QUESTO BLOG È ESPRESSIONE DEL LIBERO PENSIERO, GARANTITO E TUTELATO DAGLI ARTICOLI 3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E NON INTENDE PROMUOVERE ALCUNA CAMPAGNA DI INCITAMENTO ALL'ODIO E ALLA VIOLENZA. PERTANTO SI DIFFIDANO LE AUTORITÀ A INTRAPRENDERE AZIONI MIRANTI AL SUO OSCURAMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INGIUSTIFICATE E, PARIMENTI, I LETTORI A FORMULARE COMMENTI CONTRASTANTI CON IL SUO INTENDIMENTO PERCHÈ ASSOLUTAMENTE INDESIDERATI.

mercoledì 29 ottobre 2008

Senato: tutti pazzi per Mariastella

Ore 10:36, l'Ansa batte il seguente lancio:
++ FLASH ++ SCUOLA: SENATO; E' LEGGE DL GELMINI ++ FLASH ++
++ SCUOLA: SI' SENATO A CONVERSIONE DECRETO, E' LEGGE ++
VOTA A FAVORE LA MAGGIORANZA, CONTRO PD, IDV E UDC
(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 controri e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge. (ANSA).

Poche ore più tardi, alle ore 16:45, sempre l'Ansa scrive:

SICUREZZA: DL ANTICAMORRA; SENATO, MANCA NUMERO LEGALE (ANSA) -
ROMA, 29 OTT - L'assemblea del Senato non è in numero legale. La seduta è stata
sospesa dal presidente di turno Vannino Chiti e riprenderà alle 17. L'Aula di
palazzo Madama è impegnata nella discussione generale del ddl di conversione del
decreto anti-camorra che prevede, fra le altre misure, l'impiego di 500 militari
nel controllo del territorio. (ANSA).

Non occorre entrare nel merito dei due provvedimenti. Non occorre neanche schierarsi a favore o contro le motivazioni che hanno portato il governo a vararli. Non ha importanza. E' la gravità della contraddizione che meriterebbe, già solo di per sè, una profonda riflessione da parte dei nostri parlamentari. E un corteo da parte nostra.

Scuse

Nella remota ipotesi che qualcuno si sia affacciato su questo blog nelle ultime due settimane... chiedo scusa per essere stato assente. Mi auguro che abbiate comunque potuto servirvi dei materiali e degli strumenti qui presenti anche senza la presenza del sottoscritto. Sottoscritto che si impegna, per il futuro, a non abbandonare questa casa per periodi di tempo così lunghi e senza dare una giustificazione.

Casa dolce casa. È bello ritrovarti!

giovedì 16 ottobre 2008

Vuoto spinto

"Volevamo sentire il rumore che fa un treno quando schiaccia l'acciaio (...) Siamo entrati in galleria e abbiamo messo dei sassi sui binari aspettando che passasse un primo treno, poi abbiamo visto la grata e l'abbiamo messa sulle rotaie (...) Ho girato una telecamera della stazione, anche se sapevo che mi avrebbe inquadrato e poi siamo saliti. Non abbiamo sentito niente, il treno si è fermato e poi l'altoparlante ha detto di scendere perchè era uscito dai binari. Sapevo che ci avrebbero trovati, ma non credevo che ci avrebbero messo così poco. Per il risarcimento sono pronto a lavorare il pomeriggio, il sabato o la domenica''. Sono alcune delle dichiarazioni rilasciate da uno dei due quindicenni denunciati per il deragliamento di un treno avvenuto domenica scorsa a Como. Uno dei tanti, tantissimi episodi riportati ormai ogni giorno dai media e che ricadono sotto la definizione "bullismo". Definizione troppo riduttiva per un fenomeno le cui conseguenze, spesso, hanno risvolti gravissimi e, talvolta, purtroppo, letali. E che dovrebbe preoccupare anche per il corollario di arroganza e di mancata percezione di legalità che si accompagnano comunque al compimento di questi atti.

Mi chiedo: si tratta di episodi che, per emulazione, ne generano altri, dando vita a un circolo vizioso che si alimenta in modo direttamente proporzionale allo spazio che trova sui media; oppure è la nostra società, siamo proprio noi che stiamo drammaticamente cambiando in peggio?

