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martedì 28 dicembre 2010

Racconto breve: L'ULTIMA VIGILIA - © di Marcus

Questa volta era deciso ad andare fino in fondo. Basta... Troppe delusioni, troppe promesse non mantenute. E poi: tutta quella mancanza di rispetto, l'egoismo infinito, il desiderio di primeggiare anche a costo di sopraffare, perfino di schiacciare gli altri... Non era davvero più possibile andare avanti così.

C'erano cose, poi, che proprio non riusciva a mandar giù. Una di queste era la loro cronica inaffidabilità. Quella non riusciva a sopportarla più. Aveva passato secoli a tentare di comprendere le ragioni di tanta incapacità. Anni ed anni a dar loro un'altra chance. E poi un'altra, un'altra e ancora un'altra... Quante volte aveva promesso a se stesso che sarebbe stata l'ultima. E ogni volta aveva infranto quel dovere di lealtà che aveva nei suoi confronti, tragicamente e doppiamente ingannato: dalla falsità di quei piccoli mostri e, parimenti, dalla sua infinita bontà.

Era una vita che si interrogava sulle loro tantissime ed enormi contraddizioni. E sempre le stesse, poi! Perchè tutto quell'astio assurdo? Non c'erano forse spazi e risorse per tutti? Perchè tutto quell'odio quando avrebbero dovuto imperare amore, amicizia, fratellanza? Perchè ostinarsi sempre a guardare famelicamente alle cose altrui? Non ne avevano ricevute abbastanza per ciascuno? Eppure loro erano privilegiati, quelli che per tradizione, da sempre, lui andava a trovare e ai quali non aveva mai fatto mancare niente. Quelli che continuava a riempire di attenzioni senza mai domandarsi nulla. Neanche se poi le meritassero davvero tutte quelle attenzioni... Sempre negli stessi luoghi, agli stessi indirizzi, sotto gli stessi cieli...

Cosa avrebbero dovuto dire, allora, tutti quegli altri, in tutte le altre parti dove non era mai stato? Certo i loro genitori non contribuivano alla sua leggenda come facevano questi, così come non alimentavano allo stesso modo la sua fama nel mondo. Eppure a questi non aveva mai fatto visita, non aveva mai portato nulla... Magari avrebbero meritato qualcosa anche loro... Magari questi sarebbero stati migliori... Magari...

Praticamente, un vita di perchè ed ora un mondo di magari.

Poi decise. Fu un attimo, ma cambiò tutto. Tutto quel che era stato finora. Si alzò e si diresse deciso verso la stalla. Aprì la porta, guardò dentro per un attimo, poi la spalancò del tutto. Le bestie si avvicinarono, prima titubanti poi sempre più convinte. Quando sfilarono davanti a lui emisero come un grugnito: un rimprovero? O forse un ringraziamento? Egli le lasciò sfilare e le guardò fuggire, una ad una, verso la libertà.

Quando furono uscite tutte si voltò per tornare verso la sua dimora. Appeso dietro la porta, nel solito posto, c'era il vecchio sacco che usava da una vita: lo tirò giù con un rapido movimento della mano e lo ammucchiò alla meno peggio, come per farne una palla. Uscì di nuovo all'aperto, cercò un pezzo di roccia che non fosse coperto dalla neve, ci mise sopra l'involto e, aiutandosi con un paio di rametti asciutti, accese il fuoco. Dopo poco, quello che era stato il suo sacco da una vita, ardeva vigorosamente alla luce del tramonto.

Babbo Natale rientrò in casa. Chiuse la porta e non uscì mai più.

giovedì 16 dicembre 2010

Fat bottomed face!


Oggi ho scavato un po’ negli archivi della mia memoria e ho deciso di portarvi a fare un tuffo nel passato. Un tuffo neanche troppo all’indietro: giusto due o tre anni fa…

Era il 2 marzo 2007 e, neanche un anno prima di brindare alla caduta del governo Prodi, Silvio Berlusconi prendeva la parola alla Camera come leader di Forza Italia, strigliando duramente il premier e la sua maggioranza per la mancanza di coesione, le divisioni interne e la caccia al singolo voto per continuare a galleggiare. Il testo integrale di quell’illuminato intervento potete leggerlo qui o ascoltarlo qui. Ve ne riporto alcuni passaggi, perché si tratta di un discorso davvero profetico, a leggerlo col senno di oggi:

“Signor Presidente, signore e signori deputati, le dimissioni di un Governo che ha perso la maggioranza due volte in dieci giorni - prima sulla politica di difesa e, poi, sulla politica estera - sono state una ferita umiliante per la credibilità internazionale del nostro paese. Voi della maggioranza avete deciso di tamponare questa ferita impegnandovi nella caccia al singolo, piccolo voto invece di cercare una soluzione seria, e scaricate adesso sulla stabilità e sull'autorevolezza delle istituzioni la vostra debolezza e le vostre divisioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia). Per paura del giudizio e del voto degli italiani - che rigettano a larga maggioranza la vostra politica fiscale, illiberale e punitiva, e la vostra idea di uno Stato onnipotente ed invasivo, che mette al suo servizio il cittadino, il lavoratore e l'imprenditore -, state trasformando il Governo della Repubblica in un'assemblea di condominio disordinata e rissosa, e non bastano certo a nasconderlo gli artifici verbali in cui si è esercitato questa mattina il Presidente del Consiglio”. [...]

“Certo, per l'opposizione un Governo fragile e confuso è una benedizione, ma il prezzo finale lo pagano i cittadini, ed è un costo troppo alto per la comunità la superbia di una coalizione che non vuole riconoscere la realtà elettorale di un paese legale diviso a metà dal voto di aprile e di un paese reale in cui oggi il Governo è in condizioni di indiscutibile minoranza”. (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale). [...]

“...come sarà, da domani, la navigazione di questo Governo? Già si annunciano, tra i partiti della maggioranza, altri «bracci di ferro»...”.


Che determinazione! E che piglio nel denunciare l’ostinazione di Prodi a voler andare avanti a tutti i costi nonostante gli evidenti dissidi all’interno della sua maggioranza. Ma non sarebbe finita lì. Infatti, a distanza di nove mesi, alla vigilia del dibattito parlamentare sulla fiducia che il 24 gennaio 2008 condusse alla caduta di Prodi, Berlusconi rincarava la dose, facendo nuovamente pressione perchè il premier prendesse atto della fine della sua maggioranza e rassegnasse le dimissioni. Vediamo cosa disse.

17 gennaio 2008
“Anche lei, signor presidente del consiglio, ha delle grandi responsabilità. Deve prendere atto che l’esperienza di questo governo è finita, non tanto per le sue responsabilità personali, quanto per il fallimento di una alleanza politica divisa da posizioni politiche e programmatiche insanabili”. È questo uno dei passaggi del discorso che il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, avrebbe dovuto pronunciare nel dibattito in aula a Montecitorio sul caso Mastella, ma non ha fatto perché arrivato in ritardo. È stato lo stesso Cavaliere a distribuire il testo ai cronisti a Montecitorio. “Resistendo ad ogni costo - prosegue il testo distribuito dal Cavaliere - farebbe un danno all’Italia e ridurrebbe la sua figura politica alla semplice difesa della sua personale posizione di potere, che ormai è invisa alla stragrande maggioranza del Paese. Quello che le chiedo - prosegue il testo scritto dall’ex premier - signor presidente, e che chiediamo anche al paese, è di prendere atto della crisi del suo governo e di contribuire ad aprire una fase nuova nella politica del nostro Paese nell’interesse di tutti”.

(fonte: Il Giornale)

22 gennaio 2008
09.50 – “Il governo è arrivato al capolinea, c'è stata una implosione nella maggioranza. Ora non ci sono strade diverse che prendere atto di questa crisi”. Così Silvio Berlusconi in un collegamento telefonico con Maurizio Belpietro su Canale 5: “Questo fatto di voler portare alle Camere una crisi che è nei fatti è un formalismo inutile”, sottolinea l'ex premier. “A meno che - aggiunge - non nasconda qualche trappola”, come se “si voglia prendere tempo e tentare un qualche recupero al Senato”. Per Berlusconi “Prodi è tenacemente attaccato al potere, ho saputo che si è proposto nel vertice di maggioranza di ieri come prossimo candidato alle elezioni”.

16.46 - Silvio Berlusconi non crede, come ventilato dal capogruppo alla Camera della Lega Nord Roberto Calderoli, che al Senato ci sia ‘puzza di bruciato’ in vista del voto di fiducia sul governo: “Non credo, non credo proprio. Questo governo è finito nei fatti - ha detto il leader di Forza Italia a Milano - non è finito per un voto o due-tre al Senato; non ha più la maggioranza perché quando una componente che ha avuto più di 500mila voti come Mastella stacca alla Camera dove hanno avuto la maggioranza e quindi 60 parlamentari in più per soli 24mila voti in più, questo governo non ha più la maggioranza nel Paese. Quindi - è la conclusione di Berlusconi - deve prendere atto perché in una democrazia si deve avere il popolo alle spalle, bisogna rappresentare il popolo e non si può tentare di governare contro la gente. Credo di voler insistere contro la volontà e contro la gente sia addirittura masochistico”. Sulla possibilità che i senatori a vita sostengano Prodi, Berlusconi ha commentato: “Non credo si vorranno macchiare di qualcosa che è così contrario al sentimento popolare”.


(fonte: TgCom)

Verrebbe da chiedersi: quanti voti ha portato alla causa della maggioranza che ha sostenuto fino ad oggi il governo Berlusconi la cosiddetta ‘componente Fini’, per dirla con le sue parole? Forse qualcosa in più dei 500mila voti delle truppe mastellate di allora? Ma andiamo avanti.

23 gennaio 2008
12:47 Berlusconi: Prodi al Quirinale prima del Senato
“Se l'Udeur confermerà le sue dichiarazioni di uscita dalla maggioranza, Prodi deve recarsi subito al Quirinale, prima del voto al Senato, perchè non c'è più la maggioranza politica”. Lo afferma il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi lasciando Montecitorio.

12:50 Berlusconi: il governo può portare il paese alle elezioni
“C'è un governo in carica che può tranquillamente portare il Paese alle elezioni, siamo convinti che questa sarebbe la soluzione più normale, un governo che restasse in carica per la normale amministrazione fino al voto”, ha detto ancora Berlusconi.


