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lunedì 22 febbraio 2010

Avrei dato due anni di vita per stare su quel palco!

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E' finita con il pubblico in delirio, in piedi che batteva le mani a tempo di We will rock you e tornava ad urlare a squarciagola il ritornello cantato fino a poco prima. Come un grido di battaglia, un urlo di riconoscimento fra gente accomunata dalla stessa passione per il rock immortale dei Queen.

Per la verità, la sottile e invisibile barriera che divide artisti e spettatori relegando ciascuno al proprio ruolo si era già dissolta una decina di minuti prima, sulle note dell'epica We are the champions. E a quel punto, dopo due ore e mezza di ascolto in rigoroso silenzio e, al massimo, di ritornelli canticchiati tra sè, nessuno tra platea e galleria è più riuscito a trattenere quel canto liberatorio che era impossibile tenere dentro oltre. We are the champions, my friends! Sì, eravamo tutti campioni in quel momento magico e avevamo un gran bisogno di urlarlo a gran voce. Come un ringraziamento verso quegli splendidi ragazzi che fino a quel momento ci avevano condotto per mano fra le note di quel rock. Come un sabba impazzito, dove ciascuno continuava ad urlare quel ritornello sebbene nessuno riuscisse più a sentire la propria voce.

Grandi, grandissimi davvero i sette attori principali della storia. Accade spesso, infatti, in queste cover italiani di famosi musical anglofoni che per mediare tra esigenze di recitazione, canto e ballo gli artisti selezionati dal casting non siamo proprio all'altezza del compito, con lacune più evidenti proprio nella parte vocale. Non è il caso di questo spettacolo. Qui l'impianto vocale doveva essere all'altezza della musica dei Queen e della straordinaria ugola di Freddy Mercury... E così è stato. E per tutte e sette le voci protagoniste! Non una voce che non fosse all'altezza delle altre e tutte di altissimo livello!

Bellissimo il timbro naturale di Galileo, di straordinaria potenza quello della cattivissima Killer Queen (mammamia, mammamia... magnificooo ohoh oh oh oh!). Ottime voci da rock le altre tre maschili, di Khashoggi, Brit e Pop, con una menzione particolare per quest'ultima per la sua suggestività nelle parti narrative. Affilate e grintose quelle femminili di Scaramouche e Ozzie.

Fra i molti i momenti impressionanti per riuscita vocale e musicale, segnalo il meraviglioso duetto fra Killer Queen e Khashoggi sulle note di Somebody to love e l'altrettanto suggestivo Under pressure fra Galileo e Scaramouche. Bellissimi per coreografie e costumi anche gli insiemi di Fat bottomed girls, Seven seas of Rhye e Crazy little thing called love.

E come non dire degli straordinari musicisti? Sulla brochure c'era scritto "Con le misiche originali dei Queen suonate dal vivo!", ma fino quasi alla fine nulla mi aveva fatto pensare a qualcosa di diverso da ottime basi musicali. Io, miscredente! Infatti ad un certo punto, nella parte superiore del palcoscenico, ecco sollevarsi a sorpresa la copertura che celava i musicisti alla vista: un piccolo spazio dove non più di una decina di persone erano assiepate da quasi tre ore a suonare meravigliosamente tutto il rock dei Queen! Bravissimi a dir poco, sono stati accolti da un vero e proprio boato dal pubblico: un grazie detto tutti insieme con un interminabile applauso!

Una menzione particolare per due momenti inaspettati: le versioni delle bellissime Radio Ga Ga e No-one but you cantate in italiano... Incredibile, mai avrei pensato potessero essere altrettanto belle!

Difficile vedere un musical rock di questo livello nel nostro Paese e, nonostante la mia personale aspettativa fosse molto alta anche per via degli altisonanti commenti di chi lo aveva già visto, mai mi sarei aspettato uno spettacolo del genere. Un'emozione unica, coronata, a rappresentazione conclusa, con un ultimissimo regalo da parte di artisti e musicisti: una Bohemian rhapsody di rara intensità, cantata e interpretata in maniera indimenticabile da tutti i venti e più artisti sul palco. Un ultimo brivido finale che ha strappato davvero l'anima a tutti i presenti.

venerdì 19 febbraio 2010

E venne la sera di We Will Rock You

Questa sera non sarò davanti lo schermo tv a gustarmi la serata finale del Festival. Non sarò seduto con gli amici in pizzeria o al pub (ma questo non è un grande sforzo: ormai non capita quasi più). Non sarò allo stadio, al cinema o a godermi gli svaghi notturni della Capitale.

Niente di tutto ciò. Questa sera è la sera sognata e attesa da mesi, agognata e bramata da tempo, pubblicizzata a destra e a manca al punto che i miei colleghi (nonchè carissimi amici!) pur di non sentirmi più hanno deciso di regalarmi l'opportunità (nonchè i biglietti!) di esserci. Questa è la sera di WE WILL ROCK YOU e del fantasmagorico musical dedicato alle mitiche e immortali canzoni dei QUEEN!!!