E' ovvio, la domanda non è nuova, è anche retorica e non pretende alcuna risposta. Tuttavia ci sono alcuni indizi che mi fanno temere che la risposta possa chiamare in causa una terza tesi: quella, cioè, che ci possa essere un preciso interesse a far sì che la nostra società muti in una data direzione. Una mutazione che avviene attraverso il sottile inoculamento di comportamenti, stili di vita e valori che tendono a standardizzare aspirazioni e atteggiamenti delle masse più giovani e a farli percepire come "normali", semplicemente l'effetto dei tempi che cambiano.

Il riferimento ai messaggi canalizzati dalla televisione negli ultimi venti anni è emblematico di situazioni entrate talmente a far parte della nostra quotidianità da essere state trasferite non solo nel lessico comune, ma anche nei dizionari della lingua italiana. Ma non si tratta solo di tv: è l'esaltazione dell'oggetto di culto tecnologico o del capo di abbigliamento che inganna il giovane spingendolo a volersi distinguere indossando necessariamente un certo capo o dotandosi necessariamente di un certo oggetto. Inganno che il giovane rende perfetto proprio con il suo acquisto, uniformandosi con ciò alla massa di persone tutte con lo stesso capo e lo stesso oggetto.

Ieri sera, per caso, l'ultimo esempio. Me lo ha fornito un videogioco che ho installato sul pc (ahimè, sono un appassionato!). Ero abituato a pensare ai videogames come a una trasposizione della lotta fra uno o più buoni contro uno o più cattivi, al massimo come la scusa per trovare in forma virtuale quella trasgressione e quegli eccessi che, in linea di massima, non ci appartengono nella vita reale. Invece mi sono trovato di fronte ad un gioco che proponeva come unico obiettivo da raggiungere - l'ho capito tardi proprio perchè non riuscivo ad accettarlo come scopo - quello di fare più soldi possibili per poter comprare nuove auto, case sempre più di lusso e abiti griffati.

Ho l'impressione che siamo guidati, quasi per mano, verso un Paese dei balocchi fatto di niente. Il problema è: come fare qualcosa per i nostri figli?

lunedì 13 ottobre 2008

Internauti di tutto il mondo...

In un momento di crisi e di incertezze come questo, una delle cose di cui si sente maggiormente bisogno è l'informazione. Soprattutto quando pensi che i canali ufficiali possano rifilare notizie drogate, vere a metà o completamente false. E allora, nulla meglio di internet per mettere in contatto tutto il mondo in tempo reale e per sapere dalla gente comune come stanno davvero le cose a casa loro. Per esempio: nei giorni scorsi abbiamo sentito della grave situazione in Islanda. Banche fallite, nazionalizzate dallo Stato, borsa fermata per tre giorni. Poi però hanno cominciato a girare altre voci: sportelli di banca chiusi, bancomat inattivi per un paio di giorni, assembramenti di persone davanti ai supermercati... Vero o falso? La mancanza di informazioni da parte dei media potrebbe indicare che si tratta solo di suggestioni, magari create ad arte per scatenare il panico; ma chi dice che in realtà proprio chi muove i fili dei media non abbia interesse a non far passare una notizia del genere?

Ecco, in questa situazione, la parola e le immagini raccolte dalla gente comune assumono un'importanza straordinaria. E internet può rivelarsi quel canale prezioso per diffondere e per capire come stanno realmente le cose. E sarebbe quanto mai importante, in questo momento, avere conoscenza di quello che accade.

mercoledì 8 ottobre 2008

Borse a tracoll...o!

Facciamo un'ipotesi. Facciamo che le Borse mondiali subiscano un tracollo come quello di pochi giorni fa. E mettiamo che questo si ripeta per due o tre giorni di seguito: non è inusuale, in economia, il verificarsi di un effetto domino sfiducia/paura/vendite che alimenta un circolo vizioso al ribasso. E' lecito immaginare, a questo punto, che più di un risparmiatore inizi a domandarsi se non sia il caso di prelevare il proprio denaro dal conto corrente prima che sia troppo tardi: penso soprattutto a pensionati, famiglie dove entrano un paio di stipendi, piccoli risparmiatori insomma. Così, dopo aver riflettuto, qualcuno comincia a presentarsi in banca chiedendo di ritirare i propri soldi: le banche, per lo più, chiedono in questi casi un paio di giorni di tempo.

