QUESTO BLOG È ESPRESSIONE DEL LIBERO PENSIERO, GARANTITO E TUTELATO DAGLI ARTICOLI 3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E NON INTENDE PROMUOVERE ALCUNA CAMPAGNA DI INCITAMENTO ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA. PERTANTO SI DIFFIDANO LE AUTORITÀ A INTRAPRENDERE AZIONI MIRANTI AL SUO OSCURAMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INGIUSTIFICATE E, PARIMENTI, I LETTORI A FORMULARE COMMENTI CONTRASTANTI CON IL SUO INTENDIMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INDESIDERATI.

lunedì 23 novembre 2009

Verso la piadina ed oltre!

Torno a galla perché lo devo ai miei amici di tastiera. Quelli che sono felice di ospitare con continuità qui da me e quelli che sono solito andare a trovare a casa loro. Riemergo per un breve saluto a cui, però, tenevo particolarmente. E lo faccio in un lunedì che, calendario alla mano, sa tanto di quiete. Ma una quiete che, a differenza di quella letteraria, precede la tempesta.

Niente di drammatico fortunatamente: il mio è un arrivederci legato ad un imminente ed intenso impegno professionale. Quindi, anche qualcosa di molto motivante per chi, come me, ama il lavoro che fa. Tuttavia mi terrà lontano per un po' e da un sacco di cose: cose che normalmente hanno bisogno ciascuna del proprio tempo; tempo che so già di non avere.

Lavorare rende liberi e pure felici, se lo fai con volontà e impegno. E a me queste due doti, fortunatamente, non mancano. Ora, un abbraccio a tutti, un bel respiro profondo profondo e... via verso la libertà!

venerdì 13 novembre 2009

Giocare col fato

Tornare indietro, riavvolgere il nastro. Chi mi conosce o ha avuto modo di leggere qualcosa di personale su queste pagine sa quanta importanza ricoprano per chi scrive i ricordi e quanto io possa amare l'idea di tornare indietro a rivivere il passato. Non ho mai negato né rinnegato questa mia debolezza.

Ma ora sarebbe diverso. Non sarebbe un rivivere momenti belli o brutti di un tempo. Non so neanche bene cosa sarebbe, ma di certo non la copia di un vissuto. Sarebbe qualcosa di cronologicamente nuovo, è indubbio, eppure di già visto. Di tristemente e dolorosamente e drammaticamente già visto.

Lo so. Lo avverto dall'odore e dal sapore che già solo all'idea mi nascono dentro. Lo sento dai campanelli che suonano, come impazziti, il loro allarme. Anche l'interrogativo che segue immediato all'idea di accettare – quel "e poi?" sempre presente quando non ti senti sicuro di ciò che stai scegliendo per fato – non lascia molto spazio a un bagliore di speranza.

Da solo, sull'altro piatto della bilancia, rimane il pensiero di alleviare la sofferenza di chi, allo stremo delle forze, sa di trovarsi davvero di fronte all'ultima possibilità. Ed è un pensiero (quello che poggia su quel piatto) tutt'altro che leggero, direttamente proporzionale all'amore che sento per quella persona. Che è tanto. Ed è a prescindere dalla pena per il suo disagio.

Tentare un'ultima volta (ma ultima, per definizione, non dovrebbe appunto essere declinata al singolare?) o chiuderla qui? Gli altri (ancora...) o se stessi (finalmente...)? Guadagnarsi la certezza assoluta che nessuno potrà chiedere né accennare più nulla in futuro, sacrificando per l'ennesima volta il proprio presente; oppure assicurarsi un personale-adesso certamente più leggero, mettendo in conto tuttavia altrui disperanti assenze e disperati rinfacciamenti domani?

Essere o non essere? E da che parte stanno l'uno e l'altro?

lunedì 9 novembre 2009

XII Calendario per i diritti umani
Presentazione a Roma il 12 novembre

Pace nel mondo, dialogo culturale, integrazione fra i popoli. Sono i temi alla base dell'impegno civile e artistico di Pinuccia Pitti, pittrice dei diritti umani e presidente della Fondazione Marianna. Un impegno che, da dodici anni, prende i colori e i tratti di un calendario da lei dipinto e legato al progetto Cultura dell'Amore – Dall'Europa a tutti i Popoli della Terra – ARTE per la divulgazione dei Diritti Umani.

L'edizione 2010 ha per tema

La conoscenza e il sapere – Diritto all'istruzione.

L'opera, per volontà stessa dell'artista, dopo la presentazione viene inviata ai capi di Stato dei principali Paesi del mondo e divulgata gratuitamente nelle scuole.

