QUESTO BLOG È ESPRESSIONE DEL LIBERO PENSIERO, GARANTITO E TUTELATO DAGLI ARTICOLI 3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E NON INTENDE PROMUOVERE ALCUNA CAMPAGNA DI INCITAMENTO ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA. PERTANTO SI DIFFIDANO LE AUTORITÀ A INTRAPRENDERE AZIONI MIRANTI AL SUO OSCURAMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INGIUSTIFICATE E, PARIMENTI, I LETTORI A FORMULARE COMMENTI CONTRASTANTI CON IL SUO INTENDIMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INDESIDERATI.

martedì 29 marzo 2011

Con quale coraggio...!!!

Ipse dixit! Mi sono preso la briga di evidenziare le parti davvero... coraggiose!

ZCZC AGI0116 3 POL 0 R01 / MEDIATRADE: BERLUSCONI,PROCURA SPESO 20 MLN EURO PER ACCUSE FALSE = (AGI) - Roma, 29 mar. - "Le accuse sono cosi' false che c'e' da chiedersi con quale coraggio la procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra tra consulenze, rogatorie e atti processuali qualcosa come una ventina di milioni di euro tolte dalle tasche dei contribuenti". Lo dice Silvio Berlusconi riferendosi al processo Mediatrade, in un messaggio audio. (AGI) Mgm 291114 MAR 11


ZCZC AGI0165 3 POL 0 R01 / MEDIATRADE: BERLUSCONI,PROCURA SPESO 20 MLN EURO PER ACCUSE FALSE (2)= (AGI) - Roma, 29 mar. - "L'accusa della Procura - dice Berlusconi nel messaggio ai Promotori delle Liberta' - e' che io, in qualita' di socio occulto, non dichiarato, di un imprenditore americano che vendeva a Mediaset film e telefilm della Paramount, avrei diviso con lui gli utili di quelle vendite". "L'accusa e' totalmente falsa - continua - e i miei avvocati lo hanno provato. Cosi' falsa, che c'e' da chiedersi con quale coraggio la Procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra - tra consulenze, rogatorie e atti processuali - qualcosa come una ventina di milioni di Euro tolti dalle tasche dei contribuenti". Dopo aver negato qualsiasi rapporto con l'imprenditore italo americano Frank Agrama, Berlusconi aggiunge che "alcuni magistrati hanno aperto e trascinato per anni contro di me un inverosimile procedimento fondato sul nulla. Se fossero stati obiettivi, questo procedimento sarebbe finito prima ancora di iniziare, con grande risparmio di tempo per loro e per me e di denaro per tutti i cittadini. Una soltanto delle tante consulenze contabili ordinate dai PM e' costata ai contribuenti quasi 3 milioni di euro". Secondo il presidente del Consiglio "le assurdita' non finiscono qui. Anche un bambino e' in grado di capire che io non avrei mai avuto interesse a pagare tangenti ai miei stessi dirigenti per agevolare Agrama. Mi sarebbe bastata una telefonata per ottenere dai miei sottoposti l'acquisto di quei film e di quei telefilm senza che Agrama dovesse pagare alcuna tangente, che secondo l'accusa per meta' sarebbe stata mia". "E poi quale imprenditore - chiede ancora Berlusconi nella sua 'memoria difensiva' - avrebbe mai mantenuto come responsabili del suo Ufficio acquisti (che acquistava diritti per quasi un miliardo di dollari l'anno) dei dirigenti corrotti che facevano la cresta sugli acquisti a danno dell'azienda? Nessun imprenditore con la testa sulle spalle - conclude - avrebbe mai tollerato per piu' di un minuto la permanenza di tali personaggi nella sua azienda". (AGI) Mgm 291203 MAR 11



Un po' come chiedersi: quale capo di governo farebbe le corna in occasione di una foto ufficiale ad un vertice di capi di governo? quale capo di governo telefonerebbe ad un questore notte tempo e, spacciandola per la nipote di un capo di stato, chiederebbe cortesemente il rilascio di una giovane prostituta fermata per furto? quale capo di governo prenderebbe a male parole i magistrati che indagano su di lui e, contemporaneamente, canterebbe urbi et orbi le lodi di una stagione antimafia senza precedenti condotta grazie all'opera di forze dell'ordine e magistratura, appunto? quale capo di governo chiederebbe la testa di un suo ministro scoperto a farsi pagare una casa, vista Colosseo, a sua insaputa? quale capo di governo difenderebbe a spada tratta un sottosegretario del proprio governo di cui si chiede l'arresto per rapporti con la camorra e nominerebbe ministro un indagato per rapporti con la mafia? quale capo di governo, parlando di prospettive di crisi economica, indicherebbe alle giovani donne italiane di sposare un milionario come soluzione ideale? quale capo di governo potrebbe sostenere che raccontare in tv, sui libri e al cinema le nefandezze della mafia significhi danneggiare l'immagine dell'Italia nel mondo? quale capo di governo...


