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giovedì 26 febbraio 2009

Religionismi e ateobus

Cosa volete che sia qualche manifesto 70x100 montato su un bus che svolge il suo ordinario servizio pubblico urbano... Cosa volete che sia uno slogan fra i tanti che assalgono quotidianamente la nostra vista e l'udito...

Cosa volete che sia una manifestazione del pensiero pubblicizzata (a pagamento) in qualche città italiana a fronte di anni e anni, secoli, millenni (due, per la precisione) di evangelizzazioni, indottrinamenti, catechesi, pubblicazioni, iconografie, architetture, musiche e tutta una cultura come quella cattolica, propinata a gran voce in tutto il mondo, con l'ausilio di legioni di missionari, di ingenti investimenti e della più aggiornata tecnologia, con grande ricorso ad immagini forti e a contenuti spesso costruiti su concetti come la paura, il giudizio, il castigo e l'inferno, se non - addirittura - con l'uso e l'abuso della violenza?

Il caso degli ateobus, prima a Genova e ora a Pescara, ha creato e continua a creare molto scalpore. Quella scritta ("La notizia cattiva è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno"), iniziativa dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), proprio non va giù a chi ritiene e vuole a tutti i costi un'Italia cattolica e confessionale, come lo è stata per tante e tante pagine della nostra storia passata.

Al di là di come ognuno possa essere portato a pensarla sul tema religioso e sul valore (o disvalore, perchè no?) della religione in sè, ciò che rimane in questi casi è quel senso di libertà condizionata di cui da sempre il mondo soffre ogni qual volta è chiamato ad affrontare o ad esprimersi su questo argomento. E in Italia, poi, non ne parliamo...

Non ho alcuna intenzione di spendere altre parole sul tema. Questo blog, a partire dal suo nome, inneggia proprio alla libertà e all'onorabilità di pensiero, che deve essere sacra e che sacra spesso (troppo spesso) non è proprio per quanti - per scelta, vocazione o dedizione - hanno deciso di mettere la sacralità al primo posto. E non parlo, in questo, soltanto dei cattolici.

In fondo, se per libera scelta si professa il rispetto per un'entità invisibile e intangibile com'è quella che i sacerdoti e i fedeli di tutto il mondo e di tutte le religioni chiamano Dio, come si può non rispettare almeno con altrettanta forza e convinzione le idee e il pensiero degli uomini e delle donne che costituiscono il nostro prossimo?

PS: dal 13 febbraio è nelle sale cinematografiche Religiolus, dissacrante film-documentario sulla religione e sulle sue implicazioni nel mondo, firmato dall'autore di Borat, Larry Charles.

martedì 24 febbraio 2009

Racconto breve: ESP-ERIMENTO - © di Marcus

Era troppo tardi ormai per tornare indietro. La linea di non ritorno era stata abbondantemente oltrepassata e si perdeva lontana nei mesi addietro. Stavano per cacciargli quel dannato microchip nella testa. E comunque, dannato o no che fosse, in fondo l’aveva voluto lui.

Continuò a ripetersi quelle parole per la centesima volta, come fossero un mantra. Tuttavia non riusciva proprio a liberarsi dal pensiero che al risveglio nulla sarebbe stato come prima.

Poi abbassò le palpebre, respirò un'ultima lunga e profonda boccata dalla mascherina che gli avevano posato sul viso e in pochi secondi precipitò nella fredda oscurità del sonno indotto.

Quando riaprì gli occhi era sdraiato sul letto di un’ampia camera d’ospedale. Una luce viva e discreta al tempo stesso accarezzava le pareti bianche e quasi del tutto spoglie intorno a lui. Non c’era mobilio né arredamento di sorta in quella stanza, eccezion fatta per la vicina poltroncina dove sedeva Christine. Il confortante sorriso di sua moglie dissolse lo smarrimento di quei primi attimi. Gli teneva la mano: la pelle calda, il palmo un po' sudato per il nervosismo accumulato.

Lui sorrise dolcemente. Conosceva bene quella donna e non solo per i quasi vent'anni di unione coniugale. Aveva imparato a prevenire con un semplice sguardo ogni sua inquietudine, ogni sua necessità. Adesso, prevedendo l’uscita di una lacrima, le passò il pollice sopra la guancia, mentre con la mano confortava il suo piccolo volto. “Va tutto bene”, la rassicurò.

Poi, improvvisamente, si sentì pervaso da una strana ansia, come una smania, un susseguirsi vorticoso di domande e preoccupazioni. Forti. Mute, soprattutto. Durò solo un attimo, ma il tempo parve cristallizzarsi.

Quando fu passata, percepì la presenza di Mario e del professor Redman alle sue spalle, sentì quei pensieri e le loro emozioni fluire nitidamente verso di lui. E quando lo raggiunsero e lo invasero, lui li respirò come fossero aria. E in quel momento poté leggere le parole mentre si andavano formando nelle loro menti.

Inclinò il viso da una parte, lo sguardo sereno rivolto verso il medico: “Nessun problema... Mi sento benissimo, stia tranquillo professore”. Quindi girò gli occhi verso il suo amico e, fissandolo col sorriso più sincero del mondo, gli disse: “Mario… ce l’abbiamo fatta!”. “Davvero…?”, rispose il fidato consigliere scientifico in cerca di conferme. “Già, ci siamo riusciti!”, fu la sua risposta consapevolmente soddisfatta. Quante cose accomunavano quei due uomini, quanta storia insieme, quanti fatti, quanti ricordi. Eppure non aveva mai assaporato come in quel momento tutte le sfumature che la parola amico poteva assumere se riferita a Mario Sorin.

L’impianto era stato progettato tanti anni prima. Un amplificatore mentale delle capacità esp, comuni ma latenti in ogni essere umano, ora funzionava a pieno regime da qualche parte nella sua testa. Era l'agognato frutto del lavoro dell'intera vita del prof. Sorin. L’utopica bacchetta magica, la moby dick del suo amico scienziato, sulle cui tracce si era gettato anima e corpo un intero team di ricercatori. In quel preciso istante stava diventando finalmente realtà.

Era quello il primo e il più grande ostacolo che il progetto avrebbe dovuto affrontare. Ora l’avevano alle spalle. Adesso sarebbero venuti i viaggi e gli incontri. Si apriva la delicatissima fase della diplomazia: i vertici, i confronti, gli accordi con i capi delle confederazioni Asiatica ed Afroamericana, contrapposte alla sua fazione, quella Federazione Europea uscita a pezzi dall'ultimo conflitto e ora in cerca di un'identità geopolitica e sociale nel palcoscenico del mondo. Ma in quel momento tutto sembrava più vicino, raggiungibile e a portata di mano. Avevano un’arma formidabile e l'avrebbero usata, finalmente. Per portare la pace.

“Presidente, il mondo ti attende”, scherzò Mario, ingrossando retoricamente il tono della voce. “Allora non facciamolo aspettare troppo”, fu la sua risposta convinta. E si alzò dal letto.

domenica 22 febbraio 2009

Festival di Sanremo: finale di Carta!

Quinta e ultima sera per il secondo Festival di Sanremo targato Bonolis. Inizio dedicato alla danza: dalle immagini del film Billy Elliot, ai passi eleganti e classici di Giuseppe Picone e, dopo un siparietto scherzoso, al rock'n'roll più scatenato. Si replica così quello che è stato finora il filo conduttore dei precedenti avvii di serata: questi mix di classico e moderno che tanto hanno entusiasmato il pubblico.

