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giovedì 29 gennaio 2009

Quel cattivone del Comunicattivo...

Ha chiuso i battenti in questi giorni, dopo sei anni di alto gradimento fra il pubblico, la popolare trasmissione radio Il comunicattivo, ideata e condotta da Igor Righetti, giornalista e docente universitario. Non ci sono, a quanto pare, motivazioni ufficiali.

Ho avuto modo di seguire, di tanto in tanto, il programma e mi pare una grande ingiustizia: a voler fare un semplice calcolo speculativo, può vantare al suo attivo ottimi ascolti, ottime critiche, ottimi ritorni e diversi tentativi di imitazione. Ma forse tutto questo non conta nelle logiche e nelle strategie di chi comanda in Rai. E forse non ha mai contato.

Mi sembra giusto ospitare su questa pagina la lunga nota stampa di Righetti, un po' canto del cigno, un po' j'accuse. Parole che riscuotono tutta la mia solidarietà. Forza Igor e grazie per questi sei anni!!!


"Il direttore di Radio1, Antonio Caprarica, senza nessun preavviso e senza neppure convocarmi o scrivermi una lettera, uno straccio di e-mail o un sms mi ha fatto chiamare da un addetto dell'ufficio del personale il quale mi ha comunicato che il direttore aveva deciso di chiudere 'Il ComuniCattivo'. Alla mia richiesta di motivazioni non è seguita alcuna risposta. Un classico esempio di censura di un programma d'informazione libero e innovativo. Il direttore non ha pensato di avvisare neppure il caporedattore rubriche, Claudio Mantovani, sotto la cui responsabilità figura anche 'Il ComuniCattivo'. Un attacco alla libertà di espressione e d'informazione, un'operazione che sa tanto di epurazione. Caprarica mette la sordina a un programma amato da centinaia di migliaia di italiani che pagano il canone pubblico e che trovano nella trasmissione motivi per ristabilire un rapporto di comunicazione con la cultura e l'intelligenza troppo spesso offese da programmi insulsi e volgari nella loro banalità. Parafrasando il titolo di uno dei tanti libri scritti dal direttore 'Dio ci salvi da Caprarica… o no?'.


Trovo grottesco che un direttore in scadenza e in un momento in cui Radio1 è in affanno di ascolti chiuda un programma come 'Il ComuniCattivo' che ha portato migliaia di giovani sulle frequenze della prima radio italiana notoriamente seguita soltanto da un pubblico adulto. Trovo ancora più sconcertante che venga chiusa una
trasmissione che nella sola puntata del sabato raccoglie 451 mila ascoltatori (dati Audiradio quinto bimestre 2008 a cui bisogna aggiungere, però, i contatti dell'ascolto delle puntate dal sito del programma, di quelli che scaricano 'Il ComuniCattivo' attraverso il podcasting e degli italiani all'estero che sentono la trasmissione grazie a Rai Italia, numeri non disponibili ma molto consistenti dato che la trasmissione è seguita anche da molti giovani che usano questi moderni mezzi di comunicazione a differenza del target più adulto, zoccolo duro di Radio1. Del resto 'Il ComuniCattivo' è stato tra i primi programmi di Radio Rai a dare la possibilità di scaricare le puntate attraverso questa nuova tecnologia, richiesta fatta dagli stessi ascoltatori). Alla mia esigenza di spiegazioni e di delucidazioni rivolta a Caprarica ha risposto Flavio Mucciante, uno dei vice direttori di Radio1, il quale accenna a una possibile, eventuale, futura, indefinita possibilità per 'Il ComuniCattivo' di essere presente in qualche futuro spazio di qualche ciclo. A motivazione della chiusura del programma Mucciante fa riferimento a un confuso e generico calo di ascolti che ha richiesto l'intervento sul palinsesto e fa il nome di due grandi personaggi: Uto Ughi e Italo Moscati come titolari di due programmi. Su Radio1, dunque, si riparte dal nuovo, dallo sperimentale. Programmi adatti a un pubblico giovane!


