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lunedì 22 dicembre 2008

Il Natale degli alberi dimenticati

Il Natale è Natale in tutto il mondo. Dovunque tu vada, inverno o estate che sia, con la neve o con il sole, di notte o di giorno, i giorni del Natale riescono sempre a farsi riconoscere. Riempiono l'aria, le menti e i cuori e non c'è bisogno di farci caso: fanno tutto loro e, per lo più, la gente sente che è arrivato, che c'è qualcosa di nuovo ma sempre uguale intorno, che anche quest'anno, per fortuna, c'è.

Dev'essere lo stesso anche per la natura e le cose. Una magica brezza che soffia per le strade e le campagne, toccando tutti e tutto: animali e piante, auto e case, acqua e fuoco. Ne ho avuto la riprova oggi, passando su uno dei ponti di Roma e guardando incuriosito di sotto. Là dove nei giorni scorsi il Tevere impetuoso e orgoglioso ricordava ai romani la sua potenza, arrivando a lambire le arcate dei ponti e sommergendo tutto ciò che incontrava, a guardar bene può scorgersi anche qualcos'altro. Qualcosa a testimonianza del fatto che il Natale arriva non solo per chi sta bene, ma anche per gli altri; non solo per chi è abituato agli apprezzamenti dei più e alle luci della ribalta, ma anche per chi normalmente non è notato e vive nell'indifferenza generale.

E' Natale per gli alberi delle piazze più famose di Roma: pensate agli abeti di Piazza S. Pietro o di Piazza di Spagna, decorati e illuminati da mani esperte per dar lustro ai luoghi più significativi dell'Urbe. E' Natale per gli alberi, veri e non, che abbelliscono le nostre case, i terrazzi e i balconi, le vie e i negozi della città: ci hanno pensato negozianti e famiglie a farli belli e persino le mani di tanti bambini.

E ora lì, da quel ponte, ti accorgi che il Natale è arrivato anche sulle sponde del fiume: su quegli alberi, spogli e rinsecchiti, che l'acqua e il fango hanno ricoperto nei giorni di piena, ora sono spuntati addobbi poveri ma coloratissimi. Sono tante buste di plastica, bianche, rosse e blu, bottigliette d'acqua verdi, lattine rosse e tanta altra spazzatura che il fiume ha raccolto e portato con sè per abbellire, come ha potuto, quegli alberi dimenticati e brutti che scortano il suo corso fino al mare. Poveri ma belli, nessuno ha mai pensato di decorarli: lo ha fatto il Tevere.

Perchè Natale, prima o poi, in ogni caso, arriva. Per tutti.
Buon Natale!

mercoledì 17 dicembre 2008

Mafia e tangentopoli: il sospetto non è uguale per tutti

Nella vita ci sono tante cose di fronte alle quali capita di chiedersi: perchè? Questa è una di quelle. Mi piacerebbe tanto capire perchè se forze dell'ordine e magistratura realizzano un'operazione come quella di ieri contro la mafia, denominata Perseo - che ha portato in carcere novantaquattro (dico 94!) tra capi, reggenti e gregari di cosa nostra, con una lunga indagine che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche oltre che di accertamenti fatti di testimonianze e documenti - allora è tutto un profluvio di dichiarazioni di soddisfazione (la mafia sta morendo, siamo sulla strada giusta, grazie a magistrati e forze dell'ordine per il loro costante impegno nella lotta alla criminalità organizzata, e via di questo passo) da parte di tutto l'arco parlamentare, di ministri del governo e di esponenti della cultura.

Quando invece analoghe eclatanti operazioni di forze dell'ordine e magistratura, oltre a portare in carcere decine di delinquenti di turno, coinvolgono anche il politico di turno intercettato/nominato/indicato, di sinistra o di destra che sia - vedi quella odierna a Napoli e in Campania o l'altrettanto odierna chiusa inchiesta Why Not del vituperato De Magistris o quella di ieri che ha messo sotto accusa gli appalti per il petrolio - allora la stessa (automatica) corsa a dichiararsi soddisfatto e a plaudere per l'operazione svolta si trasforma (automaticamente) nella strenua difesa del politico di turno (sono pronto a mettere la mano sul fuoco su di lui, conosco l'uomo e so che comportamenti di quel tipo gli sono alieni, e così via) o nel gioco del sospetto-complotto (strana la tempistica, la magistratura vuole contrattare le riforme della giustizia, i magistrati vogliono ricattare la politica, c'è una regia dietro queste inchieste, eccetera eccetera).

Non trovate che sia strano questo automatismo che a volte sfocia nell'ipergiustizialismo e altre nell'ipergarantismo? Il presunto delinquente ha gli stessi diritti e doveri di fronte alla legge, sia che si tratti di presunto picciotto che di presunto politico corrotto, sia che si tratti di picciotto innocente che di politico innocente. O no?

E poi: perchè quando il Capitano Ultimo cattura finalmente Riina nel 1993 è un eroe nazionale, mentre quando lavora a braccetto con il pm di Potenza Woodcock per fare luce su tangentopoli che incastrano imprese e politici diventa improvvisamente uno che prende fischi per fiaschi se non, addirittura, uno che farnetica?

venerdì 12 dicembre 2008

E lungo er Tevere...

Maltempo a Roma. Ponte Garibaldi e Isola Tiberina alle ore 13:15. Come li hanno visti le centinaia di romani e turisti che affollavano la balaustra.





sabato 6 dicembre 2008

Racconto breve: WEBSITE - © di Marcus

Era cominciato come uno scherzo, tanto per ammazzare la noia del sabato sera. Avevamo trovato per caso quel sito: una homepage con una grafica del tutto ordinaria. Ma a colpirci era stata la scritta: se vuoi cambiare la tua vita, clicca qui. “Le solite stupidaggini per fessi”, aveva buttato lì il mio amico Giorgio. Non immaginava che sarebbe stato l'inizio di qualcosa di cui ancora oggi, a distanza di tempo, faccio fatica a parlare.

In fondo, neanche la finestra che si aprì dopo quel primo fatale clic avrebbe solleticato il benché minimo interesse, neppure nel più curioso dei navigatori del web: un fittissimo elenco di parole, stringhe e stringhe di lettere e numeri, incolonnate in ordine alfabetico, più o meno lunghe e quasi tutte senza senso compiuto. “Sono password”, indovinò stavolta Giorgio, notando per primo il suggerimento sulla parte alta dello schermo. clicca sulla tua password. Che vuol dire? Che password? Di che diavolo parla? Dopo una notevole serie di pagedown, spinti dalla curiosità di quell'elenco interminabile, arrivammo alla lettera P. Fu un attimo e sotto il mio sguardo incredulo si materializzò quel che, nei recessi della mia mente, stavo in fondo cercando senza tanta convinzione: i miei occhi si posarono meravigliati su platone91_zoe93. L’avevo attivata solo qualche giorno prima per poter accedere alla mia nuova email. Ed ora eccola lì, su quella pagina, in mezzo a migliaia e migliaia di altre: la mia password!

Ma che razza di storia è questa? Rammento ancora oggi la sensazione di sconcerto e rabbia che iniziava a farsi largo nella mia mente, scalzando via l'iniziale stupore di pochi attimi prima. Ma era davvero solo l’inizio e non lo sapevamo. Tutto quello che avevamo provato fino ad allora divenne improvvisamente poca cosa, nulla, spazzato via da quel che apparve sullo schermo quando cliccai su quel link.

Ci sentimmo d'un tratto confusi, privati di ogni senso della logica e della realtà. Non è possibile! Questo è un sogno. Oppure un perfido scherzo! Qualcosa che rasentava i confini dell’assurdo iniziò a materializzarsi nella pagina che avevamo davanti ai nostri occhi. Disposte una di fianco all’altra, apparvero una serie di piccolissime icone. Anzi no, erano immagini… Ma immagini di che? In pochi attimi la schermata finì per completarsi, sei righe per sei colonne di piccole immagini. Leggevo le didascalie e cominciavo a prendere coscienza di ciò che i miei occhi faticavano a spiegare alla mia mente: quelle che avevo davanti erano tante piccole finestrelle affacciate sulla mia vita. Una visita guidata nel museo della memoria (La mia memoria!), spezzettata in tanti flash, ognuno con il suo inestimabile contenuto.

Rimasi allibito. E lo stesso capitò a Giorgio, che, pur incredulo, aveva riconosciuto molte di quelle immagini. Molte, certo; non tutte, come invece fu possibile al sottoscritto. Esitando non poco e con un certo imbarazzo, cliccai su una di quelle finestrelle: raffigurava un bimbetto in calzoncini e canottiera (Dio, ma quello sono io!) che trascinava un canotto giallo verso la riva del mare. IL CANOTTINO–5 anni, riassumeva la didascalia. E fu un ciak di un film dell’impossibile quello che prese vita, animando le gambette di quel bimbo pieno di gioia, che si avvicinava al mare come alla sua prima impresa.

