QUESTO BLOG È ESPRESSIONE DEL LIBERO PENSIERO, GARANTITO E TUTELATO DAGLI ARTICOLI 3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E NON INTENDE PROMUOVERE ALCUNA CAMPAGNA DI INCITAMENTO ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA. PERTANTO SI DIFFIDANO LE AUTORITÀ A INTRAPRENDERE AZIONI MIRANTI AL SUO OSCURAMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INGIUSTIFICATE E, PARIMENTI, I LETTORI A FORMULARE COMMENTI CONTRASTANTI CON IL SUO INTENDIMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INDESIDERATI.

giovedì 27 ottobre 2011

ESCLUSIVO/La lettera di Berlusconi all'UE

Sono in attesa di ricevere gli altri post-it con il prosieguo della lettera per pubblicarli!

lunedì 24 ottobre 2011

Mai più questo. Mai più Berlusconi!


Quante volte abbiamo sentito i berluscones replicare piccati a proposito dell'ironia e di ciò che pensano all'estero del nostro Paese: da 'non è vero, sono solo invenzioni', a 'illazioni frutto di una campagna di discredito alimentata dall'opposizione che la diffonde attraverso i suoi giornali'... e altre menate varie.

Ieri, in diretta, siamo stati derisi e umiliati. E non solo dai signori Merkel e Sarkozy, che pure devono guardare al loro orticello, coprire i problemi di casa loro, ritagliarsi un ruolo di primo piano sulla scena internazionale anche a costo di farlo a danno degli altri partner europei. Hanno fatto male, certamente, le loro facce sornione, quei sorrisetti maliziosi e cattivi che hanno introdotto le rispettive risposte su Berlusconi e l'Italia. Ma è stato ancora più doloroso ascoltare sullo sfondo le risate di tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa, risate che hanno accompagnato il reciproco sguardo dei leader di Germania e Francia.

Umiliante, irritante, mediaticamente devastante.

Non voglio più essere deriso per colpa di Berlusconi! Non voglio più che Berlusconi rappresenti l'Italia! Mai più!

giovedì 20 ottobre 2011

Berlusconi, la politica, le televendite e i cogl...

Se la verità ci rende liberi, le televendite ci fanno schiavi. E questo i nostri politici lo sanno bene: primo fra tutti chi di tv campa nutrendoci da una vita. L'antefatto. Il premier incontra i suoi alla Camera e fa il punto della situazione a trecentosessanta gradi: Bankitalia? stiamo provvedendo; morte Gheddafi? sic transit gloria mundi [transit?!? semmai escort, visto il tipo!]; partito? cambiamogli il nome; governo? avanti fino al 2013; mi accusano di tutto, tranne di essere gay; siamo sopra al centrosinistra del 4%; in Russia prendo più applausi di Putin; per sviluppo fatti tanti provvedimenti... Insomma, di tutto e di più.

Con l'occasione, Berlusconi impartisce ai deputati Pdl una lezione di comunicazione: poche, semplici ma precise regole per comunicare in tv.

BERLUSCONI, SO DI AVER MANCATO NELLA COMUNICAZIONE (2)
E PREMIER DETTA A DEPUTATI PDL VADEMECUM COMPORTAMENTO IN TV
   (ANSA) - ROMA, 20 OTT - ''Per esempio la Ravetto e' stata
bravissima l'altra sera in tv da Paragone, ma guardava con
attenzione l'avversario e non scuoteva la testa'', ha proseguito
il premier nella sua improvvisata lezione di comunicazione ai
deputati del Pdl.
   ''Invece dovete prendere le distanze, non dare del tu
altrimenti sembra che date all'avversario confidenza. E
contraddire anche con il linguaggio del corpo, per esempio
scuotendo la testa in segno di diniego''. (ANSA).
     DU-GMB
20-OTT-11 15:18

Quindi, riassumendo, indifferenza totale nei confronti dell'avversario e negare, negare, negare sempre!