Secondo le ultime rilevazioni Audiradio, risulta che quasi tutti i programmi hanno vistosi segni meno nelle differenze di share tra il quinto bimestre 2007 e il quinto bimestre 2008 (dai dati sul quarto d'ora emergono -33,6%, -28,7%, -22,9%, -21,4%, -19,9%, -15,9%, -14,4%, -13,2%, -11,4%, -9,9%, -6,5%, -4,0% ecc. mentre 'Il CominiCattivo' ha il 5,1% di share nel quinto bimestre 2008 con un'irrisoria flessione dello 0,4% di share nel primo quarto d'ora del sabato (5,5% di share nel quinto bimestre 2007) su 22 minuti della durata totale e di -0,3% la domenica su 19 minuti di durata (5,4% di share nel quinto bimestre 2007). Sotto la direzione di Caprarica anche quasi tutte le edizioni dei Gr perdono ascoltatori. Perchè Caprarica non fornisce i dati per quarto d'ora che noi conosciamo bene con i raffronti dello stesso periodo dell'anno precedente? Non si capisce quindi con quale criterio Caprarica abbia pensato di sopprimere 'Il ComuniCattivo' e di lasciare in piedi programmi crollati in termini di ascolto. Ma il direttore di una rete pubblica deve dare spiegazioni ai cittadini che pagano il canone. Forse il grande calo di ascolti di Radio1 è da imputare al fatto che gran parte del suo pubblico è anziano e non c'è ricambio. Questo accade quando non si studiano progetti rivolti a un target di età più esteso come è quello del 'ComuniCattivo'. È un vanto del 'ComuniCattivo' essere arrivato ad aiutare con il proprio linguaggio un gruppo di bambini portatori di handicap di Latina che aspettavano con trepidazione il momento della messa in onda del programma in quanto assimilavano il linguaggio del 'ComuniCattivo' facendolo proprio e lo ripetevano riuscendo così a migliorare la loro dislessia. La presidente dell'associazione intervenne in diretta ringraziando Il 'ComuniCattivo' e portando la testimonianza del forte aiuto terapeutico del programma su questi bambini. 'Il ComuniCattivo' è anche molto richiesto dagli inserzionisti pubblicitari che occupano alcuni minuti prima e dopo la messa in onda del programma che spesso ha anche la sponsorizzazione prima della sigla. Sponsor che, come fu il caso di Sony Ericsson, richiedono espressamente di andare in onda prima del 'ComuniCattivo' o sponsorizzarlo in quanto ha anche un target più giovane rispetto alla media della rete. Ma forse Caprarica non è interessato a far guadagnare denaro a mamma Rai neppure in questo momento di recessione.


'Il ComuniCattivo' ha al suo attivo 20 tesi di laurea sostenute da studenti di tutta Italia. Nonostante tutto questo il programma viene realizzato con un budget ridotto all'osso: poche migliaia di euro al mese per 8-10 puntate da dividere tra il sottoscritto (come unico autore e conduttore) e due giovani collaboratori di cui uno studente di 22 anni con contratti a termine retribuiti per ogni puntata andata in onda così come il sottoscritto. Ma forse Caprarica ama i programmi costosi con redazioni composte da tante persone. E che cosa dire dei contratti da me stipulati con Radio1 sotto la direzione di Caprarica? Fino al suo insediamento il contratto per 'Il ComuniCattivo' aveva scadenza annuale, con un solo mese di intervallo tra l'uno e l'altro. Con Caprarica i contratti sono diventati di tre mesi rinnovabili di volta in volta e addirittura di un mese.


Il direttore aveva già censurato 'Il ComuniCattivo' pochi mesi dopo il suo insediamento tagliando le puntate da 5 a 2 e relegandolo al mattino del weekend. In questi 6 anni, 1.400 puntate, il programma non ha mai ricevuto nè denunce nè querele, nonostante abbia toccato argomenti scottanti e abbia fatto uso della satira su temi delicati. 'Il ComuniCattivo' dà voce a tutti. Al programma sono intervenuti ministri e politici di ogni schieramento, premi Nobel, personaggi del mondo della cultura, dell'economia, dello spettacolo e gente comune con qualcosa di interessante da dire. Per quattro anni l'allora presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, ha tenuto una rubrica settimanale sulla lingua italiana. È da considerare anche che il programma è particolarmente apprezzato dagli italiani all'estero che inviano molte e-mail e che intervengono in trasmissione raccontando come vedono l'Italia da fuori. Con 'Viva Radio2', 'Il ComuniCattivo' è il programma di Radio Rai che ha maggiore visibilità mediatica. 'Il ComuniCattivo' ha ideato il primo radio reality di contenuto 'In radio veritas, la parola alla parola' al quale parteciparono Renzo Arbore, Giorgio Albertazzi, Mario Monicelli, Domenico De Masi ecc. riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica, ha avuto tre riconoscimenti giornalistici (il premio nazionale 'Penna d'oro', il 'Grand prix Città di Alghero' e il premio internazionale Euromediterraneo) per 'aver sperimentato un linguaggio moderno dove l'informazione e la cultura vanno di pari passo con l'ironia e l'intrattenimento'. A luglio dell'anno scorso, inoltre, ha ricevuto il 'Leggio d'oro - Premio nazionale doppiatori' come 'Voce dell'anno, la più rappresentativa dell'informazione radiofonica'. Proprio il sociologo De Masi, intervenuto al mio radio reality, affermò di ricevere dal programma 'continue scosse elettriche di intelligenza' mentre Renzo Arbore in un'intervista del 26 giugno 2004 sull'Unità dichiarò: 'Il ComuniCattivo è un'idea originale, un tentativo da seguire perchè premia la radio di qualità.


