Sant'oro e Santa Gabanelli



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a il sapore delle battaglie per i diritti civili svoltesi oltreoceano negli anni '50-'60, quelle portate avanti con megafono e volantini dalla Streisand di Come eravamo, quelle per cui ciò che più conta è l'oggetto della protesta, non il narcisismo insito in quel volersi distinguere a tutti i costi e con grande enfasi.

La battaglia di cui sto parlando è quella contro il disegno di legge sulle intercettazioni che il Parlamento si accinge a votare proprio in questi giorni. I due modi di combatterla, nonostante l'identico fine, sono quelli di Santoro e della Gabanelli, due modi diversissimi di fare giornalismo d'inchiesta e di raccontarlo in tv.

A riprova di ciò, proprio le ultimissime vicende che hanno riguardato i due giornalisti: da una parte il chiodo fisso di Santoro per la sua personale battaglia contro i vertici Rai (sacrosanta, per carità... ma con il sospetto di aver un po' troppo a riguardo gli Affari propri!); dall'altra la fissazione, altrettanto forte (nonchè benedetta!), della Gabanelli di raccontare come stanno le cose seguendo solo tracce ed evidenze documentali, senza altri condimenti e senza personalismi.

Per carità, è fuor di dubbio che nel panorama di quanto ci viene quotidianamente offerto dalla tv ci sia e ci debba essere spazio per entrambi i modi di fare giornalismo in prima linea. Personalmente sono un appassionato sia di Annozero che di Report e difficilmente mi perdo una puntata dei due programmi. Ritengo che ci sia ancora tanto da imparare dalle inchieste del giovedì sera su Raidue e da quelle della domenica sera su Raitre.

Detto questo, tuttavia, tra i personalismi di Santoro (o Sant'oro, come qualcuno ha iniziato a chiamarlo dopo la sua decisione di scendere a patti sonanti con Mamma Rai) e l'asciutta verità raccontata dalla Gabanelli c'è una bella differenza. La stessa che c'è tra chi ci parla della imminente legge sulle intercettazioni come di una legge-bavaglio, ad uso e consumo della Casta, della Cricca e dei loro derivati (tutto giusto, giustissimo e vero) e chi ci spiega, anche solo in poche parole, perchè questa legge lede il sacrosanto diritto all'informazione e quindi, al tempo stesso, i diritti civili di tutti noi.

Dopo la Busi del Tg1, ancora una volta è una donna coraggiosa a spezzare gli equilibri. E che donna! Santa Gabanelli... veglia su di noi!

Ecco il testo integrale dell'appello della Milena nazionale (grazie Eve!):

In questi giorni andrà in votazione una legge che vieterà di dare notizia di indagine prima dell’udienza preliminare: vuol dire che verremo a conoscenza dei fatti dopo due o tre anni. Per esempio se fosse in vigore adesso non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti. Inoltre, gli autori di riprese o registrazioni effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischiano fino a 4 anni di carcere, a meno che si tratti di giornalisti professionisti: una distinzione sottile ma di sostanza, perché una buona parte dei giornalisti televisivi che lavorano nell’inchiesta sono iscritti all’albo
dei pubblicisti, circa la metà di quelli che lavorano per noi o per Le iene o Exit. Bene, non potranno più entrare negli ospedali, per esempio, e documentare come alcune medici trattano i pazienti, oppure entrare nei cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro, raccogliere abusi, soprusi e documentare evasioni, truffe e corruzione. Siccome un’informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi, valutate: se non siete d’accordo fatevi sentire nelle sedi competenti perché a breve sarà legge.

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