Quanto riportato dall'Ansa è pubblicato più o meno con gli stessi termini da tutte le agenzie di stampa, quindi grossi dubbi sul contenuto delle sue affermazioni non dovrebbero esserci... stavolta! Quello che più stupisce nella ordierna lezione di comunicazione (o che non stupisce affatto, trattandosi di una persona che ormai ci ha stupito pressocchè in ogni suo dire e in ogni suo fare) è l'assenza di qualsivoglia insegnamento che non sia in negativo. Cioè nulla riguardo al modo di essere propositivi, nè convincenti; niente di niente su chiarezza di idee, facilità di espressione, uso appropriato delle parole o che so, magari anche dell'ars e della vis retorica. Su tutto ciò il vuoto più totale.
 
Solo un breve elenco di indicazioni su 'come fare per' far capire al telespettatore:
  1. che l'interlocutore di turno è un avversario (a prescindere da cosa dice);
  2. che il modo di essere e di pensare del Pdl è diverso e contrario (a prescindere dal tema in discussione);
  3. che qualsiasi sia il merito delle affermazioni dell'altro comunque esse non rispondono a verità e quindi in ogni caso vanno contraddette;
  4. e soprattutto, il comandamento più grande: non importa il contenuto di quello di cui si discute, quanto il fatto di mostrare il più possibile apertamente la propria contrarietà alle tesi dell'avversario di turno. Per la serie: basta solo questo a convincere il pecoreccio e grossolano popolo della televisione. Che siamo noi...

lunedì 17 ottobre 2011

Scontri di Roma: la solita storia...

Ha vinto un governo che per diversi giorni potrà godere della disattenzione dell'opinione pubblica, impegnata a commentare le immagini di madonnine prese a calci e di crocifissi decapitati; un governo ormai morto da un pezzo nel Paese e agli occhi degli stessi elettori che lo hanno voluto, capace di sopravvivere soltanto fra le mura del Palazzo grazie ad un sistema che ha sapientemente privato il popolo della rappresentatività in Parlamento.

Ha vinto il sistema dei poteri forti, economici e finanziari, contro i quali la manifestazione era stata organizzata, in Italia e nel mondo: di cosa pensate che si parlerà per giorni e giorni nei principali media nazionali e internazionali, posseduti proprio da quei poteri forti? Qualcuno ricorderà mai in nome e per cosa milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza per protestare? Quando si  riparlerà e come si riparlerà di United for global change, viste le immagini degli incendi, delle cariche, degli scontri, del sangue...?

Hanno vinto tutti quei politici che una volta di più possono andare davanti alle telecamere sapendo di poter dire le solite parole stupide e inutili avendo però spianata, stavolta, la strada del facile consenso nell'opinione pubblica. Ora gli 'indignati' sono loro!

Ha vinto chi, per capacità medianiche o per meglio dire mediatiche, ha posato fin da sabato mattina la prima pietra di un'equazione (manifestanti=opposizione politica) il cui risultato sapeva bene di poter passare a riscuotere già sabato sera:

INDIGNADOS: CICCHITTO (PDL), IL PD E' IN LINEA CON I MANIFESTANTI
(AGI) - Roma, 15 ott. - [...] E' evidente il tentativo da parte del Pd di
mettersi in sintonia con la manifestazione di oggi a Roma". (AGI)
Nic
151048 OTT 11

Hanno perso tutti quei padri e madri di famiglia/lavoratori/disoccupati/studenti/professionisti/laureati/precari/e chipiùnehapiùnemetta che, accomunati dalla voglia di far sentire la propria voce contro un sistema politico corrotto e poteri economici-finanziari spregiudicati e dissennati che rischiano di trascinare nell'abisso della crisi tutto e tutti, ora si vedono genericamente e beceramente marchiati come anarchico-insurrezionali, black-bloc, teppisti, squadristi.

Hanno perso tutte quelle persone che si sono ritrovate da un giorno all'altro con l'auto distrutta, gente che magari ne ha bisogno per lavoro o per le ordinarie esigenze della vita quotidiana e che, magari ancora, non ha la possibilità di acquistarne un'altra o di risolvere in altro modo. Altro che madonnine e crocifissi...

Abbiamo perso la faccia, per l'ennesima volta, tutti noi italiani, genericamente bollati dal resto del mondo come maleducati, irrispettosi e corrotti, ciechi e incapaci di liberarsi di un giullare inadeguato, tutti pizza, mafia e mandolino.

