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sabato 31 ottobre 2009

Il dritto e lo stato di diritto

Riporto un flash di agenzia appena uscito:

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CASO MILLS: BERLUSCONI, SE CONDANNATO CONTINUERO' IN DIFESA STATO DIRITTO =
Roma, 31 ott. (Adnkronos) - ''Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verita' che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto''. Lo dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da Bruno Vespa per il suo libro 'Donne di cuori' in uscita da Rai Eri-Mondadori venerdi' 6 novembre. Quanto alla condanna dell'avvocato Mills anche in appello, ''e' una sentenza -prosegue il premier- che certo sara' annullata dalla Corte di Cassazione''.
(Pol-Sam/Ct/Adnkronos)
31-OTT-09 12:07

Vi prego: qualcuno spieghi a quest'uomo che lo stato di diritto consiste proprio nel fatto di rispettare regole giuridiche scritte apposta per far funzionare una società civile. E che fra queste regole, appunto, c'è scritto che i giudici stanno lì per giudicare. E che le sentenze hanno tre gradi di giudizio. E che trascorsi quelli, le condanne sono definitive. E chi ha sbagliato ed è stato condannato deve pagare.

E che quando non è così siamo contro le regole, contro la legge, contro lo stato di diritto. E si chiama dittatura.

venerdì 30 ottobre 2009

E venne il giorno dei politici banditi

E se un giorno, per un unico giorno, tutti i giornali, le tv, le radio, le pagine web, i manifesti e le brochure decidessero di non dedicare neanche una parola, un fotogramma, nulla di nulla a questi politici? Se per un giorno e un giorno soltanto tutto il mondo dei media si voltasse dall'altra parte senza degnarli di una menzione, di un accenno, di un'immagine?

Non è che mancherebbero le storie da raccontare: le cronache bianche, nere e rosa, i fatti, le vicende delle persone, le (tante) difficoltà e le (poche) gioie della vita quotidiana, quello che va e quello che non va. Tutto continuerebbe allo stesso modo di sempre, ve lo assicuro: in fabbrica, al lavoro, nello sport, nello spettacolo, nelle scuole. Troverebbero una collocazione in pagina o fra i notiziari o nei palinsesti radiotelevisivi tante storie ora sacrificate per questioni di spazio, di tempo, di priorità. Di importanza.

Ci sarebbe spazio per tutto, insomma. Tranne che per le loro stupide dichiarazioni. Ci sarebbe di tutto. Tranne le loro esternazioni, le note politiche, il pensiero affidato ai comunicati stampa, le battute di pochi secondi, gli interventi per non dire nulla se non attaccare la parte avversa, i commenti sul nulla e le promesse tutte uguali, le lotte intestine e le successive coperture incrociate... Tutto, tranne il loro agitarsi confuso e convulso sotto riflettori sempre accesi e da loro stessi sostenuti. Tutto, tranne quel ribollire di melma e di fango che si agita e si sbraccia davanti ai nostri occhi ogni volta, che pretende di accompagnare ogni passo della nostra esistenza, di catturare l'attenzione di tutti i nostri sensi, di condizionare tutte le nostre emozioni.

Improvvisamente, nulla più.

BAM! Come il chiodo che decide di punto in bianco di non sorreggere più il quadro.

CHIÚ! Come il puntino dei vecchi televisori in bianco e nero al loro spegnersi, che tutto riassumeva fino a scomparire.

GLOB! Come farebbe un buco nero mentre inghiotte per intero il pianeta più vicino.

E poi... non silenzio. Ma altre parole, altri interlocutori, altre facce, stavolta sconosciute. Altri discorsi e informazioni, magari più utili. Altre storie di persone, storie non più di Qualcuno, ma di Chiunque.

E poi... magari ci si prende gusto. Magari si scopre che andare avanti si può anche senza di loro. Magari si decide, nonostante le loro lagnanze e i loro risolini ironici, di riprovare. Che quel giorno può ripetersi e diventare due giorni e poi tre e poi una settimana e poi...

E poi...

mercoledì 28 ottobre 2009

Fra i due litiganti, Ballarò gode

Due constatazioni veloci veloci sulla puntata di ieri sera di Ballarò: una di metodo e una di sostanza. E non riguardano la telefonata a sorpresa di Berlusconi.

La prima riguarda la scelta delle musiche per il sottofondo del servizio di apertura dedicato alla situazione dei due principali partiti politici, Pdl e Pd. Ed un appassionato di musiche da film come il sottoscritto non poteva non notare questa curiosa coincidenza. Quale? Certo non il fatto che fossero entrambe state composte dal grande Ennio Morricone. Quanto, piuttosto, che sia quelle che accompagnavano le immagini sulla contestazione contro Tremonti sia quelle che facevano da sfondo alle domande su Berlusconi fossero entrambe tratte da colonne sonore di pellicole sulla mafia. Rispettivamente, Gli intoccabili (che racconta gli ultimi giorni da uomo libero di Al Capone), con i grandissimi Robert De Niro e Sean Connery; e La piovra, il cui tema centrale è presente in tutte le serie della fiction.

La seconda constatazione riguarda invece gli sviluppi della crisi Berlusconi-Tremonti. Per tutta la settimana abbiamo assistito ad un acceso dibattito fra maggioranza ed opposizione sulle ragioni che avessero portato premier e ministro dell'economia ad un raffreddamento dei rapporti molto simile a quanto già visto nel passato governo guidato dal Cavaliere. Esponenti del centrosinistra parlano di una manovra di Tremonti che, avvertendo il momento di debolezza di Berlusconi a seguito, soprattutto, della bocciatura del lodo-Alfano, si sarebbe fatto forte dell'appoggio della Lega per rivendicare la poltrona di vicepresidente del Consiglio. E commissariare in questo modo, di fatto, la leadership del premier.