This is the night and I'll get soon!

Spero di potervi dire domani, se sarò sopravvissuto a cotanta emozione! Probabilmente mi riempirà completamente i sensi e l'anima, come accadde lo scorso giugno con La Sinfonia dell'Anello di Howard Shore. E forse ancor di più...

Freddy&Co: I'm coming!!!

Ps: in questo momento di vigilia estatica (una sorta di personale Sabato del villaggio), voglio inviare un caloroso pensiero a due carissime amiche di questo blog che, so per certo, condividono la mia stessa passione per i Queen e che, se solo avessero il dono del teletrasporto, lo utilizzerebbero per occupare le poltroncine vicine alla mia: Dark e Debora vi penserò!

Ho tradito il Festival per Annozero!

L'infedeltà coniugale è andata in scena ieri sera, a seguito di sofferta decisione. Sapevo bene che la serata del Festival dedicata agli ospiti, come capita ormai da qualche anno, è certamente la più ricca e suggestiva di ogni edizione. Ma la puntata di Annozero dedicata all'inchiesta su Bertolaso, costituiva per me un richiamo irresistibile. E così...

Ma una cosa tengo a dirla e a sottolinearla cento e più volte. In occasione di un passaggio pubblicitario, ho girato sul Festival. Era appena iniziato l'omaggio a Sergio Endrigo, con la straordinaria esibizione-musical di Canzone per te messa in scena dall'altrettanto straordinaria Elisa. Ebbene, ben prima della odierna dichiarazione del segretario del Pd Bersani - come può evincere chiunque e facilmente, collegandosi alla mia pagina di Facebook - avevo scritto ieri sera: DA BRIVIDO! A chi non ha avuto occasione di vederla la consiglio vivamente: Elisa uber alles!!!

E così, ancor di più, ripensando a certe canzoni e a certi cantanti che popolano questa edizione del Festival, sui quali ho già espresso il mio pensiero nei post e nei commenti dedicati alla prima e alla seconda serata, ho deciso di tornare fra le braccia di Santoro!!!

Chiuso il sipario!

Ps: Per chi volesse approfondire la terza serata di Sanremo, rimando al post del mio amico Arrgianf!

giovedì 18 febbraio 2010

Seconda serata: il Festival continua a non piacermi!

Niente da fare. Questa 60ma edizione del Festival proprio non riesce a convincermi. Così, per protesta, ho deciso di andare fuori tempo e inserire, a corredo del post dedicato alla serata di ieri, un'immagine della spumeggiante esibizione di Dita Von Teese della sera prima. Oh! Così la Clerici impara!!! Eheheh!

Ieri la seconda serata è iniziata, per me, con un'oretta di ritardo, dovuta al prolungarsi fino a tardi degli impegni lavorativi. Parlo del lavoro vero, per intenderci: quello che non puoi fare a meno di finire se vuoi mangiare tutti i giorni, quello del "prima il dovere e poi il piacere"... Insomma, avete capito!

Eppure, nonostante mi sia perso l'avvio e qualche canzone, il resto è passato più o meno esattamente come la serata precedente: sottotono, come il silenzioso fluire di un fiume sotto un ponte in un periodo nè di piena nè di siccità. Tutto ordinario, tutto scontato.

Per quanto riguarda le canzoni e i cantanti, neanche il miracolo del secondo ascolto questa volta ha potuto nulla o quasi. Sì, mi è rimasto più impresso il ritornello leggero di Arisa e l'ironico Sarko-no e Sarko-sì di Cristicchi, ma per il resto... niente, ma niente davvero!

Due i momenti "da ricordare" in questa seconda serata, con le virgolette che dicono molto più del verbo che incorniciano. La prima menzione è per la splendida Rania, regina di Giordania: una pretty woman dei giorni nostri in versione reale. Sarò un sempliciotto, ma a me è piaciuta. E non solo in senso estetico! La seconda menzione è per i tre baby-tenori, anzi i tenorini, come dice la mia amica Ale nel suo live-blogging dal Festival. Bravi, bravi, bravissimi!

Dimenticherei il can-can della Clerici con le ballerine del Moulin Rouge e il tostapane dell'intervista alla simpaticissima Michelle Rodriguez, attrice di Avatar. Mi trovo invece a concordare, come per la prima serata, sulla scelta delle due canzoni eliminate: ai Sonhora e a Valerio Scanu (da molti già dato per vincitore in pectore di questa edizione... vero Gianluigi?) avrei convintamente aggiunto quell'Ivan-Cattaneo-de-noantri di Marco Mengoni!

Purtroppo non posso dire nè scrivere nulla a proposito dell'esibizione dei primi 5 giovani e non perchè la sezione non mi interessi, ma solo a causa dell'alzataccia che mi avrebbe atteso questa mattina... sempre a causa del lavoro! Lavoro, sempre lavoro! Acc... porc... vaff...!!!

