeva le ragioni leghiste a sostegno dell'emendamento in questione:

Resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 581 di giovedì 2 febbraio 2012

GIANLUCA PINI. Signor Presidente, devo dire che trovo abbastanza imbarazzante ed offensivo per quest'Aula l'esercizio di «arrampicata» sugli specchi del Governo per giustificare il parere negativo reso sull'articolo aggiuntivo in esame, offendendo, penso e credo, l'intelligenza di tutti i deputati. Infatti la legge n. 11 del 2005, la «legge Stucchi», che regola in maniera molto puntuale gli obblighi che questo Paese ha nei confronti dell'adeguamento del proprio ordinamento interno rispetto a quello comunitario, prevede una serie di paletti e questo è un caso di scuola. Non vi può essere un provvedimento specifico fuori dalla legge comunitaria per recepire quella che è una sentenza definitiva. Io ricordo le scusanti molto poco credibili - poi dimostratesi tali - da parte di alcuni colleghi che, a proposito della precedente comunitaria, dicevano: «La sentenza non è definitiva, quindi non possiamo recepire una sentenza non definitiva, dobbiamo attendere che la Corte di giustizia si esprima». Ebbene, il 24 settembre 2011 la Corte, come era logico, perché era palese, si è espressa con una sentenza di condanna nei confronti di questo Stato, perché è inadempiente, perché è uno dei pochissimi Stati del mondo occidentale che non permette ad un cittadino che ha subito un'ingiustizia o un danno da parte della magistratura di ricorrere contro questi signori, che in maniera più o meno volontaria, gli hanno arrecato questo danno.
Quello che chiediamo è un esercizio di civiltà, non è una questione punitiva. Si può discutere in qualche modo - e mi auguravo che questo venisse dal Governo - sulla forma, sui contenuti e sulle modalità di recepimento, ma non sul fatto che debba essere recepita. E mi meraviglio che il Ministro delegato a trattare con l'Europa dica: «Rimandiamo», quando invece in sede di Commissione e anche negli incontri pubblici che fa, dice: «Noi dobbiamo assolutamente adeguarci a ciò che dice l'Europa». Voi avete fatto dell'Europa il vostro faro, massacrando anche il Nord con tanti provvedimenti che avete preso, e quando ce n'è da prendere uno che va finalmente a tutelare i diritti di tutti i cittadini, vi dimenticate che esiste l'Europa. Questa è ipocrisia.
Questa è pienamente ipocrisia! Non si può rimandare qualcosa che richiama diritti civili fondamentali di ogni singolo cittadino; per lo meno, non lo si può fare in un Paese civile. Decidete voi se questo è o non è un Paese civile.

Quello che davvero interessava alla Lega, quindi, era mettere in difficoltà il governo e far capire a Monti&co che il sostegno di Pd-Pdl non è proprio una fondamenta solida su cui contare. Oltre al fatto di continuare a difendere, agli occhi del proprio elettorato, un tema che li aveva visti sempre in prima linea per anni ed anni a sostegno del leader maximo del partito di coalizione.

Ma non voglio soffermarmi sugli aspetti tecnico-giuridici della questione. Mi interessa altro. E cioè: perchè, secondo l'allegro carrozzone leghista, un magistrato che sbaglia deve essere perseguibile e rispondere personalmente e patrimonialmente per i suoi errori, mentre se a fare errori che, analogamente e pesantemente, incidono sulla vita delle persone è un parlamentare o un esponente di governo questa stessa semplice regoletta non vale più? Leggete cosa è accaduto oggi, a proposito di errori, e qual è stata la candida replica del diretto interessato:

++ IMMIGRAZIONE:ITALIA CONDANNATA PER RESPINGIMENTI LIBIA ++
(ANSA) - STRASBURGO, 23 FEB - La Corte europea dei diritti
umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti
verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24
persone nel 2009, non è stato in particolare rispettato
l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui
trattamenti degradanti e la tortura. (ANSA).
Y5Y-RL
23-FEB-12 10:47

IMMIGRAZIONE:ITALIA CONDANNATA PER RESPINGIMENTI LIBIA (2)
(ANSA) - STRASBURGO, 23 FEB - La corte ha inoltre stabilito
che l'Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive,
oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso
i tribunali italiani.
L'Italia è stata condannata a versare un risarcimento di
15mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, in quanto due
ricorsi non sono stati giudicati ammissibili.
Come ha ricordato nei giorni scorsi il Consiglio Italiano per
i Rifugiati (Cir), Il 6 maggio 2009 a 35 miglia a sud di
Lampedusa, in acque internazionali, le autorita' italiane hanno
intercettato una nave con a bordo circa 200 persone di
nazionalita' somala ed eritrea (tra cui bambini e donne in stato
di gravidanza).
I migranti sono stati trasbordati su imbarcazioni italiane e
riaccompagnati a Tripoli contro la loro volonta', senza essere
prima identificati, ascoltati ne' preventivamente informati
sulla loro effettiva destinazione.
I migranti non hanno avuto alcuna possibilita' di presentare
richiesta di protezione internazionale in Italia. Di questi 200
migranti, 24 persone (11 somali e 13 eritrei) sono state
rintracciate e assistite in Libia dal Cir. E' stato lo stesso
Consiglio ad incaricare gli avvocati Anton Giulio Lana e
Andrea Saccucci dell'Unione forense per la tutela dei diritti
umani di presentare ricorso dinanzi alla Corte europea dei
diritti dell'uomo. (ANSA).
Y5Y-RL/RL
23-FEB-12 11:01