Chi volesse aggiungere un suo "quale capo di governo..." può tranquillamente farlo nei commenti.

lunedì 21 marzo 2011

Tu spari : io muoio = io sparo : tu muori



War never changes. Si tratti di ragioni (pseudo)umanitarie, di interventi sotto l'egida delle Nazioni Unite, di detronizzare un despota sanguinario, di rispondere a un bombardamento con un bombardamento, di fare del puro o neo colonialismo a fini petroliferi od operazioni militari preventive per imporre il proprio ruolo di sceriffi del mondo... Qualsiasi siano le ragioni, la guerra guerra non cambia mai. C'è sempre qualcuno che spara e qualcun altro che muore. E che questo sia l'aspetto peggiore, il minimo comune multiplo a cui può essere sempplificato qualsiasi atto belligerante della storia umana, è un dato di fatto.

Così come, al contrario, é innegabile che si tratti anche dell'aspetto meno significativo quando quella storia viene raccontata, studiata e tramandata. Ecco forse il punto: war never changes, ma l'uomo sembra incapace di far suo il semplice ma terribile concetto per cui alla fine di una traiettoria o della corsa di un'arma stessa c'è un corpo che si squarcia, una vita che si interrompe improvvisamente, un padre che non giocherà più con i suoi figli, un figlio che non rivedrà mai più sua madre, un uomo che non abbraccerà più la sua donna.

L'uomo è stupido. E lo dimostra soprattutto quando pensa a se stesso come a qualcos'altro da sé, quando non si accorge che chi ha di fronte non è affatto diverso da lui. L'uomo è stupido perchè non sa distinguere una soluzione da un colpo di pistola.

I morti diventano una cifra approssimativa a corredo dei capitoli di storia scritta sui libri. E non ci riesce di capire che dietro ogni zero che compone quelle cifre arrotondate c'erano tante singole vite, tanti singoli miracoli. Miracoli della natura o di un dio, fate voi.

Quello che viene sempre ricordato delle guerre sono le loro ragioni, o meglio quelle che vengono raccontate come tali. Sono le conseguenze sull'assetto geopolitico di quella data zona del mondo. Sono i nomi di leader senza scrupoli che fregiano col loro marchio questa o quella conquista. Sono le industrie belliche, le banche del mondo, gli speculatori delle multinazionali delle fonti energetiche, gente (gente, sic!) alla quale non apparterrà mai alcuna crisi economica, perché sono essi stessi coloro che creano le crisi, essi stessi che le risolvono.

Forse tutto questo dovrebbe cambiare...

Forse l'uomo dovrebbe cambiare... Ma chi glielo può far capire?