L'iniziativa vede la partecipazione del Parlamento Europeo ed è patrocinata da Ministero degli Affari Esteri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, FAO e dalle Ambasciate di Australia, Brasile, Bulgaria, Marocco e dall'Ufficio Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto.

Nel corso della serata, premiazione dei vincitori del Premio Marianna, il progetto realizzato per le scuole medie secondarie che si rivolge ai giovani creando un movimento di pensiero etico e dando priorità all’insegnamento della cultura sui diritti umani. La Commissione della Fondazione Marianna, dopo aver visionato centinaia di lavori, ha scelto ex equo due vincitori: Fabio Habashi del Liceo Scientifico Minerva e Alessia Lo Grande del Liceo Scientifico La Farnesina.

Presentazione ufficiale, alla presenza di autorevoli relatori nazionali e internazionali,

giovedì 12 novembre prossimo, alle ore 18:00,

Viale dell'Università 20.

Moderatrice e conduttrice della serata Livia Azzariti.

“Scandire il tempo ogni anno è un pretesto per pubblicare e divulgare un documento d'amore per l'umanità dolente”. (Pinuccia Pitti)
Ps: È anche l'occasione per incontrarci. Dico a voi, bloggers interessati di Roma e dintorni. Vi aspetto!!!

sabato 7 novembre 2009

Un messaggio allunga la vita!


M
a davvero possiamo pensare che l'ipotesi di riaprire il supercarcere di Pianosa, nata e tramontata in meno di ventiquattro ore, possa essere stata un semplice disguido fra ministri che non si sono parlati prima? Davvero possiamo liquidare così, su due piedi, con una motivazione così banale, una faccenda del genere? Oddio, non che di banalità non sia pieno lo scenario politico nostrano. Tuttavia, Alfano sarà anche il ministro del lodo, ma è un pragmatico, uno che non si sbilancia facilmente, un politico tutt'altro che incline alla boutade facile.

E allora? Allora mi sono fatto un'altra idea...

Un'idea che ha a che vedere con un sistema di messaggistica molto particolare fra Stato e Antistato. Un sistema ben collaudato in passato: penso agli anni più lontani in cui l'Antistato ha avuto le sembianze del terrorismo e a quelli, più vicini, in cui ha avuto quelle della mafia. Un sistema al quale ricorrere nel momento in cui le due entità hanno avuto necessità di parlarsi: per proclamare un armistizio, un cessate il fuoco o semplicemente per comunicare. D'altronde, non potevano mica farlo di fronte a tutti gli italiani o seduti tranquillamente nel salotto di Bruno Vespa...!

Ebbene, anche allora (guarda un po' il caso), ai tempi delle stragi di mafia, proprio le supercarceri di Pianosa e Asinara costituirono la sostanza di un particolare sms che lo Stato inviò all'Antistato. Quando, nel '92, all'indomani delle stragi di Capaci e Palermo, lo Stato convogliò nei due istituti la creme de la creme dello stato maggiore della cupola, imponendo loro il famigerato e temuto art. 41bis, cioè il carcere duro. E lo stesso accadde quando, con le bombe di Milano, Roma e Firenze qualche anno più tardi, l'Antistato mandò a dire allo Stato, con un sms molto rumoroso, che era il caso di farla finita sia con il 41bis che con i boss nelle supercarceri.

Ora, secondo me, anche in questo caso si è trattato di un sms di quel tipo. Dallo Stato all'Antistato. Per mettere le mani avanti o forse in risposta a un precedente messaggio: chi lo sa? Qualcosa del tipo: attenti a quello che fate, perchè sennò riapriamo i portoni delle supercarceri! Un messaggio che voleva essere solo un avvertimento: in campana!

Un sms che ha avuto come interprete principale (guarda caso!) un ministro siciliano, che sulla lotta alla mafia ha costruito le sue fortune e il suo cammino politico. E, come co-protagonisti (guarda caso!), altri due esponenti politici siciliani: il vicepresidente del Senato, che ha sposato subito la proposta, e un altro ministro, quello dell'Ambiente, che ne ha smorzato tempestivamente la portata minacciosa.

Una storia che si apre e si chiude fra siciliani, insomma. E che fa capolino a pochi mesi dalle elezioni amministrative del prossimo marzo. Solo un caso? Meditate gente... meditate!

giovedì 5 novembre 2009

Riflessi di dannazione

Ricordi di una vita che fu invadono la mente. Sento tutto di loro: odori, immagini, suoni che rievocano momenti importanti, bellissimi o anche di banale normalità. Le cose ordinarie, quel piattume di vita così disprezzato da tutti, eppure ora così prezioso.