Aggiornamento: Non capisco ma mi adeguo, dicevano una volta Quelli della notte. E io, analogamente, copio/incollo la seguente agenzia appena uscita.

SANREMO: CLERICI VOLA ANCHE IN SECONDA SERATA, OLTRE 10MILIONI
(ANSA) - SANREMO, 18 FEB - Il Festival di Antonella Clerici scongiura il calo fisiologico di ascolti che di solito avviene nella seconda serata e vola oltre 10 milioni. La media ponderata, ieri, è stata di 10 milioni 163 mila spettatori con il 43,88% di share, più della media ponderata di share della seconda serata del Festival di Bonolis che aveva fatto il 42,63% e con oltre 11 punti di share in più della seconda serata del Festival di Baudo del 2008 (media ponderata 32-33%).
CA/KWP
18-FEB-10 10:09

mercoledì 17 febbraio 2010

Sanremo 2010: male la prima!

Che delusione ieri sera! La prima della 60ma edizione del Festival della canzone italiana, la prima condotta da Antonella Clerici, la prima con i brani ascoltabili senza embargo, la prima a restituire il voto ai maestri dell'orchestra. Eppure, nonostante i tanti primati, una grande delusione. Lo dico da appassionato e da affezionato e lo sto scrivendo senza aver ancora avuto l'opportunità di sfogliare un giornale o farmi un giro per tv e web.

Il ritmo è stato inesistente, lento e monotono perchè esattamente così è stata la conduzione della Clerici. Distaccata e didascalica, l'Antonella di Mamma Rai non è mai riuscita a dare uno slancio nè una spintarella alla serata: non ha mai provato a staccare gli occhi dal gobbo ed è risultata alquanto impacciata anche nell'avviare quel minimo scambio di battute simpatiche con gli ospiti che comporta il ruolo di padrona di casa. In questo senso, ha pressocchè ignorato del tutto sia il personaggio di Susan Boyle (ve l'immaginate nelle mani di quel diavolo di Bonolis?) sia la novità dello strip della Von Teese (ma qui il discorso è diverso, perchè sull'esibizione della regina del burlesque pende più che forte il sospetto che non fosse dal vivo, checchè ne dica il duo Clerici-Mazzi). Lo stesso vale per la presenza di Cassano, solitamente considerato mezzo matto anche nelle sue apparizioni in sala stampa, ieri sera, invece, impacciato e frenato senza la giusta spalla vicino.

E poi, ma tu, regista, dov'eri: dormivi? Non ti sei accorto che la distanza fra la Clerici e il pubblico stava generando un'impasse fra palcoscenico e platea? E se te ne sei accorto, perchè allora non hai provato a rimediare dando un po' di sprint quanto meno al pubblico a casa giocando con le inquadrature e gli stacchi? Che noia quelle inquadrature fisse sulla conduttrice per secondi, secondi e secondi, a immortalarla mentre leggeva a fatica le scritte sul gobbo, senza mai mostrarci la faccia e le reazioni del cantante di turno al termine della sua esecuzione; senza una regia artistica, un primo piano curioso, una movenza di vivacità. Invece, tutto è filato via piatto e didascalico, senza creatività nè pathos... Quasi al livello di Quark o delle tribune politiche di una volta!

A mio giudizio, l'unico ad aver saputo prendere la scena per il verso giusto, nelle due o tre occasioni in cui è stato tirato in ballo, è stato il direttore d'orchestra Marco Sabiu: disinvolto, spigliato e simpatico, con quell'aspetto da anello mancante fra homo erectus e homo sapiens e l'aria di non doversi prendere troppo sul serio, come dovrebbe essere in uno spettacolo leggero. A lui va l'unica sufficienza.

Cosa dire, poi, delle canzoni? E meno male che avrebbe dovuto esserci l'imbarazzo della scelta... Sì, ma per quelle da eliminare! Dico subito che una delle poche cose sulla quale sono stato proprio d'accordo è stata la scelta dei brani e dei cantanti da far fuori (accidenti al ripescaggio!). Toto Cutugno impresentabile, come voce e come aspetto (dio mio quell'occhio vitreo e fisso... Che brutta sensazione!). Altrettanto il duo scugnizzo (con tutto il rispetto per la cantata in napoletano) e il trio monnezza e la loro principesca presa per i fondelli degli italiani.

Ma a casa avrebbero dovuto andare anche molti, moltissimi altri brani e cantanti. Quasi tutti, per la verità! Personalmente avrei salvato soltanto Cristicchi, Malika e (forse) Povia, che però ha francamente un po' stufato con il suo benpensantismo!

Cos'altro rimane nella mente di questa prima serata sanremese? Boh, non mi viene nient'altro... E questo, forse, la dice più lunga di tutto il resto.

venerdì 12 febbraio 2010

Sanremo: io, primo al Festival delle idee perdute...