La missione del 'ComuniCattivo' è quella di parlare di argomenti anche ostici con un linguaggio comprensibile a tutti, utilizzando l'ironia e la creatività, senza mai scendere a compromessi con l'intelligenza, lasciando da parte la volgarità e la banalità. 'Il ComuniCattivo non e' soltanto un programma, è un progetto crossmediale, diffuso cioè attraverso piu' mezzi di comunicazione (radio, tv, Internet, editoria, carta stampata, audiolibri). E' divenuto ormai un vero e proprio marchio riconosciuto dal grande pubblico (gli ascoltatori antepongono il termine 'ComuniCattivo' al loro nome di battesimo) e si caratterizza per il linguaggio creativo e ironico con cui analizza temi complessi senza mai scendere a compromessi con il buon gusto. 'Il ComuniCattivo' innova il linguaggio radiofonico mettendo in risalto le grandi trasformazioni dell'Italia che cambia portando alla luce mediatica attività curiose e bizzarre, i nuovi linguaggi giovanili, i nuovi media, le strategie di comunicazione innovative e tradizionali italiane ed estere, vincenti e perdenti. Sempre attraverso la formula che invita a non rendersi troppo sul serio, a dare spazio alla fantasia e all'ottimismo perchè essere tristi e seriosi non vuol dire essere intelligenti e colti. Proprio per questa sua originalità il programma è stato più volte saccheggiato delle idee da personaggi e da altre trasmissioni. Come parlare di qualità dei programmi delle emittenti pubbliche quando si chiude una delle poche trasmissioni innovative e culturali in palinsesto?".

martedì 27 gennaio 2009

Sanremofestival: Bonolis e MammaRai... vergogna!!!

Dal seguitissimo Festival Blogosfere:

Prosegue Sanremofestival.59, la competizione online tra artisti giovani voluta per la prossima edizione del Festival di Sanremo dal direttore artistico e conduttore Paolo Bonolis e dal direttore artistico musicale Gianmarco Mazzi. I 50 video che hanno ottenuto più voti e accedono alla seconda fase della competizione sono visibili sulla piattaforma web http://www.sanremo.rai.it/ e possono essere votati attraverso un sistema certificato di votazione telefonica sempre attivo. La votazione è ripartita oggi, lunedì 26 gennaio, alle ore 14:30. 235.468 i voti totali, tra telefonate e sms, pervenuti fino alle 23:59 di
ieri e 807.924 le visite totali al sito.


Ora, è vero che fino a pochi post fa invitavo io per primo a gran voce a votare per due dei 90 artisti in gara; è vero che si tratta anche di una questione di famiglia, visto che gli autori delle due canzoni sono miei parenti; è vero che entrambe i cantanti in questione hanno passato la selezione e sono fra i 50... E' vero tutto ciò, ma altrettanto vera è la riflessione che, facile facile, nasce spontanea solo a leggere le cifre ufficiali fornite dall'organizzazione (e riportate sopra) relative alla prima settimana di votazioni, sulle quali bastano tre minuti e una calcolatrice per rendersi conto della vergognosa e speculativa operazione messa in piedi da MammaRai.

Vediamo:
  • 235.468 voti (tel+sms) a 0,75 euro cadauno (iva inclusa) fanno 176.601 euro introitati (da chi?) solo in questa 1a settimana di votazioni;
  • 176.601 euro divisi per 90 artisti in gara fanno 1962,23 euro, che corrispondono alla spesa media per ognuno di loro, sempre in questa 1a settimana; ora, essendo una media, questa cifra non rispetta l'effettivo peso di costi/artista, dal momento che i primi classificati avranno speso una cifra x in più degli ultimi: ma è comunque una media indicativa dei costi;
  • ammettendo verosimilmente (più vero che similmente, visto che rispecchia una situazione a me vicina) che una percentuale fra il 50% e l'80% di queste telefonate/sms sia coperto direttamente da ciascun artista e/o dalla propria famiglia e il resto fra amici e fan, abbiamo che, per una sola settimana ogni famiglia ha speso tra i 981,11 e i 1569,78 euro.

Riflessione finale: ora che sono rimasti in 50, quanto saranno disposti a svenarsi artisti e famiglie in questa 2a settimana di votazioni per entrare nei primi 30? E quei trenta, a maggior ragione, dato che sono vicinissimi al traguardo del podio, quanto saranno disposti a spendere nella 3a settimana di votazioni per entrare nei 10? E, infine, chi avrà la fortuna di essere fra i dieci, potrà mai non valutare, per quella 4a e ultima settimana di votazioni) che l’occasione di una vita (forse!) vale ben più che una messa (o una capatina in banca)?

