Racconto breve: LA MINACCIA VERDE - © di Marcus

Salgo sul solito scompartimento del solito treno della sera. La direzione è quella di casa e fuori le tenebre hanno ormai la meglio sugli ultimi tentativi di resistenza del giorno. Mi siedo al solito posto: di fronte a me, in diagonale rispetto al mio sedile, una busta di plastica verde. Una come tante, di quelle che danno nei negozi di scarpe, capiente giusto giusto per la misura della scatola. E infatti, al suo interno, si intravede la rigida, cartonosa presenza di quella che sembra essere proprio una scatola di scarpe.

E' messa un po' per sbieco rispetto al sedile, leggermente inclinata, quasi appoggiata allo schienale di tessuto azzurro. Mi guardo intorno per capire se possa appartenere a qualcuno seduto nella quaterna di posti che il corridoio centrale separa dalla mia. Niente. Mi viene da pensare che da un momento all'altro arriverà qualcuno trafelato a riprendere la busta dimenticata. Niente. Cerco un sorriso accondiscendente che, sollevando le palpebre al cielo, mi spieghi muto che il solito furbo sta occupando un posto per l'amico o l'amica che salirà a bordo in una delle stazioni successive. Niente.

Il tempo passa e la busta continua a rimanere lì. Orfana o dimenticata, chissà. Ma ancora lì. Il treno fa una nuova fermata: sale altra gente e una signora, in cerca di un posto libero, fa per fermarsi. Guarda la busta verde e poi, dopo una breve esitazione, decide di non fidarsi e tira diritto. Poco dopo, un'altra donna, dagli inconfondibili tratti stranieri, si sofferma vicino al sedile affianco alla busta verde. Il posto è libero, il treno è affollato e lei non ha alcuna intenzione di fare il viaggio in piedi. Quindi si siede. Una nuova, rapida occhiata alla busta verde, una altrettanto veloce a me e poi, di fronte alla mia mancata assunzione di paternità, il suo sguardo si sposta sul paesaggio oltre il finestrino. Non c'è molto interesse in lei per quell'oggetto che più di qualche premura e un po' di ansia ha già creato fra alcuni passeggeri per il solo fatto di essere stato... lasciato?... dimenticato?... là.

Sarà che da sempre viviamo di paure di cui il più delle volte non siamo consapevoli e che nella maggior parte dei casi, dopo essersi avidamente nutrite di noi, si rivelano del tutto ingiustificate. Sarà che negli ultimi tempi ci hanno fatto un gran bel lavaggio del cervello col rischio terrorismo, attentati, bombe e sanguinolenze del genere. Sarà che qualche rischio di questi si è poi trasformato (ahinoi) in una devastante realtà... Sia come sia, quella inquietante cosa verde è ancora lì, apparentemente inerte, su quel sedile.

Il treno ha ormai fatto altre due o tre fermate e nessuno l'ha rivendicata o è tornata a prenderla. E nonostante il suo colore verde, non è cosa che riesca a incutere speranza. L'insinuante idea che possa anche trattarsi di un ordigno (non hanno fatto fuori Osama bin Laden giusto la scorsa settimana?) bussa con sempre maggiore insistenza e si fa più pressante, nonostante le massicce dosi di "ma dai..." e di "ma va là..." pompate per l'occasione da un istinto di razionalità fin qui accuratamente coltivato per anni e anni. Solo la donna dai tratti stranieri vicino a me sembra non essere in preda a timori o pensieri di questo tipo. Eppure anche lei ogni tanto si volta e, rapidamente, getta un'occhiata furtiva alla busta verde per poi tornare a contemplare il paesaggio oltre il finestrino.

Il tempo continua a scorrere e con lui corrono anche i pensieri: le redini sono state sciolte ormai e loro fuggono via, verso congetture lontanissime. Si affacciano così idee poco chiare, oltre che poco plausibili ("ora mi alzo e cambio carrozza, ma a che serve se l'esplosione sarebbe così devastante da far deragliare tutto il treno in corsa..."), pensieri assurdi ("chissà cosa si prova a venire trafitti da una scheggia metallica che, lanciata come un proiettile, ti trapassa tracimando e frullando carni ed ossa...") o al limite della follia ("ragazza, perchè non ti siedi vicino a me? ti fa paura forse la busta verde? non ti fidi a stare vicino a qualcosa che non conosci? ma non capisci che quando questa bomba esploderà farà a pezzi tutti quanti? e che la cosa non riguarderà solo me? povera piccola ingenua, guarda che le bombe non guardano in faccia a nessuno... non ci sono raccomandati qui!"). E via di questo passo.

