Eppur si muore...

Semplicemente, a un certo punto si spegne tutto. Non l'ho mai provato, ovviamente, ma penso che sia questo ciò che accade quando si muore.

Sul perchè arrivati a un certo momento una o più cose, una o più attività, uno o più meccanismi smettano di funzionare oggi sappiamo un bel po': ce lo hanno insegnato l'esperienza di migliaia di anni di morti e l'evoluzione della scienza e della tecnologia medica. Anche sul come noi uomini abbiamo avuto modo di imparare parecchio grazie sempre ai due maestri di cui sopra, tanto che ora siamo perfettamente in grado di camuffare a nostro piacimento cause e modalità, rendendo verosimile ogni tipo di inganno.

La natura umana e un fastidioso retaggio (anti)culturale dovuto più che altro al condizionamento di vecchie superstizioni (per darsi un tono serio si son fatte chiamare religioni) ci hanno dato indicazioni (!) anche sul dove morire: praticamente lo si può fare dappertutto, per strada, sul campo di battaglia, sul posto di lavoro, in un letto di ospedale, addirittura nel ventre di nostra madre prima ancora di nascere... Dovunque, insomma. Tranne che in un posto: a casa propria e per libera scelta. Quel dove non è ammesso, anzi è addirittura considerato un reato: "perchè la vita non ci appartiene", dicono. E così ci viene insegnato che il colpevole, non potendo essere perseguito dalla giustizia terrena (il perchè è fin troppo evidente), sarà eternamente giudicato e condannato da quella divina. Amen!

Ma cosa succede quando si muore? Su questo non abbiamo certezze. A meno di non voler considerare come tali le migliaia di testimonianze contenute in altrettanti volumi scritti (e venduti) sull'argomento: il tunnel e la luce in fondo ad esso, il recidersi del filo che lega la nostra anima al suo ex-involucro ormai senza vita, la visione dall'alto di tutto ciò che ci circonda compreso noi stessi, il trapasso ad un nuovo livello di coscienza, la rivisitazione veloce di tutti i momenti della vita appena vissuta, fino alla beatitudine o al tormento eterni in caso di collocazione paradisiaca o infernale a seguito di giudizio universale.

Personalmente tendo a propendere più per la modalità vecchia tv anni '60, con il tutto a ridursi a un puntino luminoso che in pochi istanti scompare nel nero che lo circonda. Con buona pace di mille miliardi di battiti cardiaci, momenti vissuti, insegnamenti, umori e sentimenti, pensieri e ragionamenti, azioni e reazioni, bene e male... Clic e buonanotte a tutti!

Sono arrabbiato, non spaventato: perchè su questo non ci sono state date indicazioni utili a prepararci adeguatamente. Moriremo senza conoscere per tempo cosa ci accadrà in quell'istante preciso e (chissà) in quelli immediatamente successivi. Ognuno legato alle proprie convizioni, aggrappato alle proprie speranze, senza sapere esattamente cosa separi l'istante in cui ancora ci siamo da quello in cui non ci siamo più. Almeno non più qui, non più ora, non più su questo livello. Oppure semplicemente, definitivamente non più.

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