==IMMIGRATI: MARONI,CONDANNA ITALIA? MISURE GIUSTE, RIFAREI TUTTO =
(AGI) - Roma, 23 feb. - "Io sono assolutamente convinto che
tutto sia stato fatto nel rispetto delle norme europee. Quei
provvedimenti hanno salvato moltissime vite che sarebbero state
messe a rischio dai viaggi sui barconi. Sicuramente lo
rifarei". Cosi' l'ex ministro dell'Interno, Roberto Maroni,
commenta la sentenza della Corte di Strasburgo che ha
condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia. (AGI)
Rmg
231313 FEB 12


Non pensate che abbiano inciso profondamente sulla vita di queste (ed altre) persone? Non pensate che una loro chiamata in causa come funzionari dello Stato italiano sia "un esercizio di civiltà, non una questione punitiva"? Non vi sentite di sposare pienamente le parole dell'on. Pini e di gridare ad alta voce "Non si può rimandare qualcosa che richiama diritti civili fondamentali di ogni singolo cittadino; per lo meno, non lo si può fare in un Paese civile".

Avevamo dedicato un post su queste pagine alle assurdamente tronfie parole che sul tema dei respingimenti aveva proferito un altrettanto assurdo ministro Maroni nonchè all'immediato, duro monito del commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa e dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

I leghisti... li conosciamo bene. E ormai non ci stupiscono più.

lunedì 13 febbraio 2012

Neve, fuoco e... lampadine: quando la tv è falsa e farsa!

Ieri sera (ma non solo ieri sera...) in televisione ci sono andati giù pesanti. E il contrasto è stato fortemente stridente. Da una parte, le immagini caratterizzanti di questo febbraio bisestile del 2012: un interminabile rotocalco di neve e ghiaccio, che tutto avvolgeva e molto soffocava; l'ormai familiare rumore dei badili e delle pale che raschiavano cercando si spostare parte di tutto quel bianco; i volti trafelati e sfiduciati di operatori e volontari; il lamento e le preoccupazioni dei più sfortunati; gli occhi colmi di gratitudine di chi aveva ricevuto soccorso o anche soltanto una visita. Era l'Italia sferzata dal maltempo, quella che riempie da giorni pagine e pagine di giornali e i due terzi dei tg. E che, con le sue immancabili polemiche, i racconti di atti più o meno eroici e di ritardi, di inefficienze e aggressioni di lupi, tiene lontani i pensieri e i discorsi di ben altro dramma, quello sì fosco e cupo, quello sì avvolgente e soffocante, come può esserlo l'ombra del disastro economico che incombe su un intero Paese. Per lo più ancora ignaro di ciò che lo attende.

E siamo al contrappunto delle altre immagini, ben diverse, ben lontane dal bianco che aveva riempito lo schermo fino a pochi istanti prima. In esse l'oscurità della notte era squarciata dalla violenza del fuoco, fiamme alte e vigorose si affacciavano dalle finestre di un palazzo, lanciando lingue di fuoco e fumo nero e denso. Ci veniva detto dal conduttore del tg che le immagini erano in diretta da Atene, che il palazzo in questione si trovava alle spalle del Parlamento dove, proprio in quel momento, era in corso il dibattito sulle ennesime misure di austerity da far inghiottire al popolo greco. Misure che sarebbero state votate in nottata... per non finire in bancarotta, per non finire male: fate voi... Ma alcuni si erano incazzati di brutto stavolta, peggio delle altre volte. Erano scesi in piazza decisi a far sentire la propria rabbia e avevano distrutto tutto quello che avevano trovato lungo la loro strada: negozi, banche, auto, fino ad arrivare a dare fuoco ad un palazzo intero.

Ci veniva raccontato dal conduttore del tg che gli incidenti, così come l'incendio, erano stati provocati dai famigerati black bloc. Non capivo e non capisco tuttora: come può lo speaker di un tg dare un giudizio così netto sulla paternità di atti il cui primo frammento di immagini trovava la luce di una diretta tv solo in quel momento. Mi ha ricordato molto ciò che avvenne quel fatidico pomeriggio (in Italia) dell'11 settembre 2001, quando, a tragedia ancora tristemente in atto, conduttori e commentatori di tg di un po' tutto il mondo ci facevano già sapere essere tutta colpa di al Qaeda...

Fatemi capire: se anche qui da noi, nonostante i ripetuti idranti di Napolitano, Monti e leader politici vari, si arrivasse ad una crisi-monstre come quella che sta abbattendosi sul capo del popolo greco, con un'economia reale impossibile da sostenere, salari e pensioni tagliati di brutto, lavoro inesistente e le pressioni di tutto il mondo dei poteri forti addosso... e a qualcuno (o a molti), in virtù di cotanta disperazione, saltassero quei sensori che normalmente regolano l'equilibrato senso civico del "cittadino esemplare", accetteremmo che se ne parlasse come della reazione dei soliti black bloc? E non ci sentiremmo due volte indignati per questo?? Oltre che umiliati, scherniti e cornuti, anche mazziati???

E infine... Cara Enel, che da settimane ci martelli con il tuo spot (innegabilmente bello, da un punto di vista strettamente comunicazionale, per il mix di musica e immagini - detto con grande invidia per i professionisti che l'hanno ideato, ndr), guarda che per scalfire e infrangere la lampadina dei tuoi sogni (attuali e futuri) di azienda grande e solida non servono nè i martelli nè le pietre di cui parla la tua pubblicità: bastano un po' di fiocchi di soffice e candida neve. Parlane tranquillamente (!) con gli abitanti del Basso Lazio...

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