Bonolis e MammaRai... vergognatevi!!!

lunedì 26 gennaio 2009

Intercetta...quiz!

Dall'Ansa di sabato 24 gennaio:

INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, USCIRA' ENORME SCANDALO
(ANSA) - OLBIA, 24 GEN - ''Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350 mila persone''. Lo dice il premier Silvio Berlusconi parlando di intercettazioni in comizio a Olbia e
riferendosi senza nominarlo al caso dell'archivio Genchi. ''Dobbiamo essere decisi e non consentire che questo sistema che la nostra Costituzione considera come eccezionale possa continuare. Dobbiamo imporre limiti certi, sicuri per i cittadini''.

Ora, poichè al momento in cui scrivo il vaso di Pandora non è ancora stato aperto, sono ancora in tempo per proporvi il seguente quiz:

Quale sarà l'argomento oggetto della madre di tutte le intercettazioni che tira in ballo il nome del Cavaliere?

a) tangenti: scottanti rivelazioni sul rapporto con l'avvocato Mills;
b) mafia: sconvolgenti novità sul rapporto con lo stalliere Mangano;
c) sesso: piccanti scoperte sul rapporto con esponenti di partito ora al governo.

Votate, votate, votate. Al vincitore una menzione speciale nel nuovo libro di Bruno Vespa!

giovedì 22 gennaio 2009

Racconto breve: CARLA E PAOLO - © di Marcus

“Ehi, ma mi vuoi ascoltare?”.

“Eh?!?”.

“Sì, A-SCO-LTA-RE! Piantala di scrivere e stai a sentire, che poi non ti ricordi nemmeno cosa ti ho detto”.

“Carla, non alzare la voce, non ero distratto, mi stavi dicendo…”. Paolo impartì immediatamente alla memoria auditiva il comando per la riproduzione neuronale di quanto lei gli aveva appena detto: ci volle meno di una frazione di millisecondo, compreso il tempo per associare le ultime frasi al contesto del discorso precedente. Un lampo mentale che gli permise di aggiornarsi all’istante su quanto detto fino a quel momento, toni, umori e inflessioni della voce compresi.

Ma per quanto immediato, il tentativo non impedì al volto di Carla di materializzare un’espressione di sdegnata delusione. “Come al solito… Te ne freghi! Basta che pensi alle tue cose…”. Da qualche tempo le sue rimostranze si erano fatte più o meno sempre le stesse. Così, come ormai capitava con sempre maggiore frequenza, Carla gli voltò le spalle e si allontanò.

Pochi passi. Lui provò a farfugliare qualche parola di scusa. E fu a quel punto che, per la prima volta da quando avevano deciso di provare l’esperienza del matrimonio, Carla non si limitò a lasciare, sconsolata e offesa, la stanza. “Basta, Paolo!”, gli urlò contro, costringendo il suo l’impianto vocale a fare gli straordinari di un bel po’ di decibel. “Non ne posso veramente più di te! Ne ho abbastanza. Di tutto!”. E mentre parlava le vene sul collo cominciarono ad ingrossarsi, segno che i chip dedicati al sistema dei controlli idraulici stavano ordinando di pompare liquido nelle microcondotte superiori. “Con te ho chiuso. Me ne vado via! E non provare a dire nulla, tanto stavolta ho deciso”. E per sottolineare la definitività intrinseca nelle sue ultime parole fece ampi gesti con le mani, quasi a voler comunicare in tal modo quegli insulti che il suo dizionario, seppur in sei lingue, non conteneva. Poi, la porta di casa si richiuse, sbattendo, alle sue spalle.

Paolo aveva seguito l’insolito epilogo di quella scenata senza dire nulla, la penna ancora sollevata dal foglio sul tavolo. Stava velocemente riflettendo sulle sue eventuali responsabilità, sulle possibili motivazioni alla base della decisione di Carla di alzare la voce in quel modo, addirittura di andarsene. In un attimo ripercorse nella sua memoria gli eventi degli ultimi sette giorni, quelli del matrimonio, ma, per quanto ampia e approfondita, la ricerca effettuata associando parole-chiave, eventi, date e ipotesi non diede alcun risultato utile.

Spese ancora qualche altro istante a considerare l’insensatezza della decisione di Carla e poi abbassò gli occhi e la penna sul foglio che aveva davanti: “Dov’ero rimasto? Ah, sì… Milan-Juventus… Mm… ics-due”. E riprese a scrivere.