(fonte: Repubblica)

Tanto per dire: ricordo male o alla vigilia del dibattito sulla fiducia al Senato, domenica scorsa, Fini annunciava urbi et orbi il passaggio all’opposizione di Fli? Non bastava come ‘dichiarazione di uscita dalla maggioranza’? Ma andiamo ancora avanti e torniamo nel gennaio 2008. A distanza di poche ore dalla caduta del governo Prodi, Berlusconi esterna ancora una volta profeticamente: questa volta sul tema del mercato dei voti in parlamento.

24 gennaio 2008
21:57 Berlusconi: “Pensavo Prodi avesse carte coperte”
“Pensavo che Prodi avesse qualche carta coperta, due o tre senatori a favore del governo. Questo non è successo”, ha detto Silvio Berlusconi in un'intervista telefonica al TG5. Poi il Cavaliere ha aggiunto: “Quindi non mi spiego come il presidente del Consiglio si sia sottoposto ad una mezza giornata di critiche e di polemiche, che per lui non deve essere stata certo felice”.


(fonte: Repubblica)

Una fissazione, quella della compravendita di parlamentari, che non lo abbandona mai. Talmente un’abitudine, da inserirla fra le usuali strategie politiche altrui…! Silvio, stai tranquillo… Guarda che a te non ti batte nessuno!

27 gennaio 2008
Il leader della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi, è intervenuto quest'oggi telefonicamente all'assemblea del movimento che sostiene il governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, rinnovando il suo auspicio alle elezioni anticipate come metodo di risoluzione della crisi di governo, iniziata giovedì scorso con le dimissioni di Romano Prodi a seguito del voto di sfiducia del Senato della Repubblica. Il cavaliere ha detto che, se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non optasse per le elezioni anticipate, «milioni di italiani si riverserebbero a Roma per chiederle». Ma Berlusconi lascia anche spazio ad un dialogo sui grandi temi istituzionali con le forze di centro-sinistra, dicendo: «Se all'interno di questa sinistra c'è qualcuno che vuole dividere con noi certe responsabilità, non saremo certo noi a dire di no».

(fonte: Wikinews)

Ora… ripensate a quel che è successo in quest'ultimo anno, in particolare agli ultimi sei mesi: dalla rottura di Fini allo strappo del gruppo di Futuro e Libertà. Ripensate ai mesi e mesi di inattività politica di governo e parlamento, alle polemiche violente all'interno del Pdl, alle accuse e alle controaccuse di tradimento, agli ultimatum, fino allo scontro frontale Berlusconi-Fini. Ripensate a quello che è successo nella due giorni (ieri e l'altroieri) di dibattito al Senato e alla Camera sulla fiducia al governo del Cavaliere, alle sue dichiarazioni e alle sue interviste sui giornali e alla tv…

Il bagno è in fondo al corridoio...

mercoledì 15 dicembre 2010

Maroni: 10 domande per te...

(foto Ansa)
In merito ai violenti scontri che ieri hanno sconvolto il centro di Roma, riporto i dieci interrogativi che il Popolo Viola rivolge al ministro dell'Interno. Giusto per chiarire le cose.

1) Perché il finanziere ha il dito sul grilletto?

2) Chi è l’uomo col cappuccio grigio che prima sembra aggredire il finanziere e poi lo soccorre?

3) Chi è l’uomo col walkie talkie a terra?

4) Chi è l’uomo col giubbotto beige che prima impugna un badile, poi un bastone e poi un manganello e manette e che ritroveremo dopo dietro il cordone delle forze dell’ordine?

5) E’ vero, come sostiene l’ApCom, che l’uomo con la giacca a quadri, travestito da manifestante, che protegge il finanziere è un esponente delle forze dell’ordine?

6) Che rapporto c’è tra l’uomo col giubbotto beige e quello con la giacca a quadri ritratti assieme in una foto in cui sembrano dialogare?

7) In due diverse dichiarazioni, riportate dal Corriere della Sera e dal Messaggero, il Comando della Guardia di Finanza, prima esclude che i finanzieri possano operare in “abiti civili” e poi ammette che il finanziere con la pistola è stato soccorso da un “collega in abiti civili”. Perché questa contraddizione?

8) Erano presenti tra i dimostranti esponenti della Guardia di Finanza in “abiti civili”?

9) Erano presenti tra i dimostranti esponenti delle Forze dell’ordine in “abiti civili”?

10) Se erano presenti tra i dimostranti, come pure ammette la Guardia di Finanza, esponenti delle forze dell’ordine in abiti civili con quale quale mandato operavano?

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Domande che troveranno certamente risposte da chi di dovere. Magari non sarà la verità al 100%, ma...

Detto ciò, di "poliziotti infiltrati" col sospetto di fomentare pacifiche manifestazioni, specialmente di studenti, si è parlato a più riprese. Tanto per dirne una, qualcuno ricorderà gli scontri di fine ottobre 2008, sempre a Roma, sempre dalle parti di Piazza Navona (si vede che l'area è propizia oppure che qualcuno la conosce molto bene...).

D'altra parte, basta fare una ricerca con quelle parole chiave sul sito di Beppe Grillo. Anzi, ai più pigri di voi, ho facilitato la cosa: basta cliccare qui e inserire "poliziotti infiltrati" nella casella di ricerca!

martedì 14 dicembre 2010

Elezioni politiche 2010: memorandum



E' vero che il governo Berlusconi ha appena spuntato la (prevedibile) fiducia al Senato e fra poco, dopo l'ultima notte di calciomercato, probabilmente otterrà alla Camera quei due o tre voti che gli risparmieranno l'umiliazione parlamentare del pollice verso. Però, vista la situazione, preferisco portarmi avanti col lavoro e prepararmi al prossimo voto politico: ennesimo giro d'Italia elettorale per il quale ho appuntato qualche notarella che, stavolta, voglio ricordare a me stesso.

- Non fidarsi degli sconosciuti: le facce nuove da noi non esistono, meglio controllare eventuali effetti di ritocco dovuti al cerone o al photoshop.

- Non fidarsi delle facce nuove, che abbiano i capelli bianchi, il parrucchino o la calvizie incipiente.

- Ricordarsi che promettere di abbassare le tasse o di eliminarne qualcuna non vuol dire abbassare le tasse o eliminarne qualcuna.

- Ricordarsi che la crisi economica mondiale è un fattore oggettivo e non può magicamente sparire solo perchè siamo in campagna elettorale.

- Diffidare dai padroni che improvvisamente si schierano dalla parte del popolo o degli operai. Lo stesso vale anche se a farlo sono i loro figli.

- Diffidare di chi improvvisamente si fa paladino della sorte di tanti disperati, specialmente se la legge che più di ogni altra cosa ha contribuito alla loro disperazione porta il suo nome e cognome.

- Guardarsi da chi impiega tante parole a spiegare il significato di res publica e, al tempo stesso, non adotta alcun comportamento coerente con esse.

- Ricordarsi che i reati rimangono reati anche se a commetterli è un uomo politico e che non per questo cambiano nome o si possono assolvere cum lodo.

- Tenere bene a mente che in cabina elettorale non c'è alcun Signore a sorvegliare e giudicare sul voto. Anche perchè, se proprio volesse sorvegliare e giudicare, probabilmente Questi rivolgerebbe il suo sguardo inquisitore all'interno di qualche sacrestia od oratorio.

- Togliersi definitivamente dalla testa l'idea che la prima repubblica sia finita ad Hammamet e che la seconda sia iniziata con Tangentopoli.

- Sradicare assolutamente dalla propria testa il ritornello, tanto caro a qualcuno, secondo il quale senza il governo Berlusconi è a rischio la democrazia in Italia.

- Ricordarsi che il verde, oltre ad essere il colore della speranza, è il colore dei prati e dell'impegno a favore dell'ambiente e delle specie protette. Qualsiasi altro uso e abuso di questo colore, seppur molto trendy in cravatte e fazzoletti, non ha significato alcuno.

- Ricordarsi che il mercato delle vacche, come quello delle pecoroni, non è solo una forma di baratto tipicamente sarda o abruzzese, ma ha uno stand aperto h24 anche in alcuni Palazzi della Capitale.

Qualora tutto ciò non bastasse, ricordarsi assolutamente che, nonostante le apparenze, questo non è Scherzi a parte e non lo è mai stato. E che se anche lo fosse, oltre al danno avremmo anche la beffa: perchè anche su quello Lui prospera.

martedì 23 novembre 2010

Dopo il primo contatto

Negli ultimi tempi, in quel magico e sconfinato ipermercato del tutto che è il web, hanno preso a farsi sempre più insistenti (e, per qualcuno, consistenti) le voci di un presunto primo contatto fra umani e alieni. Contatto che dovrebbe essere ormai imminente, se è vero che fino a qualche mese fa si parlava del periodo autunnale mentre ora le ultime notizie lo danno per certo fra novembre e dicembre. Contatto che, inoltre, chissà perchè, dovrebbe trovare la sua ambientazione proprio qui a Roma, fra le antiche vestigia della Città Eterna.

Mi pare perfettamente inutile interrogarsi su quale possa essere la genesi di una simile notizia, così come credo sia evidente a tutti il meccanismo che sulla rete faccia sì che una palla di neve si trasformi prima in una slavina e poi in una valanga. Indipendentemente dal fatto che si tratti di una valanga vera o falsa.

Per come sono fatto e per come sono cresciuto, confesso di non nutrire particolare interesse per tutto ciò. Forse a causa di una personale storia d'amore per la fantascienza, comunque narrata; forse per quelle pagine che vengono dal passato e che si sfogliano davanti agli occhi con la sfacciata pretesa di raccontare il futuro; forse per quelle immagini che sceneggiatori e registi hanno strappato alle loro menti o chissà dove per materializzarle, incredibili e reali (e ora anche tri e quadri-dimensionali), di fronte a noi... Chissà. Fatto sta che più che guardare a come possa essere nata, la notizia di un possibile e imminente contatto con una razza aliena mi fa venire una gran voglia di vedere come sarà dopo. Dopo il primo contatto.