Aggiornamento 16/02/10. Chi mi conosce sa che non sono abituato a farlo e quindi sa che dico il vero; chi non mi conosce dovrà fidarsi sulla parola. Ho dato un'occhiata al sito in questione e devo dire che avrei certamente fatto di meglio con le mie sole forze e senza sponsor. L'impressione che nasce dalla grafica grezza e dalla assoluta mancanza di contenuti è che sia stato messo su in fretta e furia per l'imminenza della kermesse sanremese. Non ci resta che sperare in cambiamenti di rotta a partire dal dopofestival.

Aggiornamento 13/02/10: puntuale e sincera come la sua amicizia, è arrivata anche la sua testimonianza. E una parola di conforto. Grazie, Ale!

E' uscita oggi, sulle agenzie di stampa, una notizia che mi ha steso. Letteralmente. Questa:

ZCZCAGI0394 3 SPE 0 R01
SANREMO: NASCE LA WEB RADIO DEDICATA AL FESTIVAL DELLA CANZONE
(AGI) - Roma, 12 feb. - I big di Sanremo, tutti coloro che gareggeranno per contendersi la vittoria sul palco del Teatro Ariston, cantano già le loro canzoni su internet. Cantano Irene Grandi e Povia, Pupo e Simone Cristicchi, Toto Cutugno, Enrico Ruggeri, Noemi e tutti gli altri. Ma - almeno per ora - cantano solo i loro grandi successi del passato. Si presenta così SanremoWebRadio.it, la nuovissima radio via internet dedicata esclusivamente al Festival della Canzone Italiana, che sarà online da domani 13 febbraio e potrà essere ascoltata gratuitamente in Italia e in tutto il mondo. L'originale iniziativa è stata promossa dall'agenzia radiofonica GRT e da RIA Radio Italiane Associate, con il supporto della società specializzata Me Cast e del settimanale Vivo.
La programmazione di SanremoWebRadio.it è articolata su centinaia di brani di quasi 150 artisti, tratti dai 60 anni distoria di Sanremo. Non mancano innanzitutto tutti i vincitori del festival, a partire da Marco Carta con il suo "La forza mia", che ha vinto lo scorso anno, ma per risalire anche al 1986 con "Adesso tu" di Eros Ramazzotti e addirittura al 1958 con "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno. Ci sono poi i grandi successi che, pur non avendo vinto il festival, sono stati molto apprezzati dal pubblico: tra questi, sono presenti "Maledetta primavera" di Loretta Goggi del 1981 e "24mila baci" di Adriano Celentano del 1961. Spazio anche ai "bocciati", a quelle canzoni cioè che sono arrivate agli ultimi posti del festival, come "Montagne verdi" di Marcella Bella nel 1972 o"Io che non vivo (senza te)" di Pino Donaggio nel 1965. Per quanto riguarda la nuova edizione di Sanremo, fino alla serata del 16 febbraio i big saranno rappresentati su SanremoWebRadio.it dai loro grandi successi del passato, come"Bruci la citta'" di Irene Grandi, "I bambini fanno ooh" di Povia, "Gelato al cioccolato" di Pupo e anche "Dove si vola" del vincitore di X Factor Marco Mengoni. Successivamente sarà possibile ascoltare le loro nuove canzoni in gara. I brani delle Nuove Proposte saranno invece online da subito.
La programmazione sarà completata dai Sanremo News, appuntamenti giornalistici a cura dell'agenzia GRT con notizie, interviste, indiscrezioni e commenti in diretta dall'Ariston. (AGI)
Red/Cva121424 FEB 10

Il perchè della mia reazione è legato a una data, ormai lontana nel tempo.

Quasi tre anni fa, infatti, appena tornato da Sanremo, dove avevo appena concluso la mia faticosa ma esaltante esperienza professionale al Festival della canzone italiana, fui folgorato sulla via di Damasco da un'idea ben precisa. La scrissi a una mia amica e collega. E questa è la mia email:

Da: Ringhio
A: "Xxx Yyy"
Oggetto: Un'idea...
Data: Giovedì 8 marzo 2007, 10:13
Ciao Xxx, carissima Xxx, conosciuta per caso e già amica... Sono ancora dentro al Festival, con la testa e con le emozioni. D'altronde, sono un cancro... Faccio uno zapping pazzesco tra le frequenze in cerca dell'Amore ritrovato e mi frustro perchè non la passano. Ma è mai possibile che in Italia se non conosci o se non paghi non esistono più riconoscimenti, meriti, nulla? Io sarò anche un inguaribile sognatore, lontano dalle logiche e dalle dinamiche di un settore che conosco solo da qualche mese, ma mi pare che il discorso sia sempre lo stesso. [E qui finisce il mio sfogo!]