Non può essere… Quello sono io!... Tutto questo è pazzesco! Fu allora che smisi di pensare. Perchè uno sfrenato desiderio di sapere si era già impossessato di me e della mia mano destra, che cominciò a dare vita, una dopo l’altra, a tutte quelle immagini. IL BIBERON-3 anni, LO SCHIAFFO-6 anni, LA BICICLETTA-10 anni, LA FINALE-14 anni. Giorgio riuscì anche a sorridere in qualche caso. Io seguivo quei filmati con l’angoscia di chi, in punto di morte, vede scorrere all’indietro il nastro della propria vita.

E poi, ancora, LA FIDANZATINA-16 anni, GLI AMICI DEL BAR-19 anni, L’INCIDENTE-23 anni (quando finii all’ospedale per un mese!) … E fu allora, soltanto allora, che mi accorsi (o forse accettai di accorgermi?) della scritta in fondo alla pagina: pagina 1 di 5 ►►► I successiva. Nel mio cuore più di un battito si perse al pensiero di quella indicazione. Mi girai verso Giorgio e riconobbi sul suo viso lo stesso smarrimento e l’inquietudine che aveva preso possesso improvvisamente dei miei pensieri. Provai un brivido. La mano destra si fece d’un tratto riluttante a continuare. Poi venne la paura, quella vera: ebbe la meglio e spense ogni altra emozione.

Ad oggi, non sono mai tornato a quella pagina, né a quel sito. Neanche sul pc ho avuto il coraggio di rimettere le mani. Non ho più parlato di quel giorno con Giorgio e dopo un po' abbiamo anche smesso di frequentarci. Ho lasciato il lavoro, venduto la casa e con il ricavato ho preso una casetta in montagna. Trascorro le mie giornate lavorando un piccolo pezzo di terra. A volte scendo in paese per comprare qualcosa e scambiare opinioni e ricette con Marisa, che ha una pasticceria: mi piace il suo sorriso e credo di non dispiacerle neppure io. Ma per lo più mi capita di stare ore, seduto nel portico di legno, a leggere un libro o a guardare la valle che si apre di fronte casa. La mia vita è cambiata. Davvero.

venerdì 5 dicembre 2008

Comunisti cercansi

Che fine ha fatto la Sinistra in Italia? Cacciati dalle aule parlamentari alle ultime elezioni (più di qualcuno direbbe che avevano cominciato a suicidarsi già ai tempi del governo Prodi), sfibrati all'interno nel vano tentativo di presentare un leader che non sia etichettabile come il solito riciclato, con la base totalmente indifferente alla vecchia nomenklatura, comunisti, rifondaroli e appartenenti alla sinistra antagonista sono ormai specie in via d'estinzione nella fauna politica nostrana.

Se poi, come ha raccontato più di un operaio del nord ai microfoni di qualche trasmissione tv, è vero che molti loro colleghi iscritti alla Cgil dichiarano apertamente di votare Lega e passano le serate davanti all'Isola dei famosi o alla Talpa; se nelle ultime consultazioni elettorali universitarie le rappresentanze studentesche di destra ottengono una sonora vittoria ai danni dei vecchi collettivi della sinistra; se alle manifestazioni di piazza a tutela della scuola gli studenti avvertono la necessità di presentarsi sotto le effigi di aggregazioni (Onda, Pantera & co.) che nulla hanno a che fare con la partitocrazia di sinistra, dalle quali, anzi, rivendicano orgogliosamente la propria autonomia; se a schierarsi a sostegno della magistratura italiana e a denunciare le politiche ad personam di Berlusconi rimangono ormai soltanto Di Pietro e Travaglio, perchè il sostegno del Pd viene improvvisamente a mancare nel momento in cui occorre necessariamente fare quadrato intorno a D'Alema e Fassino nella vicenda Unipol; se anche nei reportage tv suscitano più interesse la vita e le vicende dei centri sociali di destra, vicini a Forza Nuova e ai campi hobbit così cari ai vecchi missini; se, infine, la voce più a sinistra che Ballarò riesce a produrre è quella di Renata Polverini, allora ecco che la lettura dello scenario si fa improvvisamente più completa.

Se ne è accorta anche un politico di lungo corso e dimostrata esperienza come la ministra Mara Carfagna, che ad un'incalzante Daria Bignardi in una delle ultime puntate delle Invasioni Barbariche ha candidamente confessato di sentire la mancanza dei comunisti in Parlamento, anche se ha preferito non approfondire se nel bene o nel male.

Nel frattempo, il governo berlusconiano fa ciò che vuole, in tutti i settori. E i soli a farsi carico del compito di rappresentare la realtà agli occhi di quella parte di Paese che non si identifica nel centrodestra sono ormai i comici e i satirici: Crozza, Littizzetto e Vauro, i rappresentanti di spicco (Grillo continua ad essere un caso a se stante). Tanto è vero, che da un po' di tempo a questa parte il premier non perde più il proprio tempo con Veltroni, ma indirizza i propri attacchi più sonori contro la minaccia rappresentata da questi nuovi leader del popolo della tv. Chi di tubo catodico ferisce...

giovedì 27 novembre 2008

I social poveri

Il governo vara la Carta acquisti o Social card. Con essa, i cittadini over 65 e le famiglie con figli di età inferiore ai 3 anni e reddito ISEE fino a 6.000 euro potranno pagare la spesa alimentare e quelle di luce e gas fino ad un importo max di 40 euro/mese. E le spese effettuate con la Carta acquisti verranno addebitate direttamente allo Stato. Potrà essere utilizzata per effettuare acquisti in tutti i negozi abilitati "e per avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma Carta acquisti" (quest'ultima parte della frase mi suona stranamente familiare: come una riminiscenza di televendite... bah!). Questa, in breve, è la pensata del governo per sostenere 1,3 milioni di soggetti poveri - tra famiglie e anziani - in questo momento di crisi economica mondiale.

In realtà:
  • basterà che un anziano (una mamma o un papà) viva con un figlio che lavora (o lavoricchia)o insieme alla famiglia di questi per essere tagliato fuori dal beneficio: lui e tutti i componenti del nucleo familiare;

  • basterà che il beneficiario decida un giorno (un giorno soltanto) di riempire il cestello della spesa con uno sfizio (uno soltanto, a scelta tra: un etto di prosciutto, un torrone piccolo, una bistecchina con l'osso o un goccio di benzina) per sentirsi rimproverare dalla Carta: "Uelà! E i prossimi giorni che facciamo, digiuno pannelliano?";

  • basterà che il beneficiario si rechi alle Poste per pagare con la Carta la bolletta elettrica o quella del gas (magari quella invernale) per sentirsi obiettare acidamente dall'operatore allo sportello: "Guardi che non accettiamo pagamenti rateali: con gli altri 65 euro di differenza che fa, concilia?";

  • per non parlare dei progetti e investimenti pianificati dal beneficiario (del tipo: "Aha! Ho speso solo 6,50 euro questo mese, così mi pago la gita anziani al Lourdes in pullman del 30 prossimo!") e della botta di vederli sfumare all'improvviso di fronte al mancato funzionamento della Carta perchè... come avverte il Governo, "nel corso del 2009, la Carta sarà caricata ogni 2 mesi con 80 euro, sulla base degli stanziamenti via via disponibili".

Ma una cosa buona questa Carta l'ha prodotta. Grazie ad essa, finalmente oggi nel nostro Paese conosciamo la reale unità di misura degli italiani poveri. Che, per i nostri governanti, valgono - in questo momento di profonda crisi economica - un supporto pari a 40 euro pro-capite. Spero che se ne ricorderanno - e spero che ce ne ricorderemo anche noi - quando sarà il momento di approvare, con un voto del tutto bipartisan, la legge che ritocca la remunerazione di parlamentari e ministri. Quante unità di misura, quante social card varrà quel ritocco?

giovedì 20 novembre 2008

Al Qaeda come il KKK?

Obama «un negro (o servo) di casa» e una persona «disonorevole», colpevole di aver tradito le sue origini musulmane appoggiando Israele. Così, in un messaggio a lui attribuito, Ayman Al Zawahiri, numero 2 di Al Qaeda, avrebbe definito il neopresidente Usa nel suo primo commento sul recente voto in America.

...Mi sa che stavolta qualcuno nei servizi deviati Usa si è lasciato un po' troppo prendere la mano, dando libero sfogo al proprio rancore...

venerdì 7 novembre 2008

Tu chiamale se vuoi... emozioni professionali

Sono più di vent'anni che lavoro nel settore della comunicazione e mi occupo di uffici stampa. Eppure, spesso, mi ritrovo a fantasticare come un bambino sugli aspetti più sognanti di questa professione. Avete mai visto Sesso e Potere, con Dustin Hoffman e Robert De Niro?

Questa mattina leggevo dei primi briefing tenuti dal neo presidente Usa Barack Obama con il suo staff e dei primi incontri per disegnare squadra e strategia in vista dell'insediamento del 20 gennaio prossimo alla Casa Bianca. Provate a sentirvi parte della scena. Ma ci pensate: che sballo e che adrenalina partecipare attivamente, anche come ultima ruota del carro, alla pianificazione strategica di un incarico del genere? Immaginate di essere lì, riuniti dalla forza dell'entusiasmo per un obiettivo tanto importante appena centrato e concentrati per mettere a punto una squadra capace di perseguire una responsabilità tanto grande e pronta a seguire e a collaborare con l'uomo più potente del pianeta.