Questa quinta serata parte all'insegna delle grandi aspettative: tanti i superospiti previsti, ma soprattutto c'è quel senso di abbandono che è tipico delle cose belle che stanno per finire. Un sentimento dolce-amaro che ti fa vivere con emozione e apprensione il countdown verso la chiusura.

Ma bando alle ciance. Si esibiscono i primi artisti: cantano Sal Da Vinci e il trio-Opportunità. Vanno lisci come le altre sere e quindi andiamo avanti.

Primo ospite della serata, quello certamente più controverso, per mille ragioni: è il momento di Maria De Filippi. Bonolis gioca e gigioneggia con lei che gioca e gigioneggia a “entro o non entro?”. Poi alla fine appare sulle note di Barry White e scende la scala dell'Ariston. Al solito molto compassata, ammette di essere emozionata e di non sapere perchè è lì. E' la sua prima volta su un canale Rai, così si dichiara disponibile a fare la valletta del Festival. E la fa al meglio, dal momento che lancia subito la telepromozione.

Non so... forse un giorno qualcuno saprà spiegarmi quali sono le qualità che l'hanno innalzata nel firmamento delle televisione italiana. Alla ripresa si riparte con la Rapsodia in blu di Gershwin: ma non l'avevamo già sentita? Va beh, andiamo avanti...

Arriva Povia e questa sera ha la chioma al vento, effetto Highlander! L'ultimo suo cartello recita: ognuno difende la sua verità. E se forse si aggiungesse che la verità professata da ciascuno deve essere rispettosa di quella altrui e che la verità vera – di conseguenza - non esiste perchè esiste l'altro (persona/argomento/essere che sia) e che questo è il necessario corollario del cartello esposto da Povia, ci sarebbero pure meno problemi al mondo...

Ma i tempi dello spettacolo di questa sera non consentono digressioni filosofiche. Troppa carne al fuoco che bisogna cuocere, per cui... ecco Patty Pravo. Anche stasera semitrasparente, ma stavolta in bianco.

E' il momento di Francesco Renga. Questa sera la sua voce va un po' meglio, però... L'appello di Bonolis, prima di lanciare l'ennesimo spot pubblicitario, è dedicato ai lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco e alla loro situazione lavorativa.

Ora Luca Laurenti canta annunciato come uno degli artisti in gara. Che personaggio incredibile! E che incredibile sorpresa la ninna nanna da lui scritta e cantata dedicata ai sogni dei bambini!!! Bravo, bravo, BRAVO LUCA!

Bonolis presenta il bellone di questa sera: e occorre riconoscere che David Gandy di bellezza ne ha da vendere. Il conduttore scherza con lui in un batti e ribatti in inglese che nessuno traduce. Che fine hanno fatto gli interpreti delle scorse serate: sono in ferie...?

E ora Al Bano. Che bella la musica di questo pezzo! Ti viene proprio voglia di cantarla... Peccato la sua voce non ne sia all'altezza... Il pubblico lo omaggia di un bell'applauso, legato forse più alla sua carriera e ad altre sue canzoni...

E' il turno di Marco Masini. Strapazza l'Italia anche stasera... Ma va? Però la canzone va, lui è serioso come al solito e il pubblico apprezza. E devo dire che piace anche a me, anche perchè lui la canta molto bene.

Ormai la De Filippi ci ha preso gusto ad annunciare gli artisti in gara e procede come un treno. Un dubbio mi assale: che si stiano mettendo le prime basi di un Sanremo targato Mediaset...? Fausto Leali canta a suo modo lo scontro generazionale tra padri e figli. Il testo, un po' scontato, invita i genitori a riflettere e ad interrogarsi sul gioco dei ruoli di chi figlio lo è stato a suo tempo.

Alexia e Mario Lavezzi si presentano sul palco entrambi di nero vestiti e di grigio-cenere chiomati. La loro Biancaneve è tutto sommato un duetto più che orecchiabile: vuoi vedere che finiscono sul podio?

Nel curriculum del superospite di questa sera c'è un particolare che lo rende invidiabile: è sposato con la bellissima Monica Bellucci. Vincent Cassel, faccia birichina e sorridente, si presenta sul palco accompagnato dalla nomea di cattivo: in realtà si rivela un gran simpaticone. Ed anche intelligente (...seppur francese!). Il duetto con Bonolis risulta molto divertente e funziona. E mette fine allo psicodramma del 2006 Zidane-Materazzi, proponendo l'insolita vendetta (capocciata) ai danni, appunto, dell'attore francese.

E' ora il momento della prima vincitrice della gara canora su web, Ania. Messe da parte le polemiche sul televoto (la vergognosa operazione rimane), ascoltiamoci questa canzone... Va beh... Cosa dire: se questa era la migliore canzone fra le 90 originariamente presentate...! Però potrei essere accusato di conflitto di interessi (anche se alla lontana), quindi la chiudo qui e passo oltre.

ANNIE LENNOX!!! Finally!!! Che emozione! Che voce straordinaria! Questo è davvero un superospite... E qui Bonolis e la sua direzione artistica hanno veramente fatto centro!!! Stasera abbiamo scoperto anche una grandissima donna. Poi una “Why” solo piano e voce da brivido...! Grande Annie!!!

All'esito del televoto (!) arrivano in finale Marco Carta (!), Povia e Sal Da Vinci (!). E con gli esclamativi credo e spero di aver chiarito il mio pensiero su questo risultato... Dopo le altezze raggiunte poco fa con Annie Lennox, eccoci tornati con i piedi ben piantati in... cantina! Tra due artisti che più banali non potevano essere, ma in grado di trascinarsi dietro frotte di ragazzini, non ci resta che il brano sui gay non più gay... Che tristezza!

Qualche altro intermezzo, la lettera dell'intellettuale di turno e ci si avvia anche stasera piuttosto mestamente verso la conclusione della kermesse sanremese.

Finalmente arriva il momento della busta e... un effetto Champions saluta il vincitore dal nome più inaspettato: quello di Marco Carta! E qui, probabilmente, abbiamo anche più chiaro il significato della partecipazione di Maria De Filippi a questo Festival...!

Concludo con la mia personale pagellona sul Festival:
Bonolis e Laurenti, voto 10 (probabilmente la coppia è al momento inarrivabile nel panorama dello spettacolo)
Orchestra, voto 9 (e credo che si siano divertiti molto di più degli anni passati)
Canzoni, voto 8 (quest'anno sono state presentate diverse musiche molto belle e bene arrangiate)
Cantanti, voto 5,5 (le voci cominciano ad essere merce sempre più rara e il Festival 2009 ha confermato che il trend è tristemente in declino)
Televoto, voto 1 (sia che si tratti di quello per la gara web, sia che si tratti di quello che – secondo l'organizzazione – avrebbe dovuto contribuire ad eleggere il vincitore del Festival).
Serate: 9 alla prima, 8 alla seconda, 8 alla terza, 6 alla quarta e 6 alla quinta.

Buonanotte ai sonatori...

sabato 21 febbraio 2009

Festival di Sanremo: quarta serata in tono minore

Questa potrebbe essere la serata più stimolante di tutte. I big ripropongono le loro canzoni, ma questa volta sono accompagnati da altri ospiti: si preannuncia una serie di incredibili jam session, come accade solitamente oltreoceano.