Altri ricordi, altri volti. Tentati dalla dannazione. Quanti accettano di tingersi dei loro riflessi. Di quel bianco, giallo, rosso intenso, di quell'ambra invogliante, morbida, profumata. Quanti volti si perdono nella loro inebriante e dannata bellezza. Quante promesse da quelle tonalità. Quanti sogni di grandezza e quante fughe. Via. Via. Via, lontano anni luce. Senza affanni, senza ansie, senza coniugazione alcuna del verbo dovere. Senza dovere nulla. Niente di niente a nessuno.

Ma è un viaggio nel tempo e nello spazio che ha per metà il suo punto di partenza. Un viaggio che è momentanea astrazione da tutto e tutti. Prima di tutto da se stessi (il vero pericolo!). Un assenza che non prevede giustificazione da parte di alcuno, ma ti riporta esattamente sugli stessi banchi di scuola. Non che lì ad attenderti ci sia una speciale commissione che non vede l'ora di punirti. Semplicemente ritrovi la vita di sempre, gli affanni, le ansie, il verbo dovere ancora da coniugare.

E nel frattempo, intorno, solo macerie.



Ancora macerie, a cumuli sempre più alti. Macerie dove fai fatica a distinguere un segno del passato, un'effigie di dignità, un tratto di sanità. Macerie che si ammucchiano tutt'intorno, che ormai occludono lo sguardo, non solo orizzontalmente ai tuoi occhi ma anche verso l'alto. Macerie che sai che ti ricopriranno, che continueranno a moltiplicarsi ad ogni tuo viaggio. E che ogni volta che fuggirai saranno lì ad attenderti, sempre più alte, sempre più rovinose.

Eppure continui a partire e a fuggire. Vedi e fai finta di non vedere. Capisci e fai finta di non capire. Vorresti sprofondare, addirittura, e fai finta di volerlo. Potresti, perchè sei dio e un dio è onnipotente... Ma solo se vuole. E tu non vuoi. Non vuoi, perchè quando ti è stato spiegato che sei dio, hanno dimenticato di dirti che un dio ha pure dei doveri, che la sua onnipotenza e onniscenza dipendono da lui, non sono estranee a sé. E che hanno bisogno di essere alimentate continuamente: perchè questo ci rende dei. Invece tu non vuoi, perchè hai voluto credere che dio si diventi per investitura. Anzi, per autoinvestitura. E che poi si campi solo di gloria, onori e venerazione.

Non si è dio, così. Non si è nulla, così. E infatti stai per tornare ad esserlo.

Dov'è la grandezza dell'umiltà? Dov'è la meravigliosa potenza della dignità? Dov'è il rispetto? Io vedo solo volti deformi e distorti, ghigni beffardi di se stessi, tanta vita gettata via. Tristi esistenze mascherate da tinte ambrate, che ondeggiano, perse, oltre il vetro di un altro bicchiere.

Molte non torneranno più a galla... Prosit!

mercoledì 4 novembre 2009

Dossi e paradossi italiani

“Strano il mio destino” cantava Giorgia nell'attacco di una sua famosissima canzone. E ben strano è anche il destino di questo nostro Paese, alle prese con contraddizioni di giorno in giorno sempre più evidenti e pause di riflessione su vicende inutili capaci di paralizzarne l'attività politica e di governo.

Siamo indubbiamente alle prese con una politica di ben poco spessore e ancor meno lungimirante, almeno per ciò che riguarda i problemi che affliggono l'intera comunità. Diversamente vanno invece le cose quando c'è da decidere di vicende che interessano direttamente lorsignori. E questa evidente anomalia genera altrettanto evidenti paradossi. Che saltano immediatamente e tristemente agli occhi.

Così, capita che si moltiplichino ormai ogni giorno gli episodi di lavoratori che, ad un passo dal perdere il posto, sull'orlo del licenziamento, da mesi in cassa integrazione, con l'azienda in chiusura per effetto della crisi e la retribuzione bloccata da mesi, si arrampicano sui tetti delle fabbriche oppure occupano stabilimenti produttivi e ne fanno la loro casa, reclamando la dignità del proprio lavoro e invocando una richiesta di aiuto che non trova risposte. E mentre accade tutto ciò, capita pure che una delle due assemblee legislative del Paese, quella Camera dei Deputati che il nostro sistema mette alla base della produzione di quelle regole che regolano la vita sociale, che dovrebbero essere il cuore pulsante della vita politica di uno Stato, che dovrebbero legiferare proprio per la gestione e il benessere della res pubblica, decida di concedersi una bella settimana di vacanza. Una pausa, a sentir loro, giustificata per questa e quella ragione, ma in realtà frutto di un continuo tiro alla fune e di una serie di ripicche che hanno a che vedere con personali vicende di leadership politica tra Berlusconi e Fini. Fatto sta, che il paradosso è evidente: chi ha perso o sta perdendo lavoro e dignità, finisce per trasferirsi notte e giorno nella sua sede; chi, invece, quel posto di lavoro ce l'ha ben saldo e ricoperto d'oro, si concede tranquillamente una settimana di vacanza. Retribuita, ovviamente, e alla faccia della crisi economica e dei problemi del Paese! Recita un vecchio proverbio: chi ha il pane non ha i denti e viceversa.