Fra voli bloccati da nebbie e nevicate alquanto leggendarie e scarlattine che colpiscono al momento giusto, la vicenda si è conclusa ieri sera, dopo giornate di intenso via vai nella villa di Arcore. Il ministro dell'economia ottiene la guida di un comitato nazionale, interno al partito di maggioranza, che dovrà esprimersi sulla linea del governo in materia di politica economica. Un ritorno, in sostanza, alla vecchia e già vista cabina di regia che in passato aveva risolto un analogo conflitto Berlusconi-Tremonti. Cosa c'è di curioso? Non tanto il fatto che il Tremonti-furioso, che doveva finire per commissariare il premier, alla fine sia stato, di fatto, commissariato da questi. Di curioso (ed inquietante) c'è la seguente domanda: perchè le divergenze fra un capo di governo e il suo ministro dell'economia in materia di politica economica siano talmente forti da esigere una cabina di regia con il compito di smussarle e uniformarle? Cosa vuole Berlusconi che non trova d'accordo Tremonti? E cosa vuole Tremonti che non incontra il favore di Berlusconi?

Meditate, gente. Meditate...

lunedì 26 ottobre 2009

I sogni della notte prima

Francesca era andata finalmente a letto contenta. Era stata una giornata dura, ma poi, alla fine, si era conclusa bene. Aveva fatto pace con la sorellina per quella stupida faccenda di Pelù, l'orsacchiotto marrone che era stato la causa dei capricci della piccolina per tutta la domenica. E quanto c'era voluto perchè Piccola Peste si tranquillizzasse del fatto che il suo adorato peluche non sarebbe stato messo nel sacco insieme al resto delle cose vecchie che la mamma aveva deciso di gettare via. "A Natale manca poco - aveva sentenziato il sabato pomeriggio - quindi domani facciamo un bel po' di pulizia fra gli scaffali e le scatole dei giocattoli". E non era stata certo una domenica serena per la Piccola Peste, impegnata in un duro tira e molla con mamma e sorella maggiore. Un tira e molla che aveva raggiunto il suo apice più disperato al momento di decidere della sorte di Pelù, appunto. Ma alla fine la mediazione di Francesca aveva risolto la situazione.

D'altronde, c'era molto di più dei suoi tredici anni in quella testolina mora. Francesca era sempre la sorella più grande, quella che cercava di mettere pace fra i suoi. Come era capitato anche domenica sera, quando per tutto il tempo della furiosa litigata fra mamma e papà era voluta rimanere in cucina per tentare di infilare una sua piccola parola fra un urlo e l'altro. Alla fine di quel brutto quarto d'ora, era riuscita anche a passare un'oretta con la mamma, dopo cena, per fare quella torta al cioccolato e pinoli che da tanto tempo voleva preparare insieme a lei.

Insomma, una domenica intensa, fra alti e bassi. Una di quelle giornate che... "chi ha inventato il letto è stato davvero un genio!", pensò tirando su le coperte. E, stendendo le gambe stanche, mandò col pensiero un bacino a Piccola Peste e altri due a mamma e papà che sentiva ancora parlottare nella loro camera. Poi si girò di fianco, come faceva sempre, perchè da quella parte si addormentava prima. E cominciò a pensare al compito in classe del giorno dopo... alla sua amica del cuore... a quel compagno di scuola che aveva cominciato a guardarla... al Natale che non era poi tanto lontano...

Chiuse gli occhi. E sognò i sogni che fanno tutti i bambini di tredici anni.


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UCCIDE MOGLIE E FIGLIA: LA STRAGE NELLA LORO CAMERA DA LETTO
(ANSA) - CATANIA, 26 OTT - E' avvenuta all'alba nella camera da letto la strage familiare di via Dell'Iris. Secondo una prima ricostruzione, poco prima delle 6 Carmelo Sanfilippo, 48 anni, che lavora come operaio in una ditta di onoranze funebri, impugna un lungo coltello da cucina e uccide la moglie, Maria Rosaria Drago, di 35 anni, e la loro figlia più piccola di 8 anni. Le urla attirano l'attenzione dei vicini di casa che chiamano il 112. I carabinieri intervengono sul posto e fanno irruzione nella casa: la figlia maggiore della coppia di 13 anni, esce di corsa, e viene condotta in ospedale.
Intanto Sanfilippo si è già inferto delle coltellate all'addome per tentare il suicidio. Resta ancora un mistero il movente. (ANSA).
TR
26-OTT-09 08:54

Francesca è, ovviamente, un nome di fantasia; come il racconto della sua ultima domenica. Il resto, purtroppo, no.

mercoledì 21 ottobre 2009

I papelli della nostra storia

Da qualche giorno non si parla più di escort a Palazzo Grazioli, né di Tarantini né della D'Addario. Il dibattito politico-mediatico è ultimamente tutto concentrato sulla trattativa che Stato e mafia avrebbero intavolato nel periodo a cavallo fra le stragi Falcone e Borsellino del '92 e le bombe ai monumenti di Roma, Firenze e Milano l'anno successivo. Una trattativa che, secondo la testimonianza di pentiti e protagonisti dell'epoca, avrebbe portato alla redazione dell'ormai noto papello, un breve elenco di desiderata stilato dai capi della Cupola che lo Stato avrebbe dovuto impegnarsi a realizzare, pena il proseguimento della stagione delle stragi.