La puntata si apre con un mix di romanze da opera: si parte da Verdi passando per la Tosca di Puccini, alla romantica Memories di Barbra Streisand e alla napoletanità di Torna a Surriento, per concludersi con le sontuose note di We are the champions dei Queen. Tra soprano e tenori, ballerini e musicisti, colori e luci sfavillanti. Insomma, un altro avvio di Festival degno della spumeggiante edizione di quest'anno.

Bonolis (questa sera tutto di nero vestito, con tanto di cravattino sbrilluccicante) sonda per l'ennesima volta gli umori della galleria e della platea e poi ancora di galleria e platea insieme e poi dà il via alla prima canzone: il trio catechesi (scusate, ma non riesco a vederli diversamente) insieme a Gianni Morandi. Ora il parallelo con Si può fare di più prende definitivamente corpo, Morandi porta un po' più di grinta al prodotto finale, ma la sensazione è sempre quella di trovarsi di fronte a una canzone noiosa.

Patty Pravo in versione dark, accompagnata da alcuni fra i più grandi musicisti dei big stranieri (che si esibiscono per la prima volta insieme), fa il suo ingresso sul palco. Sembra più carica delle altre serate, forse la presenza di cotanti artisti intorno a lei, le dà energia. Rimangono però tutte le perplessità sulle note alle quali non la sua voce arriva più e su quelle stecche nascoste fortunatamente dal volume altissimo della musica. Ma tant'è, the show must go on...

Luca Laurenti fa il suo ingresso, mogio mogio, sul palco dell'Ariston. Diversamente dalle altre volte, stasera non canta, ma fa un piccolo siparietto sull'altro tormentone di questo Festival: le donne con la barba. Ma stavolta ci sono le conigliette di Playboy: chissà che non tocchi a loro riconsolarlo...? E infatti ecco scendere le scale le playmate italiane: belle, piene e colorate. Il pubblico le accoglie tutto sommato con un applauso ordinario, Bonolis – poco cavallerescamente – confida subito i suoi dubbi sulla loro verginità... ma tutte e tre insieme sembrano le Streghe di Eastwick! Con il conduttore a fare la parte del mitico Jack Nicholson.

Poi entrano Fausto Leali e Fabrizio Moro. Impersonano il padre e il figlio della canzone, ma il ragazzo fa una gran fatica sulle iniziali note basse. Dopo si riprende e imita il padre (pardon, Leali) nel dare sfogo agli acuti strozzati... Sulla chitarra di Moro campeggia una scritta dedicata a non si capisce a chi...

Bonolis fa il tecnico, sbaracca il palco da solo e si diverte con i ragazzi che si affaticano a mettere e togliere strumenti e cavi. Eccolo annunciare Sal Da Vinci e Gigi D'alessio: il primo al microfono, il secondo al piano e la canzone comincia. Subito due stecche per Da Vinci, poi per fortuna ci pensa il suo padrino a riequilibrare le sorti del brano, raggiungendo il suo allievo sul proscenio e prendendo per mano la canzone in un crescendo che le regala effettivamente qualcosa.

Un pentito Laurenti sui ceci, dopo aver visto le playmate, implora Bonolis di perdonarlo e di riammetterlo nello spettacolo. Nuovo siparietto fra i due, con il pubblico che interagisce a comando. Ma quest'anno il pubblico fa parte della sceneggiatura...

Arriva il momento di Dolcenera e Siria. Qui sono coinvolto emotivamente: la nuova Dolcenera è davvero stuzzicante...! E Siria è una degna compagna, dalle occhiate imbarazzanti... Sono brave e belle e il pubblico le apprezza. Ometto altri giudizi perchè sarebbero gli ormoni a farla da protagonisti!!!

Bonolis perdona Laurenti e lo invita a cantare. Il buon Luca, spalleggiato e sostenuto dalle abbondanti curve delle bellissime tre, intona di nuovo Sinatra e si riprende alla grande. Il programma non ha pause: c'è tanta roba al fuoco e non c'è assolutamente tempo da perdere.

Francesco Renga e il soprano Daniela Dessì sono ora sulla scena. Bah... che dire? Forse la canzone rende ancor meno della versione originale. Mi sa che l'operazione Sanremo non è stata ben pensata quest'anno dall'ex Timoria. O forse mi sbaglio io...

Altra canzone in gara e... sorpresa! Arriva il duo Alexia-Lavezzi con Teo Teocoli e un gruppo di musiciste tutto al femminile! Teocoli aggiunge un po' di Celentano al brano: è vestito da prete, ma prova a fare il molleggiato! La canzone conserva slancio e verve iniziali e l'acuto di Alexia la chiude con l'energia che merita.

Arriva il belloccio della serata: Ivan Olita. Stavolta è altissimo, giovanissimo e italianissimo! Ha una parlantina che stordisce perfino Bonolis, che infatti lo azzitta con un “Ahò e basta”!!! Però è davvero sciolto e brillante 'sto ragazzo!

E' ora il turno di Al Bano e Michele Placido. Il buon Di Pietro si chiederebbe “che c'azzecca?”. Poi però la calda voce di Placido mette in prosa le prime strofe del testo, accompagnato da un tappeto di archi e flauti. E tutto prende subito senso...! Da brividi, davvero!!! La canzone (che da questa mattina presto mi è rimasta ferma in testa e nelle orecchie!) ne acquista da morire e così Al Bano stesso, che si carica e la porta a termine in maniera più che degna. Non vorrei citarmi, ma l'avevo detto che la musica di questo brano era veramente bella!

Dopo la pubblicità, è il momento dei sensi. Il Grande Vecchio Hugh Hefner porta le sue meraviglie sul palco e l'Ariston lo accoglie (sì... lui!) a braccia aperte. L'inquadratura laterale è stata evidentemente studiata alla perfezione dal regista, che ha collocato il profilo di Hefner dritto sulla direttrice del prosperoso seno della splendida mora in rosso. Che, tra l'altro, ha un viso da togliere il fiato!!! Nell'intervista Bonolis non dà il meglio di sé, né gli autori gli fanno osare chissà che... Poi, il fuori programma di una ragazza che sbuca fuori dal buio e si piazza di fronte ai due, senza dire nulla, senza indossare nulla se non una pittura che le ricopre la pelle. Organizzata o meno che fosse, Bonolis affronta la situazione con grande calma, certamente più di quanto facciano i due omaccioni della sicurezza che si affrettano a togliere questa novella Cavalla Pazza da davanti le telecamere. L'intervista si conclude così come era iniziata: senza infamia e senza lode. Dopo tanta aspettativa, potremmo dire: tanto rumore per nulla...

Ecco Marco Masini con l'attore Francesco Benigno, specializzato in ruoli da cattivo e incazzoso ragazzo del sud. Il brano è completamente rivisto nell'arrangiamento: solo piano e voci, che cantano e narrano le bruttezze del nostro bel paese. Benigno sottolinea con veemenza il riferimento agli stupri e ai coglioni rotti. La rilettura è nel complesso più che accettabile: forse, però, ne risentono un po' troppo negativamente l'invito alla speranza e all'amore insito nelle ultime parole della canzone, che infatti rimangono oscurati in questa versione più teatrale.