Certo, si tratta di emozioni professionali difficili da raccontare e che possono essere solo immaginate, perchè nel tuo piccolo, come in ogni campo, costruisci il futuro giorno per giorno. Ma non mi vergogno di abbandonare ogni pudore professionale per affermare (da quaranteppassenne!) che darei non so cosa per poter vivere quei momenti! Ecco, l'ho detto!

giovedì 6 novembre 2008

Rischio sole: se non abbronza, dà alla testa!

Nel giorno in cui il nostro premier da Mosca scatena il putiferio (e non solo qui da noi: vedi qui e qui, i primi che mi sono capitati al volo!) dichiarando:

"Ho detto al presidente Medvedev che Obama ha tutto per poter andare
d'accordo con lui: perchè è giovane, è bello e abbronzato e quindi
penso che si possa sviluppare una buona collaborazione" (Ansa, 16:23)

e poi:

"E' una carineria assoluta, un grande complimento" (Ansa, 16:47)

e poi:

"Perchè la prendono come una cosa negativa?" ha domandato il premier
raccogliendo una domanda che alludeva a presunte polemiche italiane. "Ma che
vadano a..." - ha aggiunto senza completare la frase -. "Se hanno anche il torto
di non avere sense of humour, peggio per loro".(Ansa, 17:08)

voglio riproporre il discorso fatto dal candidato repubblicano McCain a risultato acquisito. Affinchè la civiltà e il senso dello Stato presenti nelle sue parole (seppur sconfitto!) illuminino le miserie e le macerie degli spettacoli che il teatrino della politica di casa nostra troppo spesso offre.

mercoledì 5 novembre 2008

Barack Obama è il 44° presidente Usa

La notte tra il 4 e il 5 novembre 2008 rimarrà nella storia. In ogni caso, comunque vada, quest'uomo rimarrà nella storia. Come il suo discorso della vittoria. Live long and prosper, mister president!!!

martedì 4 novembre 2008

Il giorno più lungo

Per quelli della mia generazione, cresciuti vedendo e rivedendo capolavori del cinema come Indovina chi viene a cena, La lunga estate calda o Il colore viola, e che si sono appassionati seguendo le vicende tv di Kunta Kinte in Radici, questa vigilia di elezioni Usa fa innegabilmente un certo effetto.

Sondaggi alla mano (sia che si tratti di reali rilevazioni statistiche, sia che si tratti di numeri fatti uscire ad arte per influenzare il bacino degli indecisi dell'ultim'ora), fra poche ore potremmo trovarci di fronte ad un fatto davvero straordinario. Basti pensare che le rivendicazioni dei neri, le città in fiamme, le scuole e i bus riservati ai bianchi, i Martin Luther King e i Kennedy sono storia di poco più di quarant'anni fa. E non solo: risalgono a una quindicina di anni fa i durissimi scontri e gli incendi che hanno insanguinato e arroventato per giorni e giorni le strade della California, contrapponendo drammaticamente l'esasperazione nera e l'insofferenza bianca.

Già questa sera tutto questo potrebbe essere di colpo cancellato dall'elezione di Obama alla Casa Bianca. Certo, siamo assolutamente in presenza di un personaggio appartenente all'upper-class nera, casta a parte, che diversi film e libri dell'America contemporanea dipingono come fenomeno culturale e sociale dalle profonde contraddizioni, abituato spesso a schierarsi da lontano (e solo verbalmente) a fianco dei loro “fratelli” delle classi sociali inferiori. Tuttavia, è esaltante pensare che la presidenza Obama potrebbe spazzare via anche questa barriera.

Insomma, nonostante le snobberie della Bonino, il mondo vive con grande aspettativa (e a tratti con messianicità) questo voto Usa. Non sarà facile per Barack Obama indossare i panni dell'uomo più potente del mondo. Ma abbiamo finalmente alle spalle l'era Bush: e già solo questo contribuisce a tingere di rosa l'immediato futuro.

mercoledì 29 ottobre 2008

Senato: tutti pazzi per Mariastella

Ore 10:36, l'Ansa batte il seguente lancio:
++ FLASH ++ SCUOLA: SENATO; E' LEGGE DL GELMINI ++ FLASH ++
++ SCUOLA: SI' SENATO A CONVERSIONE DECRETO, E' LEGGE ++
VOTA A FAVORE LA MAGGIORANZA, CONTRO PD, IDV E UDC
(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 controri e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori e ora è legge. (ANSA).

Poche ore più tardi, alle ore 16:45, sempre l'Ansa scrive:

SICUREZZA: DL ANTICAMORRA; SENATO, MANCA NUMERO LEGALE (ANSA) -
ROMA, 29 OTT - L'assemblea del Senato non è in numero legale. La seduta è stata
sospesa dal presidente di turno Vannino Chiti e riprenderà alle 17. L'Aula di
palazzo Madama è impegnata nella discussione generale del ddl di conversione del
decreto anti-camorra che prevede, fra le altre misure, l'impiego di 500 militari
nel controllo del territorio. (ANSA).

Non occorre entrare nel merito dei due provvedimenti. Non occorre neanche schierarsi a favore o contro le motivazioni che hanno portato il governo a vararli. Non ha importanza. E' la gravità della contraddizione che meriterebbe, già solo di per sè, una profonda riflessione da parte dei nostri parlamentari. E un corteo da parte nostra.

Scuse

Nella remota ipotesi che qualcuno si sia affacciato su questo blog nelle ultime due settimane... chiedo scusa per essere stato assente. Mi auguro che abbiate comunque potuto servirvi dei materiali e degli strumenti qui presenti anche senza la presenza del sottoscritto. Sottoscritto che si impegna, per il futuro, a non abbandonare questa casa per periodi di tempo così lunghi e senza dare una giustificazione.

Casa dolce casa. È bello ritrovarti!

giovedì 16 ottobre 2008

Vuoto spinto

"Volevamo sentire il rumore che fa un treno quando schiaccia l'acciaio (...) Siamo entrati in galleria e abbiamo messo dei sassi sui binari aspettando che passasse un primo treno, poi abbiamo visto la grata e l'abbiamo messa sulle rotaie (...) Ho girato una telecamera della stazione, anche se sapevo che mi avrebbe inquadrato e poi siamo saliti. Non abbiamo sentito niente, il treno si è fermato e poi l'altoparlante ha detto di scendere perchè era uscito dai binari. Sapevo che ci avrebbero trovati, ma non credevo che ci avrebbero messo così poco. Per il risarcimento sono pronto a lavorare il pomeriggio, il sabato o la domenica''. Sono alcune delle dichiarazioni rilasciate da uno dei due quindicenni denunciati per il deragliamento di un treno avvenuto domenica scorsa a Como. Uno dei tanti, tantissimi episodi riportati ormai ogni giorno dai media e che ricadono sotto la definizione "bullismo". Definizione troppo riduttiva per un fenomeno le cui conseguenze, spesso, hanno risvolti gravissimi e, talvolta, purtroppo, letali. E che dovrebbe preoccupare anche per il corollario di arroganza e di mancata percezione di legalità che si accompagnano comunque al compimento di questi atti.

Mi chiedo: si tratta di episodi che, per emulazione, ne generano altri, dando vita a un circolo vizioso che si alimenta in modo direttamente proporzionale allo spazio che trova sui media; oppure è la nostra società, siamo proprio noi che stiamo drammaticamente cambiando in peggio?

E' ovvio, la domanda non è nuova, è anche retorica e non pretende alcuna risposta. Tuttavia ci sono alcuni indizi che mi fanno temere che la risposta possa chiamare in causa una terza tesi: quella, cioè, che ci possa essere un preciso interesse a far sì che la nostra società muti in una data direzione. Una mutazione che avviene attraverso il sottile inoculamento di comportamenti, stili di vita e valori che tendono a standardizzare aspirazioni e atteggiamenti delle masse più giovani e a farli percepire come "normali", semplicemente l'effetto dei tempi che cambiano.

Il riferimento ai messaggi canalizzati dalla televisione negli ultimi venti anni è emblematico di situazioni entrate talmente a far parte della nostra quotidianità da essere state trasferite non solo nel lessico comune, ma anche nei dizionari della lingua italiana. Ma non si tratta solo di tv: è l'esaltazione dell'oggetto di culto tecnologico o del capo di abbigliamento che inganna il giovane spingendolo a volersi distinguere indossando necessariamente un certo capo o dotandosi necessariamente di un certo oggetto. Inganno che il giovane rende perfetto proprio con il suo acquisto, uniformandosi con ciò alla massa di persone tutte con lo stesso capo e lo stesso oggetto.

Ieri sera, per caso, l'ultimo esempio. Me lo ha fornito un videogioco che ho installato sul pc (ahimè, sono un appassionato!). Ero abituato a pensare ai videogames come a una trasposizione della lotta fra uno o più buoni contro uno o più cattivi, al massimo come la scusa per trovare in forma virtuale quella trasgressione e quegli eccessi che, in linea di massima, non ci appartengono nella vita reale. Invece mi sono trovato di fronte ad un gioco che proponeva come unico obiettivo da raggiungere - l'ho capito tardi proprio perchè non riuscivo ad accettarlo come scopo - quello di fare più soldi possibili per poter comprare nuove auto, case sempre più di lusso e abiti griffati.