Sulla ricostruzione di questa oscura, drammatica e sconsolante fase della nostra storia sono al lavoro, a diverso titolo, sia magistrati delle direzioni distrettuali antimafia siciliane sia giornalisti che da anni si occupano di inchieste di mafia. Tuttavia il pentolone scoperchiato dalle rivelazioni del figlio dell'allora sindaco di Palermo, accusato di collusioni con cosa nostra e poi da questa assassinato, ha richiamato in causa, a distanza di anni, personaggi della nomenclatura della prima repubblica ormai caduti nel dimenticatoio oppure in pensione o imboscati in comodi anfratti dello Stato nei quali operano con basso profilo.

E le reazioni alla divulgazione del presunto papello non si sono fatte attendere. D'altronde, tornare sulla bocca di tutti perchè coinvolti in vecchie storie di mafia e di servizi deviati non fa piacere a nessuno. Tanto meno se le vecchie storie in questione rischiano, per la portata di quello che potrebbero svelare, di innescare, nell'ordine: a) l'avvio di una nuova stagione di sangue, con vendette incrociate e bocche da mettere a tacere (magari col piombo o di nuovo con le bombe); b) l'apertura di una fase di grave destabilizzazione politica e sociale, soprattutto in un momento come quello attuale già gravato da una pesantissima crisi economica foriera di forti disagi ed esasperazione.

E questo solo a parlare di papelli di mafia. Figuriamoci a toccare quelli legati alla storia del terrorismo in Italia...

Quel che è bello (e che sarebbe anche divertente, se non fosse per la sua drammaticità) è che mentre assistiamo alla ricostruzione giorno per giorno delle vicende oscure di quegli anni attraverso il racconto di personaggi che improvvisamente decidono di vuotare il sacco, di taluni che inaspettatamente riacquistano la memoria per precisare o smentire, di talaltri che, chiamati in causa, scaricano su altri ancora o direttamente su gente passata a miglior vita, mentre insomma si solleva tutto questo polverone di tutti contro tutti che alla fine diventa (ma va?!) scontro politico, accadono cose che, magicamente, riescono a riportare la concordia e l'univocità di pensiero fra i protagonisti della scena politico-istituzionale del Paese.

Ritorno su queste argomentazioni ed anche ad altre, perchè le ritengo davvero vergognose per un Paese che vuol definirsi civile. Prendete, per restare ad esempio in tema di mafia e dintorni, le dichiarazioni di soddisfazione e plauso che, a firma di ministri ed esponenti di maggioranza ed opposizione, puntualmente seguono l'arresto di quel boss e/o il sequestro dei suoi ingenti beni sporchi. Cronache che riguardano retate di mafia/'ndragheta/camorra/sacra corona unita, di boss e picciotti, di estorsioni, traffici internazionali di stupefacenti ed omicidi in serie. Cronache per le quali si elogiano gli uomini delle forze dell'ordine per la "brillante operazione" e il "micidiale colpo inferto alle cosche" e i magistrati per la "veloce e giusta applicazione delle norme varate dal governo"; cronache che dimostrano che "occorre proseguire su questa via" e che "consacrano nella migliore maniera possibile l’efficacia delle norme introdotte nel nostro ordinamento".

Tutto questo, appunto, quando si tratta di applicare leggi, codici e norme scritte e approvate "per assicurare alle patrie galere" boss e picciotti che uccidono, trafficano in droga, ricattano e inquinano il tessuto civile della società. Insomma, il "male assoluto", come pochi giorni fa li ha definiti il presidente del Senato.

Ma quando poi le stesse leggi, codici e norme vengono applicate dai magistrati per indagare sulle stesse fattispecie di reato, ma con protagonisti diversi, che invece della coppola indossano il colletto bianco... Apriti cielo! Nella migliore delle ipotesi si tratta di "tutte falsità" e "accuse totalmente infondate"; in altri casi "i magistrati dovrebbero essere sottoposti a perizia psichiatrica", sono "eversivi" o "fanno inchieste di natura politica per sovvertire il voto degli elettori". Da Tangentopoli in poi alcuni di questi pm sono, di volta in volta, "toghe rosse" o "giudici comunisti" e gli strumenti da questi utilizzati, come le intercettazioni telefoniche e ambientali, passano improvvisamente da strumento "strategico di contrasto alla criminalità" a "strumento abusato da certe procure", che lo hanno strasformato "in mezzo di lotta politica, con gravi lesioni della privacy di tantissimi cittadini che non c'entrano nulla".

Addirittura, un giudice civile (l'ormai noto giudice Mesiano che ha deciso il risarcimento che la Fininvest di Berlusconi deve alla Cir di De Benedetti per la corruzione di uno dei giudici del lodo-Mondadori) è stato fatto oggetto di pesanti dichiarazioni, del tipo "provando, con mezzi impropri di contrastare la volontà democratica del Popolo italiano" e "disegno eversivo".

Circa un mese fa, infine, le cronache politiche sono state scosse da una dichiarazione del premier di questo tenore: "So che ci sono fermenti nelle procure di Palermo e Milano che ricominciano a guardare a fatti del '92, del '93 e del '94. E' follia pura e quello che mi fa male è che facciano queste cose con i soldi di tutti, cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese".

Curiosa la tempistica di tali parole...

martedì 20 ottobre 2009

Consulta e scuse inconsulte

Quando non è frutto di finto perbenismo né di pelosa strategia di disinformazione, chiedere scusa da parte di chi ha il dovere di riportare notizie al pubblico è segno di rispetto ed intelligenza.