Contrariamente alle aspettative (mie), la serata si presenta un po' più moscia rispetto alle altre. Ora arriva Povia, che non ha direttore d'orchestra e, a differenza degli altri, non è annunciato in compagnia di alcun ospite. La canzone è arpeggiata alla chitarra e alle spalle del cantante vengono esposti disegni e ritratti in bianco e nero. Il pubblico accenna ad accompagnare il brano con i battimano: ci prova un paio di volte, ma regge solo per pochi secondi... Una cantante vocalizza qualche nota sul finire della canzone, una coppia di attori in abiti da sposa si bacia e si abbraccia e il brano si conclude con l'ennesimo cartello innalzato da Povia. A compendio dell'esibizione e quasi a giustificazione della linea editoriale scelta, Bonolis assicura che questa edizione del Festival garantisce qualsiasi modalità di espressione artistica. Io quel “qualsiasi” vorrei tanto metterlo alla prova, però...

Marco Carta sceglie i Tazenda per la sua esibizione. Le strofe della canzone sono cantate – guarda un po' – in sardo, il ritornello è invece in italiano. A risentirla, mi pare di cogliere più di qualche somiglianza, nel ritornello, con il brano presentato due anni fa dai Piquadro. Anche essi provenienti dalla scuderia di Maria De Filippi: sarà solo un caso...?!?!

Tre playmate per annunciare i tre Gemelli Diversi. Chi c'è con loro? Non si è capito... forse nessuno. Ah no, ecco... una banda vestita con abiti di un altro secolo invade il palco: tamburi e fiati e forte presenza scenica.

Alain Clarke and his father sono ora sul palco. Il brano parte con sonorità country, poi si apre in un classico pop Usa dalle sonorità vagamente blues. E' un momento dapprima intimista e poi festoso che inneggia ai valori della famiglia, come piace tanto a Bonolis.

Sono le 23:30 ed è il momento della serietà: seduto su uno sgabello al centro del palco, Bonolis parla del CERS, la onlus che offre gratuitamente un servizio di assistenza domiciliare qualificata ai bambini meno fortunati. Il discorso si fa serio e il pubblico ascolta in religioso silenzio il monologo-denuncia del conduttore contro quelle regioni e strutture burocratiche italiane che non assicurano questo tipo di assistenza. Paolino si emoziona, si interrompe, poi alza la voce e il tuono della denuncia si fa duro quando tuona sdegnato: “E' uno schifo!”.

L'atmosfera stenta a riprendersi. Bonolis presenta Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi, poi allunga il brodo in attesa della busta con l'esito del televoto. Il clima torna vivace quando, contornato dalle tre splendide playmate italiane, canta e balla sulle note di “Tu vuo' fa' l'americano”. Poi sfilano i nomi dei dieci big che vanno direttamente in finale. Fischi, brusii e lo sconcerto del pubblico dell'Ariston all'annuncio dell'eliminazione definitiva per Dolcenera e i Gemelli Diversi. Concordo pienamente: mi pare davvero una pessima votazione!!!

A mezzanotte esatta e con l'amaro in bocca, chiudo questo post sulla serata forse più noiosa alla quale abbiamo fin qui assistito. L'appuntamento è per domani sera con l'ultimo atto di questa 59ma edizione del Festival di Sanremo.

venerdì 20 febbraio 2009

Festival di Sanremo: in scena i miti e la terza serata vola

Le mani di Giovanni Allevi sui tasti bianchi e neri di un pianoforte fanno da contrappunto ad uno spezzone del Pianista sull'oceano di Tornatore, che, fra l'altro, è uno dei miei film preferiti: cosa puoi chiedere di più dalla vita? Scherzi a parte, anche stasera un inizio spumeggiante!

Ma d'altronde siamo in discesa, dopo i risultati di audience della prima serata e l'ottima tenuta della seconda, nonostante il confronto con Amici. Ora il buon Paolino tiene in pugno l'Ariston e lo fa cantare, ballare e gridare a suo piacimento. E stasera poi ci sono i superospiti...

Il tributo ad Oreste Lionello sulle struggenti note di Fumo di Londra... Piccola cosa per un grande artista.

Ed è subito Riccardo Cocciante, al quale basta un “e vorrei riscoprirlo stasera...” per lanciare il coro dell'Ariston. Breve discettazione sulla sua opera popolare e poi è subito “Quando finisce un amore”: canzone stupenda e intensa che lui canta dal pianoforte, alzandosi ogni tanto sulle punte dei piedi per la foga dell'interpretazione! Voce solida ed energia da vendere fino alla fine del brano. E l'Ariston si alza per la prima delle tante standing ovation di questa sera.

Occhi alla Minnie Minoprio per la bella (e magrissima!) Gabriella Pession. Subito scioltissima nella parlantina e con un paio di “magnate” dette proprio alla romana nelle sue battute iniziali. Brava!

Ecco Pino Daniele: entrata in sordina, ma poi la canzone che regala a Silvia Aprile (e che lei interpreta benissimo) è davvero bella... almeno quanto il viso di questa ragazza! Il buon Pino-Panda (come lo ribattezza Bonolis) è imbarazzatissimo e molto compassato nelle parole e nei ringraziamenti. Però, poi, intona “Quando”, solo voce e pianoforte e i brividi cominciano a scorrere anche nel ricordo di Massimo Troisi. Dopo, un po' a sorpresa, parte per fare un accenno di “Napul'è”, ma poi la canta tutta, in maniera elegante e semplice al tempo stesso.

E' il momento di Laurenti in versione Sinatra: stavolta è “My way”. Dopo la più che scontata battuta sulle cuffie, arriva il mito di Burt Bacharach sul palco di Sanremo. Lui, il mito delle musiche da film degli anni '60, '70 e '80, con la voce di Mario Biondi, accompagnano Karima. Certo che con uno come Bacharach al piano e un Mario Biondi al fianco risulterebbe bravissimo pure un cane...! Eccolo al piano per un medley di quelli immortali, che la mia anima di 45enne non sanno accogliere senza un rimpianto e un groppo in gola per i bei tempi andati... Grazie Maestro per la musica che hai regalato al mondo!!! E perdona, ti prego, la scelleratezza del coro che la Rai ti ha messo a disposizione stasera (che figura!). Ed è di nuovo standing ovation!

Tutto il “cucuzzaro” – come dice Bonolis – è ora sul palcoscenico: Zucchero, Dodi Battaglia, Maurizio Vandelli, Fio Zanotti e chi più ne ha più ne metta! Il conduttore dichiara di non volersi assumere alcuna responsabilità su ciò che accadrà sul palco con questo gruppo si scatenati della musica: e noi siamo qui che attendiamo, frementi, gli eventi... E qui a Bonolis sfugge una grande ingiustizia: già, perchè invece di relegare la giovane di turno (in questo caso Irene) da una parte per lasciare lo spazio ai superospiti di turno, permette alla Zuccherina di rimanere con loro e di cantare addirittura! E la ragazza gode, in tal modo, di una visibilità e del successo dei suoi partner, cosa che agli altri giovani è stata fin qui negata (e che probabilmente sarà negata ai giovani che si esibiranno dopo). No, così non si fa, Paolino! Il gruppo è comunque strepitoso e il successo tributato dal pubblico dell'Ariston al medley è immenso davvero!!!

E' il momento del Massimo Ciavarro del Brasile: Tyago Alves, la nuova “donna con la barba” di Laurenti. Il siparietto è simpatico e io mi chiedo: ma come ha fatto Bonolis a lasciare a casa la sua spalla ideale nel primo Sanremo da lui presentato nel 2005? Boh!