Ho l'impressione che siamo guidati, quasi per mano, verso un Paese dei balocchi fatto di niente. Il problema è: come fare qualcosa per i nostri figli?

lunedì 13 ottobre 2008

Internauti di tutto il mondo...

In un momento di crisi e di incertezze come questo, una delle cose di cui si sente maggiormente bisogno è l'informazione. Soprattutto quando pensi che i canali ufficiali possano rifilare notizie drogate, vere a metà o completamente false. E allora, nulla meglio di internet per mettere in contatto tutto il mondo in tempo reale e per sapere dalla gente comune come stanno davvero le cose a casa loro. Per esempio: nei giorni scorsi abbiamo sentito della grave situazione in Islanda. Banche fallite, nazionalizzate dallo Stato, borsa fermata per tre giorni. Poi però hanno cominciato a girare altre voci: sportelli di banca chiusi, bancomat inattivi per un paio di giorni, assembramenti di persone davanti ai supermercati... Vero o falso? La mancanza di informazioni da parte dei media potrebbe indicare che si tratta solo di suggestioni, magari create ad arte per scatenare il panico; ma chi dice che in realtà proprio chi muove i fili dei media non abbia interesse a non far passare una notizia del genere?

Ecco, in questa situazione, la parola e le immagini raccolte dalla gente comune assumono un'importanza straordinaria. E internet può rivelarsi quel canale prezioso per diffondere e per capire come stanno realmente le cose. E sarebbe quanto mai importante, in questo momento, avere conoscenza di quello che accade.

mercoledì 8 ottobre 2008

Borse a tracoll...o!

Facciamo un'ipotesi. Facciamo che le Borse mondiali subiscano un tracollo come quello di pochi giorni fa. E mettiamo che questo si ripeta per due o tre giorni di seguito: non è inusuale, in economia, il verificarsi di un effetto domino sfiducia/paura/vendite che alimenta un circolo vizioso al ribasso. E' lecito immaginare, a questo punto, che più di un risparmiatore inizi a domandarsi se non sia il caso di prelevare il proprio denaro dal conto corrente prima che sia troppo tardi: penso soprattutto a pensionati, famiglie dove entrano un paio di stipendi, piccoli risparmiatori insomma. Così, dopo aver riflettuto, qualcuno comincia a presentarsi in banca chiedendo di ritirare i propri soldi: le banche, per lo più, chiedono in questi casi un paio di giorni di tempo.

Nel frattempo la voce inizia a girare: sai che Piero è andato in banca ieri? Ma dai, lo ha fatto anche mia sorella: dice che se non ritiri i tuoi soldi rischi di non riprenderli più... C'è il piano del governo... Sì, ma lo fanno con i nostri soldi... Salvano le banche dopo il fallimento di quelle americane... Insomma, la voce si sparge, l'allarme cresce, la paura serpeggia sempre più. E sempre più persone pensano di fare altrettanto e si recano in banca. Le banche, che da tempo conoscono il rischio e sanno quanto questo sia maledettamente reale, dopo aver onorato alcune delle prime richieste, iniziano a prender tempo: rimandano i clienti al giorno dopo e a quello dopo ancora, tentano rassicurazioni, insomma fanno di tutto meno che restituire il denaro ai titolari di conti correnti e libretti a risparmio.

D'altronde, non li hanno quei soldi. E non perchè ci sia la crisi dei mercati e delle Borse di cui si parla sui giornali e ai tg. Non li hanno perchè, ormai da tempo, di liquidità ce n'è ben poca: gli istituti immettono subito nel circuito bancario interno (leggi: i loro affari) i soldi che i clienti versano ogni giorno e che quindi non fanno neanche in tempo ad adagiarsi nei cassetti dietro i banconi che già non ci son più. Tutto il resto sono cifre battute sulla tastiera di un pc, sono numeri che non hanno più un corrispondente controvalore effettivo, sono ragnatele nelle casse. Quando la banca ti chiede un paio di giorni per un prelievo di poche migliaia di euro è perchè di denaro in contante non ce n'è e se lo deve far mandare. Ricordate che una volta non era così? E d'altronde, sono soldi nostri, che tu - banca - custodisci, dietro lauto pagamento, in un conto corrente che una volta era un forziere vero e proprio (basta leggere un romanzo come La cattedrale del mare per capire, con dovizia di particolari, come funzionavano le banche tra medioevo e rinascimento): cosa ti autorizza a negarmeli quando li rivoglio indietro?

Ma torniamo alla nostra ipotesi. Qualche litigio qua e là, qualche padre di famiglia disperato passa alle mani, qualche banca costretta a far intervenire le forze dell'ordine o la sicurezza. Dai e dai, ora la notizia che comincia a girare è che la gente comune non riesce a riavere i propri soldi e che da qualche parte gruppi di clienti stanno facendo sit-in dentro l'istituto, altri si sono presentati in massa per reclamare il denaro, minacciando cassieri e direttori di prenderselo da soli. Ricordate il celeberrimo film La vita è una cosa meravigliosa? Ecco, pensate a una reazione del genere, senza - ovviamente - il romanticismo di Frank Capra e l'ingenuità della metà degli anni '40.

Comincia così, con forze dell'ordine schierate a tutela delle banche e cittadini di ogni fascia sociale a reclamare i propri soldi. Gli uni di fronte agli altri, con gli amministratori delegati degli istituti in questione dimessi dai loro incarichi, scappati all'estero o già in galera. Fino al primo colpo di pistola...

Ah! Ovviamente si tratta solo di un'ipotesi strampalata...

lunedì 6 ottobre 2008

Notizie da un altro mondo

Giappone. In alcune aree del Paese, è attiva dal primo ottobre una connessione internet superveloce. KDDI, una delle principali società di comunicazioni del Sol Levante, ha lanciato una fibra ottica che consente di navigare fino alla velocità di 1 giga al secondo. La nuova rete si chiama Hikari One Home e costa poco più di 50 dollari al mese.

Bracciano. A casa mia, a due chilometri dalla famosissima sede di hollyvoodiane nozze da favola di star e starlette provenienti da mezzo mondo e a un passo dalla Città Eterna, nell’anno del Signore 2008 non arriva l’adsl. E non è previsto neanche che arrivi, almeno per i prossimi 4 anni (fonte: un gentile operatore del 187 di Telecom Italia, interpellato pochi giorni fa). Comunque, se volessi proprio allacciarmi a internet con il vecchio cavetto che collega il pc alla presa telefonica, l’azienda in questione offre un’offerta eccezionale: 12 euro al mese e navighi in libertà a 56kb!

Internet è la nostra macchina del tempo e dello spazio: puoi collegarti con il futuro fantascientifico di quell’altro mondo (qui) o con il mondo preistorico di questo mondo (qui). Come dire: dalla banda larga alla banda bassotti!!!

Quando si dice il teatrino della politica...

Ieri, la vita politica del nostro Paese è stata scossa e messa in frenetica agitazione da una drammatica polemica tra il presidente del Senato, Schifani, e il capo dell'opposizione, Veltroni. Come al solito, ampio spazio sui tg del pomeriggio, della sera e della notte. Per chi se la fosse persa, la vicenda è riassunta oggi in un articolo di Repubblica ripreso da un'agenzia di stampa:

Schifani attacca Veltroni, poi si scusa
Roma, 06 OTT (Velino) - "L'incidente si chiude altramonto - scrive LA REPUBBLICA -. Ma è stato uno 'spiacevole incidente', come alla fine lo bolla la nota delPd. E comunque, per far scendere il sipario sulla querelle scatenata dalla comparsata tv domenicale della seconda carica dello Stato son dovuti intervenire due comunicati stampa della presidenza del Senato e una telefonata personale, se non di scuse quanto meno di chiarimento, di Renato Schifani a Walter Veltroni. (...) A trasformarsi in un caso è l'intervista del dopo pranzo del presidente del Senato a 'Domenica in'.
Quando la giornalista gli chiede di commentare l'uscita dei giorni scorsi del leader Pd sul rischio autoritarismo, Schifani parte con un elogio dell'exavversario politico: 'Continuo a riconoscere a Veltroni ungrande merito: quello di aver iniziato un periodo direciproca legittimazione, avviato con l'incontro tra lui e Berlusconi sulla legge elettorale. Lì si era data una svolta. Poi però vi è stato un avvelenamento dei rapporti politici. In questo avvelenamento registro le dichiarazioni di Veltroni che fanno parte, sì, dello scontro ideologico-politico, ma che vanno osservate'. Dice così, 'vanno osservate', insomma, tenute sotto osservazione. Se un rischio c'è, aggiunge, più che di autoritarismo è che si scada in 'toni eccessivamente accesi: mi auguro invece si torni al clima di confronto precedente'. Poi il presidente parla anche di altro (...). Trascorre poco perchè l'affondo contro Veltroni accenda un mezzo incendio. Poco prima delle 17 da Palazzo Madama parte una prima nota 'per evitare fraintendimenti', ma finisce col peggiorare la situazione. Perchè
'precisa che il presidente del Senato non ha addebitato al leader del Pd l'esclusiva responsabilità dell'avvelenamento del clima'. Come dire, è solo corresponsabile. Il portavoce di Forza Italia Capezzone e il ministro Rotondi ci mettono il carico, danno ragione a Schifani, solo il ministro dell'Interno Maroni fiuta l'incidente e replica con un 'no comment'. Dal Pd parte la contraerea. 'Da chi occupa un ruolo di garanzia e istituzionale come Schifani ci si aspetta che ci pensi non una ma cento volte prima di attaccare il capo dell'opposizione' attacca il numero due Franceschini. Si fanno le 18 e il presidente del Senato decide di chiamare personalmente Veltroni. Il colloquio dura cinque minuti, impiegati da Schifani per spiegare che lui nonvoleva chiamare in causa personalmente il capo dell'opposizione, che non si sarebbe mai sognato di farlo,che tra i due intercorre un ottimo rapporto, e che non a caso proprio lui, Walter, è stato invitato per una colazione di lavoro a luglio a Palazzo Madama. Privilegio toccato solo a Berlusconi e Bossi. Insomma, una 'totale assenza di volontà polemica nei suoi confronti', come preciserà subito dopo una seconda nota del Senato. Seguita da quella finale dell'ufficio stampa del Pd che dichiara chiuso, proprio con la telefonata, 'lo spiacevole incidente'. Veltroni incassa la marcia indietro della seconda carica dello Stato e per lui va bene così (...)".
(red)060903 OTT 08

