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giovedì 25 marzo 2010

Elezioni: mandare Berlusconi in minoranza? Si può!

Per come si sono messe ormai le cose, questo fine settimana al popolo della sinistra e a quello che comunque non ha intenzione di votare per Berlusconi & i suoi derivati converrebbe davvero andare al mare. O in montagna o fuori porta o al lago (dove, fra l'altro, si fa l'amore in tutti i modi e in tutti i luoghi). Insomma, dovunque fuorchè al seggio elettorale.

Per dirla alla maniera di Nanni Moretti: a me, popolo dei non votanti per Berlusconi, mi si noterebbe di più se andassi a votare i partiti e le liste di sinistra, di centro sinistra o di centro, contribuendo alla scontata materializzazione di una serie di percentuali poco significative rispetto a quelle che attualmente è in grado di fare il Pdl? Oppure mi farei notare di più se non andassi affatto a votare (affatto non vuol dire un po' e po': vuol dire AFFATTO!), mettendo insieme in tal modo un 'partito' con una percentuale da maggioranza assoluta?

A quanto possono arrivare Pdl (e liste collegate) e Lega? Per quanto possano fare non vanno al di là del 50%: non ci sono arrivati alle ultime due elezioni e, nonostante non abbiano rivali, non mi sembra possano esserci le condizioni per un risultato del genere. Ebbene, vuoi mettere che segnale di forza e compattezza formidabile sarebbe per Berlusconi se di fronte ai suoi numeri e alle sue percentuali ci fosse un bello zero assoluto?

Come lo spieghi poi agli italiani il tuo successo elettorale quando ti viene esibito un enorme, gigantesco rifiuto del genere da parte di più della metà di loro? Come lo spieghi alla comunità internazionale che nel tuo Paese sei al governo senza avere la maggioranza dei votanti? Come lo spieghi che stai governando un Paese dove più della metà degli italiani non ti vuole?

Certo, rimarrebbe il problema delle regioni che passerebbero tutte in mano a Berlusconi. Ma tanto, in un modo o nell'altro pensate che sia poi sostanzialmente diverso dal responso che uscirebbe dalle urne, quando, a parte poche eccezioni, i governatori sarebbero tutti targati Pdl o Lega? E quanto sarebbe diverso? E quanto sarebbe significativo andare a rivendicare e a sbandierare questi successi con numeri e percentuali da onore delle armi?

Pensate al Tg1 di Minzolini: come potrebbe annunciare trionfante 'Berlusconi schiacciasassi' o 'Berlusconi pigliatutto', dovendo al tempo stesso riferire o spiegare in qualche modo che, a parte i berluscones, nessun altro è andato a votare? Immaginate le solite tabelle grafiche dei tg che riepilogano il risultato elettorale: come potrebbe il buon Minzo mostrarle orgogliosamente quando su di esse ci fosse scritto soltanto:

Pdl ...................... 35%
Lega .................... 18%
Pd ....................... 0%
Idv ...................... 0%
Udc ...................... 0%
Altri ..................... 0%

Non sarebbe una vittoria vera? Non sarebbe un segnale forte? Più di mille regioni conquistate... Più di mille lodi Alfano bocciati dalla Corte Costituzionale... Più di mille finali di Champions League perse dal Milan... Più di mille 'Vaffanculo' del popolo di Beppe Grillo... Ben più di una sconfitta elettorale!

martedì 23 marzo 2010

L'elettore e il Ponzio Pilato che è in lui

Fra qualche giorno si vota. O meglio, chi vuole potrà recarsi al seggio elettorale ed esprimere quella che una volta era una libera manifestazione del pensiero politico e che adesso, sempre più, è diventato un vuoto esercizio di adesione a scelte che vengono fatte lontano e dai soliti noti. E che i cittadini sono chiamati, con gli immancabili sorrisi e promesse del caso, soltanto a sottoscrivere, senza peraltro alternative. O meglio ancora, con l'unica alternativa di non andare a votare.