Proprio (s)ragionando su questo mi è venuta in mente la bozza di un'idea che, di getto, vengo a raccontarti. Perchè sei nel campo molto più di me, perchè sei, anzi siete bravi, perchè è nata una simpatica amicizia. Mi sono chiesto...

...Esiste la radio del Festival di Sanremo? La radio ufficiale, intendo, quella che trasmette 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno solo canzoni cantate sul palcoscenico del festival (dovunque esso sia stato collocato nel tempo). Quindi canzoni in gara e non, duetti, ospiti italiani e stranieri.

Per sommi capi il progetto potrebbe articolarsi sull'ascolto di brani sanremesi, senza distinzione di età o categoria. All'interno del palinsesto possono trovare collocazione spazi dedicati, di volta in volta, ai diversi periodi (che so... decenni sanremesi: raccontare l'Italia di quegli anni attraverso le canzoni), agli ospiti, agli stranieri che hanno onorato (o meno) la manifestazione canora, alle canzoni curiose e divertenti o a quelle impegnate. E poi saluti, interviste con artisti e autori, rubriche di approfondimento musicale (pensa all'analisi degli spartiti dei pezzi commentata da esperti) o letterario (studio e commento dei testi affidato a personaggi del mondo della cultura).

Questo nel corso di undici mesi e mezzo all'anno. Per la settimana sanremese, invece, ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta nel creare la programmazione lasciando spazio alla fantasia (e alle risorse in campo, ovviamente). Con lo scopo di rendere la radio una sorta di CNN radiofonica dedicata alla maggiore kermesse italiana.

E' inevitabile pensare che un'emittente di questo tipo non possa connotarsi come una "normale" emittente radiofonica. C'è bisogno che sia l'Emittente "ufficiale" del Festival, quindi una megastruttura legata per forza di cose all'organizzazione, alla Rai, al Comune di Sanremo. Così come c'è bisogno di una frequenza per trasmettere in tutta Italia (e questa non è certo cosa di facile reperibilità).

Mi sembra inevitabile tutto questo, in caso contrario si rischia di mettere in piedi un fenomeno locale e poco autorevole. Al tempo stesso penso a una radio dove possano trovare spazio TUTTE le canzoni e gli artisti, senza padrini nè pressioni nè compravendita di passaggi dove le case discografiche maggiori si mangiano tutti gli spazi ai danni delle piccole etichette. Una radio equilibrata ed equidistante dove, semmai, la frequenza dei passaggi può legarsi al piazzamento della canzone nella classifica del festival o a qualsiasi altro parametro di natura oggettiva.

Non mi preoccuperei di non trovare fondi: Sanremo riscuote ogni anno e in ogni caso un grande interesse e successo di pubblico e smuove allo stesso modo l'interesse di sponsor, case discografiche, mass media, oltre che degli italiani. E' chiaro anche che l'idea, una volta diventata progetto, andrebbe depositata prima di presentarla a chiunque (voi due non siete chiunque!).

Ecco qua, in breve, i miei pensieri di ieri. Lascio a voi le valutazioni del caso, che mi auguro critiche e non compiacenti. Per ora mi limito a inviarti un grande abbraccio, accompagnato dalla (solita) promessa di venire a trovarti. Un abbraccio anche a Zzz.

A presto.

Marco


La mia amica mi è testimone. Anche della mia tristezza...

Neve a Roma...

Avevo dimenticato quanto fosse bella Roma tutta imbiancata!!!

Ps: un vecchio adagio recita: Piove, governo ladro! Ieri sono uscite le intercettazioni dell'affaire Bertolaso. E oggi nevica... oh, come nevica!!!

mercoledì 10 febbraio 2010

Un figliol probo al giorno...

...Come la mela col medico, aiuta a togliere del tutto la necessità di interventi curativi.

Il commento del mio amico Gianluigi - che ringrazio per la solita, puntuale attenzione - mi offre lo spunto per un approfondimento del post precedente, suggerendomi alcune considerazioni e qualche interrogativo.

Parto dagli esempi da lui citati: chi ha detto alla pecorella smarrita di andarsene per i cavoli suoi, abbandonando il gregge e l'orma del pastore per sfidare l'ignoto in completa solitudine? Chi impedisce agli angeli di scalzare il Padrone dal proprio ruolo per trasformare un Paradiso adorante in un luogo con un po' di 'vera vita'? Chi dice all'uomo sano di rovinarsi nell'anima e nel corpo, bevendosi e facendosi di tutto e di più per sfuggire alle difficoltà e ai rigori di una vita normale e... "pe' fa' la vita meno amara"?

Nessuno. Nessuno, se non quel libero arbitrio, quell'opportunità che ci è concessa di scegliere, più o meno razionalmente, se fare una cosa oppure il suo contrario, se comportarci in un modo o nel modo opposto, se muoverci o stare fermi, se osare o meno. Veniamo al mondo tutti uguali, con la stessa inclinazione e la stessa umanità, poi però sta poi a noi stessi, al nostro bagaglio di esperienze, di forza, agli insegnamenti che ci sono stati dati, ma comunque sempre a noi scegliere come affrontare ogni secondo della nostra vita.