Chissà come cambierebbe il mondo. Millenni e millenni di un'avventura che tutti avevamo creduto rigorosamente in single player e che ora ci ritroveremmo improvvisamente a giocare in rete: in una rete sconfinata, a questo punto, e dove a mettere del loro sono chissà quanti giocatori. Una volta ammessa l'esistenza di una razza aliena, infatti, il passo per accettare l'esistenza di infinite altre è più che breve...

Noi siamo qui. Che attendiamo fiduciosi e altrettanto impreparati, a mio giudizio. In attesa di questo eventuale, nuovo, immane spartiacque della storia umana.

martedì 9 novembre 2010

Andiamo via con loro...



"I draghi possono essere sconfitti!". E poi... "Ammazzalo con un libro!". Quanta forza racchiudono al loro interno queste parole... Quanta potenza in queste due frasi semplici semplici...

Occhi che si aprono a nuovi modi di guardare alla realtà, che vengono aiutati a leggere meglio, educati a vedere che non tutto è come si vuole che appaia... Cuori che si scaldano al tepore di nuove strade da percorrere, che avvertono l'insorgere di nuove coscienze e, proprio per questo, si rinserrano e riprendono il vigore che avevano smarrito. Consapevolezze che si ritrovano, determinazioni che ritornano ad albergare laddove ingiustamente erano state allontanate... Da noi, proprio da noi.

Ieri sera è accaduto un piccolo grande miracolo: abbiamo visto che fare un'altra televisione è possibile. Abbiamo sperimentato (e con estremo godimento!) che si può invitare un famoso direttore d'orchestra senza far pubblicità al suo ultimo disco, alla sua ultima tournee, al suo ultimo prestigioso incarico in questo o quel teatro storico di vattelappesca.

Abbiamo sentito parlare di cultura in modo alto: non solo come critica gratuita all'attività di qualche ministro (che più di una critica si merita, se non altro per il modo di approcciare alla materia stessa del suo incarico!), ma per le tante e tante parole che sono state spese per spiegare l'importanza della cultura per un popolo, per la vita stessa.

E poi c'è stato Benigni. Non solo un istrione, perfettamente a suo agio con un canovaccio totalmente aperto e uno spazio da gestire in proprio, pressocchè senza limiti di tempo. Non un buffone, come si è definito lui: ma un giullare di dio! Ci ha fatto morire dalle risate con la canzoncina su Berlusconi ("ma quanto costa 'sto cazzo di pianeta!"); ci ha fatto sorridere e commuovere e poi commuovere e sorridere, senza lasciare soluzioni di continuità fra i contrapposti stati d'animo.

Fino ad arrivare a sfidare direttamente un boss di camorra: il boss dei boss dei casalesi. Non mi sono ritrovato ad odiare, in quel momento: e questo credo che sia stato il merito più grande del Benigni che ha giganteggiato ieri sera. Non mi sono ritrovato ad odiare quel Sandokan o quello Schiavone, da lui più e più volte chiamato per nome, perchè la grandiosità del giullare non sta nel suscitare l'odio in chi lo ascolta: lui ha annientato l'oggetto del suo parlare con l'arguzia del suo dire, ha violato l'immagine di intoccabile del capo della camorra, ha dissacrato il santuario della paura che questi e la sua organizzazione hanno creato e creano ogni giorno intorno a loro. Mi sono ritrovato semplicemente ad ascoltare qualcuno parlare con il sorriso dipinto sulle labbra di qualcosa che finora era assolutamente innominabile!

E in questo è stata la sua grandezza! Scherzare su Berlusconi e le sue scappatelle extragovernative è all'ordine del giorno per un comico. Ma spingersi a sfidare e sbeffeggiare, dolcemente, in diretta tv un capo dei capi è cosa che non avevo mai visto fare!

Sentire spiegare che a un bambino si può e si deve raccontare dei draghi perchè capisca che i draghi possono essere sconfitti è di una grandezza senza pari! Sentire Benigni incitare il capo della camorra ("Ammazzalo! Dai, ammazzalo!") ad ammazzare l'odiatissimo Saviano, ma a farlo usando un libro come arma... è di una potenza devastante! Una potenza che capace di squarciare come nient'altro il tempio di paura che Schiavone e la camorra hanno creato intorno a sè.

Grazie Roberto Benigni! Grazie Saviano e Fazio! Grazie a tutti coloro che, partecipando a Vieni via con me, sapranno rendere onore con altrettanta grandezza al sacro rispetto per la verità e la giustizia!

venerdì 5 novembre 2010

Senza parole...


DRS0020 3 LAV 0 DRS / WLF
PROSTITUZIONE. BERLUSCONI: NIENTE SCONTI, E' REATO
(DIRE) Roma, 5 nov. - Lotta dura del governo alla prostituzione.
Il premier Silvio Berlusconi ha annunciato in conferenza stampa
che l'introduzione del reato di prostituzione, fermo in
Parlamento da tempo, e' stato stralciato e inserito nel pacchetto
sicurezza approvato oggi dal Cdm.
"Avendo constato - dice Berlusconi - che il reato di
prostituzione non ha proceduto in Parlamento, abbiamo deciso di
riprendere quella norma, di riapprovarla una seconda volta, e di
inserirla in questo nuovo provvedimento".
(Rai/Mar/ Dire)
12:51 05-11-10

giovedì 4 novembre 2010

Berlusconi-Obama: un oceano di differenze!

...al di là dell'abbronzatura (direbbe Berlusconi) e dell'altezza (replicherebbe Obama).

Grazie a Yanez per la vignetta che ha voluto donare a Relativismi!!!

martedì 2 novembre 2010

Non avrai altro Dio all'infuori di me...


Non ne posso più di Berlusconi!

Non ne posso più di sentirgli dire che vuole riformare la Prostituzione italiana!

Non ne posso più di sentirgli ripetere ad ogni occasione dei successi ottenuti dal suo governo nella lotta all'omossessualità organizzata!

Non ne posso più delle sue tante Ruby e ruberie varie! Delle sue tante Noemi, Letizia, Noemi Letizia; delle sue tante Patrizia, D'Addario, Patrizia D'Addario; di igieniste orali, di massaggiatrici specializzate, di massaggiatrici apprendiste, di massaggiatrici CO.CO.CO!

Delle sue tantissime storie di evasione ficale, delle tante puttanate di cui si vanta, delle barzellette con cui governa il Paese e delle tante imprese del cazzo. Il suo, ovviamente!

Non ne posso più di leggere e sentire che, grazie all'impegno del suo governo, l'Italia è uscita dalla crisi meglio degli altri Paesi d'Europa: detto da uno che è in crisi con la moglie, con l'escort, con le fidanzate diciassettenni, con il cofondatore del suo partito, con parte della sua maggioranza e perfino con il Milan!

Non ne posso più di sentire che se l'è presa con le donne: una volta perchè sono brutte come la Bindi, un'altra perchè non sposano uno ricco e un'altra ancora perchè son tutte belle le mamme del mondo, ma meglio ancora sono le figlie!

Non ne posso più di sentire che se l'è presa con i gay: una volta per dare contro a Vendola, un'altra perchè è da veri uomini e un'altra per mettere in imbarazzo... Bocchino!

Non ne posso più di leggere e sentire di feste e festini a Palazzo Grazioli, Villa Certosa, Villa Antigua: c'ha rotto Arcore e Arcazzo!

Non ne posso più di sentirgli dire peste e corna dei comunisti del PCI che facevano affari coi russi e una politica filo-araba e antisemita: nel frattempo, leggere dei suoi continui e ripetuti viaggi nella dacia dell'amico Putin, di continue e ripetute lodi della politica repressiva dell'amico Medvedev, di continui e ripetuti incontri nella tenda dell'amico Gheddafi per scambiare commesse commerciali con autorizzazioni al tiro al motopeschereccio!

All'amico libico, fra l'altro, ha già rubato l'antico rituale erotico propiziatorio del sesso chiamato, in lingua antica, Bunga Bunga. Il prossimo colpo pare sia quello di acquistare dalla Libia un pacchetto di Amazzoni: in prova per i primi sei mesi come Body Guards, per sostituire quegli inetti che lo lasciarono colpire dalla statuina del Duomo; e successivamente, a seguito di durissime selezioni a base di Bunga Bunga, appunto, da promuovere a ministre della Repubblica!

Non ne posso più di sentirlo ripetere che si sta impegnando per portare la vita media a 120 anni: dev'essere per questo che ha iniziato da qualche anno a farsi fare una serie di iniezioni là, ma proprio là, addo' nell'omme nun coce 'o sole!

Non ne posso più dell'Unto del Signore, del Carlo Magno de 'noantri, dell'uomo che fa scolpire il proprio volto su una statua dedicata a Superman e se la mette in casa per mostrarla agli amici!

Quest'uomo non va dimesso: va ricoverato!

mercoledì 27 ottobre 2010

Racconto breve: AFFAMATO ALLA MENSA DI DIO - © di Marcus

Quell'uomo aveva un dono. Grande e improbabile al tempo stesso, ma comunque un dono. Potrebbe definirsi una sorta di contrappasso, in grado di deliziare quanto può farlo una profonda passione e di straziare con la stessa intensità. Una nemesi: la sua dolcissima nemesi.

Accadeva nel sonno e durava tutta la notte. Ma non tutte le notti. Aveva notato da tempo che la cosa si manifestava con maggiore intensità soprattutto quando tristezza e pene prendevano il sopravvento sull'ordinario andamento delle cose. Quando tornava stanco e afflitto oppure infuriato per qualche motivo o contro qualcuno. Era durante quelle notti, più che in altre occasioni, che il dono si risvegliava in lui: la sua personalissima valvola di sicurezza si azionava così, senza che lui lo chiedesse. Che lo volesse o no, era in quei momenti che il suo sistema di autodifesa entrava in funzione, cancellando ansie, smanie e malumori, rapendo il suo spirito per portarlo lontano da tutto e tutti, in un posto dove ogni cosa intorno a lui era meravigliosa, dove emozioni e passione erano insieme al potere e lui non chiedeva altro che d'essere il loro schiavo.