Da tempo, infatti, il nostro sistema elettorale impedisce ai cittadini di scegliere il proprio candidato, in barba a qualsiasi criterio di rappresentatività democratica. Questo esercizio di diminuita espressione della volontà popolare consente di votare soltanto i nomi che i vertici di partito hanno deciso di inserire in lista e di farli eleggere secondo nell'ordine da questi stabilito. Un ordine che davvero poco ha a che fare, ormai, con la capacità del candidato di farsi portatore degli interessi e delle istanze di chi lo andrà a votare e che molto, invece, ha a che vedere con gli interessi e le convenzienze di chi lo ha voluto in lista. Per non dire di quanto costui è stato capace di sborsare e/o di portare al partito sotto forma di finanziamenti.

Così siamo passati da una campagna elettorale fatta chiedendo voti porta a porta o nelle piazze ad una campagna elettorale che ha, come suo necessario presupposto, l'acquisto del posto in lista a suon di migliaia, se non di milioni di euro. Tanto, una volta ai primi posti della lista, il voto è pressocchè un fatto meccanico, anzi meccanicistico: non più dettato dalla libera volontà dell'elettore di scegliere un nome confidando nella persona, ma da un 'obbedisco' espresso sotto forma di x con il quale l'elettore aderisce alle scelte fatte dal partito.

Ora, come se non bastasse tutto questo ad illustrare ampiamente quale grandiosa e ben pensata fregatura ci siamo ridotti a chiamare 'esercizio del potere di voto', quest'ultima campagna ci sta regalando un nuovo insegnamento elettorale. Non più un voto come adesione ad un programma politico, di riforme, di impegno, di impostazione culturale, sociale, ideologica; ma un voto come suffragio universale attorno ai destini, alle aspettative, alle esigenze e ai proclami di un singolo individuo. Non più un voto dettato dall'aspettativa di migliorare le condizioni sociali e il benessere del Paese, della regione, della provincia o del comune di appartenenza; bensì un voto per esprimersi a favore o contro qualcuno.

Quel qualcuno sul quale si vuole che noi si sia favorevoli o contrari è a Silvio Berlusconi: questo è ciò che rappresenta il voto del 28 e 29 marzo prossimi. Berlusconi non è candidato in alcuna regione, provincia, tanto meno in alcun comune italiano. Eppure in questa campagna elettorale assurda, vuota e insignificante gli italiani si schiereranno pro o contro di lui. Voteranno Polverini o Bonino (e compagnia) senza conoscere il benchè minimo programma politico e senza nemmeno che questo programma conti qualcosa. Anche perchè non c'è un programma politico: c'è solo il 'libero' esercizio di schierarsi con o contro il premier, con o contro le sue ragioni, con o contro la sua prepotenza, con o contro le sue leggi ad personam, con o contro l'arroganza della sua antipolitica.

Votare le Polverini o le Bonino di turno candidate in tutta Italia significa condividere o meno che i magistrati siano dei talebani, che i giudici della Corte Costituzionale siano comunisti, che il potere giudiziario stia tramando contro il potere politico per far cadere la seconda Repubblica così come negli anni Novanta fece con la prima, che il teorema politico-giudiziario della magistratura abbia come unico scopo quello di colpire Berlusconi e di farlo fuori dalla scena. Eccetera, eccetera, eccetera... Basta prendere qualsiasi intervento pubblico del premier per esplicitare altri eccetera.

E quando con il nostro voto avremo scelto se stare di qua o di là, avremo di conseguenza consegnato il governo della nostra regione/provincia/comune alle Polverini o alle Bonino della situazione. Così, meccanicisticamente. E da quel momento in poi, i magistrati talebani, i giudici comunisti, la prima e seconda Repubblica e tutto il resto non contribuirà al buon governo che gli eletti saranno chiamati ad assicurare al territorio da loro governato.

