Il grande insegnamento di Pic


Oggi ho avuto conferma di qualcosa. A quasi 45 anni non è cosa da poco. E' qualcosa che, come spesso accade per gli insegnamenti importanti, nasce da vicende (apparentemente) minori se non addirittura quasi insignificanti.

Parto proprio da quest'ultima. Pic, il pulcino giallo dalle alucce grigie che ho regalato il 1° maggio scorso a mio figlio, è scomparso. Non so come possa essere accaduto. Lo temevamo sul balcone dove ha iniziato ad ambientarsi fin dal primo giorno: i muri già alti, sovrastati da lunghi vasi di fiori, garantivano una barriera certamente insormontabile per un animaletto dalle alucce appena spuntate e la ex cuccia del gatto, appositamente sistemata, consentiva un ottimo riparo per la notte.

L'idea (e il patto) era quella di tenerlo finché non fosse diventato adulto per poi regalarlo ad amici che hanno altri animali da cortile. Mio figlio David (quello del racconto fantahorror) si era subito nominato sul campo “custode” del suo pulcino: gli aveva dato il nome, Pic, lo nutriva ogni giorno con una bella dose di mangime e passava diverso tempo a giocare con lui. In breve, era diventato la sua chioccia: Pic gli si avvicinava e si faceva accarezzare senza problemi, lo seguiva dappertutto sul balcone e ieri era addirittura arrivato a salirgli dalla mano al braccio, fino alla spalla.

David passava a salutarlo e ad accarezzarlo tutte le mattine, prima di uscire per andare a scuola. E così ha fatto anche questa mattina: “Aspetta, gli faccio un'ultima carezza”, ha detto tornando indietro da Pic. Io - vi giuro – mi sono girato per guardarlo, pensando: “Che carino!”.

Al ritorno dalla scuola, Pic non c'era più. Chissà, forse una delle tante gazze che ci sono dalle nostre parti, un altro uccello... Non so. So solo che David e la nonna l'hanno cercato tanto, nei dintorni, dai vicini di sotto... Niente da fare e Dado a piangere nella sua cameretta.

Ora, a parte gli occhi di mio figlio, cosa mi rimane di questa storia? E perché la sto raccontando? Perché quello che ho sempre pensato mi è apparso di una verità lacerante: fai ogni cosa, guarda ogni cosa, vivi ogni emozione come se fosse l'ultima, irripetibile a quel modo, unica e sola. Ho sempre creduto, fin da piccolo, che questo fosse vero e ho impostato su quest'idea più di un comportamento. Non posso dire di esservi riuscito sempre, ma credetemi se vi dico che questo pensiero ha protetto spesso la mia fragilità interiore da scossoni ben pesanti. Mi ha fatto scudo, mi ha offerto un riparo. E ha impedito che io mi perdessi. E voi? Che ne pensate?

Credits: la canzone che fa da sfondo alla clip video è Pearls di Sade.

Commenti

  1. bravo se ci sei riuscito, io, purtroppo non ci sono riuscita quasi mai.
    Mi dispiace per Davide, spero che Pic abbia deciso di andare a scoprire il mondo.... Buona serata

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  2. Già, il mondo... Chissà come dev'essere il mondo visto con gli occhi di un pulcino...
    Pic alla scoperta del mondo: mi piace! Lo dirò a David, magari si rasserena...
    Grazie e buona serata anche a te!

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  3. Concordo!
    Bisogna vivere sempre ogni istante come se fosse l'ultimo.
    Anche se non è semplice.
    Sono felice che tu ci sia riuscito!

    Avrei pianto anche io per la scomparsa di Pic.
    ...Decisamente non potrei avere un animaletto..

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  4. Più che riuscito, mi sforzo sempre di provarci. A volte mi sento pronto, altre fallisco miseramente...
    Vita, carissima Guernica... Vita!

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