Il prof. Gilardi sorrise amaro dietro la finta vetrata che nascondeva il suo ufficio ai due androidi. Strofinò gli occhi stanchi scuotendo la testa, poi inforcò gli inseparabili occhiali e fece un tratto di penna sulla pagina dell’agenda aperta davanti a lui. Poi scrisse fine accanto alle parole Carla-Paolo 5.2 - giorno 7.

Sospirò, raccolse velocemente i pensieri e decise di andare a casa. Prima di lasciare il laboratorio vergò sul margine del foglio un breve appunto:

Nota per il dr. Rossi.
In Carla-Paolo 6.2 ricordarsi di abbassare i parametri relativi alle dinamiche sport e giochi. Inserire inoltre le nuove dinamiche insulti e offese tra le manifestazioni di risposta emotiva. Per queste ultime, infine, aggiungere nel dizionario la traduzione nelle altre cinque lingue. Grazie.
Gilardi

lunedì 19 gennaio 2009

Good luck, Mr. President. Good luck, America!

Barack Obama si appresta ad assumere la carica di 44esimo presidente Usa. A quasi mezzo secolo dal discorso inaugurale del neo eletto J.F. Kennedy, un altro 20 gennaio vedrà l'alba di una nuova speranza per l'America e per il mondo intero.

Obama dovrà dare prova concreta di quel cambiamento al quale ha inneggiato per tutta la campagna elettorale, sarà chiamato a fasciarsi di quel vessillo seguendo il quale è arrivato alla Casa Bianca. Ci auguriamo che sappia mantenere fede al grande ed oneroso impegno preso nei confronti dei suoi concittadini. E che sappia regalare al mondo intero un'America diversa da quella oscura, cattiva e fallimentare targata Bush.

Per questo, quale migliore auspicio delle parole che Kennedy pronunciò il 20 gennaio 1961 nel discorso inaugurale della sua presidenza? Qui di seguito il testo del suo original speech.


Vice President Johnson, Mr. Speaker, Mr. Chief Justice, President Eisenhower, Vice President Nixon, President Truman, reverend clergy, fellow citizens:


We observe today not a victory of party, but a celebration of freedom - symbolizing an end, as well as a beginning - signifying renewal, as well as change. For I have sworn before you and Almighty God the same solemn oath our forebears prescribed nearly a century and three-quarters ago.


The world is very different now. For man holds in his mortal hands the power to abolish all forms of human poverty and all forms of human life. And yet the same revolutionary beliefs for which our forebears fought are still at issue around the globe - the belief that the rights of man come not from the generosity of the state, but from the hand of God.


We dare not forget today that we are the heirs of that first revolution. Let the word go forth from this time and place, to friend and foe alike, that the torch has been passed to a new generation of Americans - born in this century, tempered by war, disciplined by a hard and bitter peace, proud of our ancient heritage, and unwilling to witness or permit the slow undoing of those human rights to which this nation has always been committed, and to which we are committed today at home and around the world. Let every nation know, whether it wishes us well or ill, that we shall pay any price, bear any burden, meet any hardship, support any friend, oppose any foe, to assure the survival and the success of liberty.


This much we pledge - and more. To those old allies whose cultural and spiritual origins we share, we pledge the loyalty of faithful friends. United there is little we cannot do in a host of cooperative ventures. Divided there is little we can do - for we dare not meet a powerful challenge at odds and split asunder.


To those new states whom we welcome to the ranks of the free, we pledge our word that one form of colonial control shall not have passed away merely to be replaced by a far more iron tyranny. We shall not always expect to find them supporting our view. But we shall always hope to find them strongly supporting their own freedom - and to remember that, in the past, those who foolishly sought power by riding the back of the tiger ended up inside.


To those people in the huts and villages of half the globe struggling to break the bonds of mass misery, we pledge our best efforts to help them help themselves, for whatever period is required - not because the Communists may be doing it, not because we seek their votes, but because it is right. If a free society cannot help the many who are poor, it cannot save the few who are rich.


To our sister republics south of our border, we offer a special pledge: to convert our good words into good deeds, in a new alliance for progress, to assist free men and free governments in casting off the chains of poverty. But this peaceful revolution of hope cannot become the prey of hostile powers. Let all our neighbors know that we shall join with them to oppose aggression or subversion anywhere in the Americas. And let every other power know that this hemisphere intends to remain the master of its own house.


To that world assembly of sovereign states, the United Nations, our last best hope in an age where the instruments of war have far outpaced the instruments of peace, we renew our pledge of support - to prevent it from becoming merely a forum for invective, to strengthen its shield of the new and the weak, and to enlarge the area in which its writ may run.Finally, to those nations who would make themselves our adversary, we offer not a pledge but a request: that both sides begin anew the quest for peace, before the dark powers of destruction unleashed by science engulf all humanity in planned or accidental self-destruction. We dare not tempt them with weakness. For only when our arms are sufficient beyond doubt can we be certain beyond doubt that they will never be employed.