Si va avanti così per una buona mezz'ora, un enorme lasso di tempo in cui un gruppo di uomini e donne del terzo millennio si trovano a dover fronteggiare una situazione di evidente disagio dovuta ad un oggetto da loro ben conosciuto nella vita quotidiana, ma lì, in quel vagone, così tanto minaccioso... Poi, improvvisamente, ma anche con quella assoluta naturalezza con la quale sovente si sciolgono davanti ai nostri occhi attoniti i nodi più intricati e le tensioni più grevi, dissipando in un attimo tutti i dubbi e i pensieri più foschi e le riscostruzioni più ardite che la mente possa aver richiamato da chissà quali oscure e ancestrali profondità dell'incoscio umano... ecco la donna dai tratti palesemente stranieri che si alza, raccogliendo in un unico, spontaneo quanto insignificante gesto la sua borsa nera e la busta verde. Eccola che ha già voltato le spalle a tutto e tutti. Eccola imboccare il corridoio fra i sedili e dirigersi verso le porte del vagone che, magicamente, si schiudono al suo passaggio. Eccola scendere dal treno alla sua destinazione, stringendo a sè, ben salda, la busta verde, per nulla intimorita dal suo misterioso contenuto. Eccola imboccare veloce i primi gradini del sottopassaggio: a ben vedere, c'è un sorriso disegnato sul suo volto...

Commenti

  1. Gianluigi19/5/11 20:00

    brutto pezzo di biip, grandissima testa di biiiip, gran fjo de biiiiiiip, a cornbiiiiiiiiip....MA CHE CAZZO C'ERA DENTRO LA BUSTAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!! ;)

    RispondiElimina
  2. Per Gianluigi:
    E che importanza ha...???

    RispondiElimina
  3. Gianluigi19/5/11 20:10

    brutto pezzo di biip, grandissima testa di biiiip, gran fjo de biiiiiiip, a cornbiiiiiiiiip...E' ESSENZIALEEEEEEE!!!! ah ah ah ah

    RispondiElimina
  4. Sei un uomo molto molto malato.......
    Certamente qualcuno ti toglierà l'uso della scrittura, prima che ti rinchiudano definitivamente...

    RispondiElimina
  5. Per Anonimo:
    Tu invece sei molto molto anonimo. E proprio per questo ti sei rinchiuso (definitivamente) da solo...

    RispondiElimina
  6. Io son d'accordo con Giangi, non sulle offese rivolte alla tua persona..ma almeno capire che caspita c'era in quella busta..
    mi sembra sì ESSENZIALE..
    via, fai un seguito a sto racconto e deliziaci....
    Comunque ti ripeto...MAI PENSATO A SCRIVERE UN LIBRO????????????????

    RispondiElimina
  7. ora torno io perchè non si offende l'amico mio
    testa di anonimo che non sei altro !!!!!
    e non voglio essere scurrile ò!!!!

    RispondiElimina
  8. Per Debora:
    L'idea era quella di raccontare una delle nostre possibili paure quotidiane e il differente modo che hanno le persone di affrontare una situazione incognita: che dentro la busta verde ci fossero realmente un paio di scarpe o chissà cos'altro o fosse vuota è un dettaglio che non mi pare cambi il senso della storia.

    Comunque, non credo che andrò mai oltre la scrittura di racconti brevi. E non credo che siano all'altezza di un libro. Detto con tutta la modestia del mondo...

    Un bacio, Debby

    RispondiElimina
  9. Per Marianna:
    Ahahahahahah!!! Testa di anonimo è bellissimo!!! No, nessuna offesa, Mari... Però tu sei stata fortissima! Ti chiamerò se ho bisogno di menar le... parole!

    Un bacio!

    RispondiElimina
  10. Gianluigi24/5/11 19:44

    comunque per la precisione. penso che non si debba sapere cosa c'è dentro la busta. E' nello stile di Marco e dei suoi racconti. E poi Edgar era un maestro in tal senso... il mio era solo un gioco, proprio per sottolineare la bravura nel far restare il lettore appeso ocn la curiosità di sapere anche se non necessario al sennso della storia. ;)

    RispondiElimina
  11. Ho letto ora ....ma questa tizia doveva sapere il contenuto della busta ...pure te che te sei fatto un film dentro sti brutti treni che coraggio che hai avuto , pure Bin c'hai messo in mezzo ...mazza aò !!!!!

    RispondiElimina
  12. Per Gianluigi:
    ...e nel citare il grande Edgar stai continuando, giustamente, a giocare. Dai Gianlu, non scherziamo con gli accostamenti... ;)

    RispondiElimina
  13. Per Debora:
    Grazie ancora per le parole della tua mail!

    RispondiElimina
  14. Per Marianna:
    Pernsa, Mari, che ci viaggio tutti i giorni su quel brutto treno. Da diaciannove anni...! Questo è vero coraggio!!!

    RispondiElimina
  15. ho comincia a viaggiare co sti treni quando avevo 14 anni vedi un pò non ti faccio il conto perchè so tanti ...sappi che erano quelli vecchi che da ottavia a balduina ci impiegavo 30 minuti vedi tu !!!!

    RispondiElimina
  16. ps segreto ora svelato : dentro il treno scrivo poesie ...mi ispira !

    RispondiElimina
  17. Per Marianna:
    Sai quante volte avremo preso insieme quel treno senza saperlo... Potrebbe essere davvero lo spunto per un racconto breve. Chissà magari un giorno ci riconosceremo: tu mentre scrivi poesie, io mentre scrivo racconti...!

    RispondiElimina
  18. Comunque è anche un circolo di tennis lì , infatti in quel posto faccio il mio ricevimento di nozze spero col cuor di vederti e riuscire a riconoscerti magari quel giorno , perchè mi verrai a fare gli auguri vero????

    RispondiElimina

Posta un commento