Roberto Vecchioni dovrebbe accompagnare un'altra figlia d'arte, Chiara Canzian. Ma lui, maglietta rossa sotto la giacca scura, entra con il suo sorriso simpatico a metà canzone. Peccato che sia interista...! Le sue parole sui giovani introducono le note di “Sogna ragazzo sogna”, inno alla gioventù che cresce, alla gioventù sana, alla speranza giovane del mondo! Bravo Roberto...!

Isckra scende le scale del palco vestita da pagoda. La sua canzone mi è piaciuta davvero tanto, anche se mentre ascoltavo il ritornello vedevo Lucio Dalla che la cantava... ed era tutta un'altra cosa. Poi Lucio arriva e, infatti, fa volare alto la canzone e la accende di una luce meravigliosa. Sembra sempre più l'Elton John di casa nostra. Sfida il pubblico ad accompagnarlo e invita Laurenti e Bonolis a sostenerlo con la voce: “4 marzo 1943” e “Piazza grande” rubano la scena. Lui gioca con pubblico, maestri d'orchestra e conduttori... e quasi quasi ci uniamo anche noi a casa nei gorgheggi che il grande Lucio suggerisce!

Kevin Spacey, tenero cantante anni '50... Chi se lo sarebbe mai aspettato? E guarda come si impadronisce della scena...! Sembra un mattatore e non a caso Bonolis gli dà del Mister. Poi Bonolis si mette a cantare “Imagine” e la rovina tutta! Se la poteva risparmiare e la poteva risparmiare anche al buon Kevin che si professa un suo fan intellettuale, arrivando a svelare il suo vero amore per John Lennon. Poi ci butta dentro la speranza che gli ha dato l'elezione del suo presidente Barack Obama. Parla del suo amore per il teatro e per Londra. Ed è standing anche per lui...

Ania è la vincitrice di Sanremofestival.59, ma questo è un argomento che mi dà la nausea affrontare in senso artistico, per tutto quello che sappiamo e abbiamo detto sulla vergogna del televoto. Quindi la finisco qui e mi vado a bere un tè freddo.

Era tanto che non vedevo Ornella Vanoni cantare: a dir la verità l'ho trovata un po' impacciata e rigida e lo stacco con la freschezza e il candore della giovane Simona Molinari lo amplifica ancor di più. Poi però omaggia Tenco con un delicatissimo “Vedrai” che l'Ariston ascolta in religioso silenzio. E dopo ricorda il grande Mino Reitano (ce lo eravamo dimenticati?) cantando la di lui “Una ragione di più”. Grazie Ornella!

Arriva anche il calcio sul palco di Sanremo, con Bonolis e Tyago: quest'anno è veramente il festival delle novità.

E arriva anche Arisa che – un po' ce fa, un po' c'è – sembra quella “che siccome che sono cecata” di Anna Marchesini memoria... Poi la ragazza vestita da clown-pierrot, accompagnata dal piano di Lelio Luttazzi, canta la sua bella canzone anni cinquanta. La chicca che offre questa canzone è che, forse per la prima volta nella storia del Festival, non c'è il maestro che dirige il brano di Arisa. Bah... Luttazzi al piano ci riporta nella “Vecchia America” del Quartetto Cetra, sfidando gli ottanta e più anni d'età sulla tastiera del pianoforte. E mi viene in mente il suo grido Hiiiiiiiiiiiiiiit Paaarade, quando la presentava alla radio... Sigh!!!

Massimo Ranieri accompagna la sua giovane Barbara Gilbo. Lui è un mito della musica (e non solo) italiana. Lei è una cantante arrabbiata, non proprio intonata e anche svociata. E non capisco come possa reggere l'accoppiata con questa istituzione sanremese. Canta “Perdere l'amore”: io, personalmente, avrei preferito uno dei suoi pezzi di inizio carriera, tipo “Rose rosse”, che so? Però l'effetto è travolgente e infatti si porta via tutto l'Ariston, che si alza a tributare una standing a quella voce dritta, lucida e precisa come una lama...

E poteva mancare, dopo la Vanoni, il grande Gino Paoli? Insieme a lui c'è Malika Ayane che canta con la voce di Fabio Concato! Gino però... ti prego, tu sei un mito e quindi ti devo rispetto: però, perchè continui a metterti gli stessi vestiti da ormai vent'anni?!? Battute a parte, con Paoli si riparte da “La gatta”, passando per “Una lunga storia d'amore”, forse uno dei pezzi più belli della storia della musica italiana, fino ad arrivare al nuovo disco di inediti. L'impatto sul pubblico dell'Ariston è più soft delle aspettative e del personaggio, ma è anche mezzanotte e mezza. Ci pensa Malika a strappare un ultimo applauso, intonando un elegante “Il cielo in una stanza” che ci ricorda un altro pezzo di storia nostrana.

giovedì 19 febbraio 2009

Sanremofestival.59: Striscia scoperchia la pentola?

La vergognosa operazione del televoto (sms o telefonata) per la gara web voluta da Bonolis e dalla Rai potrebbe avere dimensioni molto ma molto più grandi di quelle che avevo delineato su questo blog. [vai al post]

Secondo quanto dichiarato dalla responsabile di un call center, sentita da due inviati di Striscia la notizia e la cui intervista è andata in onda nella puntata di ieri sera, pare che i meccanismi di televoto utilizzati non solo da Sanremofestival.59 ma anche da altri programmi dove è il pubblico a decidere sulle sorti di un concorrente (Grande Fratello e reality analoghi, X-Factor, ecc.) siano stati terreno di vere e proprie guerre telematiche combattute da svariate aziende di call center e finanziate dagli investitori di turno.

Secondo questa persona il meccanismo, ormai rodato e utilizzato a piene mani da tempo, prevede che qualcuno (dall'etichetta discografica allo sponsor di turno) investa cifre considerevoli - nell'intervista si parla anche di botte da 70mila euro - acquistando da questi call center pacchetti di sms o di telefonate a favore di questo o quel concorrente. Per farlo restare nella casa del Grande Fratello, ad esempio. O per permettergli di arrivare sul palco dell'Ariston a Sanremo. E' chiaro che in questo caso il singolo messaggio - ma anche le decina o le centinaia di messaggi - inviati a proprie spese dal diretto interessato, dalla sua famiglia e dai suoi amici (è il caso che avevo palesato nel mio post "scandalizzato") non possa mai incidere sul corretto e trasparente andamento della gara. [vai al sito di Striscia la notizia]

E allora? Allora vuol dire che le cifre di cui parlavo per Sanremofestival.59 dopo soltanto due votazioni (chissà perchè dalla terza votazione in poi la Rai non ha più ritenuto di diffondere il numero complessivo di sms e telefonate ricevute per la gara web) non erano neanche minimamente vicine allo stato della reale situazione! E, quindi, neanche la vergogna di chi ha messo in piedi l'intera operazione e non accetta nemmeno di fare un passo indietro in nome di una personale onestà intellettuale!