E allora, alle pecorelle che seguono fiduciose il loro pastore, anche quando questi le porta su un terreno arido e spoglio, vogliamo dire qualcosa se grazie alla loro condotta il gregge rimane unito e il pastore ne beneficia? Agli angeli del Paradiso che onorano e rendono grazie al Padrone di casa per la sua ospitalità vogliamo dare atto che se quel luogo può continuare a definirsi tale è anche per il comportamento, potremmo dire, non satanico da essi tenuto, che impedisce al Padrone di casa di ritrovarsi infognato in una lotta al male infinitamente più grande di quella che ancora deve portare a termine per la rivolta di uno solo di loro, eoni ed eoni fa? Ai sani che con la loro condotta previdente e lungimirante, nonostante i tanti sacrifici e momenti critici, evitano al loro corpo e alla loro anima (e non solo a loro!) sofferenze indicibili, vogliamo dare un riscontro per tener duro e non lasciarsi andare al proprio lato oscuro, tanto più che così facendo evitano al dottore di fare i salti mortali per dare assistenza a tutti, se non, addirittura, di inviare il proprio figlio al macello (un'altra volta!) per sanare con una cura di massa una situazione ormai insostenibile?

E per uscire dagli esempi citati da Gianluigi, vogliamo ringraziare in qualche modo chi paga tutti i santi anni le tasse, chi rispetta tutti i santi giorni le file, chi va avanti per i propri meriti e per questo merita una poltrona, chi ha la fortuna di avere una voce e continua a studiare canto piuttosto che gli Emanuele Filiberto di turno? Dice: ma tutti costoro non fanno altro che il loro dovere, non c'è bisogno di ringraziarli per questo. Col cavolo! Saremmo - rispettivamente agli esempi citati - in piena bancarotta, in pieno far west, in pieno governo Berlusconi e in pieno Sanremo, così facendo! O no?

Infine, pure la Chiesa... Ci sono voluti due millenni, un romanzo fantastico (L'ultima tentazione di Kazantzakis), un film (L'ultima tentazione di Cristo di Scorsese) e una scoperta archeologica (quella del vangelo, subito oscurata) per accettare di prendere in considerazione l'ipotesi di restituire a Giuda quel che è di Giuda. Quanto ci vorrà per decidersi a dire una parola, una soltanto, a quel povero figliol probo?

martedì 9 febbraio 2010

Dalla parte del figliol probo

Quando iniziai a riempire di parole queste pagine, ormai ben più di un anno fa, non avrei mai pensato di potervi riversare un giorno i miei pensieri più personali e sofferti. Sto parlando dei pensieri più nascosti, di quelle ammissioni con se stessi che difficilmente costituiscono oggetto di un post e che di norma non vengono strombazzate in pubblico.

Come mi è già capitato di raccontare in passato, Relativismi nasceva sì come sfogo ad un momento particolarmente complicato e difficile, ma, soprattutto, come esercizio di libera riflessione su fatti ed eventi della vita politica e sociale del nostro Paese. Quelli che, per motivi professionali, finiscono tutti i giorni sotto le lenti dei miei occhiali in forma di agenzie di stampa, quotidiani e tg e sui quali, per gli stessi motivi professionali, il mio commento non può spingersi dove vorrebbe. Anzi, fin troppo lontano va...

Mai, invece, avrei pensato fino ad oggi di poter scrivere di fatti ed eventi miei personali ad un livello così profondo del mio essere come quello in cui sono sceso per verificare prima e raccogliere poi la consapevolezza che mi si è improvvisamente rivelata in questi ultimi mesi. Mai. E anche adesso, non nascondo un certo imbarazzo nella scrittura, solitamente molto più fluida nel prendere forma e di certo più spedita nel giungere al punto.

Ieri ho finalmente dato un nome al padre della rabbia che talvolta abita in me. Quella rabbia che, in tempi più recenti, ha esondato dai suoi argini senza freno alcuno, invadendo e inquinando i miei pensieri ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Quella rabbia fino a ieri senza un perchè, ma ben puntuale nelle sue manifestazioni, al punto da condizionare fortemente e pesantemente queste ultime curve della mia vita. Una rabbia che improvvisamente acceca e che ti fa apparire come sai di non essere o almeno in un modo del tutto diverso da quello a cui hai abituato la gente intorno a conoscerti.

E pensare che la spiegazione l'ho sempre avuta a portata di mano. L'ho toccata e affrontata in diverse occasioni, opponendo con foga le mie convinzioni a quelle altrui. Ma non ho mai pensato di considerarla all'origine del mio malessere. Fino a ieri.