But neither can two great and powerful groups of nations take comfort from our present course -- both sides overburdened by the cost of modern weapons, both rightly alarmed by the steady spread of the deadly atom, yet both racing to alter that uncertain balance of terror that stays the hand of mankind's final war.


So let us begin anew - remembering on both sides that civility is not a sign of weakness, and sincerity is always subject to proof. Let us never negotiate out of fear, but let us never fear to negotiate.


Let both sides explore what problems unite us instead of belaboring those problems which divide us. Let both sides, for the first time, formulate serious and precise proposals for the inspection and control of arms, and bring the absolute power to destroy other nations under the absolute control of all nations. Let both sides seek to invoke the wonders of science instead of its terrors. Together let us explore the stars, conquer the deserts, eradicate disease, tap the ocean depths, and encourage the arts and commerce. Let both sides unite to heed, in all corners of the earth, the command of Isaiah - to "undo the heavy burdens, and [to] let the oppressed go free." And, if a beachhead of cooperation may push back the jungle of suspicion, let both sides join in creating a new endeavor - not a new balance of power, but a new world of law - where the strong are just, and the weak secure, and the peace preserved. All this will not be finished in the first one hundred days. Nor will it be finished in the first one thousand days; nor in the life of this Administration; nor even perhaps in our lifetime on this planet. But let us begin. In your hands, my fellow citizens, more than mine, will rest the final success or failure of our course.


Since this country was founded, each generation of Americans has been summoned to give testimony to its national loyalty. The graves of young Americans who answered the call to service surround the globe. Now the trumpet summons us again - not as a call to bear arms, though arms we need - not as a call to battle, though embattled we are - but a call to bear the burden of a long twilight struggle, year in and year out, "rejoicing in hope; patient in tribulation," a struggle against the common enemies of man: tyranny, poverty, disease, and war itself.


Can we forge against these enemies a grand and global alliance, North and South, East and West, that can assure a more fruitful life for all mankind? Will you join in that historic effort? In the long history of the world, only a few generations have been granted the role of defending freedom in its hour of maximum danger. I do not shrink from this responsibility - I welcome it. I do not believe that any of us would exchange places with any other people or any other generation. The energy, the faith, the devotion which we bring to this endeavor will light our country and all who serve it. And the glow from that fire can truly light the world.


And so, my fellow Americans, ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country. My fellow citizens of the world, ask not what America will do for you, but what together we can do for the freedom of man.


Finally, whether you are citizens of America or citizens of the world, ask of us here the same high standards of strength and sacrifice which we ask of you. With a good conscience our only sure reward, with history the final judge of our deeds, let us go forth to lead the land we love, asking His blessing and His help, but knowing that here on earth God's work must truly be our own.

sabato 17 gennaio 2009

Vergogna

Ma che razza di paese siamo diventati? Un paese dove ci si indigna per il modo in cui si conduce un programma tv e per gli argomenti (duri e crudi) trattati, invece che per i morti, i morti e poi ancora i morti che fa ogni giorno una sporca e antica guerra! Una delle tante, tantissime, troppe guerre che si combattono nel pianeta!

Un paese dove si spendono milioni di parole inutili sulla vicenda umana e sanitaria di una ragazza ridotta ormai a poca cosa a causa di un grave incidente, senza che un solo pensiero vada alle immani sofferenze patite in silenzio e per anni da quel corpo e dai suoi cari?

Un paese dove l'argomento di punta (da mesi) del dibattito dei nostri politici è quello delle nomine alla Commissione di vigilanza Rai, e si fa di tutto e si fa finta di ignorare l'orrore di una crisi economica-sociale che sta per colpirci tutti, minacciando di spazzar via il bel mondo che siamo abituati a conoscere per precipitare la nostra società in un buco nero dai tratti post-apocalittici?

Un tempo siamo stati maestri di civiltà in tanti campi. E abbiamo esportato civiltà e saperi per il mondo. Abbiamo donato alla Storia uomini e idee grandissime... Ora siamo un paese minuscolo, in tante, forse troppe cose.

mercoledì 14 gennaio 2009

Sanremo '09: Ringhio colpisce ancora

E ora spazio alla musica. Quella buona, ovviamente: parliamo del Festival di Sanremo 2009. E spazio anche alle questioni familiari... Si tratta pur sempre dei miei cognati!

