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venerdì 2 marzo 2012

Il coraggio delle parole

Cosa lega una bambina degli anni Novanta ad un grande attore e regista della prima parte del Ventesimo secolo? Le parole che ci hanno detto. La paura nei confronti del futuro. La speranza che qualcosa possa cambiare in meglio. La voglia di fare il massimo delle proprie possibilità per dirlo. Il fatto di non spaventarsi di urlare in faccia al mondo la propria verità.

L'una era una ragazzina di appena 12 anni: prese la parola alla Conferenza Onu su ambiente e sviluppo svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 e per sei minuti schiaffeggiò le coscienze presenti in platea con le sue semplici verità. L'altro era un genio del cinema, quando il cinema erano soprattutto idee: e le sue parole di verità le gettò in faccia ad un mondo che stava per precipitare verso l'oscurità.

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Severn Cullis-Suzuki - discorso all'Onu a 12 anni (1992)



[testo]
Buonasera. Sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization). Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me. Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5.000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.
Venendo qui non ho un'agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro. Perdere il mio futuro non è come perdere un'elezione o alcuni punti sul mercato azionario. Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo sul pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono dei buchi nell'ozono, ho paura di respirare l'aria perché non so quali sostanze chimiche contiene.
Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori. E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre. Nella mia vita ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle, e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età, vi preoccupavate di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciononostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far ritornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c'è un deserto. Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d'affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii, e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta cinque miliardi di persone, per la verità, una famiglia di trenta milioni di specie.
E nessuno governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà. Sono solo una bambina ma so e dovremmo tenerci per mano, e agire insieme, come un solo mondo che ha un solo scopo. La mia rabbia non mi acceca, e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.
Nel mio Paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi. Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un pò della nostra ricchezza. In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d'acqua, cibo, case, e abbiamo orologi, biciclette, computer, e televisioni.
La lista potrebbe andare avanti per due giorni. Due giorni fa, qui in Brasile, siamo rimasti scioccati mentre trascorrevamo un pò di tempo con i bambini di strada. Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: "Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore e affetto".
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disposto a condividere, perché noi che abbiamo tutto siamo così avidi? Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa età e che nascere in un paese o in un altro fa ancora una così grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra! A scuola, persino all'asilo, ci insegnate come ci si comporta nel mondo.
Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare? Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché lo state facendo?
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere. I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: "Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio". Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità? Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole. 

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Charlie Chaplin - scena finale dal film "Il grande dittatore" (1940)



[testo]
Mi dispiace. Ma io non voglio fare l'imperatore. No, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
In questo mondo c'è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.
Ma noi lo abbiamo dimenticato.
L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotto a passo d'oca a far le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati.
Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.
E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un'anima!
Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!
Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l'amore altrui.
Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà!
Ricordate,
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

12 commenti:

  1. Marcus...
    Sempre spunti di riflessione mi dai..
    E io non posso che condividere....

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    1. Il fatto è che non ascoltiamo, Debby. Non sappiamo più ascoltare nulla. Né le parole né la verità.

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  2. Bellissime Dominus.
    Per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole...
    Con questa frase passo e chiudo.
    Vicky

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  3. Non è facile Vic, ma dovremmo sforzarci di farlo tutti. Probabilmente la salvezza passa attraverso un grande atto di umiltà.
    ...
    Bello leggerti qui!

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  4. Marcusinoooooo.... Passa a trovarmi.. DEVI partecipare,senza nessun obbligo, ma per te lo è, alla sfida sulle 10 cose che ci fanno stare bene.. e non sognarti di glissare...CHIARO???????

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    1. Agli ordini, Debby! Passo appena posso... ;-)

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  5. Marcus , l'altro giorno ti ho citato in un mio post e non te lo dico,perché tu lasci un obolo da me...ma solo per dirti che ci sono sempre a modo mio e che ti stimo e apprezzo anche per quello che scrivi.

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    1. Lo so, Sere. Credi che non lo sappia? Lo so bene, simpaticamente e affettuosamente. E non è neanche la prima volta, se è per questo...
      E tu sai che è così anche per me. Vero?

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  6. Ti ho conferito un premio, vieni a ritirarlo!!

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    1. Ti ringrazio del pensiero, mia cara Debby. Però sai che non amo le 'catene' digitali, neanche quelle sui blog. Quando apprezzo un sito o un blog o uno scritto di qualcuno non esito a dirglielo pubblicamente, qui da me o sulle sue pagine. E' accaduto con te, diverse volte qui, sul tuo blog e anche su blog di amici comuni. Ricordi?
      Però ti prego: niente 'catene'. Sorry...

      MO' PERO' NON TI INCAZZARE, EHHH?!?!? ;-)

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  7. Si che lo so, infatti non mi offendo se qualcuno latita nel mio blog. Il problema è, che non tutti comprendono.
    L'importante è passare prima o poi. Il tempo? Il tempo è relativo o no?

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    1. L'importante è esserci. E questo tu l'hai capito benissimo da un pezzo!

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