Aveva imparato da tempo ormai a riconoscere fin dal minimo indizio quando tutto stava per accadere. Chi fosse stato presente in quel momento difficilmente si sarebbe accorto di ciò che stava accadendo: avrebbe visto un uomo, nulla più che un uomo, sdraiato sul suo letto che dormiva. Forse un piccolo, appena impercettibile accenno di sorriso avrebbe increspato i tratti del suo volto al momento di rendersi conto, una volta ancora, che il prodigio stava ripetendosi. Un attimo e nulla più. Poi tutto si sarebbe svolto, come al solito, fra gli improbabili e sconfinati spazi del suo sogno. Al chiuso di una sensibilità protesa ed estesa verso l'infinito.

Chiudeva gli occhi e dopo poco qualcosa arrivava fino a lui come in sella ad un sogno. Non una persona. Nemmeno la sensazione che si trattasse di un'entità cosciente. Assomigliava più ad una luce tenue e calda: almeno, quello era tutto ciò che fisicamente lui avvertiva quando provava a rievocare a mente fredda quei primi istanti in cui il fenomeno prendeva vita. Come un contatto, un modo per entrare in sintonia. Percepiva quella luce solo quando essa era ormai giunta fino a lui e a quel punto la sentiva... suonare. In un attimo era avvolto da un'emozione viva, pura, che vibrava tutto intorno e dentro di lui. Suonava ed esplodeva di luce quell'emozione. E come un diapason divino gli offriva il riferimento giusto per accordarsi e lasciarsi andare. Se poi si trattasse davvero di un suono, di un'esperienza di luce o di qualsiasi altra sensazione empirica, questo non lo sapeva nemmeno lui. E neanche aveva importanza, a quel punto.

Non ci voleva tanto per la successiva fusione: quel 'la' dolce e infingardo con il quale l'uomo entrava in piena sintonia con il suo dono e verso il quale si era convinto da tempo a lasciarsi andare totalmente, come una foglia in un torrente d'acqua. Semplicemente, lasciava che accadesse. Nulla più che offrirsi a quella simbiosi con animo sereno e totale annullamento di sè.

Sapeva che di lì a poco sarebbero arrivate altre note, quelle vere. E che anche queste sarebbero state cariche di intensità emotiva. Ma stavolta avrebbero vibrato e suonato cento, mille volte più forti e profonde. Erano le sue note, quelle che da sempre abitavano in lui. Che vivevano dentro al suo spirito, nella sua mente, nel profondo del suo cuore. Quelle che, ne fosse cosciente o meno, scorrevano nelle sue vene e riempivano i suoi polmoni fin dal suo primo respiro di vita.

Note e accordi che assalivano quel barlume di sè come onde in tempesta. E che onde! O che, come placide acque di cui non si riesce a scorgere la fine, lambivano delicatamente il suo essere, donando una pace senza tempo. Impensabili combinazioni di silenzi e suoni, impossibili da riprodurre con qualsiasi strumento musicale noto all'esperienza umana. Così vive, così violente, così semplici nella loro rappresentazione onirica.

Eppure erano le sue note. Le sue, le sue, le Sue! Sapeva e sentiva che facevano parte di lui, del suo sè umano, finito e imperfetto. Non aveva mai capito da dove nascessero: non le ricordava fra le anse del suo passato. Forse venivano dal suo futuro... Chissà. Ma cosa poteva valere quell'interrogarsi sulla loro genesi, quando a malapena, e con tutti i sensi spalancati, egli riusciva a percepirne la sconfinata intensità?

Tuttavia erano note che non avrebbe mai più ascoltato. E questa era la maledetta altra faccia del suo dono! Quelle note continuavano a succedersi all'impazzata: non smettevano un istante di ghermirlo, bellissime e mirabili come null'altro al mondo. E nonostante tutto, erano disposte secondo schemi che egli non avrebbe mai potuto ricomporre allo stesso modo. Nè lui, nè nessun altro.

Veri e propri concerti, disperatamente unici ogni volta. Concerti che egli non avrebbe mai potuto sentire una seconda volta. Nè avrebbe potuto ricordare da sveglio. Era un dono, questo sì. Ma il prezzo che ogni volta quell'uomo era costretto a pagare per il suo dono era davvero alto. Ricordava, ma non al punto di poter riprodurre alcuna nota di quella musica celestiale. Mai al punto di poter godere di tanta emozione una volta sveglio.

L'uomo che accarezzava le note dei suoi sogni impossibili.

venerdì 22 ottobre 2010

Saviano, specchio della vigliaccheria. E dell'altrui coscienza sporca...

"Saviano? Ma che ha fatto Saviano? Ha scritto un libro ed è diventato un'icona della lotta alla mafia... Questa cosa mi fa proprio girare i ********! I magistrati che sono stati ammazzati hanno fatto la lotta alla mafia!". Oggi, al lavoro, ho avuto un acceso scambio di opinioni con un collega sull'impegno civile (o meno, secondo i punti di vista, a questo punto...!) dell'autore di Gomorra, Roberto Saviano. Discussione nata dai commenti suscitati dalla visione della puntata di Annozero di ieri sera che, fra l'altro, vedeva come ospite lo scrittore campano.

Il virgolettato che avete letto sopra costituisce il succo delle tesi del mio interlocutore. Io mi sono limitato a fargli presente che il più grande merito di Saviano è stato quello di aver scritto e detto quello che molti (forse quasi tutti) sapevano, ma che nessuno aveva osato raccontare. "Fallo tu quello che ha fatto Saviano!", gli ho risposto: "Non quello che continua a fare ora, che vive blindato ventiquattro ore al giorno: quello che ha fatto prima, quando ha scritto Gomorra, quando è arrivata la notorietà e tanta gente ha iniziato improvvisamente ha voltargli le spalle o a vomitargli addosso insulti e rabbia!".

Non mi piace incensare, in genere non lo faccio. Ma non riconoscere il coraggio civile in chi effettivamente lo manifesta,
  • solo perchè - magari - vederlo in qualcun altro significherebbe riconoscere la propria vigliaccheria...

  • o solo perchè - magari - ammettere quel coraggio antimafia significherebbe dover sposare le tesi di un personaggio che non veste la tua stessa casacca in fatto di idee politiche...

  • o solo perchè - magari - riconoscere che quel che Saviano racconta suona stranamente familiare con altre storie di malaffare e di collusioni che mettono insieme politica e organizzazioni criminali, connubi che partono dal basso, dai consigli comunali di molti piccolissimi municipi per arrivare su su in alto... là dove nessun magistrato è osato volare. O quasi.
D'altronde, parlando di lotta alla mafia, Qualcuno non ha ripetuto a più riprese che, più di tante cose, l'immagine del nostro Paese all'estero ha subito colpi letali da quanto raccontato in fiction come La piovra o in libri come, appunto, Gomorra...?

venerdì 8 ottobre 2010

Non sparate sul dissenso!



La puntata di Annozero andata in onda ieri sera è scivolata fra un litigio della Santanchè e una farneticazione... della Santanchè, con De Magistris che in un paio di occasioni ha provato a fare Di Pietro (una brutta copia) e Belpietro che ha provato per tutta la sera a fare la vittima, cercando di coprire con la sua faccia (L'antipatico è stata una sua invenzione, no?) i buchi della versione ufficiale fornita dal suo capo scorta.

Eppure, ieri sera un acuto c'è stato. Un acuto dettato dalla passione, dall'indignazione e anche dall'acutezza di un giovane attivista dell'associazione Qui Lecco Libera, Duccio Facchini. Lui, il suo dito puntato contro la criminalizzazione del dissenso di chi contesta l'operato di Berlusconi - un distinguo pieno zeppo di verità - l'ha declamato a gran voce e in maniera limpida.

Bravo, bravo e ancora bravo!

E bravo, strepitoso, anche Vauro: la sua vignetta sulla bestemmia del premier è fantastica!


martedì 5 ottobre 2010

Non più schiavi nè servi...

Un mondo di servi e di schiavi. Questo è il futuro che vorrebbe veder realizzato chi gestisce i fili del potere sul pianeta. Questo è il progetto che una manciata di menti raffinatissime e malate sta cercando di attuare sulle spalle e sulla pelle del resto della popolazione. Un mondo di schiavi, che lavorano e producono, e un mondo, più ristretto, di servi, scelti per adoperarsi affinchè tutto vada come deve andare. O meglio: come qualcuno ha scelto che debba andare.

Un mondo dove la maggior parte delle persone è schiava e pertanto destinata alla produzione, alla produzione e ancora alla produzione. Milioni e milioni di persone il cui unico scopo è quello di mettere la propria forza lavoro al servizio dei pochi che guidano il sistema: risorse umane da spremere fino in fondo, fino alla fine; da controllare attraverso il giogo della povertà e dell'ignoranza; da massificare attraverso un illusorio benessere frutto di una tecnologia di basso livello e di facile approccio. Tante piccole formiche che ogni giorno si alzano, lavorano e tornano a casa e poi il giorno dopo si alzano di nuovo, lavorano e tornano a casa. E così tutti i giorni, per settimane, mesi, anni, decenni, vite.

Uomini e donne che producono ogni giorno qualcosa di effettivo e assolutamente reale, di visibile e misurabile e che in cambio di ciò ricevono pochi fogli di carta stampata, assolutamente privi di valore intrinseco, con i quali acquistare il fabbisogno minimo di risorse che permetta loro di continuare a chiudere il cerchio ogni volta. Quale enorme inganno e assurdità: io produco Qualcosa, qualcosa di realmente tangibile, e come contropartita ricevo qualcosa di altro, il cui valore è assolutamente virtuale, un feticcio di ricompensa senza valore in sè. Qualcosa che non posso utilizzare di per sè: non posso mangiarla, non posso bruciarla per scaldarmi, non posso utilizzarla per vestirmi; posso soltanto utilizzarla per riceverne quel poco che mi permetterà di andare avanti.

Altrimenti posso portarla alle banche! E lì, a quel valore assolutamente virtuale che è il denaro, capita un altro miracolo: da valore virtuale diventa numero. Un numero: una serie di cifre che il sistema bancario svuota ulteriormente di qualsiasi residuale valore e che si rimpalla da una parte all'altra senza più alcun vincolo per il suo originale valore rappresentativo. Che in qualche modo, seppur virtualmente, era in qualche modo riconducibile al lavoro, allo sforzo, alla fatica di chi lo aveva generato.

