In poco più di un secolo abbiamo saputo far più danni di quanto l'usura del normale processo entropico abbia fatto al pianeta in tutte le ere che sono seguite a quella glaciale. E non c'entra la tecnologia: quella è un bene, la possiamo usare male ma dipende da noi.
Non abbiamo saputo vivere una vita all'altezza del luogo che ci ospita, sempre alle prese con guerre e odio, con le lotte per la sopraffazione e la logica del predominio, sempre a saziare gli appetiti del nostro egoismo. E quando non abbiamo trovato nella materia di che sfamare la nostra sconfinata avidità, abbiamo creato bramosie impalpabili verso le quali indirizzare la nostra deleteria e annoiata insanità. E a queste abbiamo sciaguratamente consacrato le nostre vite.
Abbiamo creato dio, decidendo di farci guidare dalla superstizione, rinunciando al fare in nome del credere, arrivando a plasmare le nostre e le altrui vite, perfino a uccidere per compiacere l'aria fritta... La mia aria fritta, che è migliore della tua, anzi è l'unica che c'è.
Siamo stati capaci di rovinare la vita di milioni, di miliardi di persone mettendo sul trono astrazioni appositamente create per questo: abbiamo inventato l'economia e abbiamo permesso che il sostentamento prima e il benessere poi passassero attraverso l'impalpabile possesso del virtuale e del superfluo piuttosto che nel pasto quotidiano, ricco e saporito quanto vogliamo, ma almeno assicurato a tutti. Abbiamo sostituito lo scambio di merci e cibo con lo scambio di cose virtuali, inconsistenti e senza un valore intrinseco: abbiamo indorato un concetto, lo abbiamo chiamato denaro e infine lo abbiamo adorato.
Arriverà il momento di pagare il conto. Certo non tutti sono stati così, non tutto è stato male; ma tutti siamo colpevoli. Chi più chi meno, abbiamo tutti partecipato a questa fiera, anche non guardando, anche accettando. Non invochiamo pietà.

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