Ben si addice ad essere classificata fra gli esempi negativi la ben nota vicenda del servizio televisivo (anzi, verrebbe da dire del servizietto!) sul giudice Mesiano, mandato in onda da Mediaset all'indomani della sentenza civile che condanna Fininvest a risarcire De Benedetti per aver corrotto un magistrato del collegio arbitrale del cosiddetto lodo-Mondadori. Vicenda che molti ritengono conclusa con le scuse ufficiali (e ben studiate) del direttore Claudio Brachino (giornalista ex Tg4) e il successivo invito (leggi trappola) al giudice in questione ad intervenire in studio per raccontare i lati oscuri (secondo loro) che si nasconderebbero fra le pieghe della sentenza da questi pronunciata. Bene, bravo, bis!

Ma quanto a scuse, anche il sottoscritto deve farne. Per essersi lasciato ingannare [inserire link a post] dal canto dei disinformatori di professione (leggi, i nostri politici) che, all'indomani della famosa bocciatura del lodo-Alfano da parte della Consulta hanno raccontato, facendola passare per verità, la grandiosa balla della contraddittorietà di tale pronuncia con altra analoga della stessa Corte sul lodo-Schifani. Non era vero infatti (come, fidandomi, avevo riportato anch'io) che la precedente sentenza non avesse già previsto la necessità di una legge di rango costituzionale per realizzare gli obiettivi di tutela giurisdizionale contenuti nel lodo.

L'aveva prevista eccome! Lo chiariscono senza ombra di dubbio i giudici della Corte nelle motivazioni della sentenza depositate ieri e rese note urbi et orbi. Motivazioni all'interno delle quali si legge:

La necessità di una legge costituzionale per disciplinare la materia oggetto delle norme denunciate non è messa in dubbio – sempre ad avviso del rimettente – neanche dalla considerazione che la Corte costituzionale, nella citata sentenza n. 24 del 2004, non ha rilevato il contrasto della legge n. 140 del 2003 con l'art. 138 Cost. e che, cosí facendo, «la Corte avrebbe implicitamente rigettato tale profilo, in quanto, siccome pregiudiziale rispetto ad ogni altra questione, avrebbe dovuto necessariamente dichiararlo, ove lo avesse ritenuto». Il giudice a quo osserva, sul punto, che tale considerazione si fonda sul presupposto dell'esistenza di una pregiudizialità tecnico-giuridica tra la questione sollevata in riferimento all'art. 138 Cost. e quelle sollevate in base ad altri parametri e contesta la fondatezza di detto presupposto, rilevando che una tale pregiudizialità non è deducibile «dalla complessiva motivazione della sentenza, in quanto la Corte, nell'accogliere la questione di legittimità costituzionale in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dichiara espressamente “assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, lasciando cosí intendere che, in via gradata, sarebbero state prospettabili altre questioni».

Chiedo scusa per il mio grossolano peccato di superficialità e per un errore che un giornalista non può e deve compiere. Mi riconsola, tuttavia, il pensiero di una Corte Costituzionale tutt'altro che ballerina e contraddittoria nelle sue decisioni, bensì salda e vigile nella tutela delle garanzie, previste dalla nostra Carta fondamentale, a beneficio di noi tutti.

venerdì 16 ottobre 2009

A un passo dal golpe?

Sul lodo-Alfano e la Costituzione, leggi anche:

video

In materia penale, a differenza del civile, confessare un fatto o accusare qualcuno di averlo commesso, o anche solo tentato, ha rilevanza se questo fatto è previsto dalla legge come reato.
Il nostro sistema prevede questo e nient'altro che questo. Punto e basta.

Ora accade che da qualche giorno siamo a conoscenza tutti quanti - cittadini, casalinghe, impiegati, giornalisti, poliziotti, negozianti... tutti quanti noi, insomma - di un fatto gravissimo accaduto alcuni giorni fa. Ne siamo a conoscenza perchè questo fatto è stato raccontato in tv, è stato riproposto da giornali e televisioni più e più volte ed è diventato di pubblico dominio. E chi lo ha riferito, di sua spontanea volontà, è una persona che ricopre, tra l'altro, un importantissimo incarico istituzionale, essendo il capo del governo.

Il particolare curioso e incredibile insieme è che, a distanza di una settimana da quella pubblica confessione, nonostante di quelle affermazioni si sia parlato e scritto in lungo e in largo, nessuno abbia avuto il coraggio di dire che quel racconto descriveva un fatto previsto dalla legge come ipotesi di reato. Anzi, come il più grave dei reati attribuibili alla più alta carica del Paese, il presidente della Repubblica. Di più: di una delle sole fattispecie criminose delle quali il capo dello Stato può essere chiamato a rispondere nell'esercizio della sua funzione istituzionale.

Questo reato ha un nome e la nostra Costituzione lo prevede all'articolo 90:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Non c'è terminologia che tenga. Non si può fare come con le prostitute, che quando ne devi scrivere con riferimento alla solita retata sulla via Salaria le chiami prostitute e, invece, quando ne devi scrivere a proposito di quelle che un tale racconta di avere portato (e pagato!) a Palazzo Grazioli improvvisamente si trasformano in escort!

In questo caso non puoi. Il fatto raccontato da Berlusconi durante la puntata di Porta a Porta del 7 ottobre scorso è chiarissimo nella sua gravità anti-istituzionale. Dice Berlusconi:

“Il presidente della Repubblica aveva garantito, con la sua firma, che questa legge sarebbe stata approvata anche nei comportamenti successivi e quindi, dato la sua notoria influenza sui giudici di sinistra, sul giudice che ha nominato lui, bastava che il capo dello Stato intervenisse, con la sua nota influenza di tutti i capi dello Stato sui componenti della Corte, e ci sarebbe stato uno spostamento di quei due voti che avrebbero fatto passare questa legge”.