E poi il popolo dei servi. Più ridotto come entità numerica di quello degli schiavi. Molto più esiguo e, tuttavia, molto più vicino a chi tira i fili delle sorti del mondo. Un mondo di lacchè, di uomini e donne che pur di non finire fra gli schiavi, accetta di sdraiarsi sotto il tavolo dei padroni per cibarsi dell'avanzo di turno. Si godono beati la luce riflessa che arriva loro dalla vicinanza del potente e considerano assolutamente legittime tutte le pretese di questi.

Come ciechi, non sanno più discernere. Anzi, quel che è peggio, nel chiuso della loro coscienza sanno benissimo come stanno le cose ed è proprio sui confini e sulle falle di cui soffrono le malevicende che essi conoscono che si impegnano con accanimento ad erigere le trincee più forti. Come cani addestrati, riportano fedelmente il bastone al proprio padrone, il quale, appunto, si diverte a giocare con loro. Almeno fino a quando non decide di sacrificarli sull'altare del primo machiavellico fine.

Io non lo voglio un futuro così. Non voglio più sentirmi nè schiavo nè servo. Occorre fare di tutto per cambiare questo presente.

sabato 2 ottobre 2010

Attentato a Belpietro: dubbi e coincidenze

A distanza di 48 ore dall'attentato sventato contro il direttore di Libero Maurizio Belpietro, non ancora perfettamente chiarito nella sua dinamica, sono rimasto particolarmente colpito nel leggere alcune dichiarazioni rilasciate all'Ansa dall'ex procuratore di Milano, attualmente senatore del Pd, Gerardo D'Ambrosio. Il quale, in proposito, solleva qualche dubbio (del quale si stupisce) e riscontra singolari coincidenze (che in qualche caso sfuma fra le sue parole: le ho evidenziate in neretto). Ovviamente, come precisa lo stesso ex magistrato, "aspettiamo l'esito delle indagini". Ci mancherebbe...

ZCZC0506/SXR
XCI13504
R POL S42 S0A QBXH
BELPIETRO: D'AMBROSIO, SUO CAPOSCORTA 'SALVÒ' ANCHE ME/ANSA
EX PROCURATORE E L'AGGUATO DEL 1995, UNA STORIA CHE SI RIPETE
(di Pasquale Faiella)
(ANSA) - MILANO, 2 OTT - "Alessandro? Lo conoscevo bene,
certo era anche il mio caposcorta e mi sono stupito quando ho
letto che ha sventato un agguato al direttore di Libero, visto
che nel 1995 fu protagonista di un episodio analogo, un presunto
attentato contro di me che lui sventò
. Insomma mi son detto due
volte la stessa storia, e la storia si ripete
". A notare le
"analogie" con i due episodi, che hanno avuto il medesimo
protagonista è Gerardo D'Ambrosio, senatore del Pd, ed ex
procuratore di Milano.
Alessandro N., il poliziotto che due notti fa ha sparato per
tre volte contro il presunto aggressore di Maurizio Belpietro,
poi scappato dal palazzo di via Monte di Pietà a Milano, è
stato per molti anni la "tutela" dell'ex capo del pool di Mani
Pulite. E anche con D'Ambrosio ("un poliziotto scrupoloso, un
professionista attento", spiega l'ex magistrato), l'agente si
rese protagonista di un intervento clamoroso, anche allora unico
testimone e protagonista di un agguato
che si stava per
consumare nei confronti del magistrato. "Era un mattino
piovosissimo di aprile, il 14 aprile del 1995 - ricorda il
senatore D'Ambrosio - Ero a casa e aspettavo come solito l'auto
per andare in ufficio, in procura a Milano. Ricordo che
Alessandro citofonò e mi disse 'Procuratore non scenda resti
su a casa': mi affacciai alla finestra del mio appartamento. Il
mio palazzo affaccia su un pezzo di strada che dà su una asilo
e vidi soltanto un uomo che parlava con una donna all'interno
dell'asilo
. Non vidi assolutamente nulla, non mi accorsi di
nulla. Poi una volta in strada Alessandro, bagnato fradicio e in
stato di alterazione, mi spiegò che aveva inseguito una persona
proprio dentro l'asilo, un uomo armato di fucile che poi aveva
saltato un muro ed era scappato su una moto guidata da un
complice. Ma io non mi accorsi di nulla. So che l'indagine non
approdò poi a nulla
, credo che il fascicolo fu aperto dal
collega Pomarici (lo stesso magistrato che ha il fascicolo sul
presunto attentato a Belpietro, ndr)
e se non sbaglio
successivamente la vicenda finì a Brescia".
"Quello che mi ha stupito - spiega D'Ambrosio - oltre alla
coincidenza delle due vicende, è il fatto che Alessandro abbia
sparato tre colpi di pistola e a meno che non abbia fatto fuoco
a scopo intimidatorio, un professionista, con una calibro nove
parabellum difficilmente non colpisce il bersaglio da quella
distanza
. Comunque aspettiamo l'esito delle indagini".
Nell'indagine sull'attentato a D'Ambrosio, ci finì poi anche
quella persona che lo stesso magistrato vide dalla finestra
della sua abitazione parlare con una donna nell'asilo. Una
ipotesi investigativa e giornalistica lo descrisse come un
complice che era sul luogo per distrarre eventuali testimoni.
"Quella persona che avevo visto - racconta l'ex capo del pool
di Mani pulite - mi avvicinò successivamente al supermercato,
abitava nella mia zona. Era un signore distinto, gentile che con
ironia lieve mi disse: 'Permette che mi presenti dottor
D'Ambrosio? Io sono la persona che secondo qualcuno avrebbe
dovuto partecipare al suo omicidio
...'".(ANSA).
FL
02-OTT-10 13:50

Sulla vicenda, scrive qualcosa anche un'altra agenzia di stampa. Che riporta qualche particolare in più, citando alcuni passaggi di un articolo de La Repubblica del 15 aprile 1995.

ZCZC
AGI0225 3 CRO 0 R01 /
BELPIETRO: INVESTIGATORI, 'STESSO AGENTE EPISODIO SIMILE NEL '95' =
(AGI) - Milano, 2 ott. - Non è la prima volta che l'agente A.
M., l'uomo della scorta di Belpietro che la scorsa notte ha
messo in fuga un uomo armato nel condominio del giornalista,
sventa un possibile attentato. Già nel 1995 infatti, ricordano
gli investigatori, gli era capitato un episodio simile che gli
aveva permesso di mettere in fuga un uomo appostato all'esterno
della casa del giudice Gerardo D'Ambrosio, coordinatore del
pool di Mani Pulite, a cui era affidato come scorta. Secondo
quanto riferì A. M. all'epoca, e riportato dalla giornalista
Cinzia Sasso del quotidiano 'la Repubblica', nell'edizione del
15 aprile del 1995, 'il poliziotto attende il magistrato ma un
sesto senso, un certo trambusto e l'impressione che non sia
tutto tranquillo lo spingono a scrutare da ogni parte'.
L'agente decise di guardare anche all'interno di un asilo nido
accanto a casa del giudice e nascosto dietro una costruzione
bassa vide un uomo. Gli sembrò di capire che quell'uomo fosse
armato. Così, corse al citofono e disse al giudice di restare
in casa, poi si mise alla caccia dell'uomo che risultò avere
un fucile in mano e che fuggì in sella ad una moto rossa
guidata da un complice. L'agente, come riporta oggi il
quotidiano 'la Repubblica', dopo questo episodio fu promosso.
(AGI)
Cli/Car
021400 OTT 10

martedì 28 settembre 2010

Storia (vera) di un fico secco

Oggi vi racconto una storia. Una storia di ordinaria amministrazione, in questa Italia delle sopraffazioni del potente di turno sull'uomo qualunque. Può riguardare chiunque: è capitata a qualcuno.

Il protagonista della nostra storia si chiama Marco e fa il giornalista [prendo a prestito da me stesso nome e professione: faccio prima e lascio nel più completo anonimato il qualcuno in questione]. Sono più di vent'anni che Marco lavora con professionalità e passione in un ufficio stampa pubblico. E' il suo lavoro e a lui piace, cosa non da tutti i giorni. Proprio per questo è apprezzato e benvoluto: dai suoi colleghi di ufficio innanzitutto, con alcuni dei quali è nata una vera e propria amicizia, ma anche dalla gran parte di quei giornalisti dei media con i quali, pressocchè quotidianamente, ha cordiali rapporti professionali e umani da anni.

Un giorno, a causa dell'annoso protrarsi di una situazione di grave disagio e malessere in un settore particolarmente delicato e a rischio fra le competenze di quella pubblica amministrazione, il governo decide di dichiarare lo stato di emergenza per quel settore. E, come puntualmente capita in questi casi nel nostro Paese, inizia a varare una serie di provvedimenti ad hoc per fronteggiarla: nomina subito un commissario straordinario e mette a sua disposizione poteri e fondi straordinari per assumere, in tempi brevi e con modalità diverse dall'ordinario, tutte quelle iniziative necessarie per affrontare e risolvere l'emergenza.

Ora capita che ad essere nominato dal governo commissario straordinario per la gestione di questa emergenza sia lo stesso funzionario pubblico già a capo dello specifico dipartimento competente per quella materia. Un po' come se a commissariare il direttore sanitario di un ospedale venisse nominato lo stesso direttore generale o come se per salvare la squadra dalla serie B un presidente affidasse il disperato incarico allo stesso allenatore che la guida dall'inizio del campionato. Lungimirante, no? Nonostante ciò, spiega il governo, ci sono valide motivazioni attinenti alla competenza, professionalità e managerialità del funzionario in questione alla base di questa scelta. E ci sarebbe pure una ricca indennità per compensarlo di tale onere - appunto, straordinario - ma poichè la sua è già fra le retribuzioni più alte che lo Stato attribuisce ad un funzionario pubblico, il governo decide di glissare su questo punto.

Come prima cosa, il nuovo commissario straordinario deve predisporre in breve tempo un piano di interventi che, nel medio periodo, preveda la costruzione di nuove infrastrutture e la riorganizzazione e il potenziamento di quelle già esistenti. Ma in virtù dei poteri che gli vengono concessi, egli può: avvalersi delle risorse del dipartimento che già ordinariamente dirige; nominare più soggetti attuatori, determinandone egli stesso i compensi; stipulare fino a 20 contratti a tempo determinato o a collaborazione a progetto con soggetti scelti in base a criteri fiduciari, anche in questo caso determinandone i compensi. A lui, inoltre, viene intestata una apposita contabilità speciale nella quale confuiscono risorse finzianziarie appositamente individuate dal governo, che egli potrà utilizzare per la realizzazione degli interventi a carattere d'emergenza che riterrà più opportuni, anche in deroga alle norme vigenti. Il che significa accumulare su un'unica persona un potere decisionale e contrattuale enorme, lasciando a costui mano totalmente libera in tema di affidamento di incarichi e di assegnazione di appalti.