Cosa abbia a che fare, poi, tutto questo con la musica, la creatività e il bel canto delle giovani proposte e dei giovani cantanti della gara online, davvero è difficile capirlo...

mercoledì 18 febbraio 2009

Festival di Sanremo: spunti in diretta sulla 2a serata

L'attacco della seconda serata del Festival è a dir poco strepitoso: Mozart, la sua musica e il film (Amadeus) a lui dedicato, che si fondono in un crescendo fantastico con il rock solenne di Another brick in the Wall dei Pink Ployd. Mai vista una cosa del genere...! Un momento davvero intenso ed emozionante, da videoregistrare e rivedere comodamente seduti in queste fredde giornate invernali. Bravo Bonolis!

A pochi minuti dall'inizio della seconda serata, siamo già alla prima canzone in gara. Ma sulle canzoni abbiamo già detto ieri e, a parte ripensamenti dovuti al secondo ascolto, non penso di tornare. Stasera ci dedichiamo a spunti e riflessioni di vario genere che la serata saprà offrire.

L'etoile Eleonora Abbagnato e i suoi francesismi sono subito presi d'assalto dalla verve comica del conduttore. Che è immenso, sa di esserlo e non intende concedere neanche un centimetro di palcoscenico a nessuno (Benigni a parte!).

Seconda esibizione per Povia e secondo cartello: l'idea non è nuova, l'avevamo vista fare per la prima volta a Daniele Silvestri diversi anni fa. E, probabilmente anche per questo, non colpisce più di tanto.

Tornano le note di Sinatra e con esse torna Luca Laurenti in versione crooner, che replica l'entrata spumeggiante di ieri sera. Ma l'effetto del bis è inferiore. Il breve siparietto fra i due è micidiale e provoca grandi applausi: alla fine quasi ci si aspetta di veder comparire la confezione di caffè...

Poi è la volta del duo familiare Nicolai-Di Battista, con il loro pezzo d'atmosfera. Mi chiedo: ma perchè all'affascinante Nicky non hanno dato un po' più di eco al microfono? Boh, 'sto fonico continuo a non capirlo davvero!

Piccolo screzio sotto i baffi fra conduttore ed etoile al momento della presentazione dei Gemelli diversi. Lei l'avrebbe graffiato per essere stata corretta (ha anticipato il nome del gruppo prima di declamare il maestro d'orchestra): non deve essere abituata a troppi confronti alla pari la ragazza, figuriamoci ad essere messa sotto... Comunque, bella grinta!

Tocca di nuovo a Francesco Renga: niente... io questa canzone proprio non la mando giù. Né la canzone, né questo suo modo ostentato e forzato di cantarla. O meglio, di miagolarla!

Ieri sera mi era sfuggita la frase di Masini: “E' un paese l'Italia che rimane fra i pali, come Zoff”. Bella, ad effetto e vera...

Certo Sanremo sarà pure Sanremo. E Bonolis, Bonolis. Ma Laurenti è davvero un partner unico! E il lungo sketch con le immagini da rivelare lo dimostra appieno! Nel finale, con l'intero Teatro Ariston in piedi ad accompagnare il conduttore sulle note di Tanto pe' canta', Paolo Bonolis si è appropriato definitivamente del Festival di Sanremo di quest'anno, imprimendovi il suo marchio nazional-popolare.

Ecco Patty Pravo: ma sbaglio o sotto il vestito niente? O meglio, il seno appena coperto da un velo nero trasparente... Patty, Patty...!!!

E arrivò il momento del tributo a De Andrè. Due attori come Carlo Santamaria e Stefano Accorsi e una band leggendaria come la Premiata Forneria Marconi: tutti insieme a ricordare quando il rock della P.F.M. sposò la poesia di De Andrè. E poi la carica di questi vecchietti della musica italiana, per la prima volta a Sanremo: la loro forza, l'energia, la professionalità... Quante nuove proposte, quante meteore dei giorni nostri e quanti presunti big hanno oscurato nel breve volgere di un paio di canzoni. Mentre scrivo l'Ariston è ancora tutto in piedi a cantare, ballare e battere le mani... Un tripudio!

Carina, davvero tanto carina Dolcenera: mi piace il suo nuovo look più dolce e meno nero... E' lei a concludere le esibizioni dei big in questa seconda serata.

Festival di Sanremo: buona la prima!

Alla fine è partita anche questa 59ma edizione del Festival della canzone italiana, la seconda diretta e condotta da Paolo Bonolis. E nonostante tutto, nonostante le polemiche sui compensi milionari, la vergogna del televoto della gara online, i deliri e i controdeliri sui gay, gli europarlamentari col microfono e il solito ambaradan che la kermesse sanremese porta con sé per il solo fatto di esistere, devo dire che la prima serata è filata via non solo senza intoppi né pause, ma anche in maniera più che gradevole.

Magari non sarà un'edizione di alto livello per quanto riguarda le canzoni presentate (almeno quelle dei big) e ancor meno per le voci ascoltate. Tuttavia, ad esser sinceri, lo spettacolo è risultato decisamente divertente, lontano anni luce dalla precedente esperienza festivaliera del Bonolis I di qualche tempo fa. Con alcuni Momenti clou di cui dirò fra poco.

Cominciamo da quello che era stato presentato come uno di questi: l'esibizione di Mina in apertura, sulle note del Nessun dorma pucciniano. Ebbene, forse un ritorno del genere avrebbe potuto essere curato in maniera migliore. Per carità, nessuna bestemmia sulla mitica voce di questa grande artista, che era e resta patrimonio inestimabile della nostra storia musicale. Però, possibile che non sia stato possibile accorgersi in sede di prove che la tonalità con la quale la celebre aria della Turandot veniva eseguita avrebbe potuto essere abbassata di un buon paio di semitoni, per evitare (a Mina e a noi) lo spiacevole effetto di una voce strozzata e affaticata? E poi, possibile che non fosse realizzabile un video di accompagnamento un po' meno banale? In fondo, ripercorrere la storia di Sanremo attraverso gli anni e i volti dei protagonisti non necessariamente deve somigliare al countdown di Capodanno...

E passiamo alle esibizioni dei big. Io le ho viste così.
DOLCENERA: voto 5+ (perchè era davvero carina... lei, la canzone un po' meno).
FAUSTO LEALI: voto 6 (brano carino, ma Father and son era un'altra cosa).
TRICARICO: voto 4 (e meno male che doveva essere una bella canzone... almeno le fragole sono buone!).
MARCO CARTA: voto 5 (ho l'impressione, purtroppo, che questa canzone farà il giro delle radio almeno fino all'estate).
PATTY PRAVO: voto 5,5 (coraggiosa la musica, ma la voce dell'ex ragazza del Piper si è persa).
MARCO MASINI: voto 7 (bravo Marco, bella canzone!).
FRANCESCO RENGA: voto 5,5 (ci ha abituato a ben altri pezzi, stavolta sembrava un gatto in calore...).
PUPO-BELLI-YOUSSUN 'NDUR: voto 4 (avete presente le canzonette che si suonavano all'oratorio ai tempi del catechismo?).
GEMELLI DIVERSI: voto 6 (ecco il nuovo tormentone del 2009: “Ce l'hai un attimo per me?”).
AL BANO: voto 5,5 (una bella romanza, ma decisamente non fa per lui).
AFTERHOURS: voto 5,5 (pezzo davvero diverso, ma perchè la voce è sempre più spesso un optional al Festival?).
IVA ZANICCHI: voto 4,5 (non si capisce davvero il motivo di questa canzone, né quello dell'intera operazione Zanicchi a Sanremo; il miglior ritorno lo avrà dalle battute a lei dedicate da Benigni!).
NIKY NICOLAI: voto 7,5 (brano sofisticato e d'atmosfera, forse troppo per il livello di quest'anno).
POVIA: voto 6,5 (peccato per tutte le polemiche e le dietrologie sul testo, perchè la canzone in fondo è piacevole e orecchiabile).
SAL DA VINCI: voto 5 (sceneggiata napoletana in salsa D'Alessio; per la serie “i nuovi cloni”!).
ALEXIA-LAVEZZI: voto 5,5 (l'impianto musicale di questa canzone è vecchio e superato; peccato per la grinta e la voce della sempre brava Alexia).