Dopo il successo di “Amore ritrovato”, che nel 2007 ha portato sul palco del Teatro Ariston la giovane Sara Galimberti (la canzone ha ricevuto il voto più alto dalla giuria di esperti nella finale sanremese), la piccola etichetta discografica romana RINGHIO piazza i suoi due artisti 2009 fra i 90 selezionati per la gara online del 59° Festival della canzone italiana.

Si tratta di:

- ALESSANDRA D'ANGELO, romana, classe 1987, con il brano COME UNA GOCCIA, di Cristina Bozzi e Roberto Ruocco

e

- GIANCARLO INGRASSIA, di Castelvetrano (Tp), 28 anni, con il brano SUL FILO, di Cristina Bozzi e Roberto Ruocco.

RINGHIO, per ora, ringrazia la Commissione artistica di Sanremofestival59 per il fiuto dimostrato (e lui di fiuto se ne intende!) e, dalla mezzanotte di domenica 18 gennaio prossimo, rimane in attesa del giudizio (nonché delle telefonate!) del pubblico web, al quale rivolge un caloroso BAUUU!!!

PS: se gradite le loro canzoni, siete vivamente pregati di votarli! La famiglia è sempre la famiglia!!!

venerdì 9 gennaio 2009

Messaggi dal Basso Regno

Intervista di Giulio Andreotti su Repubblica di oggi. Titolo: "Ho qualche segreto di Stato e lo porterò con me in paradiso". La domanda è: quando? Pare che qualcuno lassù abbia cominciato a preoccuparsi...

Scherzi a parte, sfugge un po' (ma poi mica tanto!) il senso di questa affermazione sui segreti di Stato riportata nel titolo, il cui passaggio, nel corpo dell'intervista, suona così:

"Un po' di vita interna dello Stato la conosco. Molti no, qualcuno sì. Ma li tengo per me. Non farei mai un libro o un'intervista su certi episodi. La categoria del folklore politico non mi appartiene".

Ora, che un uomo politico alla soglia dei 90 anni, di cui una settantina passati a vivere e a fare politica e almeno una cinquantina trascorsi ricoprendo quasi tutti i posti chiave nei governi e nelle istituzioni della nostra Repubblica, sia a conoscenza di segreti di Stato non può essere una novità, nè una rivelazione. Anzi, molti di questi saranno proprio a sua firma. Quel che suona strano è che Andreotti lo dica, affrettandosi però, al tempo stesso, a rassicurare urbi et orbi che li terrà per sè e che non ne parlerà con alcuno.

Chi deve capire capisca...

Ps: Chissà quanti ("molti no, qualcuno sì") di quei segreti di Stato sono contenuti nei 3500 faldoni giganti ("il mio archivio personale") che il nostro senatore a vita ha raccontato al Corriere della Sera di aver trasferito all'istituto Don Sturzo pochi mesi fa.

giovedì 8 gennaio 2009

Racconto breve: CAPODANNO NEL NUOVO MILLENNIO - © di Marcus

La luce gialla sopra la porta inizia a lampeggiare. Sara deve essere tornata. Mi alzo dalla sedia per avvicinarmi come al solito col cuore gonfio d'ansia al piccolo manometro di fianco alla maniglia: la lancetta accenna appena un movimento, ma è ben all'interno dell’area verde. Sono terrorizzato all'idea di vederla muoversi, un giorno, sul rosso: significherebbe la morte della mia bambina. Già… La sopravvivenza di noi tutti, della nostra comunità contro la sua. Ed io, suo padre, il suo carnefice.

“Maledetto il mondo e maledetti noi che non ne siamo degni… Non ne siamo mai stati degni!”. Come spesso accade, mi ritrovo a sfogare la rabbia sul pulsante che comanda l'apertura della pesante porta interna, schiacciando, con quel gesto, anche le ultime scorie di quel pensiero. Sara entra e si ferma. In silenzio, mette mano alle cinghie dello zaino che ha sulle spalle e armeggia un po’ per sfilarselo di dosso. La chiusura è slacciata e il movimento senza sforzi con il quale Sara lo poggia a terra è una conferma dei timori della prima impressione: “lo zaino è semivuoto”, penso un attimo prima di accorgermi che è davvero vuoto.

Per un istante Sara alza lo sguardo verso di me. A fatica, come per cercare di riempire con qualche giustificazione quel nulla che riempie lo zaino ai suoi piedi. Poi rinuncia, raccoglie il leggero fardello e mi passa davanti con gli occhi bassi. - Mi dispiace papà - dice mentre poggia lo zaino sopra il tavolo. Sento e risento quelle parole rimbalzare dentro di me. Non sono neanche parole, ma il grido di una disperata frustrazione. So di non dover dire nulla. Anche volendo, comunque, non potrei... Qualsiasi mia parola non sarebbe sufficiente a smorzare la gravità della condanna che lei sta imponendo a se stessa.