È qualcosa che ha a che fare con una famosa storiella, meglio conosciuta ai più come "la parabola del figliol prodigo". Anzi, per meglio dire, con la vicenda umana in essa contenuta, ingiustificatamente meno nota e degna - almeno così si evince dalla lettura del vangelo in cui è narrata - della storia che ne ha poi ispirato il nome. Una vicenda umana che da sempre ritengo ben più meritevole di attenzione di quanto "ai soliti più" risulti facile fare con quella di quel delinquente, debosciato e irresponsabile che alla fine di una vita, appunto, da irresponsabile, debosciato e delinquente viene pure ricoperto di onori e gloria da suo padre. E di certo non perchè al sottoscritto interessino questi onori e gloria, ma per l'affermazione di un più alto principio di Giustizia che, proprio perchè figlio della Verità, non può dimenticarsi del probo per ricordarsi del reprobo, seppur pentito.

Ecco, a me questo modo berlusconiano di infischiarsene di chi rispetta le regole e avverte il bello nel giusto, che paradossalmente va di pari passo con una visione altrettanto odiosa e intellettual-sinistrosa di badare sempre a Caino dimenticandosi di Abele, non va davvero giù. Per niente!

Per farla breve, credo di soffrire della sindrome del "figliol probo". Questo, almeno, è il frutto di una diagnosi fatta di tante riflessioni avute con la parte più nascosta di me. Una diagnosi che, nel mezzo del cammin della mia vita, posso ben definire una certezza, corroborata da continue conferme e da una ricostruzione effettivamente convincente del mio passato se effettuata con questa chiave di lettura. Una diagnosi, inoltre, che ben aderisce alle diverse realtà che mi vedono impegnato ogni giorno: tanto sul fronte personale quanto su quello professionale, tanto nella mia storia sociale quanto in quella più interiore.

Un po' come quando, per la prima volta a 19 anni, inforcai il primo paio di occhiali e contemplai il mondo per come era davvero: colori, sfumature, dettagli, primi piani, sfondi. Tutto improvvisamente mi appariva nitido.

Non so, poi, se l'aver tolto questo velo sia foriero più di benefici o meno. Chissà... Tuttavia la consapevolezza di aver compiuto un passo avanti nella conoscenza di me stesso, delle mie potenzialità come dei miei limiti, mi fa star meglio. Decisamente!

Ps: qualche tempo fa scrissi un post dal titolo Vorrei essere Sam: a rileggerlo oggi, grazie a questa sopravvenuta luce, ritengo contenesse i prodromi della odierna consapevolezza. Ah, l'inconscio!

giovedì 4 febbraio 2010

Legittimo impedimento sì e rispetto delle regole no?

Dal governo dello scudocrociato, al governo degli scudi a prescindere: da quello fiscale a quello processuale. Con buona pace dei problemi del Paese e tanta, tanta faccia tosta.

Dopo un duro e vivace dibattito parlamentare - conclusosi con tanto di cartelli ironici innalzati in diretta tv dagli esponenti dell'IDV che inneggiavano ad Al Capone Berlusconi del film Gli Intoccabili - la Camera ha dato il suo ok al disegno di legge sul legittimo impedimento. Ora il provvedimento passa all'esame del Senato, dove, a meno di clamorosi sviluppi, diverrà legge dello Stato.

In breve, la nuova norma prevede la sospensione dei processi a carico del premier e dei suoi ministri, stabilita dal giudice con un rinvio non superiore a sei mesi e comunque per un periodo massimo di 18 mesi, quando l'impedimento a comparire in udienza sia relativo alle funzioni da loro svolte in ossequio al mandato a governare. La disposizione si applica (neanche a farlo apposta!) anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato e grado di giudizio e il corso della prescrizione resterà congelato per l'intera durata del rinvio.

Questo, in sostanza, il contenuto del provvedimento di iniziativa parlamentare che, secondo i promotori, si pone il solo scopo di "consentire al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge".

Quanto di una legge del genere il Paese sentisse davvero il bisogno, è stato oggetto di acceso dibattito politico dal momento della sua proposizione (ad inizio del novembre scorso) fino ad oggi. Per tutte, riporto la dichiarazione che mi ha fatto sorridere di più, di certo quella più ad effetto, rilasciata alla vigilia del voto da Di Pietro: "L'impedimento è legittimo se sei malato, non se sei ministro!". O premier.

Detto questo, per una volta voglio evitare facili ironie sulla dignità di parlamentari che, in ossequio agli ordini di scuderia e ai problemi del loro capo, si abbassano a giustificare prima e a votare poi, con convinzione, una norma del genere. Specialmente quando il Paese si trova di fronte a problemi di ben altra natura ed urgenza!