Dicevo dei Momenti clou della serata:
  • l'entrata di Laurenti sul palcoscenico del Teatro Ariston, sulle note di Sinatra (bellissima e trascinante);
  • la battuta di Benigni su Mina-Bin Laden (da sbellicarsi dalle risate);
  • la battuta di Bonolis su Al Bano-Velletri (che purtroppo avranno capito solo a Roma e provincia);
  • gli stacchetti musicali dell'orchestra (Rapsodia in blu e Smoke on the water da brivido).

Momenti bui. Fondamentalmente uno, riassunto nella domanda seguente: ma che lo paghi a fare un fonico professionista se per tutta la serata non si accorge che la musica sovrasta in tutto e per tutto la voce dei cantanti? O forse era un effetto voluto, visto lo scenario desolante delle voci espresse?

Ora la domanda è: riusciranno Bonolis e compagni a tenere per tutte e 4 le serate che restano?

martedì 17 febbraio 2009

Libero spazio per liberi commenti

A partire da oggi e per tutta la settimana sarà quasi impossibile per me accedere al blog e poter scrivere qualcosa: sarò fuori sede e impegnato su altri fronti lavorativi (no... Sanremo non c'entra nulla questa volta!). Lascio volentieri a disposizione lo spazio dei commenti per chi volesse scrivere liberi pensieri e riflessioni su qualsiasi argomento ritenga giusto affrontare (con i limiti, soliti, dell'educazione e del rispetto altrui!). A presto.

martedì 10 febbraio 2009

Dopo-Eluana: e ora?

Non so se ricordate la battuta con la quale si conclude uno dei film più geniali degli ultimi anni, The Truman Show (1998). All’epilogo della drammatica storia, che si chiude – seppur tra le lacrime – con il lieto fine per il protagonista, uno dei tanti telespettatori che, incollato allo schermo, ne aveva seguito spasmodicamente la vicenda per anni, prende in mano la sua guida tv e, soavemente, dice qualcosa del tipo: “Cosa danno adesso?”.

Analogamente, ora che la vicenda della povera Eluana si è improvvisamente conclusa, vedo lì il nostro prode Cavaliere che si arrovella nei suoi pensieri: cosa inventerà per continuare a tirare avanti, distogliendo il paese dai suoi tanti problemi reali (suoi, del paese) e dalle tante sue leggi ad personam (sue, di lui)?

A leggere gli eventi degli ultimi tempi, il nostro si ritrova a dover fare i conti con un giocattolo che gli si è improvvisamente spezzato fra le mani. Un paese paralizzato e avvolto da un paio di mesi in un dibattito pubblico, politico e sociale forzosamente concentrato sulla vicenda personale di un padre e una figlia, cristallizzato dalle immagini e dalle parole di media scodinzolanti di ogni genere e tipo, bloccato perfino nelle stanze del Palazzo (da quelle del governo a quelle del parlamento) a discutere di cose che avrebbero dovuto essere lasciate alla sfera privata delle singole persone, al loro diritto all'autodeterminazione, alla loro storia personale.

Si badi bene. Si sta parlando dello stesso governo e dello stesso parlamento che sono fortemente impegnati da tempo a riscrivere (c'è chi dice a decapitare!) le norme sulle intercettazioni investigative in nome di una privacy da tutelare a tutti i costi (a sentire lorsignori...!). Quella stessa privacy che, nel caso della famiglia Englaro, poteva invece essere sbattuta sulla pubblica piazza, senza alcuna remora né riguardo per il fiume di parole, commenti e invettive che si sarebbero e si sono effettivamente riversate addosso ai diretti interessati. Invettive che, dopo le scritte anti-Beppino (il padre di Eluana) apparse in questi giorni su più di un muro, con i tempi che corrono e i pazzi che circolano, non appaiono per niente rassicuranti.

Mettendoci un pizzico di malizia in più, potremmo dire che con la chiusura improvvisa e inaspettata del caso Englaro (almeno nella tempistica), il prode Cavaliere e i suoi accoliti dovranno trovare alla svelta una nuova vicenda sulla quale puntare i riflettori della enorme macchina da guerra mediatica ai loro ordini. Qualcosa che sollevi altrettanto polverone, che scateni quel dibattito sociale forte, condito delle giuste dosi di drammaticità, religiosità e falsa ipocrisia, che la triste vicenda di Eluana così bene ha saputo miscelare al suo interno. E c’è chi è pronto a giurare che il depistaggio del decreto-legge fosse necessario per sviare l’attenzione da un disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri poche ore prima…

Questo è un paese che ogni tanto ha bisogno del suo “caso Eluana”. Per tutto il resto c’è il Grande Fratello.

lunedì 9 febbraio 2009

Racconto breve: RITORNO - © di Marcus

Come facevo ormai da mesi, anche quella mattina ho cliccato sulla familiare icona con la W azzurra. Ordinato e rassicurante nella sua griglia di impaginazione, l’incipit del mio libro è apparso sullo schermo. Qualche tasto premuto nella giusta sequenza e subito ho raggiunto la fine dell’ottavo capitolo, là dove ieri sera tardi avevo messo un punto alle quotidiane fatiche di ricercatore. Ed è lì che ho fatto la scoperta di cui ancora faccio fatica a capacitarmi. Come può essere accaduto?

Devo fare chiarezza. Chi leggerà queste righe ha diritto di sapere, perché niente sarà più come prima. Ed allora è bene che io faccia un passo indietro e racconti più possibile sull'inizio della storia. Sono un ricercatore universitario presso la cattedra di filosofia dei numeri della facoltà di matematica. Ho alle spalle una lunga e proficua esperienza costruita in anni e anni di ricerche e studi nel team del professor Mainardi. Il mio apporto al gruppo – di certo non tra i più importanti, almeno fino a ieri – riguarda la teorizzazione dei limiti del concetto di paradosso. E proprio all’Apologia del paradosso è dedicato l’ultimo di una trilogia di saggi: quello che, non senza fatica, mi vede impegnato da quasi un anno sulla tastiera del mio pc. Quello che, come stavo dicendo, avevo lasciato ieri sera con soddisfazione alla fine dell’ottavo capitolo, dal titolo Entropia e opposti.

Ed è a questo punto che la storia decide di andarsene per conto proprio, vagando là dove il confine fra la realtà e il sogno non è diverso da quello che separa la ragione dalla follia. Ricordavo perfettamente, infatti, di aver concluso l’ultima frase facendo riferimento a ragionamenti espressi solo qualche pagina prima. Ricordavo perfettamente che le ultime parole da me digitate e salvate in quel file rimandavano a quanto sostenuto nel presente capitolo otto. Eppure, ora quelle parole non costituivano più la fine del documento, ma un suo nuovo inizio. Un inizio del tutto arbitrario!