lunedì 14 marzo 2011

Giustizia: il governo 'ingroia' il rospo del C-day


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ANSA/ COSTITUZIONE: 100 CITTA' IN PIAZZA PER DIFENDERLA
MOBILITATI ANCHE STUDENTI PER DIFESA SCUOLA PUBBLICA
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Letture di articoli della Carta, cortei, sventolio di bandiere tricolori, flash mob, bambini con orecchie d'asino, canti: e' il C-day, la mobilitazione "A difesa della Costituzione, se non ora quando?", che oggi ha pacificamente invaso le piazze di cento citta' italiane con presidi anche all'estero. Un milione secondo gli organizzatori, 43mila secondo le Questure, le persone che hanno manifestato. E a Roma, dal palco di piazza del Popolo il procuratore aggiunto Antonino Ingroia ha definito "controriforma" quella della giustizia, attirandosi le critiche del Pdl.
Ingroia ha sottolineato l'importanza di una presenza in piazza "cosi' massiccia e impressionante" e riferendosi alla riforma voluta dal governo ha aggiunto: "se dovesse passare, avremmo uno stato di diritto azzoppato, sfigurato nei suoi principi fondamentali cosi' come disegnati dai padri costituenti. Cio' che e' veramente in gioco e' l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, che non sarebbe garantita nel momento in cui il potere giudiziario venisse schiacciato da quello politico". Nessun commento alla sortita del magistrato da parte del premier Silvio Berlusconi, ma e' eloquente l'attacco che e' partito da esponenti politici a lui piu' vicini: da Fabrizio Cicchitto che ha parlato di "appropriazioni indebite" del giorno della Costituzione a Jole Santelli, secondo la quale "se Ingroia voleva porgere un esempio evidente del perche'‚ molti temono una magistratura politicizzata e di parte, temo che stasera l'abbia fatto". Nelle piazze italiane molti esponenti dell'opposizione, da Pierluigi Bersani ad Antonio Di Pietro, da Anna Finocchiaro a Nichi Vendola, da Giuseppe Fioroni a Fabio Granata. E proprio contro la presenza dell'ex ministro dell'istruzione Fioroni e del parlamentare del Fli Granata si sono scagliati gli studenti, criticandoli per "non essersi mai attivati per difendere l'istruzione pubblica".
A Roma i ragazzi hanno sfilato dall'universita' "La Sapienza" fino a piazza del Popolo, dove hanno contestato l'iniziativa, sostenendo che molti degli interventi non hanno difeso la scuola e l'universita', e poi si sono diretti verso il lungotevere che e' rimasto bloccato. In un'altra zona della citta', in via Ostiense, un gruppo di studenti ha tirato petardi tra le auto e contro una sede della Croce Rossa, imbrattando muri e versando secchi di vernice rossa in terra. A fine giornata, la Questura di Roma ha reso noto che 32 persone saranno denunciate. La manifestazione a piazza del Popolo - la stessa della mobilitazione per la dignita' delle donne del 13 febbraio - si e' conclusa intorno alle 19 al grido di "E' viva la Costituzione" e con l'inno di Mameli cantato da migliaia di persone.
Il corteo era partito da piazza della Repubblica dietro una maxibandiera tricolore lunga 60 metri: una enorme onda verde, bianca e rossa si e' snodata per le strade della capitale. Non sono mancati i "cartelli umani", uomini e donne sandwich ognuno dei quali ha "adottato" un articolo della Carta. E c'erano anche una ventina di bambini con orecchie d'asino in cartone per protesta contro i tagli alla scuola. In una piazza stracolma, la folla ha osservato un minuto di silenzio per le vittime del terremoto in Giappone. Molti gli artisti che sono intervenuti, e tra loro Giulio Scarpati, che ha annunciato uno sciopero generale della cultura entro la fine del mese. Tante le citta' coinvolte nella protesta. A Milano, il premio Nobel Dario Fo ha ironizzato sul "cerottone" con cui il premier e' stato visto dopo la sua operazione al viso. A Bologna, hanno sfilato in diecimila senza bandiere di partito e tutti a sostegno della scuola. A Firenze, piazza della Signoria e' stata invasa da oltre 8 mila persone con bandiere tricolori e cartelli a difesa della scuola pubblica, oltre a richieste di dimissioni di Berlusconi. A Napoli in centinaia hanno manifestato a piazza Plebiscito mentre a Posillipo un gruppo di persone si e' tuffato in mare al grido di "Viva l'Italia". A Genova sono stati distribuiti panini con dentro, al posto del prosciutto, poesie. A Torino e' scesa in piazza anche l'orchestra del Teatro Regio, che ha suonato l'inno di Mameli per i circa duemila manifestanti in piazza Castello. A Padova, duemila persone in corteo e flash mob degli studenti medi. A Trieste, 300 persone in piazza con elmetti bianchi "di salvaguardia". Manifestazioni anche in Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Puglia.
(ANSA).
AB12-MAR-11 20:39


Alla manifestazione di sabato scorso in difesa della Carta fondamentale, quel C-day che ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di cittadini in tutta Italia e qualche migliaio anche in alcune capitali mondiali, si è parlato di riforme. Quella della scuola e quella, costituzionale, della giustizia.

Su quest'ultima, in particolare, si è soffermato un esperto, Antonio Ingroia. Magistrato, procuratore aggiunto a Palermo, lui è uno di quelli che quando viene arrestato un latitante di mafia o si fa una retata di boss e affiliati viene elogiato con tanto di comunicati ufficiali; ma se mette il naso nei rapporti mafia-politica diventa parte di una "metastasi" contro il premier o le istituzioni del Paese. Figuriamoci se si permette di mettere bocca sulle riforme che riguardano un settore a lui avulso (sic!) come quello della giustizia!