Per Berlusconi, quindi, esiste una prassi quirinalizia ben consolidata secondo la quale il presidente della Repubblica influenza i giudici della Consulta. Una prassi “notoria”, dice lui; ma, ovviamente, del tutto extra-costituzionale, contraria ai dettami della nostra Carta e palesemente illecita, tanto da essere prevista come reato. Ora è anche ammissibile che tutti, nei palazzi della politica romana, ne fossero al corrente. Ma, come dimostra lo scandalo di Calciopoli del 2006, un conto è che tutti lo pensino ma nessuno lo dica; un conto se qualcuno lo racconta in tv.

Così, secondo il Cavaliere, Napolitano sarebbe dovuto intervenire, secondo tale prassi, per condizionare o tentare di condizionare il verdetto della Corte Costituzionale, assicurando così lunga vita al lodo-Alfano, con o senza la complicità di alcuni giudici della stessa Consulta, con o senza l'assenso dello stesso capo del governo. E’ un fatto certamente gravissimo di per sé. Ma è, anche e soprattutto, un reato punito dalla legge e per il quale il Parlamento può mettere sotto accusa il presidente della Repubblica, invocando il giudizio della Corte Costituzionale.

Invece, sono già passati nove giorni da quella pubblica denuncia e non è successo ancora nulla. Il filmato in questione - che riporto integralmente nel video in testa a questo post, comprensivo delle incredule esclamazioni di Rosy Bindi, l'unica del salotto ad accorgersi sul momento della incredibile gravità del racconto del premier – ha suscitato grande clamore per le polemiche politiche seguite alla famosa invettiva rivolta da Berlusconi alla Bindi (“Lei è più bella che intelligente”). Ma nessun giurista, nessun giornalista che ne abbia sottolineato la rilevanza criminale. E, soprattutto, nessun parlamentare dell’opposizione, nessun Di Pietro-Brancaleone da Norcia che si sia svegliato una mattina dicendo: “Cazzo, ma questo è un reato!”.

Ora, magari non sarà vero nulla e si tratterà di una bufala di Berlusconi, come Napolitano da giorni, a più riprese, va dicendo e scrivendo. Ma tu, onorevole deputato o senatore della Repubblica dell’opposizione, vuoi chiederti se stai assistendo al tentativo di qualcuno di far saltare il sistema? Non fosse altro, in caso negativo, che per “sputtanare” Berlusconi, le sue calunnie e la sua menzogna.

L'Alto Tradimento o l’Attentato alla Costituzione storicamente hanno spesso preceduto o profilato una successiva sovversione dell'ordine costituito. In questo caso, di quei principi fondamentali e di quei ruoli chiave dello Stato di diritto previsti dalla nostra Carta fondamentale. Se saltano i principi della Costituzione a causa dei comportamenti illeciti messi in opera da parte di chi, su quegli stessi principi, è chiamato a vigilare è il caos. O, per dirla con un termine più realista, siamo a un passo dal colpo di Stato.

lunedì 12 ottobre 2009

Italia, ma che bello Paese!

Nonostante il sospiro di sollievo di buona parte degli italiani, la decisione della Consulta di bocciare il lodo-Alfano ha provocato e continuerà a provocare pesanti strascichi sulle sorti del nostro Paese.

É innegabile, infatti, che la decisione dei quindici giudici abbia impedito una palese violazione di quel principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, la cui negazione avrebbe prodotto sciagurati effetti nefasti sia sul sistema giudiziario che su quello politico per molti anni a venire. É altrettanto innegabile, tuttavia, che le modalità di tale decisione e soprattutto le reazioni che essa ha innescato non facciano presagire nulla di buono.

Non è assolutamente tranquillizzante, infatti, che il supremo organo di tutela della nostra Carta fondamentale, chiamato ad esprimersi sulla forma del lodo-Alfano (legge ordinaria o di rango costituzionale), abbia contraddetto se stesso a pochi anni di distanza dalla bocciatura dell'analogo lodo-Schifani. La Costituzione è una e sempre quella e i principi che essa tutela sono gli stessi, a meno di interventi di modifica; così, analogamente, dovrebbe essere identica la valutazione dei giudici sull'applicazione delle garanzie a sua salvaguardia. E invece qui i casi sono due: o hanno sbagliato i giudici di allora, ritenendo sufficiente la legge ordinaria per il lodo oppure hanno sbagliato quelli che oggi hanno sanzionato la mancanza di rango costituzionale della norma. Delle due l'una: non si scappa. E un tale atteggiamento di doppiezza da parte del supremo organo a tutela della Costituzione non mi lascia certamente tranquillo per il futuro!

Allo stesso modo non può non lasciare interdetti la poca preparazione dimostrata in materia da un capo dello Stato che, in qualità di garante della Costituzione, ha il dovere di non promulgare leggi che ne violino i principi fondamentali. E non perchè un presidente non possa sbagliarsi (oggi si è distratto Napolitano, ieri Ciampi). Ma perchè è inevitabile chiedersi come possa aver potuto lasciar correre la palese violazione dell'art. 3 della Costituzione, quello che riguarda proprio l'uguaglianza (almeno sulla carta!) di tutti i cittadini davanti alla legge. Non una virgola nascosta in una piega del lodo, dunque, ma il macroscopico errore che lo sostanzia. E, anche qui, una simile distrazione non mi lascia certamente tranquillo per il futuro!