Il commissario straordinario si mette subito al lavoro e costituisce la squadra di esperti che dovranno coadiuvarlo nel suo delicato incarico. Ne nomina 5: quattro responsabili di settore e uno, a cui questi devono far riferimento, che si interfaccia direttamente con lui. Tutti estranei alla pubblica amministrazione e tutti reclutati sulla base di un incarico fiduciario. Come già detto, è lui a decidere il compenso loro spettante.

Allo stesso modo, ma con criteri ben differenti, inizia a reclutare il personale necessario a sostenere le necessità minime di un ufficio pubblico creato per affrontare emergenze. E qui viene il bello. Perchè le unità che lui individua per far funzionare h24 una segreteria e un ufficio stampa va a pescarle direttamente dalle omologhe strutture già presenti nel dipartimento che egli già dirige o all'interno dell'amministrazione di cui fa parte il suo dipartimento. Sceglie i migliori e li porta sotto il suo diretto comando: una task-force di professionisti e affidabili che ben conoscono il settore in questione e a sua completa disposizione. A costo zero, o - come recita il linguaggio
tecnico-burocratico - 'in economia'.

Già, perchè diversamente da quanto sarebbe stato previsto per se stesso ma non è stato possibile fare per via del tetto alle retribuzioni dei manager di Stato e diversamente da quanto viene previsto per i 5 soggetti attuatori e i 20 esperti contrattualizzati che riceveranno ricche indennità e compensi per gli incarichi che saranno chiamati a svolgere, al personale della pubblica amministrazione che sarà allontanato dal proprio servizio per essere comandato nei nuovi uffici di supporto del commissario non sarà assegnato il benchè minimo riconoscimento/bonus/indennità/compenso straordinario per la ben più copiosa attività lavorativa e responsabilità a cui sarà sottoposto.

Come dire: le classiche nozze con i fichi secchi!

Ritorniamo ora al nostro amico Marco, giornalista ed esperto addetto stampa del settore: lui è uno dei fichi secchi. Il bello è che nel nuovo ufficio stampa troverà un altro giornalista, estraneo alla pubblica amministrazione e totalmente digiuno del delicato settore in questione e delle sue profonde problematiche, arrivato fin lì per chiamata diretta (in gergo, segnalazione...), appositamente contrattualizzato ed adeguatamente ricompensato.

La storia potrebbe chiudersi qui, avendo già rivelato tutta la profonda italianità. Ma poichè ha anche altri risvolti, non posso non aggiungere una piccola coda, come fa Tolkien raccontando il viaggio verso casa di Frodo e Sam dopo la sconfitta di Sauron nel Signore degli Anelli. Ci sono altri risvolti, infatti, che non risultano così evidenti se non all'occhio abituato agli ambienti e alle maligne dinamiche vigenti nella pubblica amministrazione.

Già, perchè non soltanto il nostro amico Marco riceverà un danno in ragione della sua professionalità e bravura, venendo strappato ad un ufficio dove lavora da vent'anni per essere assegnato ad una struttura nata per essere provvisoria ed emergenziale. Non soltanto in questo nuovo ufficio egli dovrà passare l'intera giornata lavorativa, assumendo incarichi di responsabilità, senza per questo essere minimamente ricompensato.

Non bastasse il danno in tutto ciò, è la beffa ad affacciarsi, sottile e maligna, fra le pieghe di questa storia. Perchè il nostro amico Marco, informato di tutto ciò, pensa di correre ai ripari rivolgendosi al suo attuale responsabile, ingenuamente confidando nel fatto che questi si sarebbe opposto all'idea di perdere un elemento valido. E invece: il primo pensiero di costui è diretto ad avanzare il dubbio che Marco abbia architettato il tutto per trovarsi una sistemazione lavorativa diversa; la seconda impressione è anche peggiore e a Marco viene riportata, in amicizia, da un suo collega, al quale i capi confidano di aver comunque già pronto un sostituto da inserire al suo posto nell'organico dell'ufficio stampa (organico nel quale, evidentemente, Marco non potrebbe più far ritorno una volta che l'incarico di commissario si esaurisse o che il governo non intendesse più rinnovarlo).

Alla fine, nonostante le suddette mazzate, il nostro amico Marco si ritroverà comunque a ricevere una difesa d'ufficio dal suo capo, una protezione che probabilmente lo metterà al riparo dal trasferimento in questione, ma che gli costerà immensamente cara in termini di gratitudine e riconoscenza. O no?

venerdì 24 settembre 2010

Italiani sull'orlo di una crisi di nervi

Ma che Paese è mai il nostro, se la lotta per il potere, fatta da pochi, finisce per bloccare ogni attività politica e di governo? Quale altro Paese al mondo rende la governabilità ostaggio di un vile scambio di dossier e controdossier, veri o falsi che siano? In quale Stato, fra gli altri cosiddetti 'grandi', l'amministrazione del bene comune diventa terreno fertile dove proliferano, al tempo stesso, favori e veleni, mazzette e rovine, dove i virus della corruzione e della mercificazione dei destini altrui si sono fatti quotidiana realtà?

Quale Paese, in un momento di drammatica crisi economica globale come questo, alle prese con un difficile presente ed oscuri quanto tragici presagi per il futuro, quale Paese può permettersi il lusso di rimanere totalmente immobile e fermo, senza mettere in piedi nè sul tappeto idee e attività per uscire dalla garrota della crisi? Come possiamo permettere a questa gentaglia, dell'una e dell'altra parte, di fermare tutto in questo modo, di continuare a fare di tutto perchè nulla di diverso accada, di poter continuare nei loro sporchi affari, nei loro traffici, negli egoismi senza fine volti unicamente (e sfacciatamente!) al consolidamento della loro fetta di potere?

E tutto questo in ragione di cosa? Di un voto elettorale divenuto merce di scambio con pochi selezionati vassalli e stantia malabitudine da parte di tutti noialtri? Io ti permetto di andare lì per occuparti (secondo il mio punto di vista e le mie convinzioni) di fare cose per il Paese, non per farti gli affari tuoi! Ti ho dato un voto per governare: perchè ora mi chiedi impunità e insindacabilità? Perchè ora vuoi convincermi che ti occorrono questi strumenti per poter 'fare il mio bene'? Hai tutti gli altri...! Ma soprattutto, perchè vuoi sempre di più? Perchè non ti basta mai? E perchè, nonostante i tantissimi privilegi che ho accettato di concederti e quelli che hai deciso unilateralmente di prenderti, ti scopro ad intascare anche gli spiccioli e a sbavare per i resti?

Ho un amico che ha studiato musica al conservatorio: ha studiato duro e dopo anni ed anni è in possesso di una tecnica raffinata che gli permette di padroneggiare lo strumento. Eppure, in tempi di crisi e di lavoro che non c'è, si è dovuto adattare ad accettare serate con gettoni di presenza ridicoli, per non dire umilianti, quando potrebbe tranquillamente aspirare a concerti e apparizioni tv. E tu, politico
malfattore? Non ti accontenti più della tua posizione già di per sè sopraelevata rispetto alla media, degli spazi enormi che ti sono concessi, dei compensi milionari. E neanche dei conti offshore e dei capitali all'estero che ti sei ritagliato illegalmente o comunque infrangendo meschinamente quel patto sociale che avevamo stabilito... No, tu vuoi pure la mazzetta da poche migliaia di euro, vuoi l'entrata gratuita permanente, vuoi lo sconto vita natural durante, vuoi il piccolo resto che è rimasto al margine: pure quello vuoi!!!

E allora sai che c'è? C'è che uno come te non merita più nulla, nemmeno di esserci! Non merita di stare con altri di cui ha carpito e tradito la fiducia! Non merita più neanche di vivere! Perchè io/noi/tutti noialtri ci siamo stufati, di te, della tua presenza, del tuo fetore... E non ti vogliamo più!

martedì 21 settembre 2010

Ciao Sbirulino...


Sandra e Raimondo di nuovo insieme! Chissà che risate si faranno lassù, ora, con voi due...

lunedì 20 settembre 2010

Talk-show Rai: i 5 comandamenti di Masi

Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, alla ripresa della stagione televisiva, mette le mani avanti e, prima che Berlusconi chiami (o forse subito dopo...?), scrive le nuove tavole della legge per talk-show e programmi d'approfondimento informativo. Cinque punti per "garantire il rispetto puntuale della normativa vigente e della governance aziendale in termini di pluralismo, di contraddittorio e di completezza dell'informazione''.

Io so che morite dalla voglia di leggerli: per questo (anche in considerazione del fatto di non volervi privare di una sana risata) ve li scrivo qui di seguito.

1° comandamento: "rispetto delle fasce orarie di tutela dei minori come da normativa vigente, peraltro ben nota ai destinatari in quanto più volte segnalata";

2° comandamento: "in continuità con le indicazioni impartite dai mei predecessori, che hanno richiamato più volte la Carta dei diritti e dei doveri degli operatori del servizio pubblico radiotelevisivo, il Codice Etico nonché le indicazioni dell' Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, non deve essere prevista in alcun modo la presenza in studio del pubblico come 'parte attiva', in linea di principio neppure con applausi. La selezione del pubblico deve essere affidata alle competenti e preesistenti Strutture aziendali";

3° comandamento: "i 'talk-show' devono garantire, sempre e nella stessa trasmissione, il rispetto dei principi del pluralismo e del contraddittorio, ad eccezione ovviamente delle trasmissioni articolate su un unico rappresentante politico. A tal fine si considera rilevante e vincolante l'individuazione e la gestione anche degli opinionisti e dei tecnici di settore, che peraltro devono anch'essi essere individuati secondo i medesimi principi di pluralismo e di contraddittorio";

4° comandamento: "sempre nei ''talk-show'', in analogia con quanto avviene negli altri paesi europei, il conduttore nel corso della trasmissione deve mostrarsi terzo ed effettivamente imparziale";

5° comandamento: "le interviste ai partecipanti devono essere realizzate in sequenza di contraddittorio assicurando tendenzialmente a ciascun ospite lo stesso tempo di parola".