Nel frattempo la voce inizia a girare: sai che Piero è andato in banca ieri? Ma dai, lo ha fatto anche mia sorella: dice che se non ritiri i tuoi soldi rischi di non riprenderli più... C'è il piano del governo... Sì, ma lo fanno con i nostri soldi... Salvano le banche dopo il fallimento di quelle americane... Insomma, la voce si sparge, l'allarme cresce, la paura serpeggia sempre più. E sempre più persone pensano di fare altrettanto e si recano in banca. Le banche, che da tempo conoscono il rischio e sanno quanto questo sia maledettamente reale, dopo aver onorato alcune delle prime richieste, iniziano a prender tempo: rimandano i clienti al giorno dopo e a quello dopo ancora, tentano rassicurazioni, insomma fanno di tutto meno che restituire il denaro ai titolari di conti correnti e libretti a risparmio.

D'altronde, non li hanno quei soldi. E non perchè ci sia la crisi dei mercati e delle Borse di cui si parla sui giornali e ai tg. Non li hanno perchè, ormai da tempo, di liquidità ce n'è ben poca: gli istituti immettono subito nel circuito bancario interno (leggi: i loro affari) i soldi che i clienti versano ogni giorno e che quindi non fanno neanche in tempo ad adagiarsi nei cassetti dietro i banconi che già non ci son più. Tutto il resto sono cifre battute sulla tastiera di un pc, sono numeri che non hanno più un corrispondente controvalore effettivo, sono ragnatele nelle casse. Quando la banca ti chiede un paio di giorni per un prelievo di poche migliaia di euro è perchè di denaro in contante non ce n'è e se lo deve far mandare. Ricordate che una volta non era così? E d'altronde, sono soldi nostri, che tu - banca - custodisci, dietro lauto pagamento, in un conto corrente che una volta era un forziere vero e proprio (basta leggere un romanzo come La cattedrale del mare per capire, con dovizia di particolari, come funzionavano le banche tra medioevo e rinascimento): cosa ti autorizza a negarmeli quando li rivoglio indietro?

Ma torniamo alla nostra ipotesi. Qualche litigio qua e là, qualche padre di famiglia disperato passa alle mani, qualche banca costretta a far intervenire le forze dell'ordine o la sicurezza. Dai e dai, ora la notizia che comincia a girare è che la gente comune non riesce a riavere i propri soldi e che da qualche parte gruppi di clienti stanno facendo sit-in dentro l'istituto, altri si sono presentati in massa per reclamare il denaro, minacciando cassieri e direttori di prenderselo da soli. Ricordate il celeberrimo film La vita è una cosa meravigliosa? Ecco, pensate a una reazione del genere, senza - ovviamente - il romanticismo di Frank Capra e l'ingenuità della metà degli anni '40.

Comincia così, con forze dell'ordine schierate a tutela delle banche e cittadini di ogni fascia sociale a reclamare i propri soldi. Gli uni di fronte agli altri, con gli amministratori delegati degli istituti in questione dimessi dai loro incarichi, scappati all'estero o già in galera. Fino al primo colpo di pistola...

Ah! Ovviamente si tratta solo di un'ipotesi strampalata...

lunedì 6 ottobre 2008

Notizie da un altro mondo

Giappone. In alcune aree del Paese, è attiva dal primo ottobre una connessione internet superveloce. KDDI, una delle principali società di comunicazioni del Sol Levante, ha lanciato una fibra ottica che consente di navigare fino alla velocità di 1 giga al secondo. La nuova rete si chiama Hikari One Home e costa poco più di 50 dollari al mese.

Bracciano. A casa mia, a due chilometri dalla famosissima sede di hollyvoodiane nozze da favola di star e starlette provenienti da mezzo mondo e a un passo dalla Città Eterna, nell’anno del Signore 2008 non arriva l’adsl. E non è previsto neanche che arrivi, almeno per i prossimi 4 anni (fonte: un gentile operatore del 187 di Telecom Italia, interpellato pochi giorni fa). Comunque, se volessi proprio allacciarmi a internet con il vecchio cavetto che collega il pc alla presa telefonica, l’azienda in questione offre un’offerta eccezionale: 12 euro al mese e navighi in libertà a 56kb!