Così, capita che di fronte ad una sentenza della Corte di Strasburgo - massima istituzione europea deputata alla tutela dei diritti umani e nata per volontà di tutti gli Stati che compongono l'Unione - che nel simbolo cristiano del crocifisso rileva una palese violazione di quel principio di uguaglianza di tutti i cittadini sancito anche dall'articolo 3 della nostra Costituzione, si sollevi un polverone di proteste ideologiche e critiche pecorecce da parte di una classe politica che, per un verso, è supina ad un potere politico-economico enorme qual è quello esercitato dalla chiesa cattolica e, per l’altro, combutta con questa da tempo in uno scambio di favori che molto hanno a che fare con le cose di questo mondo che con quelle dell’Altro. E nel frattempo, però, questa stessa classe politica nulla ha da dire e, di fatto, dice nel momento in cui le gerarchie ecclesiastiche tuonano contro questa o quella libertà o volontà popolare per motivi che promanano direttamente da un indottrinamento ideologico-culturale che dura da millenni e che nasconde, comunque, il desiderio di difendere un potere politico e una potenza economica in grado di influenzare le cose di questo mondo.

Così, capita che il nostro governo (e qualcuno pure fra l’opposizione) voglia convincerci che lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero sia una pensata dovuta SOLO alla necessità di reperire soldi in tempi di crisi economica. E quindi, va bene anche maledetti e subito. Con annessa assicurazione di anonimato e minima penale da pagare. E nel frattempo, però, si fa finta di voler togliere una tassa come l’Irap che di miliardi (di euro) ne costerebbe enormemente di più. Altro che i milioni di euro scudati. Che, fra l’altro, come ha ben dimostrato l’intervista al noto commercialista anonimo di Annozero, difficilmente riprenderanno la strada di casa.

E a quanti altri paradossi ci hanno assuefatto finora?

domenica 1 novembre 2009

E il bello è...

Quando una giornata è straordinariamente luminosa, come quella di oggi, la natura ha più voglia di farsi vedere. E più volentieri accetta di mostrarsi, nuda e procace, ai nostri occhi. E io, che ho un debole per le sue nudità, ne approfitto per rubarle immagini che il gioco del tempo e la condizione umana rendono uniche e irripetibili.

Così, insieme all'inseparabile telefono (sono innamorato della sua fotocamera, ma lui mi fa anche da orologio, agenda, rubrica di lavoro e chissà quante altre cose), sono sceso sulle sponde del mio lago, lato Trevignano. Dei tre paesi, di certo quello che la natura e gli uomini hanno onorato di più.

Non ho dovuto attendere granchè: lei aveva già sciolto i suoi veli e mostrava, angelica, sensuali sinuosità. Poggiava distesa per lo più sulle acque del lago, ma non disdegnava di adagiarsi morbida anche sui dolci pendii delle colline intorno. Perfino gli appuntiti blocchi di scogli che si accostano alle sue sponde là dove manca la spiaggia sembrano oggi più arrotondati. E volenterosi, essi stessi, di farsi cornice e protagonista insieme.

L'occhio artificiale che posa il suo sguardo su tanta bellezza rimane spiazzato all'inizio: quale particolare rapire? Quale immagine estrarre dal naturale flusso del tempo per donarle un'eterna esistenza digitale? Chi sarà la prescelta che arricchirà i nostri album?

Poi... clic e la decisione è dunque presa. Madre Natura ha concesso benignamente un pezzo di sé, presumibilmente un pezzo di valore. Perché non ha senso per lei serbare in un canto le parti migliori: a che serve essere belli se non per donarsi all'altrui apprezzamento?

E a che serve rapire un po' di bello se non per condividerlo? Così mi son dotato per l'occasione di una pennina ricaricabile per la connessione ad internet e... Ecco qua! Con una dedica particolare per chi, ieri, con sorriso dolce e dolci parole, mi ha convinto, una volta tanto, a scrivere anche d'altro.

Un abbraccio, cara Debby!

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