Mi sembrava giusto ricordare i cinque minuti circa del suo intervento a Roma.

mercoledì 2 marzo 2011

L'ultima scena. E quel che resta dopo.

Quando un libro finisce, così come quando finisce un film, avviene sempre qualcosa di straordinario. Secondo me, accade a tutti. In diversa misura, magari, ma capita a tutti. Poi c'è chi si lascia semplicemente sfiorare da un pensiero che passa, carezza la mente e si allontana, e chi, come il sottoscritto, da quel pensiero si lascia sedurre e portare via, verso un mondo fatto di riflessioni fantastiche e di semplice irrazionalità.

Di cosa sto parlando? E' presto detto: sto parlando di vita e di esistenze, ma anche dei respiri, delle emozioni e delle storie dei personaggi che fino a quel momento hanno interpretato e dato vita al romanzo o al racconto cinematografico che abbiamo appena finito di leggere o di vedere. Che fine fanno tutti quegli uomini, quelle donne, quegli eroi ma anche quelle comparse che si sono affacciate sul palcoscenico della nostra vita nel momento in cui abbiamo sfogliato l'ultima pagina della storia nella quale hanno svolto, ciascuno per la sua parte, il proprio ruolo? Che fine fanno quando l'ultimo fotogramma dell'ultima scena si oscura per lasciare spazio al rullo dei titoli di coda e alle note finali della soundtrack?

Sono abituato a sentirmi fare questa domanda quasi sempre: alla fine del libro che ho tenuto in mano per giorni e giorni, ancora circonfuso dal profumo della sua storia, dalle emozioni che il suo creatore voleva smuovere e da quelle che la sua lettura ha saputo suscitare in me. E lo stesso vale per i film. Anzi, il pensiero di dedicare questo post a questa domanda ricorrente è nato proprio dalla visione della scena finale di un titolo da pochi giorni sul grande schermo. C'è questa donna, la protagonista della storia, di cui nel film si raccontano le vicende da bambina, che si allontana andando incontro all'orizzonte. L'inquadratura è ferma, netta e suggestiva nella sua semplicità: per metà cielo, chiaro e riverberato come può esserlo solo un cielo controluce; per metà verde, il verde della sommità di una collina che si staglia verso l'azzurro. Al centro, la silhouette nera di questa donna, decisa nel passo così come l'abbiamo vista determinata per tutta la storia, che si dirige verso l'orizzonte: una figura scura che si rimpicciolisce sempre di più man mano che si allontana da noi, fino a confondersi con l'orizzonte e a sparire in esso. Fine. Nero. Titoli di coda.

Ora è chiaro l'intendimento di chi ha voluto raccontare in tal modo questo finale (e si tratta di una coppia che ha firmato grandi capolavori, potete fidarvi!): la cinepresa, ferma nella sua inquadratura, non segue più la donna come ha fatto per tutto il film, la lascia al suo futuro, un domani che possiamo immaginare coerente con il suo carattere e con le sue gesta, fino al termine dei suoi giorni. Ed è solo a questo punto che nasce spontanea la domanda fatale: che fine fa quella donna, quella storia, quella vita che ha palpitato davanti ai nostri occhi per quasi due ore e che muove quei passi che vediamo allontanarsi nell'ultima scena? Quale sarà il suo epilogo e come arriverà ad esso, già a partire dall'istante successivo in cui la cinepresa ha smesso di testimoniare la sua vicenda? Aveva un vissuto prima che l'obiettivo la inquadrasse, l'ha avuto per tutto il tempo del film e l'abbiamo visto con i nostri occhi, deve continuare ad averlo anche dopo.

Non può che essere così! La domanda è: dove? In quale spazio? In quale universo parallelo-tempo ultradimensionale-mondo fantastico continua a vivere quella donna e la sua storia? Riflessioni da pazzi, penserete in molti... Forse. Il bello è che non mi interessa neanche di conoscere la risposta a questo interrogativo. Mi soddisfa il fatto di essermelo posto: non so, forse solo per rispetto di tutti i protagonisti incontrati fin qui nei tanti romanzi letti o nei tantissimi film visti. Incontrati, conosciuti e poi inesorabilmente abbandonati al loro destino non raccontato da alcuno.

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