Una domanda su tutte: alla luce di tutto ciò, Berlusconi potrà più telefonare-inveire-offendere-e poi attaccare il telefono in trasmissione? O sarà duramente sanzionato?

Nel frattempo, godetevi lo spot realizzato da Vauro per il ritorno in tv di Annozero, dal titolo Odissea nello spazio. Non lo hanno trasmesso come promo in Rai, vero...?

giovedì 16 settembre 2010

Racconto breve: L'ULTIMO TRAMONTO - © di Marcus


Mi accorsi di quel che stava accadendo negli ultimi istanti di vita della Terra. Ciò che vidi dal mio giardino alzando gli occhi al cielo era troppo bello per essere orribile e davvero troppo orribile per consentire riflessioni sulla sua bellezza. Il Pianeta rosso stava per avventarsi sul Pianeta azzurro. E il suo abbraccio sarebbe stato mortale...

[photo by Marcus]

lunedì 13 settembre 2010

Voglia di... rifare l'Italia!

"Andremo avanti con le riforme e al primo posto metteremo i cinque punti che consideriamo essere le priorità e che illustrerò in un discorso in Parlamento, chiedendo su questo la fiducia del Paese". Silvio Berlusconi interviene a Mattino 5 e ribadisce il concetto che è stato il tormentone degli ultimi tg estivi: e cioè che il governo, per uscire dalla crisi politica in atto, non può sottrarsi dal passaggio della fiducia delle Camere. Che poi altro non sarebbe che l'unica via prevista dalla nostra Costituzione, ma si sa che il nostro premier è un po' sui generis da questo punto di vista: non va molto d'accordo nè con le leggi nè, tanto meno, con la nostra Carta.

Ora, a parte il fatto che la crisi politica in atto è una crisi tutta all'interno della maggioranza, anzi all'interno del solo Pdl (la Lega si frega ben bene le mani!): una sfida all'OkCorrall per la leadership del partito, una rivolta di Spartacus contro il suo ricco padrone. E non vedo come possa interessare quel 70% di elettori che non votano Pdl!

Comunque, se Berlusconi volesse per davvero "la fiducia del Paese", come dice lui, i 5 punti su cui dovrebbe presentarsi al confronto con gli italiani dovrebbero essere ben altri rispetto a quelli da lui ipotizzati per la resa dei conti con i finiani. Io, se potessi, proporrei i seguenti punti:

1) CRISI ETICA: cancellazione dell'intera classe politica attuale che da anni ormai scalda inutilmente (per noi) e soltanto pro domo loro le poltrone del Parlamento e delle istituzioni civili, a tutti i livelli; nuove norme per un Parlamento davvero rappresentativo del popolo, con incarichi limitati nel tempo e nello spazio;

2) CRISI ECONOMICA: lotta dura all'evasione e nuove norme per una fiscalità finalmente sostenibile e fatta dalla contribuzione di tutti - TUTTI - i cittadini italiani, in misura proporzionale; nuova impostazione dei servizi al cittadino (sanità, scuola, giustizia, infrastrutture, informatizzazione), a partire dall'allontanamento di tutti i vertici di nomina politica a capo di aziende, enti, asl e strutture collegati a tali servizi, con conseguente cancellazione di tutti quelli palesemente inutili;

3) CRISI ENERGETICA: graduale stop allo sfruttamento delle tradizionali fonti energetiche, con graduale conversione delle tecnologie all'uso di fonti rinnovabili e naturali e previsione di step temporali per il definitivo passaggio ad esse; analogamente per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e il loro riciclaggio;

4) BASTA BANCHE: cancellazione, per legge, del sistema bancario come attualmente è strutturato nel nostro Paese (e non solo!); nuova definizione e finalità etiche, per legge, degli istituti bancari, ma anche di quelli assicurativi e finanziari;

5) BASTA VATICANO: cancellazione, per legge, di tutti i privilegi attualmente riconosciuti dallo Stato alla chiesa cattolica; nuova definizione dei rapporti fra lo Stato Italiano (laico - LAICO!) e i diversi credo religiosi; cancellazione di qualsiasi norma che, sulla base di indicazioni religiose, abbia influenze e conseguenze agli effetti civili.

Ho scritto di getto, non considerando e dimenticando certamente tante e tante cose. Ma che fiducia saremmo disposti a dare ad un governo che si mettesse al lavoro per cinque punti così...! Aspetto vostri commenti e indicazioni su questo.

venerdì 27 agosto 2010

And now... two week's holiday!

Da lunedì 30, stacco la spina per qualche giorno. Ho tirato diritto per tutta l'estate ed è bene fermarsi un attimo. In passato il periodo fra la fine di agosto e l'inizio di settembre era il mio preferito per le vacanze, soprattutto per godermi l'adorata montagna. Ma sono altri tempi e le vacanze costituiscono ormai un lontano ricordo. Bah, ad meliora...

Non escludo di riaffacciarmi saltuariamente per leggere eventuali commenti, magari dal cell; ma difficilmente riuscirò a pubblicare qualcosa. A chi è appena tornato dalle vacanze o dalle ferie... una affettuosa pacca sulle spalle. A coloro che, come me... dulcis in fundo, auguro di cuore un buon ricaricamento!

venerdì 20 agosto 2010

Nuove Fenici: che Dio le (li) incenerisca!

Ultimi giorni di vacanze estive: è quasi giunto il tempo dei rientri, tranne per i pochi che ancora devono concedersi la meritata picoola pausa (come il sottoscritto, ad esempio).

In questi scampoli d'estate, noi popolo siamo ancora ben ben distratti: dalla settimana al mare o in montagna appena conclusa, dai saldi di fine stagione, dalle prime performance calcistiche della nostra squadra del cuore e (perchè no?) dall'avventura caliente dell'altra notte in spiaggia. Facciamo di tutto pur di rimanere in questo leggero limbo dorato vacanziero. Tutto pur di non pensare alla ripresa dell'attività lavorativa e professionale, all'ennesimo tiro alla fune con il nostro capo, all'ennesimo ricominciare a tirare la cinghia a causa della crisi economica, ai libri di scuola da acquistare a nostro figlio (ma la Gelmini vigila sugli aumenti indiscriminati!) e così via.

Chi invece non vede l'ora di riprendere l'attività (sic!) e morde il freno nell'attesa spasmodica che si riaprano le fabbriche, i negozi e gli uffici e tornino ad affollarsi nuovamente le città sono (neanche a farlo apposta...) i nostri politici. Anzi, in questa estate di diaspora finiana, loro in vacanza sembra proprio che non ci siano mai andati (sic!-bis), tanto li vediamo presenti in ogni dove mediatico: tg, programmi tv, radio, quotidiani, settimanali, mensili, siti web...

Dov'è che non li troviamo a dire la loro? Con il loro bel faccione abbronzato e, alle loro spalle, un assolato scorcio di riviera tutto mare azzuro (quelli del Pdl...) oppure con il loro bel faccione abbronzato seppur virato al verdastro (forse dovuto ad una casuale non perfetta taratura del bianco della telecamera) e, alle loro spalle, delle mura urbane o un cortile con qualche pianta anch'essi verdastri (finiani e opposizione...). [Andatevi a rivedere i servizi politici del Tg1 da una decina di giorni a questa parte e poi ditemi se le cose e i colori non stanno esattamente come ve le ho descritte! Confrontate le pressocchè quotidiane interviste a Cicchitto con quelle a Di Pietro, Bersani e Bocchino, ad esempio].

Ora ce li ritroviamo pure sulle spiaggie, che si aggirano fra gli ombrelloni e le sdraio presentando la loro ultima pensata in t-shirt e ciabatte e invitando i bagnanti ad avvicinarsi all'immancabile ricco buffet dove sarà loro offerta la classica magnata! Come hanno fatto ieri quei campioni dell'inossidabile qualunquismo democristiano di Casini e Buttiglione sulle sabbie di Otranto per presentare il Partito della Nazione!

I nostri scalpitanti politici non stanno più nella pelle: non vedono l'ora di ricominciare con i loro giochetti di potere, un po' di qua e un po' di là e poichè alle viste si profila una bella crisi con tanto di probabile ricorso alle urne, loro cominciano a preparare la loro gioiosa macchina da guerra elettorale. Si portano avanti ed anticipano mosse e idee di quei milioni di italiani, sempre stufi del solito teatrino, ma ugualmente pronti a recarsi ai seggi: "Non sia mai, è un dovere. E poi un voto all'amico X non si può negare. Hai visto mai...!".

E fra le attività di questo percorso politico ormai avviato, che porterà prima allo scioglimento delle Camere e successivamente al voto, di gran moda è diventata quella della mimetizzazione: in vista di una tornata elettorale che si annuncia particolarmente confusa e frammentata, con i grossi partiti che sanno non essere in grado, almeno in partenza, di assicurarsi i voti necessari a mettere su una maggioranza solida, i nostri politici hanno deciso di mescolare un po' le acque. Intorpidendo le maschere delle proprie aggregazioni per poter giustificare, fra poco, alleanze altrimenti difficilmente giustificabili.

Così, prima di tutto, si creano nuovi partiti o si cambiano i nomi di quelli esistenti. Partiti che vengono soppressi e che, come tante Fenici, risorgono dalle loro stesse ceneri. Ceneri fumanti... visto che non danno loro neanche il tempo di morire in pace!

E se per alcuni (Fli) è stato giocoforza aggregarsi in un nuovo gruppo parlamentare, che sfocierà poi nella nascita di un nuovo partito (come già è stato annunciato), altri hanno già avviato la camaleontica operazione di maquillage politico a beneficio del voto prossimo venturo. Operazione che non riguarda solo la creazione, appunto, di nuovi nomi e simboli come il Partito della Nazione, ma anche la campagna acquisti di facce nuove da mettere davanti al carrozzone, outsider della politica o grossi nomi da dare in pasto all'immaginario collettivo. Anche come leader, come sta accadendo persino all'interno del Pd con il tentativo di creare consensi sul nome di Luca Cordero di Montezemolo.