Internet è la nostra macchina del tempo e dello spazio: puoi collegarti con il futuro fantascientifico di quell’altro mondo (qui) o con il mondo preistorico di questo mondo (qui). Come dire: dalla banda larga alla banda bassotti!!!

Quando si dice il teatrino della politica...

Ieri, la vita politica del nostro Paese è stata scossa e messa in frenetica agitazione da una drammatica polemica tra il presidente del Senato, Schifani, e il capo dell'opposizione, Veltroni. Come al solito, ampio spazio sui tg del pomeriggio, della sera e della notte. Per chi se la fosse persa, la vicenda è riassunta oggi in un articolo di Repubblica ripreso da un'agenzia di stampa:

Schifani attacca Veltroni, poi si scusa
Roma, 06 OTT (Velino) - "L'incidente si chiude altramonto - scrive LA REPUBBLICA -. Ma è stato uno 'spiacevole incidente', come alla fine lo bolla la nota delPd. E comunque, per far scendere il sipario sulla querelle scatenata dalla comparsata tv domenicale della seconda carica dello Stato son dovuti intervenire due comunicati stampa della presidenza del Senato e una telefonata personale, se non di scuse quanto meno di chiarimento, di Renato Schifani a Walter Veltroni. (...) A trasformarsi in un caso è l'intervista del dopo pranzo del presidente del Senato a 'Domenica in'.
Quando la giornalista gli chiede di commentare l'uscita dei giorni scorsi del leader Pd sul rischio autoritarismo, Schifani parte con un elogio dell'exavversario politico: 'Continuo a riconoscere a Veltroni ungrande merito: quello di aver iniziato un periodo direciproca legittimazione, avviato con l'incontro tra lui e Berlusconi sulla legge elettorale. Lì si era data una svolta. Poi però vi è stato un avvelenamento dei rapporti politici. In questo avvelenamento registro le dichiarazioni di Veltroni che fanno parte, sì, dello scontro ideologico-politico, ma che vanno osservate'. Dice così, 'vanno osservate', insomma, tenute sotto osservazione. Se un rischio c'è, aggiunge, più che di autoritarismo è che si scada in 'toni eccessivamente accesi: mi auguro invece si torni al clima di confronto precedente'. Poi il presidente parla anche di altro (...). Trascorre poco perchè l'affondo contro Veltroni accenda un mezzo incendio. Poco prima delle 17 da Palazzo Madama parte una prima nota 'per evitare fraintendimenti', ma finisce col peggiorare la situazione. Perchè
'precisa che il presidente del Senato non ha addebitato al leader del Pd l'esclusiva responsabilità dell'avvelenamento del clima'. Come dire, è solo corresponsabile. Il portavoce di Forza Italia Capezzone e il ministro Rotondi ci mettono il carico, danno ragione a Schifani, solo il ministro dell'Interno Maroni fiuta l'incidente e replica con un 'no comment'. Dal Pd parte la contraerea. 'Da chi occupa un ruolo di garanzia e istituzionale come Schifani ci si aspetta che ci pensi non una ma cento volte prima di attaccare il capo dell'opposizione' attacca il numero due Franceschini. Si fanno le 18 e il presidente del Senato decide di chiamare personalmente Veltroni. Il colloquio dura cinque minuti, impiegati da Schifani per spiegare che lui nonvoleva chiamare in causa personalmente il capo dell'opposizione, che non si sarebbe mai sognato di farlo,che tra i due intercorre un ottimo rapporto, e che non a caso proprio lui, Walter, è stato invitato per una colazione di lavoro a luglio a Palazzo Madama. Privilegio toccato solo a Berlusconi e Bossi. Insomma, una 'totale assenza di volontà polemica nei suoi confronti', come preciserà subito dopo una seconda nota del Senato. Seguita da quella finale dell'ufficio stampa del Pd che dichiara chiuso, proprio con la telefonata, 'lo spiacevole incidente'. Veltroni incassa la marcia indietro della seconda carica dello Stato e per lui va bene così (...)".
(red)060903 OTT 08

Ora, senza alcuna volontà di polemica gratuita... Si fa fatica a pensare che un'intera giornata (anche se festiva) abbia potuto essere monopolizzata da una notizia (!) come questa. E ciò, tanto se riflettiamo sull'importanza in sè della vicenda (con tutto quello che sta accadendo in Italia e nel mondo), tanto se riflettiamo sulla risonanza che la cosa ha avuto sui tg di ieri e sui giornali oggi in edicola. Davvero io questi (politici/editori/giornalisti) comincio a non reggerli più!

sabato 4 ottobre 2008

Solo una sana e consapevole...