Ora, senza alcuna volontà di polemica gratuita... Si fa fatica a pensare che un'intera giornata (anche se festiva) abbia potuto essere monopolizzata da una notizia (!) come questa. E ciò, tanto se riflettiamo sull'importanza in sè della vicenda (con tutto quello che sta accadendo in Italia e nel mondo), tanto se riflettiamo sulla risonanza che la cosa ha avuto sui tg di ieri e sui giornali oggi in edicola. Davvero io questi (politici/editori/giornalisti) comincio a non reggerli più!

sabato 4 ottobre 2008

Solo una sana e consapevole...

Papa Ratzinger è intervenuto ieri, con un messaggio inviato ad un congresso, sul tema della contraccezione, affermando, in sostanza, che i metodi che impediscono la procreazione dei figli snaturano il senso ultimo del matrimonio. A parte il fatto che non si capisce perchè dobbiamo arrivare subito a ragionare dell'ultimo senso del matrimonio prima di goderci tutti quei sensi che lo precedono, vorrei soffermarmi su alcune delle frasi più significative dedicate dal Pontefice all'argomento.

Scrive il Papa:
"L'amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. Escludere questa dimensione comunicativa mediante un'azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verità intima dell'amore sponsale, con cui si comunica il dono divino''.
Eppure è la stessa Chiesa di Roma che da duemila anni ci ricorda nel Libro della Genesi che "[27]Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. [28]Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra". Non risultano obblighi matrimoniali, dunque. Eppure essi ebbero anche dei figli, sui quali pare che mai si sia scatenata l'ira di Dio nè sia stata sollevata alcuna voce critica per il fatto di essere nati fuori del sacro vincolo matrimoniale. Non sappiamo, infine, se la coppia in questione abbia mai avuto modo di fare sesso per il puro piacere di farlo, ma l'amara - e pagata a caro prezzo - vicenda della mela indurrebbe ad escludere questa ipotesi.
Continua Benedetto XVI:
''Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale?''.
Ecco, forse è davvero giunto il momento che qualcuno, all'interno delle dorate mura vaticane, cominci sul serio a chiederselo.

Ancora il Papa:
''Certo la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni umane appare spesso la più facile, ma essa in realtà nasconde la questione di fondo, che riguarda il senso della sessualità umana e la necessità di una padronanza responsabile, perchè il suo esercizio possa diventare espressione di amore personale. La tecnica non può sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l'amore''.
Così come non dovrebbe fare la religione - qualunque religione - quando è in gioco l'espressione di una libertà consapevole e responsabile o, addirittura, la vita stessa.

Nel dibattito che ne è seguito ha voluto dire la sua anche il card. Carlo Caffarra, affermando che con il ricorso alla contraccezione di fatto "il concepimento di una nuova persona si trasforma da mistero degno di venerazione in problema da risolvere" e che, inoltre, si perde di vista una verità fondamentale, cioè che "il corpo umano non è mai riducibile completamente ad un oggetto da studiare e da manipolare". Ecco, appunto: se il corpo umano non merita questo trattamento, occorrerebbe domandarsi perchè, viceversa, qualcuno da duemila anni si arroghi invece il diritto di manipolare le menti umane. E di farlo, come la storia ci ha tristemente insegnato, con tutti mezzi a sua disposizione.

venerdì 3 ottobre 2008

Spotlitica

E così, neanche il faccia a faccia televisivo fra i due candidati alla vicepresidenza Usa, Biden e Palin, è stato in grado di fugare quel virus che ormai da tempo contagia i politici del pianeta: vale a dire, il fatto di fare una politica essenzialmente fondata sulle capacità – più o meno innate nel personaggio di turno – di apparire e di convincere. Una politica del tutto slegata dai bisogni reali della gente e dell'elettorato, ormai relegati sullo sfondo di una kermesse fatta solo di slogan e spot e che assomiglia sempre più a Carosello.

Di quante cose non abbiamo effettivamente bisogno e quante, eppure, ne inseguiamo, spesso ricorrendo all'indebitamento, incalzati dalle tamburellanti sirene mediatiche della pubblicità? Ecco, studiati ed analizzati fin nei minimi dettagli nella nostra vita quotidiana, vogliono trasformarci in possibili acquirenti di tutto. Anche del politico di turno. Al quale, poi, non resta che colpirci con battute efficaci proprio là dove slogan e spot avevano precedentemente e con sapienza costruito il falso bisogno o la falsa sensibilità.

Non dovremmo ridurci a scegliere di essere governati da chi sa convincerci meglio. E neppure da chi riesce a limitare al massimo le sue gaffe in tv.

mercoledì 1 ottobre 2008

Maxi-retata... maxi-sicurezza!

Sui tg di ieri, nel corso di tutta la giornata, ampio spazio ha avuto la maxi operazione anticamorra imbastita da magistratura e forze dell’ordine nel casertano. Ricostruiti gli affari dei boss fino al 2004, oltre cento milioni di euro di patrimonio sequestrati e 107 arresti di esponenti legati al clan dei casalesi, fra i quali anche gli assassini dei sette extracomunitari di Castel Volturno, strage avvenuta pochi giorni fa e che ha causato la dura reazione dello Stato, con l’invio di reparti specializzati di forze dell’ordine e uomini dell’esercito per il controllo del territorio.

Il ministro dell’Interno Maroni, in conferenza stampa, ha parlato di “una giornata da incorniciare” per lo Stato, elogiando il lavoro di magistrati, polizia e carabinieri nella lotta al crimine organizzato in Campania. Per tutto il giorno si sono susseguiti, ieri e oggi, messaggi di soddisfazione di esponenti politici e immagino che i tanti cittadini onesti e oppressi dalla camorra che vivono sul territorio abbiano sospirato per un giorno di vero sollievo alla notizia.

Tuttavia non possiamo fare a meno di chiederci come mai soltanto adesso si sia potuta realizzare un’operazione del genere. Voglio dire, non è che metti in piedi una maxi-retata del genere in pochi giorni, da quando cioè lo Stato ha dato cenno di sé inviando uomini e mezzi in un territorio da sempre feudo della camorra e sul quale i boss hanno preso il posto delle istituzioni. Un’operazione siffatta necessita di mesi e mesi di indagini, appostamenti, intercettazioni, pedinamenti, agenti infiltrati, di tutto quel campionario di attività investigative alle quali magistratura e forze dell’ordine fanno ricorso quando si tratta di lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. C’è bisogno, a monte, di predisporre documenti e ordini di cattura; di preallarmare le carceri della zona perché facciano spazio ai nuovi arrivati che, di certo, non possono stare fra i delinquenti comuni; di reclutare un ingente quantitativo di uomini adeguatamente armati e di mezzi per il loro trasporto nei diversi posti. E c’è bisogno di chissà quante altre cose sul versante organizzativo che noi non esperti non immaginiamo neppure.

Insomma, un’operazione del genere non si improvvisa. E allora viene da chiedersi – assolutamente in perfetta buona fede, per rispetto al lavoro e ai pericoli che ogni giorno corrono magistrati e forze dell’ordine – come mai tutto sia accaduto solo all’indomani della reazione dello Stato. Voglio dire: se i magistrati avevano già ben chiaro, così come è inevitabile pensare, tutto il quadro investigativo, cosa aspettavano a chiedere a questori, prefetti e ministri l’assegnazione di uomini e mezzi adeguati per portare a compimento l’operazione? L’hanno fatto o no in tutto questo tempo? E se tali richieste erano state avanzate – ripeto – una volta esaurita la fase investigativa e con il rischio che con il passar del tempo tutta l’operazione avrebbe rischiato di venir vanificata, perché chi di dovere non assegnava gli uomini e i mezzi per eseguirla? A volte basta una piccola distrazione o una perdita di tempo e un’indagine per inchiodare una banda di spacciatori di quartiere va in fumo; figuriamoci una maxi-retata del genere contro un’organizzazione vasta, ricca e consolidata come la ormai tristemente nota Gomorra del casertano.