Poi c'è lo scontro Napolitano-Berlusconi, andato in scena pressocchè in diretta televisiva e quindi di fronte a tutto il Paese. Scontro istituzionale, come viene definito per le cariche ricoperte dai protagonisti, capo dello Stato e capo del Governo. Ma che di istituzionale ha avuto davvero ben poco. Con i due impegnati a sputtanarsi l'un l'altro e a rivelare, più o meno velatamente, accordi presi in vista della decisione della Consulta e poi traditi. Con i due che si sono quasi reciprocamente mandati a quel paese attraverso acidi comunicati stampa o concitate dichiarazioni urlate ai microfoni delle tv. Anche spettacoli di tal fatta non mi lasciano certamente tranquillo per il futuro!

Viene da chiedersi, inoltre, come sia possibile risanare una frattura del genere, dopo essere stata messa in bella mostra davanti alle telecamere di mezzo mondo. E poi Berlusconi ha anche il coraggio di dire che all'estero la stampa ci sputtana! Non stiamo parlando di due coniugi che, dopo aver fatto finta di sopportarsi per tutto questo tempo, hanno deciso di mandarsi al diavolo! Stiamo parlando delle massime autorità politiche del Paese, che influenzano la vita politica di tutta una nazione, con conseguenze dirette su tutti noi! Così, dopo aver preso a pesci in faccia il capo dello Stato per tutta la settimana, Berlusconi ha ricevuto da Napolitano lo schiaffo dell'assenza presidenziale ai funerali di Stato di Messina. Solo che quello schiaffo (di cui, all'atto pratico, non frega niente a nessuno!) è stato dato a tutti i familiari delle vittime dell'alluvione, declassati a sciagurati di serie B rispetto agli sfortunati italiani d'Abruzzo o di Viareggio che sono stati onorati di esequie di Stato alla presenza di tutte le massime autorità istituzionali! E questo teatrino fatto di infantili picche e ripicche non mi lascia certamente tranquillo per il futuro!

É chiaro che in un simile momento di debolezza istituzionale e con il Paese in sofferenza per i drammatici effetti della grave crisi economica mondiale, due sono gli scenari che destano preoccupazione: il rischio di un malcontento popolare che, nascendo dalla necessità di tirare avanti giorno per giorno, possa recepire e fare proprii rigurgiti mai sopiti di estremismo eversivo; il rischio di un governo forte che, con la scusa di sedare i fermenti dello stato sociale, comincia a limitare sempre più il campo delle libertà personali, fino alla nascita di un vero e proprio regime dittatoriale. E questo sì che non lascia tranquilli per il futuro!

Ecco che allora arrivano le bombe, come quella di questa mattina a una caserma di Milano. Attentati che possono trovare una ragion d'essere sia che vengano letti come "focolai dell'odio estremista tutt'altro che sopiti" per i quali "è bene non abbassare la guardia nella lotta al terrorismo"; sia che vengano considerati, in modo ben più sospetto, come l'ennesima dimostrazione che in Italia c'è spesso una "manina" sempre pronta a... dare una mano, in un senso o nell'altro, pur di distogliere l'attenzione. E questa, forse, è fra le cose che meno lasciano tranquilli tutti noi per il futuro!

giovedì 8 ottobre 2009

Italia 2009: la Rivoluzione d'Ottobre

E fu così che, a metà di un caldo pomeriggio d'ottobre, tutto ebbe inizio. Quando gli eccessi che seguirono alla sentenza di illegittimità con la quale la Corte Costituzionale bocciava il cosiddetto lodo-Alfano costituirono la goccia che fece traboccare il vaso di un clima politico e sociale già esacerbato, ormai logoro e privo di stabilità. In breve tempo, gli eventi precipitarono e il rapido declino che ne seguì portò, dopo solo tre mesi, all'esplosione dei primi moti di rivolta contro esponenti di governo ed obiettivi istituzionali da parte di gruppi di cittadini organizzati militarmente. E, neanche un mese dopo, all'inizio della guerra civile, che si protrasse, come sappiamo, per oltre quattro anni.

* * *

6-7 ottobre 2009: ipse dixit

“La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”.
(Nicolò Ghedini, nel corso della sua arringa di fronte ai giudici della Consulta).

“Con le modifiche apportate alla legge elettorale, il presidente del Consiglio non può essere considerato uguale agli altri parlamentari. Non è un primus inter pares, ma un primus super pares”.
(Gaetano Pecorella, nel corso della sua arringa di fronte ai giudici della Consulta).

“La Corte Costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/2009 e n. 398/2008 del Tribunale di Milano e n. 9/2009 del gip del Tribunale di Roma, ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione”.
(nota diramata dalla Corte Costituzionale il 7 ottobre 2009, subito dopo la decisione presa in camera di consiglio).

“Con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che lo approvassero. (...) Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che sono organizzatissimi e che usano la giustizia a fini di lotta politica. Abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra; abbiamo tutti gli spettacoli di
approfondimento della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti, che sono di sinistra e ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici. Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte Costituzionale eletti da tre capi dello Stato della sinistra che fanno della Consulta non un organo di garanzia ma un organo politico (…) La sintesi qual è? Meno male che Silvio c'è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con il supporto del 70 per cento degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. (...) I processi che mi scaglieranno sul piatto sono autentiche farse: sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica per andare là a sbugiardarli tutti”.
(Silvio Berlusconi, sulla decisione della Corte Costituzionale).

“Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale”.
(Giorgio Napolitano, comunicato del Quirinale).

“Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa... Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”.
(Silvio Berlusconi, sul comunicato del Quirinale).

“Abbastanza irrituale lo scambio di battute di questa sera tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio”.
(Bruno Vespa, nel corso della puntata di Porta a Porta andato in onda in serata).