Votandoli, avremo messo in mano a queste persone il mandato a decidere su questioni importantissime per tutti noi e nella vita di tutti i giorni: la scuola, la sanità, i servizi, lo stato sociale. E noi non abbiamo la più pallida idea di come la Polverini o la Bonino intendano governare su questi argomenti, perchè il loro programma d'azione è passato in secondo piano rispetto alla condivisione o meno dei problemi di Berlusconi. Perchè i nomi dei candidati governatori sono stati decisi a tavolino e imposti agli elettori. Perchè i loro programmi di governo sono stati sacrificati sull'altare delle vicende personali del premier.

E forse questo fatto - tristemente - costituisce anche il più grande alibi per tutti noi: per l'ignavia a cui ci siamo ridotti e non solo in campo politico; per aver rinunciato da tempo ad interessarci della res publica e, di conseguenza, di chi la governa; per il disinteresse ad approfondire, ad andare oltre alle parole della propaganda e alle promesse di facciata. Questa è la verità.

lunedì 15 marzo 2010

Zero regole: dall'aula scolastica all'Aula parlamentare

È un fatto che il nostro stia diventando sempre più il Paese del mancato rispetto delle regole. Peggio ancora, forse, il Paese dove si sta smarrendo del tutto il rispetto per gli altri senza neanche accorgersi di ciò. In tutto e a partire dal quotidiano.

In altre parole, quel che sta venendo meno è la capacità di contenere la libertà di esprimere pienamente se stessi entro la sfera della identica libertà altrui. Per cui, prima ancora di non ossarvare leggi e regolamenti, non ci si accorge (o si fa finta di non vedere) la persona di fronte. Che ci sia qualcuno contro il quale i nostri desiderata possano cozzare è una cosa che troppo spesso non interessa, poichè come unico obiettivo ci si pone quello di rispondere alle proprie esigenze, senza sforzarsi di capire e di vedere che davanti a noi c'è un identico bisogno di esprimere al meglio la propria personalità.

Una volta queste cose ci venivano insegnate fin da bambini, in famiglia prima di tutto e poi a scuola, a catechismo, addirittura al corso sportivo che eravamo soliti frequentare di pomeriggio. "La tua libertà finisce dove comincia la libertà dell'altro": quante volte abbiamo sentito questa frase? Era forse il ritornello più comune tra quelli che ci venivano ripetuti. E alla fine ci veniva normale ricordarlo ed averlo presente, se non sempre, almeno nella gran parte dei casi.

Certo, i bambini sono sempre bambini: per loro, la sfera della propria libertà è sempre molto più ampia di quella degli altri. Ma proprio a questo punto interviene il supporto educativo, in famiglia come a scuola: per fare in modo di rendere evidente al loro sentire la differenza fra giusto e sbagliato e per far sì che l'attitudine a saper distinguere in futuro possa svilupparsi più facilmente da basi consolidate.

Oggi, invece, questi "fondamentali" dell'educazione, del senso comune, del vivere insieme trovano difficilmente spazio fra gli "insegnamenti" di altro genere e natura ai quali i nostri figli sono abituati a prestare fin troppo facilmente orecchio. Il loro esser sordi a questa parte fondamentale dell'educazione comincia molto spesso dentro casa, dove, fra un mare di sirene pronte ad assicurare possibilità e proposte spesso da Paese dei Balocchi, sono più che abili a selezionare con cura quelle più congeniali all'immediato raggiungimento dei loro scopi (gioco, divertimento, ecc.) rispetto a quelle che si profilano più impegnative e affini al senso del dovere. D'altronde, anche il controllo dei genitori (di noi genitori...), una volta fondato sull'autorevolezza, oggi spesso scema in una patetica pantomima di autoritarietà, basata più sui decibel dei rimproveri, se non addirittura sull'uso spregiudicato e violento delle mani, che su altro.