Vorrei però dare sfogo al primo pensiero che mi è capitato di fare in merito a questo provvedimento e all'altro, quello sul cosiddetto processo breve. E cioè: che succederebbe se, una volta approvate definitivamente dal Parlamento, una o entrambe queste leggi ricevessero la bocciatura del Capo dello Stato (con conseguente rinvio alle Camere) o, come già accaduto con il lodo-Alfano, della Corte Costituzionale? Come si ritroverebbe di fronte al Paese un governo che si ostina a legiferare in materia di giustizia e con un intento ben preciso, in caso di ennesima bacchettata da parte dei due massimi organi di vigilanza sul rispetto di costituzionalità delle leggi?

Come la prenderebbe Berlusconi, che già la prima volta (e non solo a caldo!) scagliò parole di fuoco all'indirizzo sia del presidente della Repubblica sia dei giudici della Consulta? A cos'altro potrebbe ricorrere, a quel punto, il Silvio Furioso per ottenere di allontanare una volta per tutte o almeno tamponare i nefasti effetti dei processi nei quali è chiamato a rispondere davanti alla legge e al Paese?

Da un antico motto di saggezza, meglio conosciuto con il nome di Rasoio di Occam, deriva una filosofia di pensiero che afferma, grosso modo, che la spiegazione di un fatto, una volta che sono state scartate le ipotesi più complicate, risiede verosimilmente in quella più semplice. A me qualcuna è venuta e continua a tornare in mente. E a voi?

lunedì 1 febbraio 2010

Italia: la man(i)na dal cielo

Al di là dei proclami e al di là di quanto voglia lasciar intendere con il vecchio trucco di mostrare i muscoli parlando di un gradimento al 68%, Berlusconi è sempre più nell'angolo.

Indizi - anzi, quasi prove di questo – possono scorgersi un po' dappertutto. Nell'atteggiamento spavaldo dell'altro leader politico del Pdl, Fini, che lo ha capito per primo e che da un anno, più o meno, tenta di accreditarsi agli occhi degli italiani come guida di una destra alternativa e moderata (e senza Lega, soprattutto!). Nella posa alla Masianello di Casini, che alla vigilia della tornata elettorale delle regionali ha rispolverato il caro e antico vizietto democristiano di appoggiare qua e là destra e sinistra, ben consapevole, per l'appunto, della debolezza sul territorio di entrambe i partiti di riferimento. Nel continuo indecisionismo di Bersani, che, accortosi della debolezza di Berlusconi e dei movimenti centrifughi all'interno del Pdl, sta pensando che l'ora di una vecchia e sana politica dei due forni sia venuta anche per gli eredi (sic!) di Berlinguer e sta quindi mettendo in campo una strategia di alleanze a macchia di leopardo con Casini e Di Pietro, là dove serve.

Insomma, il ridimensionamento della forza berlusconiana sta facendo, alla fin fine, del bene alla politica del nostro Paese. Se politica può chiamarsi questa... Un po' come accade, di questi tempi, quando pareggia l'Inter e le due o tre squadre che inseguono da lontano rosicchiano quei due punti che fanno dire a tutti che il campionato si è riaperto!

Solo che in questo caso l'appannamento della forza carismatica del premier rischia di far implodere tutto il Pdl e di stravolgere gli assetti a destra della scena politica nazionale. Ce ne accorgeremo, a breve, con le tre leggine in materia di giustizia che il governo sta portando avanti con l'appoggio della maggioranza. Sì, perchè Berlusconi magari riuscirà pure a far approvare le nuove norme su processo breve e legittimo impedimento in tempo utile per tamponare il corso del processo Mills, ma è chiaro che, di fronte a un nuovo - possibile - schiaffo della Consulta, al premier non rimarrebbe che la carta del lodo-Alfano costituzionale.

Ma a quel punto, il lungo e tortuoso iter parlamentare, che regalerebbe a Berlusconi la garanzia di uno scudo a prova di Corte, porterebbe il premier a dover fare i conti con il suo alleato più forte e, fin qui, più fidato. Quella Lega che, visti i tempi per l'approvazione della norma costituzionale, considerato il notevole rallentamento dei lavori parlamentari che travolgerebbe anche il cammino legislativo della tanto cara riforma federalista e vista la necessità di doversi preparare alla campagna delle politiche del 2013 (se non prima!), potrebbe decidere di passare a riscuotere in un colpo solo i crediti fin lì accordati al Cavaliere, dando così il benservito a un Berlusconi sempre meno forte e non più leader maximo e indiscusso della destra.

A meno che...

A meno che – ma qui entriamo in un campo di ipotesi che ai più potrebbe sembrare fantapolitica romanzata – non facciano il loro ingresso sulla scena forze fin qui rimaste ai margini, ma la cui potenza di fuoco (anche in senso letterale) abbiamo tristemente conosciuto negli anni delle bombe e del cosiddetto terrorismo. Forze occulte, slegate da qualsivoglia ideologia politica, pronte però a mettere la manina e ad accendere la miccia al momento giusto e nel posto giusto (giusto per loro...).

Manina terribile, i cui effetti sono direttamente e dannatamente proporzionali al numero dei morti. Hasta la vista, baby!

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