Il fatto è che non siamo davvero un gran Paese se non sappiamo dimostrare maturità. Ma più che altro non lo siamo se ogni volta che scendiamo in piazza giovani delinquenti e teste vuote ne approfittano per dedicarsi esclusivamente al saccheggio e alla devastazione; e se la solita fazione di mercenari (prezzolati da mani occulte?) entra in scena unicamente allo scopo di cercare lo scontro fisico e violento con le forze dell'ordine, possibilmente col morto, ottenendo così proprio quell'effetto mediatico di indignazione nell'opinione pubblica per il quale sono stati appositamente assoldati.

Non è la prima volta e nonn sarà l'ultima.

lunedì 10 ottobre 2011

Italia: solo una sana e consapevole incoscienza...

Quanto può tirare a campare un governo che vede i due partiti di maggioranza dividersi continuamente in tema di politica estera, di economia, di legalità e, al tempo stesso, impegnarsi per dimostrare urbi et orbi che tutto ciò non accade, che la coalizione è unita e coesa e che i presunti dissapori sono frutto soltanto di una campagna di stampa messa in piedi artatamente da e con l'opposizione?

Quanto può tirare avanti un governo che suole giustificare il suo operato e le sue condotte affidandosi, come ultima risorsa dialettica, al trito ritornello della volontà popolare che li ha voluti al potere nell'ultima tornata elettorale? Quel che (disgraziatamente!) è (ri)accaduto nelle elezioni di tre anni fa, non autorizza a pensare chi ne ha beneficiato che il mandato degli elettori si cristallizzi nel tempo e nello spazio senza doverne risponderne, tanto più se quelle stesse mani che posero quel voto nell'urna ora agitano esse stesse il pugno contro i loro eletti.

Quanto può andare avanti un governo costruito intorno al culto della personalità (sic!) e al potere economico di un uomo sospettato (prima), indagato (poi) e che fa di tutto per sfuggire alla giustizia del Paese che è chiamato ad amministrare costruendo e disfacendo ad arte leggi e norme che gli regalino l'impunità assoluta?

E quanto può tenere ferma la barra del timone della governabilità un partito di maggioranza relativa all'interno del quale valvassori e valvassini di ogni ordine e grado, fin qui relegati a meri esecutori (servitori?) dei voleri del capo, approfittano ora della sua recente debolezza (mediatica, fisica, di immagine, di potere; fra poco anche giudiziaria?) per mettere in piedi una propria fazione di disperati e transfughi e reclamare a gran voce un nuovo sistema per la scelta della leadership del partito?

Se n'è accorto finalmente pure il segretario del Pdl, Alfano, che fa di tutto per ripetere a destra e a manca che l'opzione di mettere da parte Berlusconi non è assolutamente percorribile. A parte che il fatto che ritenere ciò improponibile non toglie che l'esigenza di andare oltre il nome e la faccia del leader maximo del centrodestra sia una ormai realtà avvertita da tutti: colonnelli, caporali ed elettori stessi. Ma poi Alfano sa bene che morto Sansone, anche il suo prediletto filisteo verrebbe inevitabilmente travolto dalla sua fine: privo di qualsiasi protezione imposta dall'alto e prima di avere il tempo di consolidare una posizione al vertice del partito frutto più del volere del capo che di una libera elezione interna. Ti credo che sia improponibile pensare di mettere da parte il Cavaliere...!

Io non so dove si trovi quel Paese normale al quale tutti prima o poi ricorriamo come punto di riferimento per i nostri paragoni. Specialmente per quelli che hanno a che vedere con la politica. Però mi piacerebbe scoprirlo prima o poi: così, tanto per vedere che effetto fa ritrovarsi in un Paese dove essere orgogliosi di vivere e dove la realtà non debba sembre fare a cazzotti con l'illogicità, l'ingiustizia, l'irrispettosità.

Per non parlare della crisi e dei mostri che sono appena fuori dalla porta... e che ci stanno aspettando al varco.

martedì 4 ottobre 2011

Crisi: Obama se ci sei abbatti il Muro (Street)!