E poi, cosa dire di una scuola dove chi è chiamato, per professione se non per missione, a forgiare menti e impartire lezioni per la prima volta dall'esterno della sfera famigliare, spesso sta in classe aspettando che la campanella suoni, più o meno con lo stesso senso di insofferenza e disagio che attanaglia i giovani studenti di fronte a lui? Non è corretto nè bello generalizzare, ma la triste situazione in cui versa, per preparazione e status, il corpo docente oggi nelle aule scolastiche non è minimamente paragonabile a quella che abbiamo vissuto ai nostri tempi.

Non è un gratuito elogio del passato, nè uno scontato 'si stava meglio quando si stava peggio'. Il problema è che sul fronte dell'educazione siamo passati da un estremo all'altro senza aver saputo prendere il buono che i due modelli propongono. Siamo passati dagli schiaffi e dalle bacchettate spesso gratuiti ad uno sfrenato garantismo a prescindere, in nome del quale troppo spesso i genitori sono i primi a far finta di non vedere nè sentire le bravate dei loro figlio; i primi a fare le barricate contro la legge e le regole stesse quando ad essere chiamati a rispondere alle proprie responsabilità sono i figli; i primi a giustificare spesso l'ingiustificabile, ma solo quando ad esserne protagonisti, in negativo, sono 'i nostri ragazzi' e non 'gli altri'.

E' un po' come se Berlusconi si mettesse in testa di fare una legge contro la corruzione che riguardi tutti, imprenditori e pubblici amministratori; una legge che, in nome della trasparenza delle regole, offra a tutte le imprese le stesse possibilità, senza favori, mazzette e manovre sottobanco; una legge che sappia prevenire ma anche reprimere quei meccanismi che i furboni del malaffare sfruttano a proprio vantaggio e senza alcuna remora per la comunità. E, dopo aver fatto una legge del genere, lo stesso Berlusconi si mettesse al lavoro per rendere se stesso e i suoi compagni di merende... ehm, volevo dire di politica... immune a qualsiasi violazione della legalità...

Non sarebbe assurdo e paradossale? Meno male che è solo un esempio...

giovedì 11 marzo 2010

Il Paese a rotoli, i politici a puttane!

Piccola riflessione sulle clamorose ed eclatanti cronache giudiziarie dell'ultimo mese.

I magistrati di diverse procure se la son presa, via via: con Bertolaso e i vertici della Protezione Civile, per un giro di appalti e affari riguardanti grandi eventi e la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Con il coordinatore nazionale del Popolo delle Libertà, per una serie di raccomandazioni in affari e appalti. Con i vertici di Telecom Italia, Fastweb e altre piccole aziende di quel calibro, per una vicenda di falso, truffa e riciclaggio di enormi quantità di denaro. Con un senatore del Pdl, accusato e arrestato per aver preso i voti della 'ndrangheta ed essersi fatto portatore dei suoi interessi nel mondo politico. Con le liste del Pdl nel Lazio e in Lombardia e quelle della Polverini a Roma e di Formigoni a Milano, escluse prima sì e poi no, poi riescluse e poi riammesse e-poi-ora-non-lo-so-più-neanch'io-perchè-ho-perso-il-conto dalle elezioni regionali che si svolgono a fine mese.

Ora, io capisco che, per pura definizione teorica, quello è il ruolo che spetta loro, assegnato in via esclusiva ed autonoma dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato. Capisco pure che, dopo le ripetute accuse di essere dei "fannulloni" e dei "talebani", vogliano dimostrare che ogni tanto fanno pure qualcosa per giustificare lo stipendio di dipendente statale. E comprendo anche le ansie da prestazione di qualche pm, specialmente fra i più giovani, che, ricordando le gesta degli eroi di Tangentopoli sul finire del secolo scorso, tentano di ripercorrere le stesse orme nel tentativo di conquistare anch'essi un posto in qualche libro di storia.

Ma così si esagera! Non ti puoi schierare contemporaneamente e sfacciatamente contro potere politico e poteri economico-finanziari del Paese. Non puoi sollevare il tappeto delle magagne alla ricerca di commistioni illecite fra l'uno e gli altri e pensare, allo stesso tempo, di farla franca sul piano delle conseguenze. Cribbio!!!