Mi spiego meglio. Da quello che fino alla sera prima credevo fosse il punto di approdo del mio ragionamento e, in ogni caso, la frase conclusiva del mio periodare, partivano ora parole e parole, e poi frasi, e intere pagine di pensiero scritto in una lingua oscura. Non ne compresi subito il significato, confuso com’ero da quel che avevo davanti agli occhi. E, forse... chissà, sarebbe stato meglio continuare ad ignorare tutto. Tuttavia, ricordo ad un certo punto di aver digitato un Ctrl-End per andare direttamente alla fine del documento e qui mi sono accorto con orrore che le parole continuavano a scriversi da sole, in rapida successione, generandosi automaticamente, una dopo l'altra, sullo schermo.

Ormai in preda all’ansia e dopo ben più di qualche istante, sono tornato a quella parte di testo che fino a poco prima – ma doveva essere passato qualche migliaio di anni, in realtà – fino a pochi istanti prima credevo corrispondesse alla fine di quell’ottavo capitolo. E solo allora ho cominciato a comprendere. Dopo la parola otto, qualcuno – qualcosa? – aveva digitato il numero 8 e poi, di seguito, rovesciando il carattere precedente, il segno . L’infinito… L’infinito che è tutto, è la ruota, il circolo… l’alfa e l’omega… Ricordo di aver fatto un pensiero simile appena un attimo prima di riprendere l’analisi delle lettere sullo schermo. Dopo , ecco di nuovo 8 e poi ancora otto, e quindi le sconcertanti parole olotipac etneserp len. E così via: tutto il mio libro riscritto alla rovescia!

“Dio mio, ma non esiste un comando per fare questo con Word!”, mi sono sentito esclamare a voce alta. Confuso e terrorizzato al tempo stesso, ho alzato lo sguardo dallo schermo e, sconvolto, ho infilato la mia testa fra le mani, stringendola, temendo di impazzire. “Ma quale Entropia e opposti… Qua si torna tutti a casa!”.

Il pensiero mi colpì duro, attraversandomi come una lama di luce: un’illuminazione infausta e definitiva, che tuttavia rimaneva ancora e soltanto teoria. Ho riaperto gli occhi, lo sguardo nervoso rivolto per caso all’orologio sul muro. E la danza dei secondi che battevano all’indietro.

sabato 7 febbraio 2009

Basta, me ne vado a morire all'estero!

Della vicenda di Eluana Englaro si sa ormai tutto. Tante parole, in un verso e nell'altro, sono state ormai spese, tanti fatti, tante opinioni. Quello che mi sarei davvero risparmiato è che, sul triste epilogo della storia di questa ragazza, si arrivasse a fare pura e semplice speculazione dai nostri politici da strapazzo. Da una parte e dall'altra. Poi, negli ultimi mesi è arrivata anche quella.

Ieri abbiamo toccato veramente il fondo, quando il nostro capo del governo (forse sotto le immane pressioni del Vaticano, forse convinto dall'ennesimo sondaggio) è voluto arrivare allo scontro istituzionale con il Quirinale, decidendo prima di mostrare i muscoli con un decreto-legge sul quale Napolitano aveva già preventivamente e pubblicamente espresso i propri dubbi di costituzionalità; e poi obbligando il Consiglio dei ministri ad approvare un disegno di legge da spedire alle Camere con la richiesta (meglio sarebbe dire, l'ordine) di approvarlo di pochi giorni. E il tutto per cosa? Per impedire che venisse posta in essere una manifestazione della volontà della persona (così come la nostra carta costituzionale garantisce a tutti i cittadini), sulla quale inoltre pesa una decisione, a titolo definitivo, della suprema corte di cassazione, il più alto organo giudiziario della Repubblica.

Fino a qualche tempo fa, a causa di certi suoi interventi legislativi, al nostro premier veniva rimproverato dall'opposizione e da una larga parte degli italiani di fare leggi ad personam: questa volta, invece, ci troviamo di fronte ad una palese legge contra personam. Anzi, contro la dignità di una persona (anche se ridotta a un vegetale), contro la dignità di un padre (disperato protagonista della vicenda mediatica) e contro la dignità di un pronunciamento ufficiale/legittimo/pieno emesso dalla magistratura ordinaria.

Fino a qualche tempo fa, quando uno non ce la faceva più, si usava dire "Basta, me ne vado a vivere all'estero!". Ora questo moto dell'animo andrà aggiornato ai tempi berlusconiani e saremo costretti a sbottare "Basta, me ne vado a morire all'estero!". Che pena... Che schifo...

mercoledì 4 febbraio 2009

Sanremofestival: la vergogna continua!!!

Si è chiusa la seconda settimana di votazioni per il concorso web Sanremofestival.59. E puntuali sono stati resi noti i numeri di telefonate e sms pervenuti ai 50 cantanti in gara (ora rimasti in 30). Sempre dalla preziosa fonte Festival Blogosfere leggiamo:

Ecco i giovani artisti che proseguono Sanremofestival.59, la competizione online tra artisti Giovani voluta per la prossima edizione del Festival di Sanremo dal direttore artistico e conduttore Paolo Bonolis e dal direttore artistico musicale Gianmarco Mazzi. I 31 video – due pari merito all'8a e 30a posizione - che hanno ottenuto più voti e accedono alla terza fase della competizione sono visibili sulla piattaforma web http://www.sanremo.rai.it/ e possono essere votati attraverso un sistema certificato di votazione telefonica sempre attivo. La votazione è ripresa oggi, lunedì 2 febbraio, alle ore 14:30. Domenica prossima, alla chiusura del televoto si conosceranno i 10 che passano alla fase finale. 232.035 i voti totali, tra telefonate e sms, pervenuti fino alle 23:59 di ieri.

Allora, aggiorniamo anche i conti che avevamo fatto in occasione della 1a settimana di votazioni:
  • 232.035 voti (tel+sms) a 0,75 euro cadauno (iva inclusa) fanno 174.026 euro introitati (da chi?, la domanda rimane sempre) in questa 2a settimana di votazioni;
  • 174.026 euro divisi per 50 artisti in gara fanno 3.480,52 euro, che corrispondono alla spesa media per ognuno di loro, in questa 2a settimana; ora, essendo una media, questa cifra non rispetta l'effettivo peso di costi/artista, dal momento che i primi classificati avranno speso una cifra x in più degli ultimi: ma è comunque una media indicativa dei costi;
  • ammettendo verosimilmente (più vero che similmente, visto che rispecchia una situazione a me vicina e che ben conosco) che una percentuale fra il 50% e l'80% di queste telefonate/sms sia coperto direttamente da ciascun artista e/o dalla propria famiglia e il resto fra amici e fan, abbiamo che, per una sola settimana ogni famiglia ha speso tra i 1.740,26 e i 2.784,41 euro;
  • il numero complessivo di voti espressi tra la 1a e la 2a settimana sale quindi a 467.503, corrispondenti ad un valore di 350.627,25 euro spesi finora sotto forma di telefonate e sms. Analogamente salgono anche le cifre (che abbiamo quantificato tra il 50% e l'80%) a carico per lo più degli stessi artisti e dei loro familiari: rispettivamente tra i 2721,37 e i 4354,19 euro.

E nessuno, sulla stampa e i media, che abbia speso una sola parola su questa vergognosa operazione che a tutto serve meno che a selezionare, coram populo, giovani talenti.

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