Il vento di ribellione che all'inizio dell'anno ha soffiato forte fra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo è davvero contaggioso. Prima ha spazzato via alcuni dei regimi nordafricani fra i più radicati e conservatori, che da tempo immemore continuavano a garantire ingiusti privilegi verso pochi eletti al potere (e loro famiglie), incuranti del malessere e del disagio crescente del popolo. Poi si è riflesso sulle sponde opposte, quelle europee, secondo il semplice principio che vuole che siano i più poveri a cadere per primi sotto le tempeste della vita. E qui, con folate più o meno rigide, quel vento ha smosso le coscienze di milioni di greci e spagnoli, soprattutto. In maniera diversa, magari; con tonalità diverse, magari. Se non per il grado di presunta civiltà o meglio di responsabilità civile dei popoli, certamente per il differente stato di disperazione sociale dovuto alla crisi presente e per le severe richieste che i rispettivi governi hanno posto loro innanzi allo scopo (o con la scusa) di fronteggiare la crisi futura. Così sono nate le oceaniche manifestazioni dei greci e le occupazioni di piazza dei cosiddetti 'indignados' spagnoli.

Ora il vento della protesta e delle rivendicazioni ha varcato l'Atlantico e, come per milioni di immigrati in più di un secolo di storia, anch'egli è approdato nella Grande Mela per poi diffondersi fra le terre a stelle e strisce. E a New York ha messo radici e tende nella strada più sfacciatamente simbolo (e forse origine) della crisi economica che sta strozzando il mondo intero: Wall Street. Già, perchè dopo essersi scoperti drammaticamente vulnerabili agli effetti del terrorismo più sanguinario (o per meglio dire, a fenomeni da noi meglio conosciuti come stragismo di Stato), dopo aver toccato pesantemente con mano gli effetti della disoccupazione di massa e della recessione vera, dopo essersi improvvisamente visti declassare come meno affidabili dalle agenzie internazionali di rating alla stregua di un qualsiasi Paese europeo o peggio, alla fine gli americani hanno deciso che era arrivata l'ora di spegnere la tv, mettere da parte il sacchetto con hamburger e cocacola e scendere in piazza davvero. Per rivendicare quello che altri prima di loro hanno iniziato ad avvertire venir sempre più meno (scusate il gioco di parole): la libertà. La libertà di godere di quei diritti che, a parole, venivano loro sbandierati davanti e assicurati da tempo; di quella libertà all'autodeterminazione del popolo americano che film e libri propagandano urbi et orbi da una vita come il primo valore garantito a lettere di fuoco nella Carta costituzionale. E invece...