Quindi, abbiamo i seguenti interrogativi:
  • se tutto era pronto da tempo, ma non si chiedevano uomini e mezzi, cosa aspettavano i magistrati a muoversi?
  • se, invece, tutto era pronto da tempo, ed era stata avanzata la richiesta di uomini e mezzi, perché ad essa non veniva dato seguito?
  • e perché nessuno ha chiesto ragione di questa mancanza di risposte o disponibilità?
  • e perché tutto si è potuto fare solo dopo l’invio di così tanti uomini e mezzi da parte di uno Stato che voleva dimostrare ai suoi cittadini, finalmente, di esserci anche in quelle zone?

Una risposta, vi prego... Abbiamo bisogno di una risposta per non pensare a una grande operazione di marketing, con tanto di fuochi d'artificio, per esportare sicurezza.

martedì 30 settembre 2008

Spettri

La Camera Usa boccia il piano straordinario pensato da Bush e l’economia statunitense precipita. Wall Street subisce il tonfo più clamoroso della sua storia e un intero sistema, basato sul capitalismo e il profitto, si ritrova improvvisamente disarmato. E, quel che è più pericoloso, nel panico.

La crisi americana spinge al ribasso i mercati mondiali, ma è soprattutto nei confronti degli Paesi occidentali che le ripercussioni si fanno sentire e temere. L’Europa interroga le sue banche centrali in cerca di risposte tranquillizzanti, ma il sistema è globalizzato e il botto avvertito oltre oceano non assomiglia proprio al battito di ali di una farfalla. Neanche lontanamente.

Quel che si sta abbattendo sulle economie occidentali rappresenta certamente una crisi senza precedenti, destinata a scatenare chissà quali e quanti riflessi su scala planetaria. Ma non allo stesso modo dovunque. La Russia di Putin sta imponendo la propria superiorità bellica nell’area asiatica forse più ricca di gas e risorse naturali e può permettersi di usare le maniere forti, come ha dimostrato la crisi georgiana, a fronte della palude iracheno-afgana dove sono tuttora impantanate le forze militari americane ed europee. Nel frattempo, il colosso cinese, che ormai da tempo ha fatto incetta di debito pubblico Usa, ha dimostrato di imporre alla propria crescita economica un ritmo assolutamente insostenibile per qualsiasi altro Stato, nonché una disinvoltura incredibile nel saper raggiungere i propri fini senza alcun riguardo per i mezzi usati (ultima in ordine di tempo, la vicenda del latte alla melanina).

E se improvvisamente Pechino decidesse di bussare alla porta Usa per chiedere ragione dei crediti fin qui accumulati? E se il mondo arabo, da tempo amico del petroldollaro, cominciasse a guardarsi intorno in cerca di valute più solide con le quali parametrare/scambiare i barili di oro nero? E se gli alleati europei, alle prese con un’idea europea non più così condivisa, non sapessero/volessero offrire il loro sostegno ai liberatori/nemici di un tempo? L’america rimane sempre la maggior potenza militare, ma senza potere economico aerei, navi e tecnologia rischiano di arrugginirsi. A meno di non contare sull’unica industria che la storia ha tristemente dimostrato fin qui essere in grado di foraggiare a tempo di record l’economia del mondo… Meditate, gente. Meditate.

Il fiore

Ho visto rinascere un fiore. In questi giorni, senza clamori, piano piano. Era piegato da tempo, molle nel fusto e nella volontà. Poi, improvvisamente, eccolo rialzarsi. E, più leggero, protendersi poco alla volta ma con decisione verso la luce del sole e la vita. Sì, ho visto rinascere un fiore. E sono felice.

venerdì 26 settembre 2008

Bbbb…uuuu…ssss…hhhh!!!

Nel primo pomeriggio dell’11 giugno scorso l’Air Force One del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, atterra all’aeroporto romano di Ciampino. In programma, incontri con il premier Berlusconi e Papa Ratzinger. L’Agi scrive:


BUSH A ROMA: LA CITTA' "BLINDATA" ATTENDE L'ARRIVO
(AGI) - Roma, 11 giu. - Tiratori scelti sui tetti, cani antiesplosivo, mezzi Nbcr per fronteggiare
un eventuale attacco nucleare. Ma anche strade chiuse, parcheggi sempre più difficili, linee
di bus deviate. Il nuovo viaggio del presidente Bush a Roma mette a dura prova l'efficienza dell'apparato di sicurezza (niente cifre ufficiali, ma gli uomini e le donne impegnati sarebbero
tra gli 8 e i 10mila, abbastanza per giustificare l'abusata immagine della "città blindata") e le
capacità di sopportazione dei romani, reduci dai pesanti disagi del vertice Fao.
Bush arriverà nel pomeriggio a Ciampino, off limits per voli privati ed aerotaxi dalle 13,30 di
oggi alle 13.30 di venerdì, data fissata per la partenza: il traffico commerciale, con i voli di linea
da e per il "G.B. Pastine", subirà invece una temporanea sospensione di 40 minuti prima e dopo l'arrivo dell'Air Force One. A vigilare sulla sicurezza dall'alto, durante tutta la durata del soggiorno, sarà l'Aeronautica militare, con l'attuazione del piano "Jupiter" che prevede anche l'eventuale impiego di caccia intercettori.
Anche a terra, naturalmente, niente è stato lasciato al caso, come sanno bene gli abitanti
dei Parioli (il quartiere che ospita Villa Taverna, la residenza dell'ambasciatore che ospiterà
Bush e consorte) e quelli del centro, con particolare attenzione per via Veneto, sede
dell'ambasciata Usa, e dintorni: perlustrazioni ripetute, "bonifiche" di tombini e cestini dei rifiuti, cassonetti sigillati o rimossi (ne dovrebbero sparire dalle strade intorno a 300), parcheggi proibiti. La mappa degli spostamenti del corteo presidenziale, scortato dai Nocs, è rigorosamente top
secret e, per di più, soggetta a variazioni dell'ultima ora: la prefettura dopo l'ultimo vertice ha promesso disagi "contenuti e circoscritti", ma i blocchi "a soffietto" saranno numerosi, e chi
ne cadrà "vittima" con ogni probabilità si vedrà "congelare" (per pochi secondi) anche
cellulari e qualsiasi altro tipo di dispositivo elettronico a distanza.

Capitale blindata e paralizzata, quindi. Ebbene, chi non vive a Roma potrebbe non rendersi pienamente conto di quanto questa espressione sappia rappresentare ben poco la realtà dei fatti. Cosa che, forse meglio di tante parole, può riuscire a fare il seguente video, realizzato con un telefono cellulare all’angolo fra via Arenula e lungotevere Garibaldi (all’altezza dell’Isola Tiberina) intorno alle ore 17 di quel giorno.

video
Risparmio la fatica a chi volesse prendersi la briga di rivedersi più e più volte il video per contare gli automezzi ricompresi nella colonna. In tre minuti e mezzo di filmato, fra ali di folla fermata già da almeno una decina di minuti ai margini della strada da un foltissimo spiegamento di polizia e vigili urbani, in pieno lungotevere (che notoriamente trabocca di traffico a quell’ora del pomeriggio), abbiamo visto sfilare:
  • 30 moto
  • 19 furgoni
  • 63 auto (compresi i suv)
  • 3 pulmann.
Per un totale di 115 automezzi! Attenzione: questa colonna di veicoli - all’interno della quale viaggiavano Mr. Bush e signora, assistenti del presidente e della first lady, uomini dell’ambasciata Usa a Roma, addetti alla sicurezza statunitensi e poi, ancora, rappresentanti del nostro governo, diplomatici della Farnesina, reparti speciali della Polizia e dei Carabinieri… e chissà chi altri – si è spostata dall’aeroporto di Ciampino (qualche chilometro fuori dal Grande Raccordo Anulare che circonda tutta la capitale) fino a raggiungere Villa Taverna in pieno centro storico della capitale. Stiamo parlando di un percorso di non meno di 15 chilometri, a tagliare interi quartieri di Roma, in un qualsiasi pomeriggio lavorativo. Stiamo parlando di un percorso blindato da centinaia e centinaia di uomini delle forze dell’ordine dispiegati lungo tutto il tragitto a bloccare, con largo anticipo, il passaggio di automezzi e pedoni. Stiamo parlando, anche, di appuntamenti, impegni, spostamenti e semplice vita ordinaria di migliaia di romani improvvisamente cancellati, saltati, stravolti. …E tutto per un... cespuglio!