E' chiaro che inchieste di tale portata non possano che suonare come un'aperta dichiarazione di guerra da parte del potere giudiziario contro tutto e tutti quei poteri che effettivamente governano le sorti del Paese. E' chiaro che poi arrivi una controffensiva da parte di questi, attraverso l'approvazione di leggi miranti a ripristinare antiche immunità o di norme volte a negare a giudici e pm quelle risorse necessarie al minimo sostentamento della macchina della giustizia.

Fuor di ironia: il bello è che lorsignori non perdono occasione per vantarsi degli straordinari successi ottenuti contro la criminalità organizzata e le sue infiltrazioni nel tessuto produttivo del Paese, realizzati attraverso la gestione di appalti miliardari e finanziamenti pubblici. Quella, però, viene chiamata mafia e dipinta con l'iconografia classica della coppola, dei boss, delle estorsioni e delle bombe, mentre lo stesso sistema di gestione e spartizione, ricatto e appalti truccati, tangenti e favori messo in piedi da uomini in colletto bianco, giacca, cravatta e autoblu diventa l'opera di qualche "birbantello", come dice Berlusconi.

E mentre il Paese va in rovina, i nostri politici vanno a puttane. In tutti i sensi e... i sessi!

E se mandassimo questa politica a rotoli prima che il Paese vada a puttane?

mercoledì 10 marzo 2010

PDL: Premier Di Lotta... e di governo!

Quando è troppo è troppo. Dopo mesi di insulti continui di ogni genere da parte dei magistrati, pazienti attese di convocazione nelle aule di tribunale per offrire il proprio contributo alla giustizia, in un momento, fra l'altro, particolarmente delicato per allontanarsi dagli impegni di governo nei confronti del Paese, Silvio Berlusconi ha detto basta. Basta attacchi gratuiti, basta vili aggressioni alla sua persona, basta comportamenti indegni da parte di altri pezzi dello Stato ai suoi danni o ai danni del suo partito.

E così, di fronte all'ennesimo complotto ordito dalla solita frangia di magistrati comunisti per estromettere le liste del Pdl nelle città di Roma e Milano alle prossime elezioni regionali, il premier ha deciso di scendere in campo nuovamente. Anzi, di scendere in piazza, scippando brillantemente proprio agli odiosi avversari questa forma di protesta sociale di massa a loro tanto cara.

Scenderà in campo per raccontare direttamente alla gente, e fra la gente, la sua Verità. Per impedire che un mare di menzogne e illazioni possa coprire di ridicolo la sua azione di governo e il partito più votato dagli italiani. Per spiegare alle folle che nel nostro Paese esistono e vigono tutta una serie di regole inutili e dannose per la stessa democrazia. Per dire a chiare lettere che in una nazione come l'Italia non solo non hanno ragion d'essere norme e leggi tanto antidemocratiche, ma occorre liberarsi una volta per tutte di siffatti vincoli, che impediscono a chi è stato votato di esercitare il mandato a governare che gli è stato affidato dalla maggioranza degli italiani.

Berlusconi ha spiegato che la grande manifestazione con la quale porterà nelle piazze italiane milioni di cittadini (si svolgerà a Roma, ma sono previsti maxischermi in tutti i capoluoghi di regione, Arcore compresa, e nelle principali case circondariali del Paese) sarà la prima di una serie di appuntamenti con il popolo e con la storia per risvegliare le coscienze addormentate del Paese.

Una mega-protesta al mese per ripristinare Verità e Giustizia in un Paese dove le regole (comuniste anch'esse) sono state scritte per impedire il buongoverno e la libera espressione della personalità dei cittadini. Così, a partire da aprile, nel prossimo semestre sono già in programma le Manifestazioni pro-veritate "10-100-1000 scudi fiscali", "Libero appalto in libero Stato", "Macchè Tangentopoli 2: solo birbantelli", "Piove, governo santo", "Minchia, che lotta alla mafia!" e "Solo una sana e consapevole libidine...".