Papa Ratzinger è intervenuto ieri, con un messaggio inviato ad un congresso, sul tema della contraccezione, affermando, in sostanza, che i metodi che impediscono la procreazione dei figli snaturano il senso ultimo del matrimonio. A parte il fatto che non si capisce perchè dobbiamo arrivare subito a ragionare dell'ultimo senso del matrimonio prima di goderci tutti quei sensi che lo precedono, vorrei soffermarmi su alcune delle frasi più significative dedicate dal Pontefice all'argomento.

Scrive il Papa:
"L'amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. Escludere questa dimensione comunicativa mediante un'azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verità intima dell'amore sponsale, con cui si comunica il dono divino''.
Eppure è la stessa Chiesa di Roma che da duemila anni ci ricorda nel Libro della Genesi che "[27]Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. [28]Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra". Non risultano obblighi matrimoniali, dunque. Eppure essi ebbero anche dei figli, sui quali pare che mai si sia scatenata l'ira di Dio nè sia stata sollevata alcuna voce critica per il fatto di essere nati fuori del sacro vincolo matrimoniale. Non sappiamo, infine, se la coppia in questione abbia mai avuto modo di fare sesso per il puro piacere di farlo, ma l'amara - e pagata a caro prezzo - vicenda della mela indurrebbe ad escludere questa ipotesi.
Continua Benedetto XVI:
''Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale?''.
Ecco, forse è davvero giunto il momento che qualcuno, all'interno delle dorate mura vaticane, cominci sul serio a chiederselo.

Ancora il Papa:
''Certo la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni umane appare spesso la più facile, ma essa in realtà nasconde la questione di fondo, che riguarda il senso della sessualità umana e la necessità di una padronanza responsabile, perchè il suo esercizio possa diventare espressione di amore personale. La tecnica non può sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l'amore''.
Così come non dovrebbe fare la religione - qualunque religione - quando è in gioco l'espressione di una libertà consapevole e responsabile o, addirittura, la vita stessa.

Nel dibattito che ne è seguito ha voluto dire la sua anche il card. Carlo Caffarra, affermando che con il ricorso alla contraccezione di fatto "il concepimento di una nuova persona si trasforma da mistero degno di venerazione in problema da risolvere" e che, inoltre, si perde di vista una verità fondamentale, cioè che "il corpo umano non è mai riducibile completamente ad un oggetto da studiare e da manipolare". Ecco, appunto: se il corpo umano non merita questo trattamento, occorrerebbe domandarsi perchè, viceversa, qualcuno da duemila anni si arroghi invece il diritto di manipolare le menti umane. E di farlo, come la storia ci ha tristemente insegnato, con tutti mezzi a sua disposizione.

venerdì 3 ottobre 2008

Spotlitica

E così, neanche il faccia a faccia televisivo fra i due candidati alla vicepresidenza Usa, Biden e Palin, è stato in grado di fugare quel virus che ormai da tempo contagia i politici del pianeta: vale a dire, il fatto di fare una politica essenzialmente fondata sulle capacità – più o meno innate nel personaggio di turno – di apparire e di convincere. Una politica del tutto slegata dai bisogni reali della gente e dell'elettorato, ormai relegati sullo sfondo di una kermesse fatta solo di slogan e spot e che assomiglia sempre più a Carosello.

Di quante cose non abbiamo effettivamente bisogno e quante, eppure, ne inseguiamo, spesso ricorrendo all'indebitamento, incalzati dalle tamburellanti sirene mediatiche della pubblicità? Ecco, studiati ed analizzati fin nei minimi dettagli nella nostra vita quotidiana, vogliono trasformarci in possibili acquirenti di tutto. Anche del politico di turno. Al quale, poi, non resta che colpirci con battute efficaci proprio là dove slogan e spot avevano precedentemente e con sapienza costruito il falso bisogno o la falsa sensibilità.

Non dovremmo ridurci a scegliere di essere governati da chi sa convincerci meglio. E neppure da chi riesce a limitare al massimo le sue gaffe in tv.

mercoledì 1 ottobre 2008

Maxi-retata... maxi-sicurezza!

