"Ma noi non siamo mica la Grecia...!"

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La Grecia brucia. L'espressione, che di per sè potrebbe più avere a che fare con una pagina di storia antica o di letteratura epica, non è che una sintesi giornalistica fra le più comuni e banali che da un paio di giorni vengono utilizzate dai media per descrivere ciò che sta avvenendo sull'altra sponda dell'Adriatico. E che rischia di (de)generare, di qui a breve, vere e proprie rivolte di popolo.

I primi morti ci sono già stati, purtroppo. E ci sono stati in quella che può considerarsi la prima manifestazione di massa organizzata per protestare contro il pacchetto di interventi studiato dal governo greco per raddrizzare l'economia e allontanarsi dallo spettro del fallimento dello Stato. La prima... Nella quale a dirigere la danza con la morte sono stati il solito gruppo di violenti a prescindere: quelli che opererebbero allo stesso modo sia che si tratti di politica che di tifo calcistico, quelli per cui ogni scusa è buona. Il pericolo vero e la reale preoccupazione arriveranno quando a imbracciare mazze e armi meno bianche saranno padri di famiglia e persone che nella vita mai avrebbero pensato di farlo. Quello è il lato brutto, direi orribile, della vicenda.

Ora, io non sono un economista e non ho nè titoli nè conoscenze per dire la mia (almeno una 'mia' che sia significativa) sulla strategia di politica economica individuata dal governo per sottrarre la Grecia al crack definitivo.

Tuttavia mi chiedo: ma è mai possibile intervenire in maniera così drastica e improvvisa senza pensare che la cura possa essere ben peggiore del male? In altre parole, come puoi chiedere a un intero popolo, da un giorno ad un altro, gravando alcuni settori più di altri, una serie di sacrifici di tale portata come quelli che il governo greco si appresta a far approvare al Parlamento?

Come puoi pensare di porre rimedio a una grave metastasi mettendo mano a ultra-dosaggi di chemioterapia? Probabilmente riuscirai anche a distruggere ogni cellula cancerogena, ma non prima di aver fatto altrettanto col paziente! Non puoi pensare di sconfiggere la peste mettendo a ferro e fuoco l'intero villaggio: non sono arrivati a tanto nemmeno nel Medioevo, quando probabilmente il ventaglio di possibilità, di risorse, di tecnologia, di conoscienze offerte alla gente non era ampio quanto quello di cui possiamo avvalerci oggi!

E d'altronde, la bancarotta della Grecia non l'hanno mica causata i cittadini. E' frutto di una disinibita politica di recenti governi che hanno operato sulla finanza pubblica con tale dissennatezza da allargare enormemente il divario tra i (pochi) ricchi e i (tanti) poveri del Paese, permettendo ai primi di vivere nel loro Eldorado di privilegi e speculazioni e ai secondi di arrangiarsi contando sulle solite toppe offerte da settori stabili come quello turistico.

E' frutto di speculazioni senza scrupoli e di un altissimo tasso di corruzione del sistema politico-imprenditoriale che ha portato al gravissimo dissesto e al dissanguamento delle finanze dello Stato. E' frutto, ancora, di un ceto politico che, vistosi con i conti in rosso, ha pensato bene di adoperarsi per truccarli piuttosto che risanarli. E truccarli e truccarli e ancora truccarli!

E' giusto che a pagare per tutto questo siano gli stessi che hanno pagato finora? E che, invece, speculatori senza scrupoli, corruttori e corrotti, geni della finanza spericolata e armatori di lungo corso se ne fuggano tranquillamente all'estero, negli stessi paradisi fiscali dove hanno accantonato impunemente ricchezze?

Ora i nostri politici si affannano a spiegarci che la Grecia è un caso a sè, un coacervo di situazioni anomale difficilmente ripetibile e che per questo qui da noi possiamo stare tranquilli. Meno male. D'altronde, dissennate politiche economiche, evidenti sperequazioni sociali, corruzione a go-go, ingenti sprechi di denaro pubblico, falsificazione del bilancio dello Stato... Conoscete altri Paesi, civilizzati e industrializzati, affetti da uguali patologie?

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