P.S.: ringrazio Marco per il filmato che gentilmente ci ha fatto avere.

mercoledì 24 settembre 2008

Pubblici dipendenti e pubbliche balle

La campagna anti-fannulloni del ministro Brunetta procede senza soste. Forse con una continuità e una coerenza che non hanno eguali nella maggior parte dei ministri di questo governo. Premetto subito una cosa: ne condivido principi e finalità, se non altro per la sferzata provocatoria che Brunetta ha finalmente dato al settore del pubblico impiego, troppo spesso e per troppo tempo abbandonato a se stesso, ipocritamente corteggiato e foraggiato in occasione delle scadenze elettorali, tranquillamente dileggiato quando fa comodo. Ovviamente sono contrario a fare di ogni erba un fascio, a pensare che tutti i privilegi si annidino nel pubblico e che solo il settore privato sia pieno di lavoratori degni di questo nome. Così come sono profondamente avverso – e fra poco spiegherò perché – a prendere in giro l’opinione con proclami e iniziative che sono solo di facciata. Tuttavia, vivo nel pubblico impiego da oltre vent’anni e conosco il volto di tanti fannulloni, vere e proprie realtà parassitarie con le quali – purtroppo – dover convivere e fare i conti ogni giorno, sia che tu svolga il ruolo di utente che quello di collega.

E però… Ieri il governo ha varato la manovra Finanziaria. Al suo interno sono stati stanziati 200 milioni di euro da destinare, sotto forma di premi e incentivi, ai dipendenti pubblici più meritevoli. La notizia ha fatto subito il giro delle agenzie di stampa, ha avuto il suo spazio (anche grafico!) nei servizi dei tg e oggi è riportata ampiamente sui quotidiani. Ma in realtà, dove sarebbe la buona notizia? Proviamo a immaginare un pubblico dipendente: ovviamente il requisito per essere considerato meritevole non può essere quello di fare bene e ogni giorno il proprio lavoro. E’ pagato per quello, riceve il suo stipendio a fine mese per fare il proprio dovere e, anzi, nel caso questo si protragga oltre l’orario ordinario, è gratificato (almeno in teoria) di un compenso cosiddetto straordinario, appunto. Quindi non può consistere in questo. E allora in cosa? Anche quando il dipendente è chiamato a svolgere mansioni superiori (e posso assicurare che negli uffici pubblici è pratica quanto mai usuale) la legge – in teoria, solo in teoria! – prevede che a questi sia riconosciuto un aumento della retribuzione per il periodo in cui è chiamato a ricoprirle. Ma chi ha mai visto il proprio capoufficio mettere nero su bianco una cosa del genere? I fascicoli personali dei pubblici dipendenti sono pieni di lettere di stima e parole di elogio per l’attività svolta, ma credo che attestati di questo tipo nell’intera pubblica amministrazione possano davvero contarsi sulla punta delle dita. Se ve ne sono… E quindi, nulla anche in questo caso.

Allora, magari, nella parte progettuale... In effetti, in questo campo, quanto spirito di iniziativa ho visto da parte di semplici impiegati, quinti e sesti livelli. Addirittura autisti! Ho conosciuto diversi travet che per giorni e giorni, innamorati del lavoro e ansiosi di poter contribuire ad un miglioramento, si sono messi anima e corpo su un’idea, magari semplice ma innovativa, prima di suggerirla al capoufficio di turno, sotto forma di parole o di un vero e proprio progetto. Ne ho sentite tante di risposte: si va dal semplice “non sei qui per progettare, ma per fare il tuo lavoro”, al più elegante “sì, può essere una buona idea, ma perché dobbiamo complicarci la vita? E poi quanto costa? Lo sai che non c’è una lira”, al più tranciante “ora non ho tempo, domani sono fuori e la prossima settimana ho quella riunione importante. Vediamo come siamo messi dopo, eh?”. Insomma, tutto un campionario di risposte standard dal comune denominatore. Per non parlare poi di quell’unico, raro caso in cui il progetto fa breccia nel dirigente e questi lo fa suo di fronte al direttore generale/capo dipartimento di turno: a chi credete che andranno i riconoscimenti per “l’ottima iniziativa in grado di apportare professionalità e razionalità alle tante e onerose attività dell’ufficio”?

Daltronde anche quando arrestano un importante latitante, il capo dello Stato usa complimentarsi con il ministro e questi, a sua volta, con il capo della procura e il prefetto di turno, che poi girano ai loro uomini le congratulazioni superiori. Così accade con i premi e i riconoscimenti: sono i grossi nomi a fare incetta di statuette e lauree ad onorem, nell'imprenditoria, nel giornalismo, nella cultura, nella moda. Per lo più a causa di una partita di giro (sono sempre gli stessi amici degli amici) e nulla importa se hanno affondato società, mandato sul lastrico tanta gente, se qualcuno scrive articoli o libri per loro, se si limitano ad accostare al loro nome il lavoro (sconosciuto) altrui.

Il gregario non ha (quasi) mai riconoscimenti. Non accade mai, in nessun campo. Perchè, caro ministro Brunetta, vuol dare a intendere che ora ciò accadrà con i semplici dipendenti della pubblica amministrazione?

martedì 23 settembre 2008

E io che credevo di vedere soltanto un film

Ieri sera ho visto un film. Pensavo inizialmente di aver noleggiato un dvd come tanti altri, ma via via che il tempo passava mi sono ritrovato di fronte a una vera e propria esperienza. Bellissimo e intenso, girato in maniera sublime. Crudo e raffinato al tempo stesso, ogni scena a raccontare magistralmente un pezzetto della storia e a suggerire inconsciamente e con delicatezza lo stato d’animo giusto con cui seguirne il filo.

Il film è una riflessione sul dolore, anzi sul modo in cui l’uomo si pone di fronte al dolore. Disperazione, senso di vuoto, solitudine, voglia di sbagliare e di perdersi. Sono tanti gli stati d’animo che ci assalgono dopo che il dolore ha fatto improvvisamente la sua comparsa in una vita normale, lasciando intorno soltanto un desolato orizzonte riarso. E che differenza fa vedere questo nero protagonista delle vicende umane irrompere sulla nostra vita come un tir impazzito, travolgendo con sé tutto, persone, cose, storie, senza distinzioni né alcun rispetto.

Ma c’è un potere alla radice dell’uomo che tutto sa affrontare, più forte del dolore, antagonista ad esso. E’ la forza della vita. La lotta della vita per emergere, sempre e comunque. Il principio che rimette in moto il motore umano, anche quando esso ci appare irrimediabilmente rotto, andato, perduto per sempre. Spesso non ce ne accorgiamo oppure diamo per scontato che qualcosa succederà, che un aiuto pioverà dal cielo per aiutarci, che il destino ci arriderà alla fine, che un fondo ci sarà dove puntarsi per risalire. E’ la storia dell’umanità ad insegnarcelo. Siamo soliti chiamare tutto ciò con i nomi più diversi: fato, dei, provvidenza, alieni o semplicemente… arrivano i nostri. Ma nella maggior parte dei casi siamo consapevoli, intimamente, che prima o poi qualcosa scatenerà la sua potenza e ci aiuterà a venirne fuori.

Ebbene, questo qualcosa altro non è che quella forza propria della vita di lottare per se stessa, dovunque e comunque: dal brodo primordiale ai diversi stadi del processo evolutivo. L’unica, finchè c’è un alito di vita, che ci viene incontro meccanicamente quando siamo soli di fronte all’abisso del dolore, della disperazione, della paura. E Susanne Bier, brillante regista danese, è riuscita a raccontare proprio questo nel suo Things we lost in fire (che, come da tradizione, qualche insano ha voluto stravolgere per il mercato italiano con l’insulso Noi due sconosciuti).

Alla fine rimani muto, colpito, assorto. Poi il significato del film comincia ad arrivare, prima poco alla volta, poi tutto insieme. E ti travolge e ti coccola. Ti dà forza, una grande forza. Questo è quel che ho vissuto ieri sera. E io che credevo di vedere soltanto un film.

lunedì 22 settembre 2008

Scrivere su Relativismi

Non ho mai pensato a questo blog come a uno spazio monocorde. E i primi, interessanti commenti che ho letto fin qui mi confortano in questo. Perciò, sono benvenuti gli spunti e le iniziative di dibattito e confronto che arriveranno all'indirizzo mail indicato nella pagina del mio profilo completo. E grazie per l'attenzione.

giovedì 18 settembre 2008

Lezioni di comunicazione o di storia?

La commemorazione dell'8 settembre scorso innesca l'ultima polemica politica su fascismo e antifascismo: parole forti, in un senso e nell'altro, arrivano dal capo dello Stato Napolitano, dal sindaco di Roma Alemanno e dal ministro La Russa. Di lì a qualche giorno l'intervento del presidente della Camera Fini, che stempera in qualche modo la polemica sul fronte istituzionale, scatenando, al tempo stesso, il putiferio dentro An.

Ieri è stata la volta del presidente del Senato Schifani. Raggiunto in Polonia dall'inviato del Tg3, rende ai posteri la seguente dichiarazione (edizione delle ore 19): "Io credo che ogni forma di totalitarismo vada abbandonata e dimenticata. Guardiamo avanti. La storia del passato deve insegnarci a non dimenticare, non dimenticare ogni forma di antitotalitarismo che ha determinato dei prezzi che - mi auguro - possano far parte del patrimonio soltanto della storia e non del domani. Non si possono più ripetere".