Sui tg di ieri, nel corso di tutta la giornata, ampio spazio ha avuto la maxi operazione anticamorra imbastita da magistratura e forze dell’ordine nel casertano. Ricostruiti gli affari dei boss fino al 2004, oltre cento milioni di euro di patrimonio sequestrati e 107 arresti di esponenti legati al clan dei casalesi, fra i quali anche gli assassini dei sette extracomunitari di Castel Volturno, strage avvenuta pochi giorni fa e che ha causato la dura reazione dello Stato, con l’invio di reparti specializzati di forze dell’ordine e uomini dell’esercito per il controllo del territorio.

Il ministro dell’Interno Maroni, in conferenza stampa, ha parlato di “una giornata da incorniciare” per lo Stato, elogiando il lavoro di magistrati, polizia e carabinieri nella lotta al crimine organizzato in Campania. Per tutto il giorno si sono susseguiti, ieri e oggi, messaggi di soddisfazione di esponenti politici e immagino che i tanti cittadini onesti e oppressi dalla camorra che vivono sul territorio abbiano sospirato per un giorno di vero sollievo alla notizia.

Tuttavia non possiamo fare a meno di chiederci come mai soltanto adesso si sia potuta realizzare un’operazione del genere. Voglio dire, non è che metti in piedi una maxi-retata del genere in pochi giorni, da quando cioè lo Stato ha dato cenno di sé inviando uomini e mezzi in un territorio da sempre feudo della camorra e sul quale i boss hanno preso il posto delle istituzioni. Un’operazione siffatta necessita di mesi e mesi di indagini, appostamenti, intercettazioni, pedinamenti, agenti infiltrati, di tutto quel campionario di attività investigative alle quali magistratura e forze dell’ordine fanno ricorso quando si tratta di lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. C’è bisogno, a monte, di predisporre documenti e ordini di cattura; di preallarmare le carceri della zona perché facciano spazio ai nuovi arrivati che, di certo, non possono stare fra i delinquenti comuni; di reclutare un ingente quantitativo di uomini adeguatamente armati e di mezzi per il loro trasporto nei diversi posti. E c’è bisogno di chissà quante altre cose sul versante organizzativo che noi non esperti non immaginiamo neppure.

Insomma, un’operazione del genere non si improvvisa. E allora viene da chiedersi – assolutamente in perfetta buona fede, per rispetto al lavoro e ai pericoli che ogni giorno corrono magistrati e forze dell’ordine – come mai tutto sia accaduto solo all’indomani della reazione dello Stato. Voglio dire: se i magistrati avevano già ben chiaro, così come è inevitabile pensare, tutto il quadro investigativo, cosa aspettavano a chiedere a questori, prefetti e ministri l’assegnazione di uomini e mezzi adeguati per portare a compimento l’operazione? L’hanno fatto o no in tutto questo tempo? E se tali richieste erano state avanzate – ripeto – una volta esaurita la fase investigativa e con il rischio che con il passar del tempo tutta l’operazione avrebbe rischiato di venir vanificata, perché chi di dovere non assegnava gli uomini e i mezzi per eseguirla? A volte basta una piccola distrazione o una perdita di tempo e un’indagine per inchiodare una banda di spacciatori di quartiere va in fumo; figuriamoci una maxi-retata del genere contro un’organizzazione vasta, ricca e consolidata come la ormai tristemente nota Gomorra del casertano.

Quindi, abbiamo i seguenti interrogativi:
  • se tutto era pronto da tempo, ma non si chiedevano uomini e mezzi, cosa aspettavano i magistrati a muoversi?
  • se, invece, tutto era pronto da tempo, ed era stata avanzata la richiesta di uomini e mezzi, perché ad essa non veniva dato seguito?
  • e perché nessuno ha chiesto ragione di questa mancanza di risposte o disponibilità?
  • e perché tutto si è potuto fare solo dopo l’invio di così tanti uomini e mezzi da parte di uno Stato che voleva dimostrare ai suoi cittadini, finalmente, di esserci anche in quelle zone?

Una risposta, vi prego... Abbiamo bisogno di una risposta per non pensare a una grande operazione di marketing, con tanto di fuochi d'artificio, per esportare sicurezza.

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