D'ora in avanti l'Italia sarà un altro Paese, ha dichiarato orgogliosamente Berlusconi nella conferenza stampa di Palazzo Grazioli, al termine della riunione di governo nella quale è stato deciso il calendario delle manifestazioni di piazza. Il premier ha infine voluto rivolgere un ironico ma sincero ringraziamento a quanti - opposizione, pm, giudici costituzionali, giornalisti, intellettuali e opinionisti del Grande Fratello - hanno creato, volutamente o meno, le condizioni perchè questo atto di grande civiltà e rispetto verso il Paese trovasse finalmente ragion d'essere.

lunedì 8 marzo 2010

Pianeta Italia: il 2012 alle porte

Non sempre si arriva sull'orlo della crisi sociale passando per il conflitto e lo scontro violento. Ma quasi sempre viene additata la responsabilità di essa a chi impugna l'arma dell'aperto dissenso, urlato da tanti e con forza.

Con incredibile capacità mediatica (ma non è una novità) e abile manipolazione della realtà apparente (e neanche questa è una novità), Berlusconi & Co. stanno portando il Paese vicino, molto vicino al punto di criticità massima: sociale, economica ed etica. Una visione che contempla solo il beato e agiato consolidamento del proprio status egoico e null'altro, il pieno e libero diritto ad affondare le proprie mani sulla torta. Punto e basta. E pure questa non è una novità.

Quel che è grave, invece, è che lo stiano facendo senza scossoni nè strappi, ma attraverso il cambiamento delle regole del gioco (qualcuno si ostina ancora a chiamarli principi fondamentali tutelati dalla Costituzione, ma tant'è...). Uno spingersi a forzare quei meccanismi messi lì apposta a garanzia dei più che è talmente sfacciato e costante da apparire, alla fine, quanto di più normale possa esserci. Un martellamento incessante che, tuttavia, suona come perfettamente familiare alle orecchie di chi lo sente: sai che c'è e ti sembra normale che ci sia; non lo ascolti, ma è con te sempre e ti accompagna ovunque, condizionando il tuo modo di pensare ed esprimerti.

Un meccanismo perverso che i pubblicitari senza scrupoli d'oltreoceano conoscono bene e utilizzano con pieno successo dalla metà del secolo scorso: il passaggio per via subliminale di messaggi che puntano direttamente al subconscio, plasmandolo pian piano e lasciando alla mente razionale l'ingannevole sensazione che quel messaggio/voglia/desiderio/spiegazione non sia altro che il frutto di una nostra scelta.

Siamo nel bel mezzo di un Carosello e non ce ne accorgiamo. Ci spingono ad acquistare spazi di libertà che loro ci vogliono vendere, facendoceli passare per grandi occasioni e incredibili offerte. Invece si stanno appropriando della nostra mente e dei suoi strumenti di valutazione e misura. "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani", vanno ripetendo dall'ultima campagna elettorale che ha consegnato loro il Paese. Ti credo, non ne hanno bisogno: loro mettono direttamente le mani nella testa degli italiani!

E, quel che è più grave, è che il messaggio oltre a traslare il modo di percepire la realtà, punta a identificare come veri nemici quei pochi che a questa realtà si ostinano ad opporsi. Ad additarli come coloro che "alzano il livello dello scontro", "soffiano pericolosamente sul fuoco della violenza", "incitano al terrorismo". Non puoi manifestare, non puoi dissentire, non puoi pensare, altrimenti sei il nemico. E poi, un giorno, una testa matta passa alle vie di fatto e tira una statuetta: e questo fa quadrare talmente il loro cerchio, che mi chiedo se non arrivino al punto di auspicare che ciò accada. Se non peggio... E tutto questo è sempre più normale, sempre più quotidiano... Come Carosello, appunto.

Il 2012 arriverà e travolgerà tutto. Meno in Italia, però. Qui sarà arrivato prima Berlusconi.

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