“Con la bocciatura del lodo si crea un problema: da una parte c'è Silvio Berlusconi premier, legittimato da milioni di voti, che ha diritto di governare, e, dall'altra, vi è il cittadino Silvio Berlusconi, che ha il diritto di difendere se stesso nelle aule di tribunale. Se fa l'uno non fa l'altro: dovrà sottrarre parte del suo tempo a quello destinato al governo del Paese, e noi riteniamo che non sia giusto distogliere il presidente del Consiglio dal proprio impegno nei confronti del Paese”.
(Angelino Alfano, ospite a Porta a Porta).

* * *

Il mito del miracolo dei problemi scomparsi

Si narra che, la sera della decisione della Corte Costituzionale – sia pure per un momento, solo per un momento – centinaia di migliaia di cittadini italiani, alcuni già da tempo in gravi difficoltà a causa della crisi economica, altri in cassa integrazione, altri ancora licenziati a causa del fallimento della loro azienda, molti alla ricerca di un lavoro o della prima occupazione, si siano fermati per qualche ora per seguire spasmodicamente alla tv gli sviluppi della vicenda. Per qualche ora, preoccupazioni e problemi del Paese scomparvero come per miracolo dalla mente degli italiani, improvvisamente messi da parte e sostituiti dall'ansia per la situazione del premier. Tuttavia non esistono prove certe e attendibili che ciò sia realmente accaduto. Pertanto deve ritenersi probabile che questi racconti siano nient'altro che il frutto di leggende tramandatesi nel tempo.

[Da Storia d'Italia, Wikipedia, 2086]

lunedì 5 ottobre 2009

Chi di lodo(Alfano) colpisce, di lodo(Mondadori) perisce



Da sabato scorso a martedì prossimo, il governo Berlusconi IV rischia di rimanere schiacciato fra due lodi: uno riemerso dal passato e pesantissimo; l'altro che rischia di condizionare gravemente il futuro stesso del premier.

Andiamo per ordine. Sabato scorso, in serata, le agenzie battono la seguente notizia:

ZCZCASC0132 1 ECO 0 R03 / +TLK XX ! 1 X
LODO MONDADORI: CIR, SENTENZA FISSA RISARCIMENTO 750 MLN DA FININVEST =
Milano, 3 ott - E' stata depositata oggi la sentenza del Tribunale di Milano nella causa civile promossa da CIR, assistita dagli avvocati prof. Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, contro Fininvest ''per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria'' nella vicenda del cosiddetto Lodo Mondadori. Lo rende noto un comunicato del Gruppo Cir, spiegando: ''La sentenza, che ha carattere esecutivo, decide che: - CIR ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest del danno patrimoniale da 'perdita di chance' di un giudizio imparziale, quantificato in euro 749.955.611,93; - CIR ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest anche dei danni non patrimoniali sopportati in relazione alla medesima vicenda. La liquidazione di tali danni è riservata ad altro giudizio. In questo modo, dopo la definitiva condanna penale per corruzione intervenuta nel 2007, anche il giudice civile porta luce su una vicenda che ha inflitto un enorme danno a carico di CIR, ferendo al contempo fondamentali valori di corretto funzionamento del mercato e delle istituzioni. CIR esprime soddisfazione per una sentenza che rende giustizia alla società e ai suoi azionisti''.
red/mcc/ss031824 OTT 09


In breve, questa la ricostruzione della vicenda giudiziaria che va avanti ormai da anni.

ZCZC1186/SXRWEF60190R ECO S41 QBXH
LODO MONDADORI: LA STORIA GIUDIZIARIA /SCHEDA
(ANSA) - ROMA, 3 OTT - (ANSA) - Ecco le tappe principali della vicenda giudiziaria per il Lodo Mondadori che oggi ha visto il Tribunale civile di Milano emettere una provvedimento di condanna contro la Fininvest che dovrà versare a Cir circa 750 milioni a titolo di risarcimento per danno patrimoniale:
- 4 ottobre 2001 - Davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Milano comincia il processo per il Lodo Mondadori. Imputati sono Cesare Previti, Attilio Pacifico, Vittorio Metta e Giovanni Acampora. A giugno, i giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano hanno ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice e, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, questo reato è stato dichiarato prescritto.
- 28 gennaio 2002 - Il processo Imi-Sir, cominciato nel 2000, è riunito con quello sul Lodo Mondadori.
- 29 aprile 2003 - La Corte di Appello di Milano condanna a 13 anni Vittorio Metta, 11 anni Cesare Previti e Attilio Pacifico, 8 anni e 6 mesi Renato Squillante, 6 anni Felice Rovelli, 5 anni e 6 mesi Giovanni Acampora, 4 anni e 6 mesi Primarosa Battistella. Assolto Filippo Verde.
- 7 gennaio 2005 - Comincia a Milano, davanti alla seconda Corte d'appello, presieduta da Roberto Pallini, il processo di secondo grado per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori.
- 23 maggio 2005 - I giudici confermano la condanna di Cesare Previti per la sola vicenda Imi-Sir, assolvendolo per quella Lodo Mondadori. Previti e Attilio Pacifico hanno avuto una riduzione della condanna da undici a sette anni. Riduzioni delle pene per gli altri imputati: Vittorio Metta da 13 a 6 anni, Renato Squillante da 8 anni e 6 mesi a 5 anni, Felice Rovelli da 6 a 3
anni, Primarosa Battistella da 4 anni e 6 mesi a 2 anni. Per la vicenda Lodo Mondadori l'avvocato Giovanni Acampora, Metta, Pacifico e Previti sono stati assolti ''perche' il fatto non sussiste''.
- 4 maggio 2006 - Per la vicenda Imi/Sir, la Corte di Cassazione riduce a 6 anni la condanna per Previti e Pacifico, conferma la condanna a 6 anni per Metta, riduce la pena per Acampora a 3 anni e 8 mesi, annulla senza rinvio la condanna per Squillante e Battistella e considera prescritta l'accusa per Felice Rovelli. Per il lodo Mondadori, la Cassazione accoglie il ricorso della Procura Generale di Milano e della parte civile Cir, contro le assoluzioni del maggio 2005.
- 18 dicembre 2006 - Davanti alla terza sezione della Corte d'appello di Milano, comincia il nuovo processo d'appello per il lodo Mondadori.
- 23 febbraio 2007 - I giudici condannano Previti, Acampora e Pacifico ad un anno e 6 mesi, Metta a due anni e otto mesi. Le condanne vanno aggiunte in continuazione con quelle del processo Imi-Sir, ormai diventate definitive.
- 3 ottobre 2009 - La I sezione del Tribunale di Milano dichiara che la Cir ha diritto al risarcimento di 750 milioni da parte di Fininvest per il danno patrimoniale da 'perdita di chance' subito nella vicenda per la 'battaglia di Segrate'. Il provvedimento civile è arrivato alla luce dalla definitiva condanna penale per corruzione del 2007.
(ANSA) FF-VG03-OTT-09 19:13