E invece leggiamo dell'iniziativa di protesta di centinaia, forse migliaia di manifestanti del movimento 'Occupy Wall Street' (versione americana degli Indignados comparsi per la prima volta in Spagna) che da tre settimane continuano ad occupare Zuccotti Park, nel distretto finanziario di Manhattan, coi loro materassini, laptop, cartelli e chitarre. Neppure l'arresto in massa di oltre 700 attivisti, sabato scorso, è riuscito a smorzare il loro entusiasmo nè a zittire una voce che urla e punta il dito contro il salvataggio governativo delle banche, il tasso record di disoccupazione, i pignoramenti delle case e l'affermazione dei più basilari diritti civili. Leggiamo sul Corriere della Sera:
Da giorni anche i media piu' progressisti faticano a catalogare un fenomeno che sfugge ad un'unica, preesistente etichetta perche' e' tante cose insieme. Basta ascoltare i loro slogan per capire che questa non e' Woodstock e neppure le marce anti-Vietnam. 'Meditiamo tutti insieme per il cambiamento sociale', un manifestante esorta i dimostranti raccolti in una seduta yoga, mentre uno striscione chiede di rimuovere Andrew Jackson dalla banconota da 20 dollari 'per la sua brutalita' verso i nativi americani'. 'Siamo il 99 per cento del Paese', spiega Rose Perison, disoccupata nonostante un master in Storia, ricordando come 'l'i per cento degli americani detiene piu' ricchezza del restante 99 per cento'. Mare Adier, che prima di lanciare il blog super-indignado The Bloody Crossroads era uno studente di Talmud e Torah in Israele, se la prende col 'capitalismo sfrenato che vige dalla fine degli anni 70', contro 'l'assalto ai sindacati che ha ridotto gli iscritti al 12 per cento della forza lavoro' e contro una nazione 'dove 46 milioni di americani vivono sotto la soglia di poverta' e 45 mila muoiono ogni anno per malattie curabilissime'. 'Il nostro movimento s'ispira a piazza Tahrir e alla primavera araba', spiega il 20enne web designer Tyler Combelic, portavoce dei dimostranti. 'Anche se loro non devono deporre dittatori e non ci sono spari nell'aria, l'uso sapiente di Twitter e degli altri social media e' identico', teorizza il columnist Nicholas Kristof, stupefatto dalla straordinaria organizzazione di Zuccotti Park, suddivisa tra area ricevimento, zona per i media (immortalata da Michael Moore, Susan Sarandon, Cornell West e Roseanne Barr), clinica, libreria e ristorante dove arrivano pizze e panini ('OccuPie Special') pagati con la carta di credito dai sostenitori in tutto il mondo.
Un mare di uomini e donne, giovani e non più giovani, appartenenti a categorie sociali che hanno costituito il propulsore che ha spalancato ad Obama le porte della Casa Bianca, anche lui, a suo tempo, trascinato da un vento che soffiava forte tutta la sua voglia di cambiamento. Quell'Obama che, già da presidente, si riferiva al nascente fenomeno della Primavera nordafricana con parole di trasudante entusiasmo e, al contempo, di ferma condanna contro quei regimi che stavano facendo di tutto, compreso l'uso della violenza, per tentare di impedirne l'esplosione:
''Diciamolo con chiarezza: gli Stati Uniti stanno accanto al popolo della Tunisia e appoggiano le aspirazioni democratiche di tutti i Paesi''. Cosi' Obama davanti al Congresso. Oggi le ''congratulazioni'' del presidente ai tunisini le ha riferite di persona il suo inviato a Tunisi Jeffrei Feltman. Ma non solo. ''Sono qui per portare le congratulazioni al popolo tunisino'', ha detto. ''Gli Stati Uniti sono con il popolo tunisino'', ha ribadito, confermando poi il giudizio positivo per ''i passi fatti dal governo di unita' nazionale'' nell'ottica di un processo che porti alle elezioni all'insegna ''dell'inclusione, libera e giusta''. Pero' le notizie dall'Egitto sollecitano lo sguardo a tutta la regione e allora il messaggio del diplomatico e' chiaro: ''Mi aspetto che i governi del mondo, guardando alla Tunisia, si rendano conto che i giovani e la societa' civile sono parte della soluzione'', ha detto, ''le restrizioni cui era sottoposta la societa' civile in Tunisia erano davvero pesanti'' e, sebbene ''esiti nel tracciare similitudini - ha continuato - sono diversi i Paesi che hanno in comune le stesse sfide''. [Ansa, 26/01/2011]

Il presidente ha ricordato di essersi espresso per la democrazia nel mondo arabo già due anni fa: "Ero al Cairo appena dopo essere stato eletto presidente, e ho detto che tutti i governi devono mantenere il potere per consenso, non per coercizione". [TMNews, 29/01/2011]

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha espresso parole di condanna nei confronti delle repressioni violente contro le manifestazioni anti-governative che si stanno allargando a macchia d'olio nei paesi del Medio Oriente e del Nordafrica. ''Sono profondamente preoccupato dalle notizie delle violenze in Bahrein, Libia e Yemen'', ha scritto Obama in un comunicato. ''Gli Stati Uniti condannano l'uso della violenza da parte dei governi nei confronti dei pacifici manifestanti di questi paesi''. [Asca, 18/02/2011]
Quello stesso Obama che nel giorno dell'insediamento come 44mo presidente degli Stati Uniti (20/01/2009) non esitava a dire:
"La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo".
Mr. President, per favore, lasci che l'ipocrisia e il politichese abbondino sulla bocca dei politici italiani. E dia sostanza alle parole scandite nel corso della sua cavalcata elettorale ascoltando la voce del suo popolo: quelle urla che nascono dal disagio reale, dalla disperazione, dal disconoscimento di quei diritti civili di cui l'America si è fatta tronfia nell'era contemporanea davanti a tutto il mondo. Non si confonda, Mr. President: è necessaria una svolta. La dia lei. Non possiamo mica aspettare Nembo Kid...

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