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Non so se questa frase sia più criptica dal punto di vista dell'analisi storica o, invece, da quello della comunicazione. In ogni caso stupisce se a pronunciarla è la seconda carica dello Stato. Va beh che il giorno prima, a chi gli domandava se si sentisse di dichiararsi antifascista, Berlusconi aveva replicato: "Io penso a lavorare per risolvere i problemi dell'Italia". Un po' come quella barzelletta (forse la ricorderà chi, come me, aveva i calzoni corti all'inizio degli anni '70) di quel tizio che al bar chiedeva cappuccino e cornetto e, alla risposta del barista di non aver più cornetti, replicava: "Va beh, tanto di fuori c'ho l'elicottero!". E un po' come le parole (e questa non è una barzelletta!) del nostro premier che qualche giorno fa a Londra, in un incontro con il primo ministro inglese, ha respinto l'idea di un'Italia in crisi evocata dai giornalisti britannici e ha parlato invece di un Paese "molto solido" in economia, dove c'e' un alto tenore di vita, "un paese ottimista e con il sorriso", e che per giunta "ha la squadra di calcio campione del mondo".

Un pezzo di terra

Non mi capita spesso di vivere la realtà quotidiana di Bracciano, il paese non distante da Roma dove vivo ormai da sedici anni (o forse sarebbe meglio dire dove dormo, visto che la maggior parte del tempo la trascorro nella Capitale per lavoro). E quindi ogni tanto rimango sorpreso nell’apprendere cose che sono invece a conoscenza di tutti. Belle o meno belle che siano.

Come quella di cui sono venuto a conoscenza, solo per caso, stamattina. Pare infatti che su iniziativa dell’università agraria di Bracciano – immagino supportata in questo dall’amministrazione comunale – sia possibile ai residenti richiedere l’assegnazione di piccoli appezzamenti di terreno ad uso agricolo sui quali coltivare un orto o un frutteto. Unici requisiti, oltre alla residenza braccianese, l’età e la condizione sociale del richiedente. Solo successivamente, a quanto pare, entra in ballo nella formazione della graduatoria il reddito del nucleo familiare. L’iniziativa ha come scopo quello di favorire ed incentivare una piccola agricoltura di massa sul territorio, in particolare su quei terreni – e nei dintorni del paese non sono pochi – lasciati incolti e abbandonati. Non si tratta quindi di una compravendita di terra, ma solo di un’assegnazione temporanea a qualcuno che, con buona volontà, se ne curi, non fosse altro che per risparmiare sulla spesa quotidiana di frutta e verdura.

Mi sembra un’ottima iniziativa. Niente coltivazioni intensive, né antiparassitari, né speculazioni commerciali, solo buona lena e sano sudore, persone e famiglie, cura amatoriale e contatto – vero! - con la terra, i suoi odori e, quando sarà, i suoi sapori. Immagino la soddisfazione di tanti - come il sottoscritto - abitanti di giungle d’asfalto dal lunedì al venerdì, impegnati, al tramonto o soltanto nel fine settimana, a veder crescere qualcosa in quel pezzetto di terra, a respirare un’aria diversa e libera, a condividere un momento di pace con gli amici, magari davanti al fuoco di un barbecue. Sa di buono e di sano, non trovate?

mercoledì 17 settembre 2008

Notizie da nulla

Quando si dice (per davvero!) non aver altro da fare... L'altra sera a Porta a Porta era ospite Silvio Berlusconi. La pluricampionessa olimpica di scherma, Valentina Vezzali, presente anch'essa nello studio di Vespa, lancia là una battuta: "Presidente, da lei mi farei davvero toccare". Risate, applausi, sipario.

E invece, apriti cielo! Commenti, polemiche, parole! Sapete, ad esempio, quanti lanci di agenzie stampa hanno dato spazio alla cronaca e agli interventi suscitati? Venti, ben venti in poco più di una giornata. E questo solo per quanto riguarda le principali agenzie di stampa. Il giorno dopo bastava farsi un giro sui maggiori quotidiani per trovare spazi e articoli anche lì. E poi i tg. E poi le repliche, le precisazioni della stessa schermitrice, addirittura le interviste al marito!

Davvero, spesso, noi giornalisti, non sappiamo o non vogliamo sfruttare al meglio le opportunità che questa professione ci offre per approfondire, ricercare e confezionare una notizia che sia degna di questo nome. Perchè nessuno nega che un take di agenzia avrebbe potuto starci, ma non la valanga che ne è seguita. Per non parlare, poi, dei nostri politici: le loro dichiarazioni sulla vicenda non meritano neppure una riga in più di questo post. Stendiamo un velo pietoso!

martedì 16 settembre 2008

L’ultima fuga

Il brutto dei momenti bui è che è quasi impossibile raccontarli. La famosa e inflazionata spalla su cui sfogare tutto te stesso è infatti pressocchè un miraggio. O almeno così sono arrivato a pensarla.

D’altronde, nella maggior parte dei casi, la persona che meglio potrebbe capirci, perché meglio di tutti gli altri ci conosce, è proprio quella intorno alla quale, a torto o a ragione, girano le incomprensioni che danno vita al momento buio. Gli altri… Se sei fortunato a non incontrare la superficialità fatta persona (e non li posso biasimare: ciascuno ha i suoi problemi), dovresti quanto meno impelagarti in un’opera di spiegazione fatta di prologhi, antefatti, premesse, ognuno ricco di sfumature, chiaroscuri, sfaccettature, ognuno denso di peculiarità e distinguo sui quali occorre soffermarsi per costruire il miglior quadro possibile all’interno del quale poter finalmente ricostruire con dovizia di particolari la tua vicenda umana.

Mi chiedo: ammesso (e non concesso) che un qualche spirito divino o la forza della disperazione ci porti a voler affrontare un’impresa del genere, ma a quel punto siamo poi così certi che la persona che in quel momento avremmo di fronte possa concretamente apportare qualcosa… un aiuto… un sostegno che sia davvero valido, libero da condizionamenti, utile a farci riflettere sul serio, come dovremmo, sulla nostra vicenda? Siamo noi ad aver costruito lo sfondo, ad aver dipinto l’affresco entro cui avvertiamo ogni giorno di muoverci: ma se questo sfondo risente di noi e delle nostre ragioni, e fa finta di non vedere altro, siamo poi così sicuri di non stare a parlare a se stessi?

Per questo quando siamo al buio – ma al buio veramente – temo non ci resti che fare uno sforzo davvero sovrumano per estraniarsi, innalzarsi sopra le nostre convinzioni e cercare, senza alibi, di far funzionare la bussola che abbiamo dentro e cercare quel filo, quel barlume in grado di condurci fuori di lì. Un’ultima fuga, da quel modello di noi stessi, vecchio e incancrenito, che ormai non vuol più sentir ragioni. Alla ricerca di quel tanto di altro, di bello, di buono, di vero, di giusto che è in noi e a cui non abbiamo mai permesso di emergere. Un’ultima fuga, per non dover fuggire più. In ogni caso un’impresa, ma… Siamo davvero disperati o no? Vogliamo veramente uscirne o no?

Lo scrivo qui, forse, per urlarlo a me stesso.

Il Gigante Amico

Leggo sulle agenzie di stampa che, fra le tante scuole che hanno riaperto ieri i battenti, c’è anche il nuovo istituto Jovine di San Giuliano di Puglia (Cb), risorto dalle ceneri di quella scuola che sei anni fa il terremoto in Molise fece crollare su 27 bambini e la loro maestra. Ora, dopo i soliti troppi anni necessari alla ricostruzione dell’edificio, bambini e maestri di San Giuliano sono tornati finalmente a popolare la scuola del loro paese.

Ma un nuovo sisma, questa volta fortunatamente solo di carattere burocratico-amministrativo, si profila all’orizzonte. Pare, infatti, che a seguito delle norme recentemente introdotte dal ministro dell’Istruzione Gelmini, relative alla razionalizzazione degli istituti scolastici sul territorio nazionale, uno dei requisiti richiesti perché una scuola possa continuare ad esistere sia quello del limite minimo dei 100 studenti iscritti. Ebbene, stando alle agenzie di stampa, l’istituto in questione ne conterebbe, al momento, 99.

Azzardo una previsione. Il prossimo 18 settembre è prevista l’inaugurazione ufficiale alla presenza di Berlusconi e della Gelmini: vuoi vedere che il nostro premier, con un colpo ad effetto, si fa iscrivere come centesimo studente (onorario, si capisce!), salvando in tal modo la scuola del paese? Gigante… Pensaci tu! cantavamo ai bei tempi di Carosello sulle note di un famosissimo refrain pubblicitario: sono passati più di trent’anni, ma il Gigante Amico veglia ancora su di noi.

lunedì 15 settembre 2008

Benvenuti!

Non so che strada prenderà questo spazio. Nè se sarò in grado di aggiornarlo costantemente, così come si addice a qualsiasi spazio web.

Ora come ora sono molto contento di averlo aperto, adeguatamente sistemato e personalizzato. E non vedevo l'ora di inaugurarlo con un primo post che gli desse - come dire - un primo alito di vita.


Ecco, ora ci siamo.

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