Domani, invece, è il giorno del giudizio per un altro lodo: il lodo-Alfano. Il giorno in cui sapremo se la famigerata normativa che sospende, per tutta la durata del mandato, la processabilità delle 4 più alte cariche istituzionali (capo dello Stato, premier, presidenti di Camera e Senato) gode del necessario requisito di costituzionalità. Ma le conseguenze della decisione che i giudici della Consulta sono chiamati a prendere domani vanno al di là della semplice valutazione del dettato normativo in questione.

Diversi sono, infatti, gli scenari possibili in caso di bocciatura del lodo: dal Berlusconi dimissionario, incapace di gestire la corsa alla successione al trono del Pdl che la decisione scatenerebbe; al Berlusconi tignoso, la cui reazione si sostanzierebbe nella ripresentazione di una norma appena limata ma pressocchè identica, nuovamente approvata dal Parlamento che il capo dello Stato si vedrebbe costretto a promulgare di nuovo.

Siamo davvero ad un punto critico per la vita politica e sociale del nostro Paese? C'è di fatto che all'interno della compagine di governo sono già cominciate le grandi manovre: per un ministro Alfano che oggi dice ''Attendiamo fiduciosi la decisione della Corte'', c'è un ministro La Russa che, pochi giorni fa al Tg3, dichiarava placidamente: "Non prendo neanche in considerazione l’ipotesi di una bocciatura della Consulta del lodo Alfano. Sarebbe una decisione politica".

Intanto, all'interno del Pdl, si sta pensando a una propria manifestazione di sostegno al premier Berlusconi e al governo. Come racconta alle agenzie il capogruppo alla Camera Cicchitto:

''E' evidente che l'attacco al presidente del Consiglio di precisi settori politici e finanziari è concentrico e lungo più direttrici che vanno dal gossip, all'evocazione degli attentati di mafia del 1992, ad altro ancora che si prepara''. Cicchitto fa pure riferimento alla recente sentenza del
Tribunale civile di Milano sul Lodo Mondadori, che ha condannato la Fininvest a versare a titolo di risarcimento quasi 750 milioni alla Cir (Compagnie industriali riunite) di Carlo De Benedetti.
Sono d'accordo con Cicchitto sia Sandro Bondi sia Ignazio La Russa, coordinatori del Pdl oltre che ministri dei Beni culturali e della Difesa: ''E' urgente organizzare una grande manifestazione popolare con l'obiettivo di difendere la democrazia e la libertà nel nostro paese''. La Russa precisa che le ipotesi a cui si sta lavorando sono due: o promuovere una grande mobilitazione a Roma per il 2 dicembre o trasformare le manifestazioni già previste in tutte le province per il 9 novembre in ricordo della caduta del muro di Berlino in altrettante azioni a sostegno del governo e del presidente del Consiglio. Secondo il ministro della Difesa, lo stesso Berlusconi ''si è detto favorevolissimo a una mobilitazione del Pdl'' delegando ai coordinatori del partito il compito di studiarne la forma.


L'interrogativo che personalmente mi pongo riguarda, invece, altro. Mi chiedo: quanto può interessare il rispetto delle regole istituzionali a una classe politica, di destra e di sinistra (è la stessa cosa!), che considera apertamente fazioso o mirabile, secondo convenienza, il lavoro della magistratura inquirente e giudicante e a questo potere dello Stato decide di fare guerra? Quanto può interessare il rispetto dei dettami costituzionali a lorsignori che da anni e anni e anni succhiano le giugulari del Paese allo scopo di incamerare ricchezza e preservare potere e poltrone? Quanto può interessare tutto ciò a chi ha reso da tempo e rende ogni giorno il popolo allo stremo e, in piena crisi economica e con le famiglie già sull'orlo della povertà, legifera su condoni ai soliti noti e furbi per consentire, legittimamente, di sanare milioni e milioni di euro di frodi allo Stato, evasione fiscale e riciclaggi vari attraverso il rientro dei capitali illecitamente portati all'estero? E che, con i cadaveri ancora sotto il fango di Messina, si preoccupa di ribadire urbi et orbi che il ponte sullo Stretto si farà lo stesso, come si sono precipitati a fare stamattina, a tv e agenzie di stampa, il ministro delle Infrastrutture Matteoli e il vice ministro allo Sviluppo
economico Urso?

Non sarà che da domani ci ritroveremo di fronte lo scenario raccontato magistralmente da Nanni Moretti nell'inquietante scena finale del Caimano?

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