Ma ve l'immaginate che bel carrozzone: Pd+Di Pietro+Casini+finiani+rutelliani e, perchè no, anche qualche comunista pentito... Tutti insieme appassionatamente! Altro che l'ultimo governo Prodi: questi si spaccherebbero pure per decidere cosa mangiare...!

giovedì 19 agosto 2010

Terra, risorse e... noi!

In pieno agosto, molto probabilmente, sarà difficile che qualche tg di casa nostra potrà trovar spazio alla seguente notizia, impegnati come sono a inseguire l'ultima traccia di Fini a Montecarlo o l'ultima tendenza in fatto di gusti gelato dell'estate 2010. Ve la riporto come l'ho letta su un'agenzia di stampa, con tanto di link per approfondire. Così, tanto per allargare la cerchia dei preoccupati...

AMBIENTE. TRA 2 GIORNI LA TERRA AVRÀ ESAURITO LE RISORSE DEL 2010
GLOBAL FOOTPRINT NETWORK: "UNA DATO CHE PREOCCUPA"
(DIRE) Roma, 19 ago. - "Il 21 agosto l'umanita' avra' consumato tutte le risorse che la natura puo' fornire in un anno". Cio' vuol dire che da quel giorno in poi, consumeremo risorse oltre la capacita' della Terra di reintegrarle. E non si tratta solo di derrate alimentari o acqua potabile, ma anche della "capacita' di trattenimento e filtraggio dell'anidride carbonica (la CO2)" che ha il nostro pianeta. Cosa significa tutto questo? Che "fino alla fine dell'anno consumeremo stock di risorse aggiuntive accumulando gas a effetto serra in atmosfera". Lo denuncia
Global Footprint Network, l'organizzazione internazionale che promuove la sostenibilita' attraverso 'l'Impronta ecologica', uno strumento di contabilita' ambientale che misura quante risorse naturali abbiamo e quante ne usiamo.
Insomma, consumiamo troppo, piu' di quanto la Terra sia in grado di fornirci, e il fragile equilibrio fra consumo di risorse e la loro ricostituzione, e tra emissione di gas serra e la capacita' di assorbirli, si rompera' sabato 21 agosto. "Quando si esauriscono in nove mesi le risorse di un anno si dovrebbe essere seriamente preoccupati", commenta Mathis Wackerhagel, presidente di Global Footprint Network. "La situazione- avverte- non e' meno urgente sul fronte ecologico: cambiamenti climatici, perdita di biodiversita' e carenza di cibo e acqua sono tutti chiari segnali di come non potremo piu' continuare a consumare 'a credito'".(SEGUE)
(Ebo/ Dire)
14:32 19-08-10

AMBIENTE. TRA 2 GIORNI LA TERRA AVRÀ ESAURITO LE RISORSE DEL 2010 -2-
(DIRE) Roma, 19 ago. - Stime preoccupanti? No, "prudenziali", precisa Mathis Wackernagel, presidente di Global Footprint Network. Tuttavia, aggiunge "siamo consapevoli del fatto che", con l'attuale livello di sovraconsumo, "siamo lontani dal poter vivere con i mezzi di un solo pianeta". E la situazione sembra andare sempre peggio: infatti "l'anno scorso l'esaurimento delle risorse del 2009 e' stato raggiunto il 25 settembre", mentre per il 2010 si raggiungera' il 21 agosto. Il mondo, insomma, e' sempre piu' 'spendaccione'. Ma "c'e' una buona notizia", riconosce Wackernagel. "Molte delle tecnologie per la risoluzione del problema sono disponibili". Si tratta di edifici ad efficienza energetica, o di riforme del sistema tributario ecologico ed in definitiva di sposare uno stile di vita piu' sobrio.
Da sempre, ricorda
Global Footprint Network, l'umanita' ha vissuto consumando risorse e producendo biossido di carbonio (CO2) a livelli piu' bassi della capacita' di rigenerazione del pianeta in un anno. Ma "circa tre decenni fa- ricorda l'organizzazione- abbiamo oltrepassato un soglia critica, e il tasso ecologico richiesto dalle attivita' umane ha iniziato a superare il tasso al quale la natura puo' provvedere". In un simile contesto il cambiamento climatico "e' forse il piu' rilevante segnale di questa nostro sperpero ecologico: la nostra impronta di carbonio e' piu' che raddoppiata dal 1970" e "rappresenta la parte piu' grande dell'impronta ecologica" complessiva. Tradotto, "stiamo emettendo molto piu' biossido di carbonio di quanto il pianeta ne possa assorbire", causa scatenante, avverte la scienza, dei cambiamenti climatici.
(Ebo/ Dire)
14:32 19-08-10


A proposito: qualcuno in un passato neanche troppo lontano definì la guerra la sola igiene del mondo (sic!). All'epoca non si era a conoscenza del suddetto studio... ma a me pare che più di un pazzo, da allora, gli abbia dato retta.

lunedì 16 agosto 2010

Italia: che Pil sarebbe senza la mafia!

Ferragosto, tempo di mare e di grandi abbuffate sotto il solleone. Per i romani è tradizionalmente tempo di pollo con peperoni e fette di cocomero gelato, da mangiarsi rigorosamente in spiaggia e in gran compagnia. Ma N.T.S.R.: non tutti sono romani. Anzi qualcuno, con tipica efficienza nordica, il giorno di Ferragosto lavora. E lo fa pure in trasferta.

Come il ministro dell'Interno Maroni, che, da buon leghista, non ama gozzovigliare nè perder tempo con riti tanto popolari, al limite del terrone. A Ferragosto, come ogni anno, riunisce il comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. Quest'anno è andato a Palermo, per fare il punto sulla "lotta alla criminalità organizzata e per illustrare i risultati assolutamente lusinghieri raggiunti in questi due ultimi anni".

Fra i dati snocciolati ai giornalisti presenti, ci sono quelli sui beni sottratti alle organizzazioni criminali: "Sono stati sequestrati e confiscati alla mafia beni per 14,9 miliardi di euro. Il totale dei beni sequestrati e confiscati è di 32.799: di cui 27.641 (12,8 mld di controvalore) sono beni sequestrati e 5.388 (2,1 mld di euro) sono costituiti da beni confiscati dallo Stato".

Quasi quindici miliardi di euro sono stati sottratti, quindi, dallo Stato alle mafie di tutti i generi e tipi in due anni di governo Berlusconi. Quindici miliardi circa che sarebbero finiti nelle tasche dell'erario. E se lo Stato siamo noi, anche nelle nostre tasche (pare vero...)!

Fanno sette miliardi e mezzo ad anno e la tendenza, spiegano i nostri ministri, è in aumento. Paragonati ai 24,9 miliardi di euro della manovra economica (però anticrisi...!) prevista dal governo e approvata dal Parlamento una ventina di giorni fa, fanno quasi il 60% di quanto Tremonti e soci hanno deciso di raschiare dalle tasche degli italiani (quelli onesti... quelli che pagano sempre!).

Ora capisco perchè Berlusconi continua a ripetere (qui, qui e anche qui, ad esempio) che, sulla crisi economica, l'Italia è messa meglio degli altri Paesi europei... Cosa nostra, 'ndrangheta, camorra, sacra corona e - new entry - mafia cinese... Nessun altro Paese europeo (e forse mondiale) può vantare tanti contribuenti così tanto benestanti!

Senza i proventi della lotta a tutte le forme di criminalità organizzata, il governo avrebbe dovuto varare una manovra economica certamente molto più salata: almeno il 50% in più dell'attuale. E poi dice che Berlusconi non deve ringraziare la mafia...!

martedì 10 agosto 2010

A volte bastano poche parole...


"Non importa quanto vai piano,
l'importante è che non ti fermi."


(Confucio)

lunedì 2 agosto 2010

Governo di fischi e fiaschi

La più vigliacca, dolorosa e oscura strage di Stato che si ricordi in Italia commemora oggi, a trent'anni di distanza, i suoi ottantacinque morti. E, come accaduto solo pochi giorni fa in occasione del diciottesimo anniversario della bomba che a Palermo spazzò via le vite di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, anche questa commemorazione sarà disertata da rappresentanti del governo. La spiegazione è presto data: "Non ci andiamo perchè ci fischiano sempre", illumina il ministro della Difesa.

E' un governo estetico, il nostro. Un governo talmente abituato ai successi che, come i condottieri romani, è aduso ormai soltanto alle parate sotto l'arco di trionfo, ai flash della mondanità e agli editoriali entusiasti dei fidi direttori di tg: gli Scodinzolini di turno.

I governanti del nostro Paese amano i riflettori quando si tratta di partecipare a una festa di diciott'anni o a un debutto in società, quando posano per la terza volta il primo mattone del tale ospedale o inaugurano per la quarta volta l'inizio dei lavori della tale autostrada, oppure quando devono raccontare, davanti l'ennesimo morto in Afghanistan o in Iraq, i perchè e i percome della presenza dei nostri soldati in quei Paesi o magari quando devono spiegarci come hanno deciso di partecipare (anche loro!) ai sacrifici economici della manovra che li ha visti tagliarsi lo stipendio di ben mille euro, il tutto fra i lustrini e le paillettes del salotto buono di Vespa.

Per tutto il resto invocano il sacrosanto diritto alla riservatezza, la privacy delle loro telefonate o delle loro acrobazie nel lettone di Putin, l'esigenza di una legge che impedisca alla magistratura di continuare a perpetrare abusi nella loro vita privata e in quella dei loro 'amici'. Che deve rimanere, appunto, 'cosa nostra'. Cioè, loro.

Per questo nessuno ha sentito il bisogno di presenziare, a Palermo, alla commemorazione della strage di via D'Amelio. Per questo nessuno sentirà la necessità di partecipare, oggi a Bologna, al ricordo di quel vigliacco eccidio dove furono sacrificati cittadini qualunque, simboli di quella normalità e di quell'ordinarietà di cui ama nutrirsi il terrorismo. Anche quello di Stato. Ma non mancheranno i sentiti messaggi, le autorevoli parole di questa o quella istituzione, le vicinanze espresse ai parenti delle vittime di questa 'tristissima pagina della nostra storia'.

E' vero, i fischi fanno male. E poi ricordano tanto il suono del vento nel deserto. O quello delle pallottole quando passano vicino...

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