- Resta vicino a tua madre - mi sento rispondere col tono più sereno e piatto che mi è possibile in quel momento. Avverto gli occhi tristi di Sara accarezzarmi la schiena mentre mi giro per aprire di nuovo la porta interna. - Il fucile, papà... - Già, il fucile. Come farei senza, là fuori... Alzo lo sguardo verso la stanza in penombra dove Marta sta riposando: per un attimo penso a quella vita che presto nascerà dal suo ventre. Un figlio del Nuovo Millennio. Un’altra vita senza futuro.

Il gelido contatto del fucile contro la mano mi distoglie da quel pensiero. Accenno col capo verso Sara e mi chiudo dietro la porta interna. Il suo visetto da bambina mi guarda mentre indosso velocemente la tuta protettiva e gli stivali. In breve sono pronto: un cenno e rimango in attesa che Sara azioni il comando di apertura della porta esterna. Mi ritrovo gettato nel grigio corridoio metallico che si inerpica in alto fino alla Via. Nel Formicaio ogni tana è collegata ad un corridoio principale che conduce agli ascensori per l'esterno. “Il paesaggio non offre granché, ma l'affitto è talmente basso!”. Ripeto spesso questa stupida battuta, ma ormai non rido più.

Risalgo per l'ennesima volta le gelide pareti del complesso scavato nelle viscere della Terra. Non capita spesso che l'ascensore sia fermo, in attesa, con le porte spalancate. Eppure oggi è qui: “Speriamo sia di buon auspicio”. In un attimo il controllo biometrico si assicura che il sottoscritto sia davvero il sottoscritto, poi le pesanti porte di richiudono alle mie spalle. Non ci vuole molto per salire in superficie: occupo il tempo controllando la riserva di cartucce del fucile e assicurandomi che tutto sia in ordine. Tolgo la sicura dell'arma nell’attimo esatto in cui l'ascensore spalanca le sue fauci.

Esco da lì per entrare di nuovo nell'incubo. La mia vita contro la tua: è ormai da tempo la prima regola per sopravvivere. Anni fa l’intero pianeta è stato squassato dalla guerra e dalla furia che spazzò via uomini e cose, forme di vita animali e vegetali, lasciando ai superstiti ben poco di quella civiltà che avevano conosciuto e costruito. “La Grande Luce e il Grande Vento: abbiamo avuto bisogno di inventarci un nome accettabile per nascondere l’orrore. Il ridicolo l’ha spuntata anche sulla vergogna”. Mi ritrovo spesso ad ammettere con me stesso queste cose, ma non mi sento di certo meglio dopo.

Ci siamo nascosti alla polvere radioattiva scavando in profondità: formicai sotterranei dove abbiamo cercato rifugio per continuare a sopravvivere. Abbiamo generato l'orrore supremo: la caccia agli sventurati che sono rimasti in superficie. La loro unica colpa è stata di non essere riusciti a trovare riparo al momento giusto: ora vagano là fuori, senza meta, senza scopo, in attesa di incrociare il proiettile decisivo. Quello che metterà fine alle loro sofferenze e permetterà alla comunità sotterranea di sopravvivere.

Miseri mostri ripugnanti e deformi, sono sempre di meno. “Fortuna che esistono”, ripeto a me stesso sforzandomi di crederci. Sento il sangue bruciarmi il cervello ogni volta che faccio questo pensiero. Ma so che non è tempo di pensare. Ora non c’è più tempo per pensare. Sara e Marta stanno aspettando che io torni da loro...

Mentre scatto per trovare riparo fra le rocce, lasciandomi dietro le porte sigillate dell'ascensore, mi torna in mente l'immagine del vecchio calendario che, chissà perché, ho portato con me nella tana sottoterra. Lo guardavo qualche ora prima: “Domani sarà il primo giorno del nuovo millennio”. Quante volte nella vita mi sono chiesto cosa avrei provato a leggere quella data... Quanti sogni di giovane ed inquieto assetato di futuro, sogni che mi facevano vivere mondi fantastici, guidare macchine incredibili e incontrare esseri giunti da pianeti lontanissimi... E poi ancora benessere, salute per tutti. Vita…

Penso, penso, penso. E nel frattempo corro e sudo dentro la tuta protettiva. Ancora una notte, poi domani sorgerà l'alba di un nuovo millennio. “Che importa, fra poco nascerà mio figlio!”. Per un attimo scorgo un filo di luce, un barlume dietro quel pensiero. Solo un attimo. Poi torno a serrare le labbra e riprendo a correre, più forte di prima. Ho qualcosa di importante da fare. Qualcosa di maledettamente importante, prima che venga domani.

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